E venne il Massidda

Dopo l’adeguato tempo di attesa dell’adeguato tempo di attesa, è giunto il momento di intervistare il Massidda, colui che ha portato i VERO e i PAZZESCO ad un altro livello.
Ad onore del vero1, la corrente verista cinematografica di il Massidda, non era ancora maturata, ma già si potevano ravvisare le prime, avvisate, avvisaglie.
Concludo ricordando che il Massidda, come ogni altro artista che ha partecipato sino ad ora è completamente matto. Ha subito messo in chiaro che aveva due tipologie di risposte alle mie domande: serie e facete.
Alla prima domanda, la tipologia scelta è ben evidenziata, ma da lí i poi nessuno può sapere che cosa stia dicendo, chi stia parlando. Il Massidda oppure il Massidda?

Ysingrinus: Come ti è venuta voglia di modificare le mie foto?
Come mai hai iniziato e come mai prosegui?

Massidda: Risposta seria: ho visto che anche altri lo facevano, che lo “scherzo” veniva apprezzato ed ho voluto cimentarmi anche io con qualche ritocco. E poi la goliardata è andata avanti.
Risposta faceta: sono un appassionato delle opere del celeberrimo pittore Richard Upton Pickman, e ho notato che somigli molto ai suoi modelli, quindi saresti la base perfetta per tentare di elaborare opere stilisticamente ispirate al suo originalissimo stile.

Y: E cosa hai provato quando hai visto i tuoi primi risultati? Quando sono arrivati i primi complimenti e sei stato accolto nell’elitario circolo artistico?

M: diciamo soddisfazione, essere apprezzati fa sempre piacere. Ho notato che stanno nascendo diversi sottofiloni, “il protagonista dei film”, “anime e manga”, “cthulhu e i suoi miti”, “damiano dei maneskin”. Ognuno porta in sé le sue sfide artistiche…
e ogni sottofilone ha il suo guru. Per i manga direi senza dubbio la vismara, ad esempio.

Y: Tu rientri nei “Cthulhu”?

M: Come qualità dell’opera, nel senso che è orrore? A malincuore devo dire di sì.

Y: Vorresti fare di piú? Cosa ti frena?

M: Direi di no, non penso di voler fare di più, mi limito magari a partecipare a seconda dell’ispirazione del momento. Quello che talvolta mi frena è il poco tempo e una conoscenza di base dei software di fotoritocco.

Y: Pensi che l’arte, almeno questa tipo di arte, sia vincolata alla competenza e conoscenza dei mezzi?

M: Sì, decisamente sì, per qualunque tipo di arte. Conoscere bene gli strumenti permette di poter esprimere quello che si ha realmente in mente. Serve conoscere bene gli strumenti che poi andrai ad usare.

Y: La conoscenza degli strumenti può compensare la mancanza delle idee?

M: No. Posso farti l’esempio del cinema, ci son film bellissimi con effetti speciali rozzi e ci son film i cui effetti speciali ti lasciano senza fiato, CG bellissima e personaggi animati da dio ma non hanno storia e non ti colpiscono.

Y: Quindi la conoscenza è solo amplificatore dell’arte. In questo senso è i vincolata.
C’è stato un lavoro che non è venuto come non volevi, o hai inanellato solo successi personali?

M: qualche “omaggio” poi tirando le somme sarebbe stato meglio non farlo, troppo forzato. Però, bisogna avere il coraggio di ammettere di aver sbagliato ed imparare dai propri errori.

Y: Ti senti maturato in questo viaggio? Come pensi che potrà evolversi e come per te in personale?

M: penso di essere maturato, o almeno migliorato un poco nel fotoritocco. L’evoluzione non so, non mi ci vedo ad esporre alla biennale di venezia…

Y: Cosa pensi degli altri artisti? Con chi ti senti piú affine?

M: artisticamente parlando apprezzo molto la vismara e il nieddu e il fanuli. Penso di essermi ispirato, almeno all’inizio della carriera, a quest’ultimo.

Y: Ti ringrazio molto per queste risposte. Hai un’ultima cosa da dire?

M: Grazie anche a te; ho solo un’ultima cosa da dire:
VERO


  1. Ovviamente. 
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Chi intervista lo stesso intervistatore, ovvero incontro con la divinità

Ed ecco che tosto il zanellato ratto s’appresta a colmare un abisso.
Ello ha deciso di intervistarMi, ma tanto ardore non è stato adeguatamente redarguito, anzi!
Prendete e godetene tutti, questa è la mia intervista offerta in sacrificio per voi1.

