Tempo di viaggi

Quello che mi piace dei viaggi nel tempo è la loro insindacabile efficienza. Non c’è niente che sia cosí reattivo e cosí preciso come un bel viaggio temporale, anche se ci si bagna facilmete se non si fa attenzione. Nel momento stesso in cui si decide di viaggiare nel tempo la linea temporale viene modificata, rendendo quasi vano ogni sforzo successivo in seguito alla decisione: in pratica un presunto viaggiatore VT, dove la sigla sta per Viaggiatore del Tempo1, deve solo decidere di viaggiare e poi non dovrà far altro che osservare lo scorrere del tempo suddetto da quando ha deciso di viaggiare, tanto tutto lo sforzo lo dovrà fare il sé del futuro che in realtà è anche il sé del passato e se non fa niente per far coincidere i sé diversi non riuscirà a modificare niente ma siccome i sé del futuro esistono già da prima non facendo niente modificherà il tempo proprio come si era prefissato di farlo prima di decidere di modificare il tempo modificandolo prima di averlo modificato per poterlo modificare modificandolo2. Se si può viaggiare nel tempo tutto è sempre esistito e sempre esiste, ci sono infiniti sé di ognuno di noi che possono svanire e farne esistere altrettanti in ogni singolo momento, ma se io esistevo già prima di arrivare ad adesso, tipo un mese fa, questo mio scrivere adesso, per il me di due mesi fa dovevo essere nel futuro ma in realtà era già passato, perché già accaduto.
Difatti il particolare ancora piú bello di questo genere di viaggi è che noi li compiamo ininterrottamente, secondo dopo secondo ci spostiamo lungo la linea temporale cambiando per sempre il continuum spazio-tempo arrivando a creare paradossi che non riusciamo a vedere solo per una nostra miopia retroattiva. L’articolo stesso che sto scrivendo che ho precedentemente pensato potrei averlo scritto, e pensato dopo averlo letto avendolo io stesso scritto. Il nostro problema col tempo è la mancanza di prospettiva, ponendoci alla dovuta distanza dal tempo potremmo vedere che effettivamente il tempo non esiste che noi di conseguenza stiamo ammirando il vuoto, alle volte il niente, costruttivo, è davvero tutto.


Per approfondire ìl tema, naturalmente appena accennato, suggerisco al lettore delle edificanti letture narrative e saggistiche; di seguito alcuni esempi che ho scritto all’epoca perché sapevo che avrei scritto questo:


  1. Questa sigla non verrà piú usata in “futuro”4
  2. Mi sento di suggerire anche la lettura di Calvin & Hobbes, in particolare le strisce sui viaggi nel tempo, perché possono insegnare molto a tutti. 
  3. Ovviamente sono tutti dei links5
  4. Il futuro è già passato. 
  5. Ovviamente. 
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Asciugamani veg

Una persona, che come me1, tiene al suo fisico, non può fare altro che tenere pure al nostro pianeta.
Non serve che mi metta a ricordare tutte le minacce che incombono sulla Terra per gli umani e gli altri esseri viventi, vegetali e batteri compresi, minacce causate dallo sfruttamento intensivo delle nostre risorse. Il mio scopo ora è quello di sensibilizzare le masse e al tempo stesso dare dei consigli pratici ed utili per fare qualcosa di buono attivamente, perché va bene protestare e fare scioperi dei pediluvi, ma se non si agisce in prima persona è tutto inutile!
Cosa mi sento di consigliare oggi? Ma è presto detto, una scelta sicura e greenfriendlys2 che ha anche lo scopo di migliorare il proprio corpo. Bello vero? Ho sempre apprezzato il circolo virtuoso del bello che aiuta il bene che aiuta il pianeta che aiuta il bello che aiuta il bene che aiuta il pianeta che aiuta il bello che aiuta il bene che aiuta il pianeta che aiuta il bello che aiuta il bene che aiuta il pianeta che aiuta il b3


ASCIUGAMANI VEG™

Cosa sono e a cosa servono gli asciugamani veg™?
Sono a prima vista delle semplici salviette color topo morto di diverse dimensioni, utili per ogni momento della nostra vita, dall’asciugare le parti intime dopo le quotidiane abluzioni alle giornate in spiaggia con i nostri occhiali da sole in neoprene naturale.
gli asciugamani vet™ sono:

  • Naturali: ottenuti solo dalle fibre di palma palmensis;
  • Cottonfrees: finalmente liberi da questa sintetica fibra animale;
  • Estremamente ruvidi: in grado di provocare pericolose escoriazioni e scrubs profondi;
  • Fashions: le piú grandi stars di Hollywoods li usano: George Clooney non ha mai avuto uno scroto piú lucido;
  • Salutari: grazie all’acido palmoleico le proteine della fibra intrecciata intaccano i germi dell’epitelio fecale garantendo regolarità intestinale, stipsi e polmonite omeopatica, elementi fondamentali per il benessere psicofisico;
  • Glutenfrees: anche i celiaci possono mangiarli.

I piú recenti studi dei laboratori forensi di tutto il mondo civilizzato hanno dimostrato che la palma, al contrario del cotone, è veramente veg e quindi, senza lo sfruttamento animale, l’equilibrio orgonico ne esce rafforzato aumentando le prestazioni sessuali della gazzella dell’Anatolia nord settentrionale, preda principale del ghiottone palmipedato dell’Uzbekistan.
Buttate via i vostri asciugamani sintetici in cotone, passate agli asciugamani che rispettano ed amano l’ambiente, passate agli asciugamani veg™ adesso!
Il mondo vi ringrazierà4.


