Dydimus Chakra: tutti i segreti dello ScrotFit

Quella che state per leggere vuole solo essere una guida introduttiva, sufficiente ma non completa, di un argomento che mi sta molto a cuore.

Perché dico che non è completa? Perché il tema è tanto vasto che non è possibile raccogliere in un singolo articolo tutto ciò che deve essere scritto, spiegandolo minuziosamente come intendo fare.
Allora perché sostengo che è sufficiente? È presto detto: al termine di questo articolo il lettore potrà padroneggiare i concetti chiave, nonché alcune noziosi di base, per incamminarsi su questo percorso di sacrifici e gioie. Inoltre saprà cosa e dove cercare per ottenere i risultati che si è prefissato.
Va bene, ora che so che ci sarà altro, dove potrò leggere gli articoli approfonditi? Sempre qui naturalmente! Per ora con frequenza aperiodica, in futuro chissà, scriverò approfondimenti, digressioni e guide pratiche su ogni argomento trattato, menando per mano il lettore piú svogliato e quello piú diligente.
Una volta letto tutto, cosa devo fare quindi? Esercitarti, esercitarti ed esercitarti. Niente vale come la buona pratica; il modo migliore per imparare è provare a mettere in atto quello che si è studiato.
Dopo tanti sforzi ancora non riesco a ottenere risultati, come posso fare? Prova a contattarmi con un messaggio di posta elettronica (il cui indirizzo puoi trovare qui, specificando il problema che hai riscontrato ed io cercherò di aiutarti personalmente, magari scrivendone addirittura un articolo sul blog.


introduzione

Mi sembra giusto arricchire questo scritto con la mia esperienza personale, per far vedere come tutto può cambiare da un momento all’altro, non si sa mai cosa ha in serbo per noi il mondo del wellness!
Qualche mese fa ho deciso di dare una svolta alla mia già importante vita, decidendo di divenire un luminare del fitness, cosí per fare questo mi sono rivolto al migliore nel settore per insegnargli la sua scienza.
Quali scoperte ho fatto in questo modo! Quali prodigi!
Un paradigma completamente rinnovato, ben radicato nella cultura millenaria del wellness ma che per diversi motivi ignorato e dimenticato!
Nell’ambiente si faceva un gran parlare di Plinio Kevin Spirotti, un guru del fitness sulla cresta dell’onda. Quando l’ho conosciuto subito ho capito che parlare di guru è riduttivo perché tutto ciò che si sa sul fitness è assolutamente nulla rispetto a quello che lo Spirotti può insegnare. Lui è il primo in Italia a occuparsi, con gli adeguati titoli del fitness scrotale, lo scrotal fitness, centro nodale di tutto il benessere psicofisico di ogni uomo. Si è preparato a Vilnius, presso il grande luminare Argo Port, pioniere della materia, colui che ha riscoperto questo antico insegnamento formandosi presso una tribú semidimenticata di aborigeni australiani1.
In ogni caso, gli insegnamenti dello Spirotti mi hanno cambiato la vita nel primo mese di vita perché, non concentrandomi sugli aspetti sbagliati mi sono potuto dedicare anima e scroto a tutto ciò che è importante: se non si perde tempo i risultati sono eclatanti! Tutto verte attorno al sacco scrotale, allenare lo scroto di conseguenza porta ad allenare tutto il corpo, facendo sí che l’allenamento classico sia semplicemente accessorio. Inoltre gli studi piú recenti dimostrano come con queste tecniche si eliminino i problemi cardiocircolatori, l’osteoporosi, la gotta e una miriade di altre malattie degenerative. Di fatto se lo scrotal fitness fosse un liquido, potremmo allora parlare di elisir di eterna giovinezza!

Concetti chiave

Di seguito elencherò le basi della disciplina con una breve quanto stringata spiegazione per consentire al lettore di cimentarsi il piú presto possibile: prima si inizia, meglio è. Questo sport può essere praticato ad ogni età.