Tra una cacata e l’altra – Immagine di repertorio.

Zanellato: Come ci si sente ad essere considerato dai tuoi artisti una sorta di musa ispiratrice?

Ysingrinus: Devo ammettere che è strano.
Strano e naturale. Naturale perché è impossibile che la mia umile persona passi inosservata; strano perché non credevo il volgo potesse accorgersene.

Z: Eppure molti se ne sono accorti. Oh se sì!!!!! Ormai posti a cadenza giornaliera questi regali che gli artisti ti porgono. Cosa vorresti dire a questi esteti della modifica!?

Y: Quello che mi sento di dire è di credere sempre nelle proprie capacità, solo cosí si può trascendere l’umano e assurgere al divino. Solo con la pratica e l’impegno, niente accade per caso.
Solo il vero genio idiota, come umilmente io sono, può permettersi il lusso di allungare una mano acciocché il frutto del piacere vi si ponga delicatamente. Ma per diventare un idiota vero, un artista completo, fruitore e generatore di arte suo malgrado, bisogna superare numerose ordalie.
Chi si dedica alle mie foto esperisce sensazioni che il pubblico non può neanche immaginare, sensazioni che bruciano, che dilaniano, che distruggono. Ma è proprio da quelle sensazioni che rinascono, proprio da quelle esperienze, voi tutti, risorgete.
Ora siete vivi, figli miei.

Z: Eloquente. In questo periodo molti si sono avvicinati a questo mondo, e stiamo notando la rapida ascesa del Valtriani e del Nieddu. Scalzeranno mai un mostro sacro come il Fanuli?

Y: Ecco. Questa è al tempo stesso una domanda interessante e sciocca.
Mi permetti di rispondere ad un quesito che attanaglia ogni artista: essere finalmente notato dal demiurgo signore di ogni cosa. Bene io vi vedo, vi vedo tutti. Le vostre opere, anche quelle derivate, sono uniche e speciali. Non dovete pensare di agire per motivi differenti da quelli dell’arte stessa.
Non esiste competizione, non esiste classifica. Esiste solo l’arte.
Mi fa molto piacere aver potuto sciogliere questo nodo e per questo ti ringrazio.

Z: Collocarci tutti sullo stesso piano è un gesto che ti fa onore e sicuramente incentiverà altre nuove leve a cimentarsi. Sei stato messo letteralmente dappertutto (film, serie TV…), c’è una branchia che vorresti i tuoi artisti esplorassero?

Y: Solo quella della loro fantasia. Io permeo ogni cosa. Io sono ovunque. Io sono.

Sta a voi decidere cosa fare, sta alla vostra sensibilità e alla vostra comprensione del mondo.

Z: Insomma ci stai dando carta bianca. Di sicuro ai nostri lettori faranno davvero piacere queste tue parole. Un’ultima domanda: si fa tanto parlare di questo simposio tra artisti in videoconferenza. Personalmente cosa ti aspetti da questa Woodstock del web?

Y: Allora. Cosa mi aspetto? Devi sapere che l’attesa è essa stessa l’attesa. E l’attesa rompe il cazzo.
La cosa migliore per aspettare qualcosa è non aspettare qualcosa.
Come per tutto il resto, io credo che ogni cosa andrà come deve andare, gli artisti si conosceranno, ci saranno chiacchiere, magari sfide estemporanee che sfoceranno in grasse risate, oppure niente di tutto questo.
Quello che importa è la condivisione della propria passione, della propria esperienza, della propria conoscenza.
Quello che conta è il progresso dell’umanità.
Progresso che questo simposio inevitabilmente comporterà.

Z: Un discorso inappellabile, degno del ganzo che sei. Direi che possiamo chiudere l’intervista qui. Grazie mille del tuo tempo and keep cool 👉🏻

Y: Grazie a te per questa stimolante intervista!

Che la mia parola sia legge per voi tutti. Ora e sempre.


  1. Se vi sentiti colti da timor panico è normale. 
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De brevitate virtude

Siccome sono stanco e ho poco da dire, oggi dirò molto poco sulla partita di ieri sera al Richiamo di Cthulhu.
Sarò stringato, come neanche fossi una roba da fisici teorici.


