Ricorrenza

Io lo so che giorno c’è stato in questo periodo.

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Voi forse no.


Tutto ciò che dovrei dire non lo dico.

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Chiudo gli occhi

Che dire.
Ogni tanto è bello chiudere gli occhi e lasciare scorrere il mondo.

Ahoy!

Castello in aria e dipinto a cura di Sengrino.

Chiudo gli occhi. Il mondo intorno a me scompare. Evapora dolcemente lasciando un’eco lontana che sfuma sempre piú. Ora c’è posto per altro.

C’è un niente, costruttivo, da elaborare e desiderare.

Come funghi spuntano le prime idee, impressioni rapide che scolpiscono il mondo, e la mia mente, subito sostituite da altre.

Le onde del mare spostano la sabbia, la tavola rimane intonsa, anche se già milioni di immagini l’hanno segnata in maniera indelebile.

Queste figure non sono altro che le fondamenta del mio castello. Le basi dei miei desideri che ancora non hanno forma. A questo punto ancora non so cosa voglio. È strano questo, perché una parte di me credo sappia già cosa desidera mentre la parte piú cosciente, quella che ha dato il via libera all’incoscienza non lo sa ancora.

La mia mente si fa guidare dalla mia…

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La maschera

Il ritmo ossessivo dei tamburi perforava i timpani di Davide. Solo, nel bosco, correva come se avesse il demonio alle spalle.
Lo aveva.
Il cuore martellava violento, sincronizzandosi con l’isterico rombo dei tamburi ricavati da persone ancora vive. Sapeva questo particolare perché lo aveva visto. Aveva visto quei corpi lacerati, scuoiati vivi che imploravano pietà, con il sangue agli occhi, senza denti, in catene.
Aveva visto i tamburi rimbombare, per un poco, non sapeva come, li aveva suonati anche lui. Qualcosa si era impossessato dei suoi pensieri, troppo poco per farlo perdere, abbastanza per condannare la sua anima.
Ed ora fuggiva, scappava dai demoni, scappava dai mostri che si lasciava alle spalle e trovava sempre davanti… ovunque corresse sentiva sempre la musica nell’aria, quell’orribile, alienante musica. Talmente brutta e straniante da diventare ipnotica, da non poterlo abbandonare piú nonostante tutti i suoi innumerevoli, vani tentativi.
Arrivato di fronte ad un albero si aggrappò al tronco e, sorridendo, iniziò a battere la fronte con violenza contro la corteccia. Sorridendo, sorridendo vedendo il sangue macchiare la pianta, sorridendo sentendo la pelle rompersi e la carne aprirsi.
Sorrideva. Ma la musica era ancora lí. I demoni erano ancora lí.
Lui era ancora lí.
Con uno scossone si rimise in movimento, forse se fosse riuscito a correre piú rapidamente, avrebbe potuto dimenticarsi, si sarebbe superato e cosí non l’avrebbero potuto raggiungere. Non aveva senso, lo sapeva. Niente aveva piú senso a questo punto. Il bosco era diventata una foresta, gli alberelli erano sequoie e la vegetazione lo rallentava. Incespicava su radici affioranti e ossa umane. Tibie e coste, teschi e femori, spolpati, puliti a morsi e con la lingua. Sentiva il sapore della carne cruda sulle labbra, sul palato, nello stomaco. Il pensiero lo faceva stare male, voleva vomitare ma non poteva fermarsi, non poteva arrendersi ora, non adesso che quell’orribile mostro con la faccia bianca ed il lungo naso adunco stava saltellandogli di fronte, con quella specie di radice secca in mano.
Davide non aveva mai visto nulla di piú ripugnante di quella radice. Era una specie di scettro di potere e malvagità. Era un’arma contro tutta l’umanità, un grilletto che attivava qualcosa nel cervello. L’interruttore che ora gli sporgeva dalla fronte, dove aveva colpito l’albero… pulsava, lo tastò con una mano e il mondo scomparve.
Dissolto nel nero riusciva finalmente a respirare, i battiti del cuore si erano calmati, la scarica adrenalinica si era esaurito, ma lui non si sentiva spossato.
Era calmo, sereno.
Poi vide un bagliore in lontananza, ci si diresse, mosso da un’innaturale curiosità. Era uno specchio. Liscio perfetto, sospeso nel nulla, in mezzo al nulla piú assoluto. In mezzo al niente.
Lo specchio e lui. Nient’altro.
Chiudendo gli occhi si posizionò di fronte a quella superficie riflettente per poi riaprirli all’improvviso.
La faccia mostruosa, bianca, con il naso adunco, oscenamente lungo, lo fissava dai suoi stessi occhi coperti dalla maschera.
Allora Davide urlò. Urlò tutto il suo dolore, Urlò tutta la sua paura, tutta la sua disperazione.
Urlò di gioia.
Urlò di nuovo di dolore quando, afferratosi la maschera con entrambi le mani se la staccò, portandosi via metà del volto.
Urlò disperato. Di gioia disperata quando capí che in mano reggeva la sua faccia, con la barba bionda e gli occhi azzurri, e sul suo volto c’era una maschera bianca, come di cartapesta con delle fessure per occhi ed un adunco naso troppo lungo per essere umano.
Continuò ad urlare mentre ballava, forsennato, godendosi la sua oscena malvagità, gioendo per il mostro che era diventato.
Che era sempre stato.

