Problemi al risveglio

L’altro giorno parlavo con un amico.
È un amico che chi mi conosce dal vero difficilmente sa che esiste.
È un amico che chi mi conosce dal finto difficilmente sa che esite.
È un amico che non tutti sanno che c’è. E però c’è.
L’altro giorno parlavo con un amico.
Parlavamo dei problemi che possono venire al risveglio.


Uno si sveglia e non ha piú il telefono, poi lo ritrova.
Ma non è piú il suo.
Ha un nuovo numero, un nuovo nome, un nuovo volto.
Si è messo a dormire ed al risveglio lui non era piú lui.
Neanche il suo telefono era piú il suo.


Oggi pomeriggio mi sono svegliato e non sapevo se era domani o l’altro ieri.
La mano al telefono. Per fortuna era il mio.
La mano no.

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Non è che se Gesù ti ama tu rispondi che volevi solo del sesso

Quella che seguirà è una lettera aperta che al tempo stesso vuole essere un manifesto di un’intera generazione. La paura del fallimento, l’incubo della disgrazia, attanaglia le nostre menti e cosí, in cerca di un palliativo “vitale”, Gintoki ed io abbiamo cercato di esorcizzare i nostri timori.

Quale modo migliore per tollerare la sconfitta che esternare direttamente la paura di venire sconfitti? Quale modo migliore di venire sconfitti se non di fronte ad un’iconica immagine del sesso e, di conseguenza, della nostra linea temporale?

Non esiste modo piú dignitoso per affrontare la vita, non esiste modo piú dignitoso per venire sconfitti dalla vita, che affrontando la questione sessuale con un’attrice porno.
Noi chiediamo, eliminando la paura di fallire, sperando di riuscire.


Alla cortese attenzione della Ill.ma Sig.ra Nappi Valentina, Pre.ma professionista dell’intrattenimento sessuale,

Buonasera (o buongiorno o buon pomeriggio a seconda dell’orario in cui leggerà questa mia),
mi chiamo Ysingrinus, ma lei può confidenzialmente definirmi Qualcun altro.

Un amico mi ha detto che lei offrirebbe il prodotto che reclamizza (nella fattispecie: del sesso) in modo spontaneo e gratuito, previa presentazione di un test HIV recente.

Non ho trovato riscontri ma in ogni caso le scrivo questa lettera perché non si può mai sapere. È lo stesso principio con cui vado a votare: non si può mai sapere se ne verrà qualcosa di buono.

Infatti non ho mai saputo niente di buono.

I miei test sono sempre stati positivi. Positivi nel senso che l’esito aveva una connotazione positiva: nel caso specifico del test HIV era negativo, il che è un risultato positivo. Solo una volta ho avuto un test negativo e non era per niente positivo: una versione di latino in secondo liceo in cui presi 4,5 come voto. Il punto più basso della mia carriera di umanista.

Le rendo noto questo punto perché mi piace essere chiaro con le persone con cui entro in intimità.

Allo stesso modo mi preme chiarire che questa mia non è una ricerca di sesso facilmente accessibile da parte di uno additabile come “morto di fica”.

Prova è che le sto scrivendo da vivo.

Non posso escludere che, il giorno della mia dipartita da questo mondo, un esame autoptico approfondito possa trovare sul mio corpo tracce di assunzione di figa e che questa possa essere collegabile al mio decesso.

Ma se dovessi scommettere sulle cause della mia morte, ora come ora metterei nella lista, in ordine di pericolosità:

  1. Distrazione
  2. Rotture di coglioni con conseguente emorragia dal sacco scrotale
  3. Olio di palma
  4. Esposizione a radiazioni per la scissione del PD
  5. I Poteri Forti
  6. Il tifo (inteso quello calcistico)
  7. Sarcasmo nel luogo sbagliato
  8. Poteri Cosí Cosí che non sono forti abbastanza a causa dei Poteri Forti
  9. La Fica
  10. Qualsiasi altra causa di morte

Dato che siamo ormai siamo in confidenza, le voglio confessare che l’atto ha un’altissima probabilità di concludersi con un fallimento da parte mia.

Soffro di ansie da prestazione.