  1. Se cerchi la citazione musicale caschi male, caro il mio.
  2. Cioè verdeamicalmente.
  3. Ho dovuto troncare rapidamente perché non riuscivo ad uscire da quel circolo virtuoso che non posso neanche nominare per non caderci nuovamente.
  4. Nessun informatico è mai stato ringraziato o salutato dal mondo nonostante i ripetuti tentavi di interazione. Il motivo è semplice: nessun informatico, prima d’ora, ha mai usato gli asciugamani adatti. Usateli e provate a salutare il mondo, vedrete la differenza!
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La maschera della maschera

Oggi voglio parlare di un piccolo libriccino grazioso che, nonostantele dimensioni minute, può farci dare un bello sguardo classico sulle maschere, da sempre tema portante della letteratura: lo scrittore che si immerge nella storia che racconta si cala in numerose maschere per ottenere i risultati piú disparati.


Dentro la maschera di Marcel Schwob, Gustav Meyrink, Guy de Maupassant, Edgar Allan Poe

Un’immagine potente che richiama un po’ il Gran Guignol.

Il libro, edito da ABEditore è un’antologia gotica con tre racconti brevi dei primi del novecento piú il grande classico di Poe che non stona assolutamente nonostante la differenza temporale.
Nella prefazione Sara Elisa Riva, spiega la scelta dei racconti, che incarnano alcuni degli aspetti classici del tema: l’orrore, il grottesco, il buffonesco e addirittura l’amore. Le maschere possono essere simboli delle nostre storie e dei nostri sentimenti e, per quanto possa sembrare differente, riescono a creare intrecci inaspettati e spiazzanti.

Analizzo brevemente i racconti uno alla volta per dare un’idea un po’ piú specifica dell’antologia, saranno poche righe e le immagini prenderanno gran parte dello spazio ma d’altronde per poter scrivere bene di qualcosa bisogna saper scrivere bene.


Il Re dalla Maschera d’Oro di Marcel Schwob

Il tempo ed il potere temporale.

Nel regno del Re dalla Maschera d’Oro nessuno può vedere il volto del re, né tantomeno essere al suo cospetto a volto scoperto. Consiglieri, giullari, dame e dignitari hanno tutti la propria maschera, seria e compita gli uni, grottesca e buffa gli altri, immutabile e perfetta il resto della corte. Nessuno conosce il volto degli altri, persino il re ignora il proprio volto. Le cose cambiano repentinamente quando un mendicante si presenta a volto scoperto alla corte del re e gli rivela la verità sulla corte e sulla sua figura.
La rivelazione del mendicante è cosí potente da distruggere la vita del re che finalmente può vedersi in faccia e scoprire di essere sempre stato un mostro deforme sino a quel momento.


L’Uomo sulla Bottiglia di Gustav Meyrink

Un gioioso girotondo di morte.

Durante una farsesca festa in maschera alcuni nobili discutono amabilmente mentre assistono allo spettacolo che il principe persiano che ha organizzato il ricevimento decide di dare ai suoi ospiti: chiudere dentro un’enorme bottiglia l’amante di sua moglie mentre un assurdo spettacolo di mostri e marionette affascina e distrae il pubblico che intanto fa profonde riflessioni sulla vita, sulla morte e sull’arte.


La Maschera di Guy De Maupassant

Il tempo comanda la forza giovanile.

Durante un ballo in maschera un ballerino particolarmente spigliato si esibisce in salti e acrobazie spericolate finché non stramazza al suolo. Si scopre che è un signore anziano mascherato da giovanotto e, scoperto il suo indirizzo, un medico lo porta a casa sua, conoscendo cosí la moglie che gli racconta la sua patetica vita di vecchio che non sopporta il passare del tempo e cerca di introdursi nelle feste per illudersi ancora di poter vivere avventure amorose e gioire delle bellezze della gioventú.


La Maschera della Morte Rossa di Edgar Allan Poe

Durante una terribile pestilenza, il principe Prospero decide di isolarsi dal resto del mondo con un nutrito numero di amici, per lasciar crollare il mondo mentre nel suo palazzo regnano i balli e le feste. Tutto sembra procedere come previsto, finché una cadaverica maschera spaventosa, vestita di rosso, si unisce alle danze, provocando Prospero ed i suoi finché, quando abbastanza vicini, tolta la maschera si scopre che sotto le vesti non c’era nessuno: è la morte rossa che è riuscita ad entrare nel palazzo ponendo fine a tutta quella baldoria.


Come avrete notato non ho dato giudizi o commenti ai racconti qui descritti, questo perché, come ho accenato prima, sono intrecciati tra loro e quindi in questa piccola antologia non ritengo opportuno commentarli singolarmente.

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Dydimus Chakra: tutti i segreti dello ScrotFit

Quella che state per leggere vuole solo essere una guida introduttiva, sufficiente ma non completa, di un argomento che mi sta molto a cuore.