Icarus – Confusione

Un inizio tranquillo che non è un inizio ma è la prima foto che inserisco.

Dove sono finiti gli investigatori? Non riescono a capirlo. Ci sono corridoi infiniti, misteriose litanie, scale infinite e immagini irreali che non possono esistere. Qualcuno è morto anche se è vivo, qualcuno ride anche se non esiste e qualcun altro ancora non sembra essere chi sia!
Poi ci sono piogge di piante carnivore incendiarie, creature con proboscidi al posto delle braccia e teste bivalvi. Cosa sta accadendo da quando è stato superato Plutone?
È ancora l’Icarus questa?


Pensieri sparsi

Sessione molto ingarbugliata. I giocatori continuano a volersi dividere, la nave cambia sotto il loro naso quando sono soli eppure insistono. Si aprono nuove realtà e possibilità, si aprono nuovi scenari, nuovi mondi, nuovi tutto ma loro non fanno una piega.
Pensano, in cuor loro, soltanto a uccidersi. Sempre.
Purtroppo a causa di un po’ di malfunzionamenti sparsi, la storia è rimasta un po’ indietro, ma tutto ciò che è successo non è comunque stato fine a sé stesso.
In ogni caso…
Fate attenzione a questi giocatori quando li incontrate per strada, sempre che non siate appassionati di Carpenter, tanto da voler rivivere i suoi film, s’intende.

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Le grandi risposte hanno bisogno delle grandi domande

L’intervista di oggi è molto importante: avete immaginato bene1.
Esattamente. Sto parlando del Il Valtriani, noto artista polivalente in grado di creare capolavori con pochissime mosse ma che preferisce mantenere un profilo basso perché di indole indolaria.

Ysingrinus: Come ti è venuta voglia di modificare le mie foto?

Valtriani: Non mi è venuta voglia, è una cosa che andava fatta.

Y:E dopo la tua opera prima hai continuato: era ancora un’urgenza indipendente da te o c’è altro?

V: La fama, le donne, sconosciuti che ti fischiano in metro. Tutte cose che non c’entrano. Anzi, dove abito io neanche c’è, la metro. Forse la risposta è dentro di me, o più probabilmente forse è dentro di te, ma per essere più divertente deve passare prima per photoshop.

Y: Quindi Photoshop come strumento per ricercare la verità. La verità è univoca? La verità è benefica?

V: La verità era l’amicizia.
Ma so che lo sai.

Y: Si potrebbe quindi dire che Photoshop è un legame per l’amicizia?

V: Lo vedo più come un legame per la divertenza, che però essendo divertente cementa le amicizie. Photoshop non è che un mezzo, indubbiamente più pratico d’altri: per esempio, se voglio mettere la testa di un cavallo su un torso umano posso farlo con Photoshop e questo mi permette di non dover pulire un sacco di sangue dopo.

Y: E Photoshop può essere sostituito con altri programmi? In caso affermativo non diresti che la soluzione “primitiva” sia piú potente perché non sostituibile? Al netto del sangue dico.

V: Penso che ognuno dovrebbe usare il programma che preferisce. La creatività non può essere imbrigliata. A meno che non si parli di lavatrici, se sbagli il programma della lavatrice è un casino, si sciupano un sacco di vestiti.
E poi devi photoshoppare le foto per non far vedere che non sai lavarti le cose.

Y: Ovviamente i capi di vestiario sono un argomento assai ostico. Purtroppo non potremo trattarlo qui.
Però hai detto una cosa interessante: «la creatività non può essere imbrigliata». Tu, piú di altri hai usato apertamente le opere che ti hanno preceduto per creare altri lavori. Cosa pensi di chi è restio ad usare i lavori degli altri e cosa ti senti di dire a chi critica le opere derivate?

V: Ti risponderò citando Franco Baresi: “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma sinceramente non credo di aver capito”.
Penso che a livello artistico e creativo sia inevitabile essere influenzati da chi ci precede: siamo tutti nani sulle spalle di giganti e dopo un po’ è normale che i giganti si stufino. Per questo li omaggio: perché ho paura. Ho paura dei giganti.

Y: Quindi, esci dalle diatribe da quattro soldi su chi ha fatto cosa.

Tra le tue rielaborazioni c’era un chiaro messaggio politico: ero stato posizionato su una spiaggia con un enorme cazzo gigante disegnato sulla sabbia, da te.
L’arte può essere slegata dalla politica?