Ho cosí tanta ansia che alla riunioni di lavoro non ho modo di accomodarmi che sono già venuto alle conclusioni finali. La cosa mi ha aiutato nel mio ruolo di arrampicatore aziendale perché appaio perspicace e intraprendente, ma mi ha attirato l’astio dei colleghi, generando in me ancor più ansia.

Stanco di dover convivere con le paure ho deciso di affrontare i miei demoni e di rivolgermi a lei.

Lei, che in qualità di attrice del mondo del porno rappresenta per noi tapini e derelitti quello che la Balena Bianca era per il Capitano Achab.

(A scanso di equivoci vorrei sottolineare che non c’è alcuna implicita offesa o insinuazione nelle mie parole. L’esempio della balena non ha alcun riferimento estetico. Trovo anzi che lei si mantenga in perfetta forma nonostante vada verso i trent’anni).

Spero quindi che accoglierà favorevolmente la mia richiesta. Come disse il Saggio, È meglio aver copulato e fallito che non aver mai copulato.

Ringraziandola per l’attenzione dedicatami, porgo i miei più ossequiosi saluti e mi rendo sin da subito disponibile per un colloquio orale.

Ysingrinus

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Difettivitamente molesti

Il perché di questo titolo1 è presto detto.
Su un mio precedente articolo2
Di seguito il messaggio:

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Ho solo due osservazioni da fare:

  • Anche io sono sicuro, qualsiasi cosa abbia scritto in quell’articolo, che ha toccato certamente tutto l’internet. Un pezzo cosí pregevole e valido è impossibile non prenderlo in considerazione con il dovuto, e meritato, rispetto3
  • Come mai questo messaggio è scritto cosí? C’è una qualche politica dietro oppure si sono accorti che scrivo male in italiano ed allora mi scrivono male in inglese?

Nota Bene4:
Non so se ho capito cosa mi ha detto, credo di sí ma in ogni caso adesso gli risponderò e sento che inizierà una bella amicizia.


  1. Già perché? 
  2. Davvero, questo titolo è un mistero per me. 
  3. Ovviamente. 
  4. N. B. 
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La finestra

Poteva passare ore a fissare il mondo attraverso quella lastra di vetro. Guardava le persone camminare a passo svelto, oppure soffermarsi di fronte ad una vetrina o per salutare un amico.
Molto spesso si concentrava sulle famiglie con i bambini al seguito; le risate, i giochi e le abitudini, che poteva solo immaginare lo riempivano di un misto di gioia e meraviglia.
Ricordava quando anche lui era bambino, la felicità all’idea di uscire, anche solo per una manciata di minuti, il piacere della scoperta e la conferma delle cose che aveva imparato; gli amici, i pomeriggi estivi a giocare sino a tardi, le passeggiate sotto la pioggia, riparato da ombrelli sempre troppo grandi. Forse una volta la vita era piú semplice, forse riusciva a cogliere qualcosa che adesso gli sfuggiva o che proprio faticava a comprendere.
Dalla finestra ammirava il mondo, quello che era stato, che avrebbe potuto essere e quello che sarebbe stato. La malinconia allora lo coglieva, lo stritolava e lo faceva vacillare: quanto avrebbe potuto avere? Quanto poteva, o doveva, rimpiangere? Era possibile quantificare il guadagno? Era possibile elaborare una “scala della gioia”?
La verità era che adorava crogiolarsi in questi pensieri oziosi, amava convincersi di poter costruire elaborate teorie filosofiche e sociologiche solo guardando la gente passare.
Pensava di essere un genio anche se sapeva di non esserlo.
In realtà era tutto un gioco: i misteri, i segreti, le trovate grottesche, solo un riflesso sbiadito, come quello che una finestra, illuminata dall’esterno, rimanda a chi la guarda. Non un’immagine nitida e precisa, dettagliata e curata, ma una vaga forma appena accennata, un pallido contorno riempito da sfumate sensazioni ed impressioni.
Era tutto un gioco. Lo aveva sempre saputo.
La finestra era solo uno scherzo per guardare fuori vedendo dentro. Sapeva di aver deciso lui quella vita e questo gli piaceva molto. Aveva rimpianti, aveva sogni, aveva desideri, come tutti, però era consapevole della propria vita, era consapevole della bellezza dello scegliere e per questo ammirava le scelte altrui: vedendole, si vedeva essere visto mentre, a sua volta, vedeva.
E vedeva gli altri fare quello che faceva lui, in un meccanismo di fiochi riflessi dove ognuno si scambia con l’altro, in un estatico lampo eterno.