  • Massaggio preparatorio: Inumidite delicatamente le punta della dita e iniziate a passarle circolarmente nella parte alta, quella posto subito al di sotto dell’asta. Dedicate a questa operazione almeno due minuti. Successivamente prendete un cucchiaino da zucchero di olio di mandorle, siate ben certi di avere le mani ben unte e iniziate a soppeare il sacco con moto sussultorio pinzando delicatamente la pelle per eliminare aderenze e donare vitalità all’epidermide. 5 minuti saranno sufficienti.
    In capo ad un mese avrete dei testicoli gonfi e tonici, segno evidente di salute. Non temete per possibili dolori iniziali, imparerete velocemente, senza bisogno di un aiuto esterno, che certamente sarebbe piacevole perché il wellness è un mondo di condivisione ed allenarsi assieme è piú gradevole che farlo da soli, a capirvi e ad amarvi.
  • Cardiosack: iniziare e concludere la sessione di allenamento sempre con almeno 10 minuti di cardiosack per bruciare il glicogene in eccesso e irrorare maggiormente le estremità. 20 minuti di cardiosack a sessione di allenamento, se ne consigliano 3 a settimana, sciogliendo i grassi polinsaturi aiutano la respirazione e correggono la scoliosi.
  • Dynamic Grooming: ora inizia l’esercizio vero e proprio, mi raccomando prestate molta attenzione ai segnali del vostro corpo e curate la postura: ricordate che una postura corretta è piú di metà del lavoro. Prendendo il sacco tra i palmi delle mani, stringendo lievemente, mi raccomando postura e segnali, iniziate a sfregare, prima molto piano, poi via via piú veloce per un totale di 20 secondi. Ripetete la serie a seconda di quanto riportato sulla scheda stilata dal vostro personals trainers. Solitamente, quando ci si allena in coppia o in gruppi, si può discutere delle lozioni casalinghe che ogni atleta si prepara per migliroare l’elasticità della pelle. Durante il DG si vede il massimo di questi sforzi, per cui discutere di queste lozioni in tempo reale è molto consigliato. Si può confrontare il proprio scroto con quello degli altri e rapportarsi con le varie esigenze che possono sopraggiungere: un fastidioso arrossamento, un pelo incarnito, l’età avanzata… non esiste una ricetta univoca, benché ci siano delle linee guida semplici ed efficaci per ogni fascia d’età e macrosituazione.
  • Self Teabagging o Social Teabagging: la differenza tra le due tipologie, come dice il nome stesso, è solo nella modalità di allenamento, se da soli o in compagnia2, ma la procedura è identica. Consiglio per i neofiti l’utilizzo di una crema di nocciole per dare all’esercizio la giusta resistenza e compattezza. L’allenamento è semplice ma non banale: bisogna mimare il gesto della bustina da tè immersa nell’acqua calda, afferrando lo scroto tra le dita che si stringono forte attorno all’asta, fate attenzione agli altri per capire se potete concedervi un’erezione o meno perché gli sportivi sono sempre gentiluomini prima che sportivi, e con moto verticale far scendere e risalire, scendere e risalire, variando a seconda degli obiettivi frequenza e numero di ripetizioni e velocità d’esecuzione. Col Social Teabagging, al solito, potete confrontarvi e addirittura scambiarvi recirpocamente l’impugnatura, per imparare a rispettare il prossimo proprio come rispettiamo noi stessi. Attenzione però, perché l’esercizio con la presa inversa richiede maggiore concentrazione, non bisogna distrarsi mai quando ci si allena, farsi male è all’ordine del giorno nelle palestre di scarsa qualità o allenandosi a casa!
  • Doccia post allenamento: Fondamentale se si vuole considerare completo l’allenamento che, voglio ricordare, è costante e non solo limitato al momento in cui si va in palestra. Bisogna soppesare, strigliare e sciacquare bene con acqua calda e fredda per assicurate la corretta circolazione linfatica e garantire forza e potenza.
  • Dieta e alimentazione: per il momento preferisco non scrivere niente al riguardo perché è un discorso complesso. In futuro tratterò l’argomento con il tempo e lo spazio che si merita.

L’importanza di questi esercizi la si ravvisa a livello psicofisico, come detto prima; a livello sociale, perché l’atleta impara come porre il proprio scroto come si confà a uomini di classe, ben idratato, liscio come una pesca e con un vago sentore di cannella e sandalo per stuzzicare ma non infastidire; a livello spirituale, lo scrotal fitness infatti mette in comunicazione tutti i chakras del corpo perché il Dydimus Chackra è la porta nascosta di tutti gli altri ed avendo acceesso ad esso, aprendolo e liberandolo, riusciamo ad aprire e liberare tutto il nostro corpo! Non è raro in palestra vedere prestanti atleti in estasi per l’apertura dei loro chakra, aprire a loro volta i chakra dei loro compagni in un susseguiri orgonico che esplode violentemente in una calda doccia di benessere tonificante.