Perché dico che non è completa? Perché il tema è tanto vasto che non è possibile raccogliere in un singolo articolo tutto ciò che deve essere scritto, spiegandolo minuziosamente come intendo fare.
Allora perché sostengo che è sufficiente? È presto detto: al termine di questo articolo il lettore potrà padroneggiare i concetti chiave, nonché alcune noziosi di base, per incamminarsi su questo percorso di sacrifici e gioie. Inoltre saprà cosa e dove cercare per ottenere i risultati che si è prefissato.
Va bene, ora che so che ci sarà altro, dove potrò leggere gli articoli approfonditi? Sempre qui naturalmente! Per ora con frequenza aperiodica, in futuro chissà, scriverò approfondimenti, digressioni e guide pratiche su ogni argomento trattato, menando per mano il lettore piú svogliato e quello piú diligente.
Una volta letto tutto, cosa devo fare quindi? Esercitarti, esercitarti ed esercitarti. Niente vale come la buona pratica; il modo migliore per imparare è provare a mettere in atto quello che si è studiato.
Dopo tanti sforzi ancora non riesco a ottenere risultati, come posso fare? Prova a contattarmi con un messaggio di posta elettronica (il cui indirizzo puoi trovare qui, specificando il problema che hai riscontrato ed io cercherò di aiutarti personalmente, magari scrivendone addirittura un articolo sul blog.


introduzione

Mi sembra giusto arricchire questo scritto con la mia esperienza personale, per far vedere come tutto può cambiare da un momento all’altro, non si sa mai cosa ha in serbo per noi il mondo del wellness!
Qualche mese fa ho deciso di dare una svolta alla mia già importante vita, decidendo di divenire un luminare del fitness, cosí per fare questo mi sono rivolto al migliore nel settore per insegnargli la sua scienza.
Quali scoperte ho fatto in questo modo! Quali prodigi!
Un paradigma completamente rinnovato, ben radicato nella cultura millenaria del wellness ma che per diversi motivi ignorato e dimenticato!
Nell’ambiente si faceva un gran parlare di Plinio Kevin Spirotti, un guru del fitness sulla cresta dell’onda. Quando l’ho conosciuto subito ho capito che parlare di guru è riduttivo perché tutto ciò che si sa sul fitness è assolutamente nulla rispetto a quello che lo Spirotti può insegnare. Lui è il primo in Italia a occuparsi, con gli adeguati titoli del fitness scrotale, lo scrotal fitness, centro nodale di tutto il benessere psicofisico di ogni uomo. Si è preparato a Vilnius, presso il grande luminare Argo Port, pioniere della materia, colui che ha riscoperto questo antico insegnamento formandosi presso una tribú semidimenticata di aborigeni australiani1.
In ogni caso, gli insegnamenti dello Spirotti mi hanno cambiato la vita nel primo mese di vita perché, non concentrandomi sugli aspetti sbagliati mi sono potuto dedicare anima e scroto a tutto ciò che è importante: se non si perde tempo i risultati sono eclatanti! Tutto verte attorno al sacco scrotale, allenare lo scroto di conseguenza porta ad allenare tutto il corpo, facendo sí che l’allenamento classico sia semplicemente accessorio. Inoltre gli studi piú recenti dimostrano come con queste tecniche si eliminino i problemi cardiocircolatori, l’osteoporosi, la gotta e una miriade di altre malattie degenerative. Di fatto se lo scrotal fitness fosse un liquido, potremmo allora parlare di elisir di eterna giovinezza!

Concetti chiave

Di seguito elencherò le basi della disciplina con una breve quanto stringata spiegazione per consentire al lettore di cimentarsi il piú presto possibile: prima si inizia, meglio è. Questo sport può essere praticato ad ogni età.

  • Massaggio preparatorio: Inumidite delicatamente le punta della dita e iniziate a passarle circolarmente nella parte alta, quella posto subito al di sotto dell’asta. Dedicate a questa operazione almeno due minuti. Successivamente prendete un cucchiaino da zucchero di olio di mandorle, siate ben certi di avere le mani ben unte e iniziate a soppeare il sacco con moto sussultorio pinzando delicatamente la pelle per eliminare aderenze e donare vitalità all’epidermide. 5 minuti saranno sufficienti.
    In capo ad un mese avrete dei testicoli gonfi e tonici, segno evidente di salute. Non temete per possibili dolori iniziali, imparerete velocemente, senza bisogno di un aiuto esterno, che certamente sarebbe piacevole perché il wellness è un mondo di condivisione ed allenarsi assieme è piú gradevole che farlo da soli, a capirvi e ad amarvi.
  • Cardiosack: iniziare e concludere la sessione di allenamento sempre con almeno 10 minuti di cardiosack per bruciare il glicogene in eccesso e irrorare maggiormente le estremità. 20 minuti di cardiosack a sessione di allenamento, se ne consigliano 3 a settimana, sciogliendo i grassi polinsaturi aiutano la respirazione e correggono la scoliosi.
  • Dynamic Grooming: ora inizia l’esercizio vero e proprio, mi raccomando prestate molta attenzione ai segnali del vostro corpo e curate la postura: ricordate che una postura corretta è piú di metà del lavoro. Prendendo il sacco tra i palmi delle mani, stringendo lievemente, mi raccomando postura e segnali, iniziate a sfregare, prima molto piano, poi via via piú veloce per un totale di 20 secondi. Ripetete la serie a seconda di quanto riportato sulla scheda stilata dal vostro personals trainers. Solitamente, quando ci si allena in coppia o in gruppi, si può discutere delle lozioni casalinghe che ogni atleta si prepara per migliroare l’elasticità della pelle. Durante il DG si vede il massimo di questi sforzi, per cui discutere di queste lozioni in tempo reale è molto consigliato. Si può confrontare il proprio scroto con quello degli altri e rapportarsi con le varie esigenze che possono sopraggiungere: un fastidioso arrossamento, un pelo incarnito, l’età avanzata… non esiste una ricetta univoca, benché ci siano delle linee guida semplici ed efficaci per ogni fascia d’età e macrosituazione.
  • Self Teabagging o Social Teabagging: la differenza tra le due tipologie, come dice il nome stesso, è solo nella modalità di allenamento, se da soli o in compagnia2, ma la procedura è identica. Consiglio per i neofiti l’utilizzo di una crema di nocciole per dare all’esercizio la giusta resistenza e compattezza. L’allenamento è semplice ma non banale: bisogna mimare il gesto della bustina da tè immersa nell’acqua calda, afferrando lo scroto tra le dita che si stringono forte attorno all’asta, fate attenzione agli altri per capire se potete concedervi un’erezione o meno perché gli sportivi sono sempre gentiluomini prima che sportivi, e con moto verticale far scendere e risalire, scendere e risalire, variando a seconda degli obiettivi frequenza e numero di ripetizioni e velocità d’esecuzione. Col Social Teabagging, al solito, potete confrontarvi e addirittura scambiarvi recirpocamente l’impugnatura, per imparare a rispettare il prossimo proprio come rispettiamo noi stessi. Attenzione però, perché l’esercizio con la presa inversa richiede maggiore concentrazione, non bisogna distrarsi mai quando ci si allena, farsi male è all’ordine del giorno nelle palestre di scarsa qualità o allenandosi a casa!
  • Doccia post allenamento: Fondamentale se si vuole considerare completo l’allenamento che, voglio ricordare, è costante e non solo limitato al momento in cui si va in palestra. Bisogna soppesare, strigliare e sciacquare bene con acqua calda e fredda per assicurate la corretta circolazione linfatica e garantire forza e potenza.
  • Dieta e alimentazione: per il momento preferisco non scrivere niente al riguardo perché è un discorso complesso. In futuro tratterò l’argomento con il tempo e lo spazio che si merita.