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Appunti di viaggio, ovvero delle insidie e delle riflessioni

Premetto che questo articolo avrei dovuto scriverlo giorni addietro1, a tempo debito, come si suol dire. In debito di tempo, però, ho rimandato, procrastinato ed oziato, cosí ora il tempo vuole riscuotere ed io sono costretto a scrivere rapidamente, piú rapidamente del tempo che scorre.
Rendendomi conto dell’impossibilità quindi mi prendo tempo, aspetto, pondero e rimando, il tempo è una moneta preziosa ma anche perfettamente inutile, inesigibile.
Che il tempo mi chieda quello che vuole, io mi limiterò sempre e solo a chiedere tempo al tempo2, ignorando le sue risposte negative.


Conclusa l’agile premessa3 entro finalmente nel vivo dell’articolo che poi è il motivo principale ma non l’unico per il quale mi sono deciso a scriverlo4.
In viaggio, guidando in autostrada, bisogna certamente far attenzione a tante cose, molti rischi e tanti pericoli, ma quelli sono noti ai piú e ci sono molti altri modi per informarsi e mettersi al sicuro. Io voglio parlare di uno dei peggiore e meno conosciuti, perché non mi occupo dell’ordinarietà noiosa5, io cerco di occuparmi di quegli aspetti superiori, notevolmente piú difficili.
Oggi voglio parlare di uno dei problemi principali: il razionamento delle vivande quando si viaggia. Si inizia quasi sempre mangiando una merendina qualsiasi o un semplice panino, ma poi si fatica a fermarsi. C’è il rischio di mangiare tutte le provviste portate per il viaggio ed il ritorno in meno di trenta minuti di guida. Il che non sarebbe effettivamente un problema, se non fosse che poi le successive ore bisognerebbe sostenerle senza mangiare nulla oppure fermandosi ripetutamente per fare scorta.
Questo è un problema non da poco che, ovviamente, nelle scuole guida, non si sognano nemmeno di farlo venire in mente ai giovani studenti. Quanti neo patentati sono incappati in questo disastro? Quanti hanno aperto un saccehetto di patateine all’inizio del viaggio e si sono ritrovati a neanche un quarto del percorso che avevano mangiato svariati pranzi in meno di venti minuti? Possibile che le istituzioni no si accorgano di questo terrificante problema? Per me ci deve essere qualche losco interesse dietro6.


Vorrei ora aggiungere una riflessione non correlata alla guida ma nata mentre stavo guidando.
Premetto che non ricordo bene il motivo per cui ho pensato quello che ho pensato e che sto per scrivere e, mi rendo conto, che non è neanche un pensiero originale7.
Premetto inoltre che la scienza non è dalla mia parte e quindi la mia è solo una proiezione filosofica che non vuole andare da nessuna parte.
Se la distanza genetica tra uomoe e scimpanzé fosse paragonabile a quella tra cavallo ed asino, potremmo sperimentare forme di vita umana differenti ed in teoria non credo ci sia l’impossibilità che umani e scimpanzé del futuro, cioè a noi e a loro discendenti ma cambiati, non possano incontrarsi ed incrociarci e, chissà, al contrario di quello che accade tra i succitati equidi, generare prole fertile e quindi incrociarci, seppure nelle varie generazioni, a quelle che volgarmenete definisiamo scimmie8


  1. Ma come recita il proverbio, c’è tempo finché c’è tempo9
  2. Come fece il gruppo musicale progressivo italiano Banco del Mutuo Soccorso
  3. Neanche tanto agile. 
  4. Per il ritardo che ho accumulato invece, vedi la premessa
  5. Né tantomento dell’ordinaria noiosità. 
  6. Quest’ultima parte l’ho scritta ad occhi chiusi per fare una prova sulla tastiera che sto usando ora, oltre che per introdurre una problematica futura sulla guida.  
  7. Come potreste constatare da voi. A patto, sempre, che abbiate un’educazione un po’ piú che scolastica.
  8. Concetto meglio elaborato e maggiormente ponderato, anche nel “Sogno di D’Alembert” di Denis Diderot. Lo specifico per voi lettori che avete a malapena un’educazione scolastica, ovviamente. 
  9. O almeno io l’ho sempre sentito recitare cosí. 
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Scapigliature

Il titolo è ovviamente sbagliato, ma sembra adattarsi bene a questo mio primo ysipitto acrilico.
Il titolo originale doveva essere «fuoco ligneo» ma, come mi sembra ben evidente, il titolo sbagliato ha avuto la meglio.