Storia & Personaggi notabili

Come accennato all’inizio di questo vademecum, Argo Port a contatto con quegli aborigeni australiani è riuscito a ricostruire, da quale pioniere qual è, trasponendolo in chiave scientifica, il millanrio sapere del crossfit taoista gregoriano naturista, chiave di volta di tutto il fitness moderno.
Suo allievo nonché erede è proprio il giovane trentenne Plinio Kevin Spirotti, a lui il merito di aver portato in Italia questa disciplina ed avervi integrato i recenti studi israeliani sui leggings da indossare, quelli con la scrotal window, perché lasciando respirare lo scroto, il chakra si mette in moto prima e si può ridurre l’utilizzo di prodotti anti-age di cui sicuramente però parlerò nei prossimi articoli.
Vorrei anche parlare di un argomento un po’ delicato perché sul filo della leggenda, anche se ho validi motivi per ritenerlo vero: il saggio The Dydimus Experience sembra che sia la trasposizione fedele del fantomatico e ritenuto falso dai piú, del The Dydimus Experiment, quella serie di studi condotti da Jimi Hendrixin gioventú che gli costarono l’incidente per cui decise di suonare la chitarra. D’altronde se nello ScrotFit si predilige la mano sinistra, un motivo c’è.
Come dicevo, magari non ne parlo ora ma non temete che è un discorso che mi interessa affrontare molto presto, in quanto fermo ricercatore della verità ovunque essa si trovi, qualunque essa sia!

Conclusione

Materiale per iniziare questa pratica ce n’è in abbondanza. Quello che conta è volersi mettere in gioco ed essere desiderosi di esperire la vita come non lo si è mai fatto prima, vedrete che ne guadagnerete in salute e benessere perché l’attività fisica, soprattuto per lo scroto è REALMENTE la ricetta per vivere felici e sereni3.


  1. Cfr. Io e gli aborigeni, ovvero come ho insegnato ad insegnarmi ad una tribú di sciamani asceti, storia di un passato dimenticato, Argo Port, Balta edition. 
  2. Non mi stancherò mai di dire che un allenamento in una palestra attrezzata con personale qualificato è da preferire ad un allenamento casalingo. 
  3. Esiste anche un’attività specifica per le donne di cui spero poter parlare prima o poi, il Vulvagility
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Sogni premonitori falsi

Stamattina, dopo colazione, mi sono rimesso a dormire. E questo già potrebbe essere un articolo fatto e compiuto. Degno del miglior Hemingway. Ma ben oltre mi spingo per amore dell’amore ed ecco che parlo del sogno premonitore falso che ho fatto in quel lasso di tempo di cui sopra in cui ho dormito.
Per comodità lo scrivo in maniera comoda.

Mentre sto per i fatti miei, pensando a come penso cose geniali penso una cosa geniale: un modo per prendere in giro i complottisti, solo che ho bisogno di qualcuno che mi faccia un paio di gif e diffonda lo scherzo perché al momento non ho modo di fare da me queste cose, ahinoi.
Chiamo cosí il mio amico di penna virtuale A. per raccontargli l’idea e il modo in cui mi dovrà aiutare. Lui è naturalmente entusiasta dell’idea, tanto che mentre la racconto ne trovo un’altra ancora piú clamorosa!
La prima idea è semplice e geniale, anche se ora non so come giustificarla: «la luce solare non esiste», se ci si pensa un attimo è chiaro. Probabilmente noi viviamo in un cubo sferico di alluminio lucidatissimo che riflette le nostre luci e ci fa credere che ci sia un Sole che invece se c’è sicuramente non illumina nulla; la seconda, invece è un chiaro attacco alla NASA e all’ISS che, a detta degli scienziati, gira rapidissima intorno alla Terra, piú volte al giorno, ma questo è chiaramente falso dato che neppure il Sole, che gira veramente veloce, riesce a completare un giro della Terra in un giorno!
Per la gif avevo pensato ad uno sfondo nero con al centro un paio di palpebre, direi femminili, che si chiudono e si schiudono con una terra che gira al posto degli occhi, con la scritta «SVEGLIA SVEGLIA SVEGLIA!» che lampeggia con fare convincente.


Tutto questo chiaramente non è successo, per questo è stato un sogno premonitore falso.
Però invito tutti voi che mi state leggendo, a riportare la verità sulla Terra e sul Sole, affinché ogni popolo sia libero da questa schiavitú luminare!


APPELLO ALL’UMANITÀ!!
RISPONDETE ALLA VERITÀ!!