L’importanza di questi esercizi la si ravvisa a livello psicofisico, come detto prima; a livello sociale, perché l’atleta impara come porre il proprio scroto come si confà a uomini di classe, ben idratato, liscio come una pesca e con un vago sentore di cannella e sandalo per stuzzicare ma non infastidire; a livello spirituale, lo scrotal fitness infatti mette in comunicazione tutti i chakras del corpo perché il Dydimus Chackra è la porta nascosta di tutti gli altri ed avendo acceesso ad esso, aprendolo e liberandolo, riusciamo ad aprire e liberare tutto il nostro corpo! Non è raro in palestra vedere prestanti atleti in estasi per l’apertura dei loro chakra, aprire a loro volta i chakra dei loro compagni in un susseguiri orgonico che esplode violentemente in una calda doccia di benessere tonificante.

Storia & Personaggi notabili

Come accennato all’inizio di questo vademecum, Argo Port a contatto con quegli aborigeni australiani è riuscito a ricostruire, da quale pioniere qual è, trasponendolo in chiave scientifica, il millanrio sapere del crossfit taoista gregoriano naturista, chiave di volta di tutto il fitness moderno.
Suo allievo nonché erede è proprio il giovane trentenne Plinio Kevin Spirotti, a lui il merito di aver portato in Italia questa disciplina ed avervi integrato i recenti studi israeliani sui leggings da indossare, quelli con la scrotal window, perché lasciando respirare lo scroto, il chakra si mette in moto prima e si può ridurre l’utilizzo di prodotti anti-age di cui sicuramente però parlerò nei prossimi articoli.
Vorrei anche parlare di un argomento un po’ delicato perché sul filo della leggenda, anche se ho validi motivi per ritenerlo vero: il saggio The Dydimus Experience sembra che sia la trasposizione fedele del fantomatico e ritenuto falso dai piú, del The Dydimus Experiment, quella serie di studi condotti da Jimi Hendrixin gioventú che gli costarono l’incidente per cui decise di suonare la chitarra. D’altronde se nello ScrotFit si predilige la mano sinistra, un motivo c’è.
Come dicevo, magari non ne parlo ora ma non temete che è un discorso che mi interessa affrontare molto presto, in quanto fermo ricercatore della verità ovunque essa si trovi, qualunque essa sia!

Conclusione

Materiale per iniziare questa pratica ce n’è in abbondanza. Quello che conta è volersi mettere in gioco ed essere desiderosi di esperire la vita come non lo si è mai fatto prima, vedrete che ne guadagnerete in salute e benessere perché l’attività fisica, soprattuto per lo scroto è REALMENTE la ricetta per vivere felici e sereni3.


  1. Cfr. Io e gli aborigeni, ovvero come ho insegnato ad insegnarmi ad una tribú di sciamani asceti, storia di un passato dimenticato, Argo Port, Balta edition. 
  2. Non mi stancherò mai di dire che un allenamento in una palestra attrezzata con personale qualificato è da preferire ad un allenamento casalingo. 
  3. Esiste anche un’attività specifica per le donne di cui spero poter parlare prima o poi, il Vulvagility
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Sogni premonitori falsi

Stamattina, dopo colazione, mi sono rimesso a dormire. E questo già potrebbe essere un articolo fatto e compiuto. Degno del miglior Hemingway. Ma ben oltre mi spingo per amore dell’amore ed ecco che parlo del sogno premonitore falso che ho fatto in quel lasso di tempo di cui sopra in cui ho dormito.
Per comodità lo scrivo in maniera comoda.