V: Cioè, sono GIGANTI, capisci? Cosa può fare una persona contro un gigante? C’è un documentario a cartoni animati che lo spiega bene, finisce che muori. Per rispondere alla tua domanda, invece, direi che il mio più grande difetto è che perdo facilissimamente il filo della discussione.

Y: Direi che una non risposta dice piú di mille disegni e un disegno dice piú di mille parole, quindi hai detto piú di un milione di parole!

Ma ora ti sfido. Ti sfido a dirmi cosa pensi degli altri artisti. Chi sono i tuoi preferiti? Chi sono quelli che apprezzi meno?

V: Allora, grazie per la domanda. In generale gli artisti che apprezzo meno sono quelli morti, perché quando gli scrivi non ti rispondono praticamente mai. Se invece parli nello specifico della corrente dei guerrieristi, sono sicuramene un fan dei pionieri, come il Fanuliz (che molti conoscono semplicemente come “il Salento”) e Zanellato, ma anche Germ e Vismara offrono sempre punti di vista sul mondo che, fra tante opinioni, sono alcune di esse.

Y: Mi sembra una buona risposta.
Concludo chiedendoti cosa ti aspetti dal futuro e cosa pensi che potrà diventare queste corrente artistica.

V: Dal futuro mi aspetto almeno almeno un viaggiatore temporale che viene a uccidermi perché ho mandato qualcosa a puttane in maniera spettacolare e su scala planetaria. Penso, spero e voglio che la causa di tutto sia questa corrente artistica, ma in generale non mi chiedo tanto cosa può fare il futuro per me, quanto piuttosto cosa può fare per quella cosa dei giganti.

Y: Mi rendo conto che i giganti sono un problema enorme. Non ti preoccupare, non sarai solo in questa battaglia, almeno finché non ci saranno troppi cazzi troppo giganti, ovviamente2.

V: Vabbé, ma a quel punto rendiamo la cosa divertente filmando il porno più impressionante di sempre.

Y: Vero!


  1. Vero. 
  2. Ovviamente. 
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Piccolo aggiornamento su…

Quanto è veramente vero tutto quello che il Gianni scrive!

ilperdilibri

Ancora un aggiornamento su Conclusioni iniziali, l’opera che contiene tutti caratteri della tastiera, almeno dando così una prima occhiata, e che ancora per tutto il 2021 e il 2022 sarà liberamente scaricabile dai link di qui sotto, poi saremo costretti a pagare i lettori.

Autore Ysingrinus, pastelli a olio su cartoncino, 2021

Cosa contiene il libro: frasi, botta e non risposta, qualcosa che non c’entra con niente e che potrebbe quindi venire usato come inzio, spunto e fine, per ogni racconto, comizio, chiacchiera da bar, telefonata promozionale e vendita online. Cosa si può volere di più?

Scaricatelo e regalatelo ai nemici… ve li farete ancora più nemici. Stampatelo, e, come per tanti altri libri, le foreste vi odieranno, e come spiega bene Tolkien, mai fare arrabbiare gli alberi, specie se camminano e menano come fabbri fantasy*.

Quivi i link

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Non accalcatevi, per favore

Grazie alla spinta, e al supporto di Tati, o forse dovrei dire a causa delle ripetute spinte di Tati, mi sono finalmente cimentato con la stampa.
Quindi agli “ysipitti”, credo possano aggiungersi ora gli ysiprinti
Ma procediamo con ordine.


Una base.

Per iniziare serve una superficie da incidere, in questo caso del buon linoleum farà al caso nostro.
Dopodiché servirà un soggetto da incidere. E qui casca l’asino. Per fortuna però mi so destreggiare con i miei disegni brutti e quindi posso dire che in realtà è tutto voluto. Secondo scoglio superato1!

Un po’ di colore, finalmente!

Ora bisogna sporcarsi di inchiostro2, prendere il rullo, inchiostrarlo e poi passarlo sulla matrice di linoleum3.

Una stampa antichizzata da imperizia e goffaggine.

Una volta inchiostrata la matrice si mette il foglio su di essa, lo si fa aderire bene e bene ed ecco la nostra bella stampa, naturalmente ribaltata4!

Sarà un bosco del New England? Magari nei dintorni di Dunwich? Chi può dirlo!