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Ripetizioni mortali

Seguendo la seguitura che non ho seguito in seguito seguo a parlare di serie televisive. Seguitemi dunque!
Ho recentemente terminato di vedere la seconda stagione di Ash VS Evil Dead, sequel dell’iconica1 trilogia La casa, caratterizzata da un tono scanzonato misto a scene decisamente splatter e in alcuni casi di cattivo gusto. Un connubio perfetto.

La trama in breve2
L’inetto Ashley J. Williams, detto Ash, portato sullo schermo da un immenso Bruce Campbell, evoca inavvertitamente le forze del male all’inizio degli anni ’80, riuscendo in qualche modo a metterle al loro posto, regalandosi un trentennio di dolori e menomazioni. Al culmine della sua oziosa esistenza reitera l’errore che già gli costò la mano tre decenni prima e si ritrova a dover combattere contro demoni e morti viventi e vivi morti, cercando di liberarsi del maledetto Necronomicon Ex Mortis, chiaro omaggio all’opera di H. P. Lovecraft, libro parlante e fiammeggiante rilegato in pelle umana con una sobria copertina a guisa di volto sfigurato.
Questa volta però, il nostro Bruce potrà contare su un paio di amici coinvolti per caso nelle peripezie e, soprattutto, su nuovi terribili nemici.

Lo stile3
I titoli di testa, assenti, con prologo dell’episodio e schermata con sangue che cola come titoli di testa4, ci fanno subito respirare quella salubre aria degli anni che furono, quando per fare un buon horror bastava una buona idea e qualche effetto magistralmente gestito, seppure palesemente finto. Finzione però che nella serie non si percepisce: i mostri sono orrendi e grotteschi, assurdi e ridicoli5 ma in qualche modo veri. Chi ricorda i mostri della Casa originale avrà anche ben in mente la plasticosità ed il sangue palesemente finto, bene qui di sangue che sembra sangue e che schizza dappertutto ce ne è in abbondanza. La motosega di Ash non ci fa mai mancare secchiate di sangue ovunque, su ogni superficie ed ogni personaaggio. Sangue che andrà subito via dai volti e dalle mani con un fazzoletto sporco, ovviamente. A tutto questo si unisce il tono scanzonato e stupido del protagonista, un cretino lento ed ottuso neanche troppo vagamente razzista che non accetta il fatto di invecchiare e scopriamo allora che chiunque può combattere i demoni, anche facendo battute sceme mentre ci tagliano una mano.

I personaggi
No davvero non ce la faccio. Non posso fare un lavoro serio, se avete voglia guardatevela e non chiedete a me, ché io già sto facendo piú del dovuto!


Per qualche oscura ragione, una serie frizzante e dirompente come questa è stata sospesa alla terza stagione. Budget elevato e calo degli ascolti ha portato i produttori a chiudere il progetto con buona pace6 degli spettatori che non vedranno mai Ash nel futuro a combattere in un setting post-apocalittico a colpi di doppietta e motosega innestata sul braccio.
Invece, per qualche maledetto motivo ancora piú oscuro, un prodotto cosí di merda come The Walking Dead continua a perseverare. Un prodotto cosí brutto che gli stessi attori chiedono di venire fatti fuori per non dover piú recitare in un tale spreco di vita. TWD vorrebbe criticare bla bla bla, non ci casco di nuovo a fare una scheda, ma l’unica cosa che riesce a fare è annoiare7 e questo, per l’arte è la colpa maggiiore che possa esserci. L’arte può essere piacevole o spiacevole, sensata o insensata, di buono o cattivo gusto, ma non può annoiare. Se annoia non ha fatto quello che doveva fare.


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Suggerisco anche il remake del primo film che ho giudicato molto fedele all’originale.
Avrei inoltre dovuto parlare delle scene importanti del film che vengono richiamate, non tramite flashback ma proprio rivissute, nel telefilm, ma credo che la cosa migliore sia toccare con mano e se nel farlo la si dovesse perdere… beh o si mette una motosega o magari ricresce, chissà!


  1. Iconica?! 
  2. Sembra quasi che faccia una recensione ordinata e sensata. 
  3. E insisto! Cfr. nota 2. 
  4. Che cosa ho scritto?? 
  5. Credo che Raimi abbia un feticcio particolare: i protagonisti dei suoi film devono ricevere ogni sorta di liquido in bocca. Si eccita cosí. Questo discorso vale anche se Raimi non è il regista della serie, sia ben chiaro. 
  6. Cazzate. Rosichiamo tutti. 
  7. E sfido io, sempre la stessa storia di stagione in stagione, con gli stessi personaggi e gli stessi colpi di scena, sembra di vedere sempre un remake della stagione due o tre, sempre le stesse maledette cose allo stesso maledetto modo. 
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Problemi di pesca

È giunto per me il tempo di rivelare una mia particolarità. So che per molti non mi renderà onore quello che sto per dire ma, spinto dalle affermazioni del buon Gintoki devo dire anch’io la mia. Anche se, ripeto, questo mi farà sembrare spregevole ai piú.
Terminata l’introduzione1 lascio la parola alle parole2.