Mentre sto per i fatti miei, pensando a come penso cose geniali penso una cosa geniale: un modo per prendere in giro i complottisti, solo che ho bisogno di qualcuno che mi faccia un paio di gif e diffonda lo scherzo perché al momento non ho modo di fare da me queste cose, ahinoi.
Chiamo cosí il mio amico di penna virtuale A. per raccontargli l’idea e il modo in cui mi dovrà aiutare. Lui è naturalmente entusiasta dell’idea, tanto che mentre la racconto ne trovo un’altra ancora piú clamorosa!
La prima idea è semplice e geniale, anche se ora non so come giustificarla: «la luce solare non esiste», se ci si pensa un attimo è chiaro. Probabilmente noi viviamo in un cubo sferico di alluminio lucidatissimo che riflette le nostre luci e ci fa credere che ci sia un Sole che invece se c’è sicuramente non illumina nulla; la seconda, invece è un chiaro attacco alla NASA e all’ISS che, a detta degli scienziati, gira rapidissima intorno alla Terra, piú volte al giorno, ma questo è chiaramente falso dato che neppure il Sole, che gira veramente veloce, riesce a completare un giro della Terra in un giorno!
Per la gif avevo pensato ad uno sfondo nero con al centro un paio di palpebre, direi femminili, che si chiudono e si schiudono con una terra che gira al posto degli occhi, con la scritta «SVEGLIA SVEGLIA SVEGLIA!» che lampeggia con fare convincente.


Tutto questo chiaramente non è successo, per questo è stato un sogno premonitore falso.
Però invito tutti voi che mi state leggendo, a riportare la verità sulla Terra e sul Sole, affinché ogni popolo sia libero da questa schiavitú luminare!


APPELLO ALL’UMANITÀ!!
RISPONDETE ALLA VERITÀ!!

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Ripetizioni mortali

Seguendo la seguitura che non ho seguito in seguito seguo a parlare di serie televisive. Seguitemi dunque!
Ho recentemente terminato di vedere la seconda stagione di Ash VS Evil Dead, sequel dell’iconica1 trilogia La casa, caratterizzata da un tono scanzonato misto a scene decisamente splatter e in alcuni casi di cattivo gusto. Un connubio perfetto.

La trama in breve2
L’inetto Ashley J. Williams, detto Ash, portato sullo schermo da un immenso Bruce Campbell, evoca inavvertitamente le forze del male all’inizio degli anni ’80, riuscendo in qualche modo a metterle al loro posto, regalandosi un trentennio di dolori e menomazioni. Al culmine della sua oziosa esistenza reitera l’errore che già gli costò la mano tre decenni prima e si ritrova a dover combattere contro demoni e morti viventi e vivi morti, cercando di liberarsi del maledetto Necronomicon Ex Mortis, chiaro omaggio all’opera di H. P. Lovecraft, libro parlante e fiammeggiante rilegato in pelle umana con una sobria copertina a guisa di volto sfigurato.
Questa volta però, il nostro Bruce potrà contare su un paio di amici coinvolti per caso nelle peripezie e, soprattutto, su nuovi terribili nemici.

Lo stile3
I titoli di testa, assenti, con prologo dell’episodio e schermata con sangue che cola come titoli di testa4, ci fanno subito respirare quella salubre aria degli anni che furono, quando per fare un buon horror bastava una buona idea e qualche effetto magistralmente gestito, seppure palesemente finto. Finzione però che nella serie non si percepisce: i mostri sono orrendi e grotteschi, assurdi e ridicoli5 ma in qualche modo veri. Chi ricorda i mostri della Casa originale avrà anche ben in mente la plasticosità ed il sangue palesemente finto, bene qui di sangue che sembra sangue e che schizza dappertutto ce ne è in abbondanza. La motosega di Ash non ci fa mai mancare secchiate di sangue ovunque, su ogni superficie ed ogni personaaggio. Sangue che andrà subito via dai volti e dalle mani con un fazzoletto sporco, ovviamente. A tutto questo si unisce il tono scanzonato e stupido del protagonista, un cretino lento ed ottuso neanche troppo vagamente razzista che non accetta il fatto di invecchiare e scopriamo allora che chiunque può combattere i demoni, anche facendo battute sceme mentre ci tagliano una mano.

I personaggi
No davvero non ce la faccio. Non posso fare un lavoro serio, se avete voglia guardatevela e non chiedete a me, ché io già sto facendo piú del dovuto!


Per qualche oscura ragione, una serie frizzante e dirompente come questa è stata sospesa alla terza stagione. Budget elevato e calo degli ascolti ha portato i produttori a chiudere il progetto con buona pace6 degli spettatori che non vedranno mai Ash nel futuro a combattere in un setting post-apocalittico a colpi di doppietta e motosega innestata sul braccio.
Invece, per qualche maledetto motivo ancora piú oscuro, un prodotto cosí di merda come The Walking Dead continua a perseverare. Un prodotto cosí brutto che gli stessi attori chiedono di venire fatti fuori per non dover piú recitare in un tale spreco di vita. TWD vorrebbe criticare bla bla bla, non ci casco di nuovo a fare una scheda, ma l’unica cosa che riesce a fare è annoiare7 e questo, per l’arte è la colpa maggiiore che possa esserci. L’arte può essere piacevole o spiacevole, sensata o insensata, di buono o cattivo gusto, ma non può annoiare. Se annoia non ha fatto quello che doveva fare.