Per favore, non accalcatevi, e non chiamatemi Gutenberg ora.


  1. Il primo l’ho implicitamente superato quando ho acquistato il kit per bambini per sgorbiare e stampare. 
  2. È importante questo. Sporcatevi, rovinatevi i vestiti, intossicatevi e chiedetevi se ne valeva davvero la pena. 
  3. Problema risolto quando ho risolto quello precedente. Cfr. nota 1. 
  4. Concetto utile anche per discutere della Sacra Sindone se vi sentite in vena di polemizzare con buon senso. 
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Conclusioni iniziali vede la luce

Solo una parola: pazzesco!

ilperdilibri

Qualche tempo fa, ma saltiamo subito alle conclusioni. Dopo avere scritto ben 1000 e più commenti in un post del blog di ysingrinus (e se siete curiosi clickate qui) si è deciso di farne un film un libro. Un’impresa è pur sempre un’impresa, ci siamo detti, e allora perché non portarla a termine?

Di che si tratta? Dunque, si (è) tratta(to) di un esperimento, di una sorta di pensiero libero, di un appuntamento senza orari fissi, che ci ha permesso di generare un insieme più o meno insensato di frasi di senso grossomodo compiuto, scorrelate tra di loro, e che potrebbero perfino essere utili per qualcuno. Come detto all’inizio, avevamo come obiettivo arrivare almeno a mille (1000) commenti in un post, da un lato per vedere se WordPress andava in crisi (e a parte un po’ di lentezza nel caricare i commenti, e l’impossibilità di vederli tutti nell’anteprima…

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Problemi nello spazio

Questa settimana abbiamo anticipato la sessione del venerdí perché di colpo tutti hanno cose piú belle da fare che stare chiusi in casa a fingere di essere qualcun altro che cerca di contrastare spaventosi mostri inimmaginabili come se si fosse tutti bambini1.

Icarus – Sabotaggi!

Un ilare momento prima di distruggere tutto.

L’equipaggio sperduto nello spazio viene rocambolescamente portato in salvo e, contestualmente si riesce a sbloccare il meccanismo della rotazione degli anelli dell’Icarus: una specie di fanghiglia appiccicaticcia aveva bloccato, contro ogni previsione, alcuni ingranaggi chiave. Per fortuna rimuoverli è stato facile.
Mark Tyler, un “navigatore” mandato nella missione per conto degli Stati Nazionali2 riesce a portare un campione di questa sostanza a bordo, per farla esaminare al personale scientifico.

Il capitano, assieme agli altri ufficiali, inizia a sospettare che a bordo ci sia almeno un sabotatore e, dopo insistenti richieste di Min Joon, un medico coreano della Zaydan Startech, rivela che i suoi dubbi ricadono proprio sui membri esterni dell’equipaggio, come lo stesso Mark.
I malfunzionamenti proseguono, provocando la morte degli astronauti che erano stati salvati: questa volta i sospetti ricadono su Larry Chao e Adrian Smith, il primo un ingegnere mandato dagli Stati Nazionali e il secondo un sistemista voluto a bordo dalla Zaydan Startech.
Il dubbio e la paura serpeggiano a bordo dell’astronave, anche perché da un giorno all’altro sembra essere diventata un labirinto infinito con scale e sali ciclopiche che prima non c’erano: qualcosa sta per accadere da un momento all’altro, ma cosa?

Solitamente quando guardo in alto sono sempre cazzi.


Conclusioni

Tutto finisce quel che finisce, anche quello che finisce.
Per fortuna, dico io, come si può ben vedere dal fatto che guardo in basso.

Continua la modalità di tradimento tra i giocatori: online c’è la possibilità di dire una cosa e scriverne privatamente un’altra, riuscendo cosí a cambiare le carte in tavola agli altri giocatori. Certo è che questo richiede uno sforzo forse eccessivo da parte del Custode.
Per fortuna ora si manifesteranno sempre piú i Miti, anche perché a furia di mettersi i bastoni tra le ruote le indagini procedono a rilento, e nessuno a bordo potrà piú pensare a fare giochetti e scherzetti di vario tipo.