Ormai dieci anni fa ho avuto uno spiacevole incidente di pesca montana: stavamo, i miei compagni di pesca ed io, inseguendo una balena dolomitica fin dall’Aspromonte, una caccia serrata e sfiancante, un confronto tra cervelli, una sfida tra primati e cetacei senza esclusione di colpi, senza pietà. Era in gioco la nostra vita, la nostra affermazione di potenza e di diritto ad esistere: quella balenottera aveva compiuto già numerose razzie, sembrava impossibile catturarla e la fauna locale ne stava risentendo già, cosí come l’allevamento del bestiame.
Bisognava fare qualcosa ed allora chiamarono noi. Eravamo una squadra specializzata in queste situazioni: grandi prede, selvagge, intelligenti e spietate3.
Armati di tutto punto, ma soprattutto della nostra competenza ed astuzia la caccia ha cosí avuto inizio.
Tra trappole ed inganni siamo riusciti a resistere e a portare l’animale nel suo luogo d’origine, dove si sarebbe sentito piú al sicuro e dove finalmente avrebbe potuto abbassare la guardia. Finalmente messa alle strette, la balenottera ha deciso di scontrarmi direttamente, cosí ho preso il mio rampone da ghiaccio, mi sono liberato dal giaccone di pelle di foca albina ed è iniziata la danza: schivate, colpi e fendenti, canti ed urla, con le montagne che osservavano silnziose il macabro rito della della natura che schiaccia la vita per la vita, assetate di sangue.
Poi, all’improvviso, un colpo di coda, uno spruzzo violentissimo, scompare, mimetizzata tra le nevi compare alle mie spalle, mi butto di lato, scarto un paio di fendenti caudali, un affondo di pinna e poi il disastro, un compagno di pesca mi colpisce preso dal panico, il suo rampone da ghiaccio mi taglia di netto il sacco scrotale e cado a terra priva di sensi, la neve beve il mio sangue, tingendosi di cremisi.
Mi sono svegliato in ospedale, ad Orbassano, sulla costa, vicino al mercato delle balene, con l’odore dell’ambra grigia nelle narici.
Ma questa è un’altra storia4.


  1. Scrivo quello che sto scrivendo cosí da poter aiutare anche il lettore meno attento. 
  2. Vuole essere un gioco di parole ma è anche la verità. 
  3. Spielberg richiese la nostra consulenza per Jurassic Park. Ovviamente adattò la nostra consulenza per non far vincere gli umani sui velociraptors, sennò non ci sarebbe stato il films. 
  4. Come direbbe anche Fëdor Michajlovič Dostoevskij 
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Verbosità

Considerati oramai inutili e sorpassati i verbi, decido di cimentarmi nella scrittura di un racconto molto breve, concepito in tempo reale mentre scrivo, senza preparazione dunque, liberato dall’orpello del verbo esplicitamente manifesto.


La fame

Un salto nel vuoto, nel precipizio profondo della disperazione piú nera. Un giovane angosciato stanco di tutto anche il giorno del suo compleanno. Forse non in quel giorno, forse un giorno qualunque ma tanto ormai solo la morte benefica per la sua inutile vita: un giorno come un altro.
Il sangue, sí, questo e niente altro.
Una corsa frenetica alla ricerca di una preda per il proprio dolore una corsa per la sua fame la sua sete la sua disperazione. Impossibili denti su gracili ossa, rosso liquido lungo la gola urla atroci nell’aria prima dell’agognato oblio. Uno sparo un’esplosione e poi niente solo il nero prima del nulla.
Attonito, con la pistola ancora calda, il giovane, con una fame inspiegabile…


Questo è quello che è. Se non vi piace io non ci posso fare niente.

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Labirintiche geometrie

Ultimamente mi accade una cosa particolare ma a suo modo interessante: dormendo in una stanza, in un letto, in cui ho dormito per tanto tempo, ma con disposizioni differenti, mi sveglio nel cuore della notte completamente disorientato: mi mancano i punti di riferimento, il muro non è alla mia destra ma dietro la mia testa, dove sono finito? Cos’è quell’ombra minacciosa che risplende nel buio piú assoluto?