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Suggerisco anche il remake del primo film che ho giudicato molto fedele all’originale.
Avrei inoltre dovuto parlare delle scene importanti del film che vengono richiamate, non tramite flashback ma proprio rivissute, nel telefilm, ma credo che la cosa migliore sia toccare con mano e se nel farlo la si dovesse perdere… beh o si mette una motosega o magari ricresce, chissà!


  1. Iconica?! 
  2. Sembra quasi che faccia una recensione ordinata e sensata. 
  3. E insisto! Cfr. nota 2. 
  4. Che cosa ho scritto?? 
  5. Credo che Raimi abbia un feticcio particolare: i protagonisti dei suoi film devono ricevere ogni sorta di liquido in bocca. Si eccita cosí. Questo discorso vale anche se Raimi non è il regista della serie, sia ben chiaro. 
  6. Cazzate. Rosichiamo tutti. 
  7. E sfido io, sempre la stessa storia di stagione in stagione, con gli stessi personaggi e gli stessi colpi di scena, sembra di vedere sempre un remake della stagione due o tre, sempre le stesse maledette cose allo stesso maledetto modo. 
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Problemi di pesca

È giunto per me il tempo di rivelare una mia particolarità. So che per molti non mi renderà onore quello che sto per dire ma, spinto dalle affermazioni del buon Gintoki devo dire anch’io la mia. Anche se, ripeto, questo mi farà sembrare spregevole ai piú.
Terminata l’introduzione1 lascio la parola alle parole2.


Ormai dieci anni fa ho avuto uno spiacevole incidente di pesca montana: stavamo, i miei compagni di pesca ed io, inseguendo una balena dolomitica fin dall’Aspromonte, una caccia serrata e sfiancante, un confronto tra cervelli, una sfida tra primati e cetacei senza esclusione di colpi, senza pietà. Era in gioco la nostra vita, la nostra affermazione di potenza e di diritto ad esistere: quella balenottera aveva compiuto già numerose razzie, sembrava impossibile catturarla e la fauna locale ne stava risentendo già, cosí come l’allevamento del bestiame.
Bisognava fare qualcosa ed allora chiamarono noi. Eravamo una squadra specializzata in queste situazioni: grandi prede, selvagge, intelligenti e spietate3.
Armati di tutto punto, ma soprattutto della nostra competenza ed astuzia la caccia ha cosí avuto inizio.
Tra trappole ed inganni siamo riusciti a resistere e a portare l’animale nel suo luogo d’origine, dove si sarebbe sentito piú al sicuro e dove finalmente avrebbe potuto abbassare la guardia. Finalmente messa alle strette, la balenottera ha deciso di scontrarmi direttamente, cosí ho preso il mio rampone da ghiaccio, mi sono liberato dal giaccone di pelle di foca albina ed è iniziata la danza: schivate, colpi e fendenti, canti ed urla, con le montagne che osservavano silnziose il macabro rito della della natura che schiaccia la vita per la vita, assetate di sangue.
Poi, all’improvviso, un colpo di coda, uno spruzzo violentissimo, scompare, mimetizzata tra le nevi compare alle mie spalle, mi butto di lato, scarto un paio di fendenti caudali, un affondo di pinna e poi il disastro, un compagno di pesca mi colpisce preso dal panico, il suo rampone da ghiaccio mi taglia di netto il sacco scrotale e cado a terra priva di sensi, la neve beve il mio sangue, tingendosi di cremisi.
Mi sono svegliato in ospedale, ad Orbassano, sulla costa, vicino al mercato delle balene, con l’odore dell’ambra grigia nelle narici.
Ma questa è un’altra storia4.


  1. Scrivo quello che sto scrivendo cosí da poter aiutare anche il lettore meno attento. 
  2. Vuole essere un gioco di parole ma è anche la verità. 
  3. Spielberg richiese la nostra consulenza per Jurassic Park. Ovviamente adattò la nostra consulenza per non far vincere gli umani sui velociraptors, sennò non ci sarebbe stato il films. 
  4. Come direbbe anche Fëdor Michajlovič Dostoevskij 
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Verbosità

Considerati oramai inutili e sorpassati i verbi, decido di cimentarmi nella scrittura di un racconto molto breve, concepito in tempo reale mentre scrivo, senza preparazione dunque, liberato dall’orpello del verbo esplicitamente manifesto.


La fame

Un salto nel vuoto, nel precipizio profondo della disperazione piú nera. Un giovane angosciato stanco di tutto anche il giorno del suo compleanno. Forse non in quel giorno, forse un giorno qualunque ma tanto ormai solo la morte benefica per la sua inutile vita: un giorno come un altro.
Il sangue, sí, questo e niente altro.
Una corsa frenetica alla ricerca di una preda per il proprio dolore una corsa per la sua fame la sua sete la sua disperazione. Impossibili denti su gracili ossa, rosso liquido lungo la gola urla atroci nell’aria prima dell’agognato oblio. Uno sparo un’esplosione e poi niente solo il nero prima del nulla.
Attonito, con la pistola ancora calda, il giovane, con una fame inspiegabile…


Questo è quello che è. Se non vi piace io non ci posso fare niente.

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Labirintiche geometrie

Ultimamente mi accade una cosa particolare ma a suo modo interessante: dormendo in una stanza, in un letto, in cui ho dormito per tanto tempo, ma con disposizioni differenti, mi sveglio nel cuore della notte completamente disorientato: mi mancano i punti di riferimento, il muro non è alla mia destra ma dietro la mia testa, dove sono finito? Cos’è quell’ombra minacciosa che risplende nel buio piú assoluto?