  1. Difatti sostengo che il Richiamo di Cthulhu sia un gioco adatto a tutte le età. Appena si impara a leggere e scrivere si può giocare e scoprire come né Grandi Antichi, né tantomeno Dèi Esterni possono essere sconfitti; ma tanto l’essere umano è insignificante per queste entità e quindi le si affronta a cuor leggero: si viene uccisi o ridotti alla pazzia perché l’esistenza è maligna, non perché si sta sul cazzo a qualcuno.
    Lezione molto importante questa. 
  2. Una società di nazioni che ricorda le nostre attuali Nazioni Unite
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Magus, o di come sarei potuto essere arrogante

Oggi voglio parlare di un gioco di ruolo. Un gioco particolare perché, al contrario dei classici giochi di ruolo, questo va svolto in solitaria, scrivendo un diario.

Ci sarebbe da fare una premessa sulle origini di questo gioco, una premessa che risponde ad un hashtag particolare: RPGSEA. Un tag che ha fatto convogliare autori e artisti del Sudest Asiatico, creando una sorta di corrente artisticoludica ispirata, in un modo o nell’altro, alla natura e dal modo di vedere la vita di quella particolare sezione di mondo. Per saperne di piú, dato che io non ne sono in grado1, potete però consultare questo link.
Il sito consigliato è, per coincidenza, mantenuto dall’autrice del gioco di cui parlerò fra poco: Bianca “Momatoes” Canoza.
In Italia è edito da Dreamlord e curato da NessunDove e si può acquistare comodamente online, sia in versione cartacea che in PDF.

Magus

Magus è un solo journaling e cioè, come dicevo prima, un gioco che si gioca da soli (o in compagnia scegliendo e scrivendo assieme2) scrivendo un diario, segnando in qualche modo, su carta o dispositivo elettronico, con parole o immagini o suoni, l’evolversi della storia che viene scritta dal giocatore stesso.
Il gioco propone degli Eventi che faranno progredire il nostro personaggio sino alla sua conclusione, sia questa positiva o negativa. Al termine del settimo evento si passa alla Fine e si decide, in base a una tabella e alla storia scritta, come il nostro magus uscirà di scena.
Gli eventi possono essere di due tipi:

  • Legame: in cui è possibile conoscere qualcuno e avere un collegamento con un altro essere umano, sia esso positivo o negativo; sviluppare ulteriormente un legame già esistente, sino ad un massimo di due volte per persona;
  • Incantesimo: è il modo in cui il magus apprende nuovi incantesimi e mette in gioco sé stesso, sfidando i poteri arcani per accrescere la sua conoscenza e potenza, ma rischiando la distruzione di tutto.

Il personaggio è caratterizzato da 4 tratti che possono venire modificati nel corso del gioco e che possono modificare il finale.

  • Volontà: indica la capacità di superare gli ostacoli grazie alla sua determinazione. All’inizio è pari a 0;
  • Potere: è la manifestazione del talento del Magus, all’inizio è pari a 1. Il livello di Potere indica i dadi da tirare per superare le sfide che gli incantesimi propongono;
  • Controllo: è la forza e la consapevolezza di sé, il valore che indica la capacità del magus di tenere a bada la magia. All’inizio è Perfetto.
  • Cicatrici: questi tratti possono aggiungersi durante il gioco quando gli incantesimi studiati “esigono” un prezzo. Sono caratterizzazioni di cui il giocatore dovrà tenere conto per tutto il tempo mentre scrive il diario e descrive la fine del personaggio.

Volontà

La volontà può aumentare in due modi: coltivando un legame esistente, oppure superando con grazia una prova durante in un incontro Incantesimo.

Potere

Quanto è forte il nostro magus? Quante probabilità ha di riuscire nella sua missione? Il potere ce lo dice! Piú è alto il potere e maggiori sono le probabilità di riuscita: aumentandolo infatti cambiano i dadi che si devono usare nelle prove, rendendo piú facile ottenere dei risultati alti.
Il potere aumenta in due modi: spendendo 3 punti volontà oppure sacrificando un legame! Sacrificare un legame vuol dire perderlo definitivamente, con le conseguenze di questa perdita da scrivere sul diario.

Controllo

Il magus riuscirà a non farsi prendere la mano o a essere posseduto dalla magia che esercita? Solo il Controllo lo dirà: quando una prova in un evento incantesimo fallisce, il personaggio può perdere il suo controllo: quando questo accade da perfetto scende a incrinato e, successivamente a infranto.
Meccanicamente significa che quando dovrà fare dei tiri di dadi per superare le prove dovrà tirare anche dei dadi rischio, via via sempre con meno facce.
Se in un dado rischio esce un 1 allora si avvera la catastrofe, la fine prematura del gioco con un disastro di proporzioni inimmaginabili, da scrivere sul proprio diario.