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Esistenze coerenti e dubbi

Scrivo ora una cosa che forse ho già scritto e che qualcuno ha sicuramente scritto prima e meglio di me.
Sono solo dei dubbi notturni, credo da non prendere troppo sul serio1.
Il tema in questione è l’esistenza.
Come possiamo dire che esistiamo e come possiamo dire che siamo ciò che siamo?
Esistiamo in assoluto, e proprio nel modo in cui esistiamo ora, oppure solo in relazione a ciò che ci circonda?
Come posso dirmi simpatico o antipatico oppure bello o brutto, per esempio, senza un ritorno esterno che mi faccia capire come sono realmente?
Quanto sono io, quanto sono io per gli altri e quanto sono io per gli altri secondo me?
Posso dire come sono stato in passato, analizzando la mia storia personale, ma non per questo posso dire come sono adesso o come sarò in futuro.
Ha senso porsi, e porre queste domande?
Le risposte saranno falsate da noi prima che da chi ci osserva?
Piú banalmente, cos’è la realtà?


  1. Fra un giorno, un’ora, una settimana, potrei non avere piú alcun dubbio, dopotutto. 
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Premio, misterioso premio

Dopo aver riflettuto un poco ho capito cosa potevo usare come premio per l’ultimo Ysingrinus d’Autore testé conclusosi. Ma prima di continuare devo fare una doverosa precisazione.
Con gli anni ho notato che il volgo ha problemi a relazionarsi con me. Mi rendo conto che l’idea di interfacciarsi con un Faraone sia un problema. D’altronde anche io se fossi come voi non avrei il coraggio a parlare con me, come fate voi.
Quindi d’ora in avanti mi nomino anche Grande Satrapo d’Oriente e Occidente e delle Indie, per venire incontro ai vostri infimi problemi.


Parlando del premio invece ho deciso che dovevo premiare anche me1, quindi ho contattato due importantissime persone per avere un’anteprima di un loro lavoro musicale. Anteprima che mi sono potuto fregiare di inoltrare ad Un Artista Minimalista già vincitore del conclusosi concorso, con la promessa di mantenere il segreto finché quest’imponente lavoro non vedrà la luce.
Mi dovrei dispiace per tutti voi altri che avete perso o non partecipato, ma in realtà non lo faccio.
Cosí imparate.


Al solito, se vuole bullarsi con gli amici:

Quinto Ysingrinus d'autore 2014/2015 - sezione saggistica

Quinto Ysingrinus d’autore 2016/2017 – sezione saggistica

Tutti i concorsi con relativi premi, passati e futuri sono visibili qui: alla pagina Concorsi.

Codice da copiare per avere la foto ed inserirla dove piú aggrada

Quinto Ysingrinus d'autore 2016/2017 - sezione saggistica


  1. Non sono forse il Grande Satrapo d’Oriente e Occidente e delle Indie, oltre che un Faraone? 
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Premiazione del concorso Ysingrinus d’Autore quinta edizione 2016/2017 – sezione saggistica!

Oggi è giunto il giorno! Il concorso è conchiuso perché ho deciso che era passato molto, troppo tempo.
Avrei voluto chiamare questo articolo «Ultimo ma per questo ultimo»1 ma per seguire la coerenza che non mi contraddistingue degli altri articoli non ho potuto farlo.
Ho deciso, dato il poco interesse, specialmente mio, ed il molto tempo che mi occupa pensare, rileggere e poi decidere cosa fare, non vale la candela della mia pigrizia.
Detto ciò non intendo assolutamente sminuire gli sciocchi perditempi che hanno deciso di sprecare preziosa elettricità per gonfiare il proprio, misero ego da quattro soldi2!

Quindi quello che farò adesso sarà elencare i partecipanti con i propri sforzi commentantoli. Ricordando che il termine del concorso era quello di scrivere un aforisma che potesse richiamare quelli che scrivo io, cioè assolutamente brutto, ma con quella pretenziosa saccenza che vorrebbe far credere che si scrive un aforisma brutto perché si vuole stigmatizzare l’aforismamento brutto mentre si sta, effettivamente, scrivendo soltanto un aforisma brutto. Quindi con l’aggravante dell’intento umoristico mal riuscito3.

Ed ecco i partecipanti, assolutamente non in modo cronologico. Potrei stare omettendo qualcuno perché il disordine con cui ho tenuto le cose hanno reso complicato il reperimento di tutti gli articoli, non molti in verità, in caso me lo si può far notare e chissà, la premiazione potrebbe anche venire consegnata all’elemento perduto: proprio come un concorso pubblico!