Dormendo

Mi agito nel sonno, scalciando via le coperte e le lenzuola. Mi sento soffocare, il corpo è madido di sudore e mi formicolano gli arti.
Provo ad alzarmi ma non ce la faccio, mi gira la testa, troppo per poter fare qualsiasi movimento.
La testa sprofonda nel cuscino, sono finito in un vortice concentrico di buio ed oscurità. Lampi maligni di terrore mi trafiggono gli occhi e penetrano nel cervello. Voglio urlare ma non ce la faccio, la gola è muta, la lingua uno straccio umido e rigido. Soffocherò nell’ombra, schiacciato da una pressione impossibile e nessuno se ne potrà accorgere.
Allungo disperatamente le braccia sperando di sbattere le nocche contro la sicura certezza delle pareti ma colpisco il vuoto, ruoto a fatica la testa e non c’è niente. Prima c’era un muro e ora c’è il vuoto. Provo a muovere il braccio ma non ho piú le braccia! Sento il nulla che avanza sulla mia pelle, mi accarezza, mi sfiora, mi abbraccia e poi niente, scompaio. Lentamente. Un centimetro alla volta, mi perdo nell’oscurità, svanisco nel buio.
Precipito.

***

Una volta assorbito dal nulla ho iniziato a cadere in un labirinto verticale da cui è impossibile uscire. Le grida prima strozzate ora mi assordano, sento tutti le urla della mia vita, tutte quelle che non sono riuscito a lanciare prima. Un boato mostruoso mi colpisce le orecchie che iniziano a sanguinare. La testa mi esplode ma non smetto di sentire e di soffrire. L’incubo continua ancora e ancora, non c’è speranza per me!
Affondo nel letto, le lenzuola mi avvolgono e intrappolano, chiedo aiuto ma nessuno risponde ai miei richiami, poi un’ombra avanza verso di me. È una creatura bestiale, grandi ali membranose e artigli possenti su esili arti. Con un balzo mi è sopra, mi comprime e mi schiaccia, colpendomi al volto e stringendo le sue oscene zampe sul mio collo strozzandomi finché sento le mie forze venire meno.
Morto. Sono morto e nessuno può farci niente.


Neanche rileggo, perché la pigrizia è forte in me. Quel che è venuto è venuto. Se non vi sarà piaciuto nessuno potrà essere biasimato se non voi stessi. Indietro non si torna. I periodi lunghi sono per i perdenti, ho deciso.
Niente sarà come non sarà.

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Distopiche ucronie

Mi sia perdonato il trucco del titolo potente per attirare l’attenzione ma quest’articolo merita tutta l’attenzione possibile, ed ancora qualcosa di piú.
Cosa rende tanto speciale proprio questo articolo? È presto detto: è un racconto del sempre ottimo Assistente42 che io, affettuosamente, ho appena deciso che da sempre lo chiamo Eratostane lo smargiasso, quindi potrei anche abbreviarlo con ElS d’ora in poi.
Molti si ricorderanno di lui perché è un centauro, oppure perché è un ganzo in grado di far percepire il suo tocco speciale su ogni cosa con cui interagisce.
Quale che sia il motivo per cui lo conoscete e lo stimate, vorrei farvi notare come noi tutti siamo abituati alla sua saggistica, pungente e precisa, tagliente ed accurata, grazie ad una mentalità che farebbe arrossire il piú gelido e freddo dei superconduttori1 che, però nella narrativa crea dei risultati sorprendenti.
Con uno stile vagamente rétro, la storia che accingiamo a leggere ci conduce per mano a sondare gli abissi della coscienza come prima di lui hanno già fatto Dick, Ellison o Gibson, portandoci a chiedere chi siamo realmente.
Parlavo dello stile prima, bene vi invito a fare attenzione a non farvi ingannare, perché non è solo un semplice capriccio da scrittore, ovviamente2, perché quando ElS scrive, tutto ciò che scrive è funzionale e necessario, tutto è calcolato, per rapire il lettore immergendolo completamente nella parte del mondo che ci vuole fare esplorare, regalando un’esperienza tale da spezzare il fiato.


La distopia di Papà Pig

di

Assistente42

Parte I

Papà Pig era un uomo felice. Aveva la sua casetta in cima alla collina, una deliziosa e amorevole moglie maiala, due figli vivaci e affettuosi: la fastidiosa Peppa e il non troppo intelleggibile George. Quest’ultimo aspetto lo preoccupava non poco ma, sebbene Papà Pig avesse il pallino dell’eloquenza, riconosceva che il suo prosciuttino avesse solo due anni, pertanto si limitava a scrollare le sue possenti e cotennose spalle e a grugnire beffardo e benevolente come sempre.

La sua vita procedeva sempre uguale, sempre contornato dai suoi affettati, allorché un giorno, durante le abluzioni mattutine, la visione di sé allo specchio gli indusse delle riflessioni. Si accorse, infatti, che la sua immagine riflessa apparisse giusto appena delineata nelle sue forme essenziali. Notò che la forma della sua testa ricordasse quella di uno scroto umano. Sebbene fosse certo di non aver mai incontrato questo strano animale nella sua quotidianità, ne aveva come un latente ricordo. Non diede tanto peso a questa sensazione e continuò a osservarsi con attenzione sempre crescente e l’oscena forma della sua testa passò improvvisamente in secondo piano. Si accorse, infatti, di come tutta la sua figura apparisse delineata da tratti elementari. Il contorno della sua sagoma appariva di un rosa leggermente più saturo del resto del suo corpo, uniformemente rosa. La sua barba, segno evidente della sua virile verrità, appariva anch’essa grottesca e approssimativa; il manto di un istrice invece che il meglio di un uomo, orripilante complemento alla forma scrotale del suo enorme mento.