Potrei commentare e spiegare il quadro ma non intendo farlo.


Acrilico su tela. 35×45 cm.

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Tagli ai tagli

Alla fine ci sono cascato e mi sono tagliato i capelli per il nostro padre Odino.

Potevo fare di peggio ma mi do ancora un po’ di tempo, lo prometto sul Valhalla!

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Verranno i baffi

Verranno i baffi ed avranno la tua faccia.
Verranno i baffi portati dalle onde.
Vorranno i baffi ma la risacca li porterà lontano.

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Profondo sconforto

Premetto che sono settimane che la vita mi propone condizioni che getterebbero nello sconforto piú assoluto chiunque, da qui questa serie di titoli che richiamano, appunto, allo sconforto.

Aggiungo inoltre che le mie categorie Attualità e Polemica, potrebbero teoricamente sovrapporsi se non fosse che in quest’ultima mi occupo principalmente di ciò che mi infastidisce o che mi ha infastidito in passato e che magari è passato inosservato all’opinione pubblica, mentre la prima è effettivamente piú attuale, oltre a contenere anche materiale non esplicitamente polemico1.

In questi giorni, tra Bufale2, truffatori ed analfabeti funzionali mi sta letteralmente passando la voglia di scrivere o leggere qualsiasi cosa.
In particolare il dilagare incontrollato di questi moderni analfabeti, che una volta si sarebbero meno eufemisticamente chiamati coglioni ignoranti sta invadendo e colonizzando ogni aspetto pubblico e virtuale delle nostre vite.
Persone in grado a malapena di scrivere il proprio nome, e di leggere qualche riga di titoli scandalistici di testate online, che, convinte di aver compreso qualsiasi meccanismo della vita e della società, vanno in giro ad insultare e a criticare il resto del mondo. Arrivando addirittura ad etichettare chi non la pensa come loro, non tanto con gli ormai desueti, e scontati, «schiavi», «pagati», «corrotti»; no, non piú, bensí con gli attualissimi «analfabeti funzionali» e «troll»3.
Coglioni che accusano altri di essere coglioni che magari coglioni non sono.
Una volta l’ignoranza era uno stigma sociale, la stupidità era uno stigma sociale. Non ci si vantava di essere stupidi ed ignoranti, non ci si vantava di essere delle bestie becere ed urlanti, criticando chi prova a non essere coglione.
Una volta non esisteva la parola «buonista», cazzo!

Maledetto mondo di coglioni inguaribili, sciagura dell’umanità.


  1. Materiale incomprensibile per la categoria di persone che ho in mente in questo articolo. 
  2. Non fossi cosí amareggiato mi dilungherei volentieri per esternare il mio personalissimo disprezzo verso i professionisti della disinformazione che non si fanno scrupoli a rovinare stati e persone con le loro spaventose cazzate. 
  3. Intendo sottolineare che queste persone ignorano il significato del termine. 
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Mal sopportazione, o dello sconforto

Crescendo1 scopro di divenire sempre meno accomodante e sempre piú intollerante. Sono arrivato al punto di detestare i disclaimer per l’utilizzo di cookies da terze parti2 voluti per legge.
Una legge idiota per idioti per far sentire gli idioti tutelati da qualcosa che neanche riescono ad immaginare cosa possa essere.
Perché devo subire l’idiozia altrui?
Arrivati ad una certa età3 si vorrebbe essere liberi da inutili e deprimenti pastoie, eppure scopro, con mio rammarico, che non è assolutamente possibile.
Da qui il mio sconforto.


  1. Oramai ho compiuto 17 anni. 
  2. Io lo misi perché c’erano persone che mi rompevano i coglioni consigliando di metterlo e però faccio in modo che scompaia rapidamente sperando non torni mai piú. 
  3. 17 anni. 
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