Giomag59 ci propone ben due aforismi politici pubblicati direttamente come risposta, quindi nessun articolo di riferimento (niente link quindi): «Aspettavamo l’alba di un futuro radioso,
e non ci siamo accorti del negrone col randello nodoso» e «Odiava così tanto le canne
che andava a pesca a mani nude».

È poi stata la volta di Rachel col suo crossovers sempre presente nei miei infimi concorsi.

Conte Gracula non ha scritto un articolo e quindi riporto direttamente il suo aforisma videoludico: «La morale è sempre quella, fai gli zombiconlUmbrella!» che ricorda le infanzie merendinose di molti di noi, aggiungendo poi «Quant’è bella giovinezza che si fugge in funivia, chi vuol esser geco sia, anche la morte può morire».

Partecipo anche io con «Non vi è cosa piú brutta di un aforisma brutto».

Ma poi è la volta di Un Artista Minimalista che mi aveva invitato a partecipare con l’aforisma con cui ho partecipato, scritto però da lui. Ha però poi aggiunto «Non vi è bruttezza maggiore di quella che si può riscontrare nell’ambito di un aforisma dotato di grande bruttezza». Spiegando poi anche i vari motivi per cui è brutto, mostrando le varie sezioni dell’aforisma degno di orrore.

È stata poi la volta di flampur che non ha un blog qui quindi non so linkaro, con «Se un uomo per un attimo, potesse capire tutto, non ci capirebbe niente».

Gianni scrive «più partecipo, più perdo e perdendo mi rendo partecipe senza vittoria».

Ali di velluto con la sua elegante matita nipponica mi regala un aforisma con tanto di disegno. Complimenti a lui!


Prima di rivelare il nome del vincitore e preannunciare che il premio ancora non è stato realizzato né tanto meno immaginato, vorrei sottolineare che, escluso il vincitore, gli altri partecipanti sono tutti ultimi a pari merito, ma non è difetto: è carattere. Sino ad ora non mi sembra che ci siano stati vincitori ripetuti, il che vuol dire o che tutti sono ultimi o che effettivamente partecipano molte poche persone ai miei concorsi. L’idea è che chi non partecipa, o non ha mai partecipato, sia ancora piú ultimo degli ultimi. Incredibile!

Il vincitore del concorso valevole per il titolo di Ysingrinus d’Autore quinta edizione 2016/2017 – sezione saggistica è dunque Un Artista Minimalista4!
Onore e plausi al vincitore. Intanto che penso quale potrà essere il premio.
Ricordo a proposito che il premio potrebbe anche non arrivare mai. Lo dico perché sono estremamente retto ed onesto.
La vita è cosí: solo chi vince vince5.


  1. Cercherò di adoperare in qualche modo questo possibile titolo per un impossibile articolo. 
  2. Ci mancherebbe altro! 
  3. Spregioso chi li scrive! 
  4. Fa man bassa di premi lui6
  5. Eh! 
  6. In realtà avrei dovuto vincere io perché è assurdo che io partecipo, scelgo i vincitori e non scelgo me!! 
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Verità non spesso ascoltata

«Nel regno degli orbi un cieco è orbo due volte.»

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Un altro pensiero

A mente piú fresca ho deciso di cimentarmi nuovamente su questa mia fugace ed eterea passione.
Si può tranquillamente dimenticare il precedente articolo che non cancello solo per completezza.
Spiegazioni non ne verranno date.


Il terrore dei vermi
Di fronte al mare dorato
Si esercita alla guerra.

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Un pensiero

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La corsa degli astri nello spazio infinito si prese gioco
della risata dei bambini, incurante di quello che sarebbe accaduto,
se non quando finalmente fu costretta ad arrestarsi.
Il bacio dell’amata poté scacciare le nubi temporalesche illudendo
lo sciocco che sempre sarebbe stata primavera.
Ma l’inverno invece tornò, con le sue nuvole gonfie, cariche di saette
e lampi che, infine, incenerirono ogni arbusto.
Lí dove una volta c’era stata un’intricata e complessa foresta, ora non rimase
che arida terra brulla, un deserto.

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La strega del concorso

Il tempo passa e non sempre ce ne rendiamo conto.
Piú di un anno fa, ho indetto un concorso, forse l’ultimo concorso del blog, e me ne ero completamente dimenticato.
Da questa data ad una settimana quindi chiuderò definitivamente questo concorso. Chi avrà partecipato avrà partecipato e chi non ha partecipato non potrà partecipare.


Coincidentalmente piú o meno in quel periodo avevo fatto uno scarabocchio bevendo una sera in un paio di pub con un amico.
Il soggetto di quello scarabocchio ho deciso che deve diventare la madrina di questo concorso e quindi propongo non solo la versione scarabocchiata a mano, ma anche quella pasticciata al computer. Male.
Gioite perché con questo si finisce!

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