Pensando si trattasse di un’allucinazione o di un caso di presbiopia suina in rapida progressione, inforcò i suoi occhialetti. La realtà gli parlò in tutta la sua cruda eloquenza: anche l’ausilio alla visione sembrava disegnato nei suoi tratti essenziali e poco servì allo scopo.

A un tratto, Papà Pig ebbe un’epifania ma non volle credervi del tutto e la mise alla prova. Distolse brevemente lo sguardo dallo specchio per riprendere a fissarlo subito dopo, con un rapido movimento della testa, quasi a volerlo sorprendere. Lo specchio non si fece ingannare. Ritentò più e più volte. Voleva davvero capire come lo vedessero gli altri e si illuse per un momento di poterci riuscire fregando lo specchio, ma invano. “Queste cose succedono solo nei grandi romanzi!”, grugnì sarcarstico, e fece per andare al lavoro, cercando di ignorare questa opprimente seppur latente sensazione.

Poco prima di uscire di casa per affrontare quel mondo che gli appariva ormai stereotipato e artificialmente rassicurante, diede un bacio sul muso della moglie, ma questa lo guardò e capì subito che vi fosse qualcosa di strano. Percependo il disagio della sua rosea consorte, Papà Pig provò ad estrinsecare i suoi pensieri:

“Cara, ti sei mai chiesta se il nostro mondo sia reale o se sia invece ci sia dell’altro?”
“Sei sicuro di sentirti bene?”
“Non mi sento bene affatto. È come se avessi percepito che il nostro mondo sia governato da regole incomprensibili. Ad esempio, ricordi il tuo nome?”
“Ma certo Papà Pig. Io sono Mamma Pig”
“Ricordi l’episodio Time Capsule? I nostri bimbi a scuola hanno replicato l’esperimento che abbiamo fatto noi alla loro età, ovvero di sotterrare degli oggetti affinché i posteri potessero trovarli. Ricordi che abbiamo, a suo tempo, sotterrato un nostro video?”
“Ma questo cosa c’entra?”
“Cara, noi in quel video eravamo bambini e ci chiamavamo già Papà Pig e Mamma Pig. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in tutto questo”

Mamma Pig restò sbigottita. Pensò sul momento che suo marito fosse impazzito, eppure percepiva la parvenza di un senso nelle sue parole sebbene non riuscisse a capire esattamente dove. Non diede comunque molto peso alla cosa e si dedicò alla consueta contabilità sul suo grottesco computer, infestato da uno strano virus per cui una gallina deponeva delle uova in giro per il desktop. Per fortuna il piccolo George sapeva sempre come aiutare la sua mamma.

Papà Pig raggiunse il suo posto di lavoro, all’ultimo piano del palazzo più alto della città. Sperava che questo vortice di prospettiva assoluta potesse momentaneamente abbandonarlo almeno al lavoro; invece, i suoi interrogativi aumentarono. Cosa c’era nei piani sottostanti? Perché non c’era mai stato? Perché non aveva mai domandato? Ma soprattutto in cosa consisteva esattamente il suo lavoro?

Raggiungere la sua scrivania, dopo aver salutato i suoi colleghi, non gli risolse questo dubbio. Il Signor Coniglio era intento a timbrare fogli senza nessun apparente senso logico, mentre la Signora Gatto si limitava a disegnare colorate forme geometriche elementari e a stamparle a più non posso.

Dietro le sue spalle, Papà Pig trovò la lavagna, suo prezioso strumento di lavoro. Conteneva i calcoli del giorno precedente e cercò di trovarvi un senso. Algebra elementare del primo liceo faceva capolino insieme a qualche sparuta tabellina e a complicatissime espressioni, come 1 + 1 = 2.

A quel punto la verità gli si parò di fronte in maniera ineluttabile: quel mondo era stato disegnato da un creatore alquanto illogico e volubile e loro, i suoi abitanti, non erano che pedine manovrate distrattamente, svogliatamente, capricciosamente. Quale forma può avere questo creatore? Perché privare di ogni individualità alle proprie creature non solo negando il concetto di nome proprio, ma addirittura facendo assolvere questa funzione a un nome comune?

L’affiorare di un tenue ricordo ordinò a Papà Pig capì di ribellarsi. Si alzò in piedi e con calma, seppur con voce stentorea, disse: “Il mio nome è Algernon Anderson”.


Postfazione

Cosa posso dire dopo una perla del genere, ricca di citazioni e richiami culturali e pop? Cosa sono io? Come faccio a scrivere su questa tastiera di marzapane3 con i miei zoccoli da artiodattilo? Qualcuno, forse l’Assistente42 ha scritto di me che scrivevo di quello che scriveva lui4?
Solo nella seconda parte ne potremo sapere di piú!


  1. Al lettore capire se questo abbia senso. 
  2. Ovviamente. 
  3. O pasta reale? 
  4. C’è stata anche una citazione involontaria che mi ha fatto temere che anche lui scriva quello che qualcuno vuole che lui scriva e cioè di me che scrivevo di quello che scriveva lui. 
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