Cicatrici

Si ottengono solo durante gli incantesimi, se il risultato non è un fallimento ma non è neanche ottimale.
Per toglierle, giustificandolo, bisogna ottenere un incantesimo con almeno due successi, decidendo di non ottenere un punto volontà.

Incantesimi

Gli incantesimi hanno una o piú liste di nomi da scegliere tirando un dado. Scoperto in questo modo che incantesimo è, bisogna poi spiegare un po’ gli effetti e poi cercare di ottenerlo.
Per farlo si tirano tre dadi, a seconda del proprio potere, piú un eventuale dado rischio e si deve fare un risultato uguale o superiore al numero che il gioco ha deciso per quell’incantesimo con almeno un dado.

  • un successo: apprendi l’incantesimo ma ottieni una cicatrice come spiegato nell’incantesimo stesso;
  • due successi: apprendi l’incantesimo con grazia, ottieni un punto volontà oppure elimini una cicatrice;
  • nessun successo: fallisci, apprendi l’incantesimo ma perdi un livello di controllo o sacrifichi un legame (senza il bonus al potere che dà il sacrificio di un legame).

Conclusioni

Il gioco è semplice e molto coinvolgente, le ore di gioco che vi ho dedicato sono state poche eppure mi ha colpito. Avrei potuto dedicarci molto piú tempo ma ero curioso di vedere come funzionasse una partita in breve tempo e volevo poi scriverne come infatti ho fatto. La partita in questione, quella nelle foto in alto, è ovviamente breve, non mi sono dilungato su nomi né in particolar modo sugli incantesimi, ma è stata una specie di demo che mi ha comunque lasciato qualcosa dentro.
L’autrice propone un’ambientazione fantasy medievale ma credo vada bene in ogni ambientazione, vittoriana, contemporanea, arcaica… dopotutto la sete di conoscenza dell’essere umano è invariata nei millenni.
Mi sento di consigliarlo a chiunque abbia voglia di scrivere la propria storia, di dedicare qualche ora del proprio tempo questa particolare forma d’arte.


  1. Lo dico perché sono un imbelle. 
  2. Nessuno verrà mai a casa vostra a dirvi come giocare. 
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Motori accesi verso lo spazio esterno

Finalmente, dopo lunga preparazione1 ecco che ieri notte ho potuto condurre la prima sessione, relativamente breve, dell’avventura di cui parlavo qualche giorno fa!


Icarus – L’emergenza

Quattro astronauti nelle mani del Custode.

Dopo una parentesi introduttiva per far capire a grandi linee il mondo in cui si dovevano muovere i personaggi, sono partito con l’introduzione, che alla fine ho deciso fosse quella pensata nell’articolo ipertestualmente collegato poc’anzi.
I giocatori all’inizio sono sembrati un po’ spaesati, come i loro personaggi, a causa del setting “alieno” e tecnico. Ma è stata solo una piccola parentesi felice, perché dopo i giocatori sono impazziti come al solito e hanno iniziato a danneggiare l’astronave già in avaria e a girare avanti e indietro senza motivo.

La Icarus, l’astronave su cui si trovano i giocatori, deve cercare pianeti abitabili al di fuori del Sistema Solare. È una missione pericolosa e in un viaggio cosí lungo può succedere l’impoderabile. Impoderabile che ovviamente accade e costringe l’equipaggio ad eseguire delle manovre pericolose per potersi mettere in salvo e riprendere l’esplorazione.
Poi si svegliano i giocatori e succede un’altra volta l’impoderabile2.
Intanto qualcosa forse si muove nello spazio profondo, astronauti urlano e vengono colti da attacchi di panico e crisi isteriche… quanto ancora potrà durare il viaggio della Icarus? Che speranza ha il genere umano, date queste premesse?


  1. Lunga un cazzo, sono un imbroglione imbranato imbrattacarte. 
  2. Quando dico che sono pazzi intendo dire che sono pazzi davvero. Se incontrate per strada quei giocatori cambiate strada, uscite il piú rapidamente possibile dalla città in cui vi trovate e non voltatevi mai indietro! 
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