Dormendo

Mi agito nel sonno, scalciando via le coperte e le lenzuola. Mi sento soffocare, il corpo è madido di sudore e mi formicolano gli arti.
Provo ad alzarmi ma non ce la faccio, mi gira la testa, troppo per poter fare qualsiasi movimento.
La testa sprofonda nel cuscino, sono finito in un vortice concentrico di buio ed oscurità. Lampi maligni di terrore mi trafiggono gli occhi e penetrano nel cervello. Voglio urlare ma non ce la faccio, la gola è muta, la lingua uno straccio umido e rigido. Soffocherò nell’ombra, schiacciato da una pressione impossibile e nessuno se ne potrà accorgere.
Allungo disperatamente le braccia sperando di sbattere le nocche contro la sicura certezza delle pareti ma colpisco il vuoto, ruoto a fatica la testa e non c’è niente. Prima c’era un muro e ora c’è il vuoto. Provo a muovere il braccio ma non ho piú le braccia! Sento il nulla che avanza sulla mia pelle, mi accarezza, mi sfiora, mi abbraccia e poi niente, scompaio. Lentamente. Un centimetro alla volta, mi perdo nell’oscurità, svanisco nel buio.
Precipito.

***

Una volta assorbito dal nulla ho iniziato a cadere in un labirinto verticale da cui è impossibile uscire. Le grida prima strozzate ora mi assordano, sento tutti le urla della mia vita, tutte quelle che non sono riuscito a lanciare prima. Un boato mostruoso mi colpisce le orecchie che iniziano a sanguinare. La testa mi esplode ma non smetto di sentire e di soffrire. L’incubo continua ancora e ancora, non c’è speranza per me!
Affondo nel letto, le lenzuola mi avvolgono e intrappolano, chiedo aiuto ma nessuno risponde ai miei richiami, poi un’ombra avanza verso di me. È una creatura bestiale, grandi ali membranose e artigli possenti su esili arti. Con un balzo mi è sopra, mi comprime e mi schiaccia, colpendomi al volto e stringendo le sue oscene zampe sul mio collo strozzandomi finché sento le mie forze venire meno.
Morto. Sono morto e nessuno può farci niente.


Neanche rileggo, perché la pigrizia è forte in me. Quel che è venuto è venuto. Se non vi sarà piaciuto nessuno potrà essere biasimato se non voi stessi. Indietro non si torna. I periodi lunghi sono per i perdenti, ho deciso.
Niente sarà come non sarà.

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Distopiche ucronie

Mi sia perdonato il trucco del titolo potente per attirare l’attenzione ma quest’articolo merita tutta l’attenzione possibile, ed ancora qualcosa di piú.
Cosa rende tanto speciale proprio questo articolo? È presto detto: è un racconto del sempre ottimo Assistente42 che io, affettuosamente, ho appena deciso che da sempre lo chiamo Eratostane lo smargiasso, quindi potrei anche abbreviarlo con ElS d’ora in poi.
Molti si ricorderanno di lui perché è un centauro, oppure perché è un ganzo in grado di far percepire il suo tocco speciale su ogni cosa con cui interagisce.
Quale che sia il motivo per cui lo conoscete e lo stimate, vorrei farvi notare come noi tutti siamo abituati alla sua saggistica, pungente e precisa, tagliente ed accurata, grazie ad una mentalità che farebbe arrossire il piú gelido e freddo dei superconduttori1 che, però nella narrativa crea dei risultati sorprendenti.
Con uno stile vagamente rétro, la storia che accingiamo a leggere ci conduce per mano a sondare gli abissi della coscienza come prima di lui hanno già fatto Dick, Ellison o Gibson, portandoci a chiedere chi siamo realmente.
Parlavo dello stile prima, bene vi invito a fare attenzione a non farvi ingannare, perché non è solo un semplice capriccio da scrittore, ovviamente2, perché quando ElS scrive, tutto ciò che scrive è funzionale e necessario, tutto è calcolato, per rapire il lettore immergendolo completamente nella parte del mondo che ci vuole fare esplorare, regalando un’esperienza tale da spezzare il fiato.


La distopia di Papà Pig

di

Assistente42

Parte I

Papà Pig era un uomo felice. Aveva la sua casetta in cima alla collina, una deliziosa e amorevole moglie maiala, due figli vivaci e affettuosi: la fastidiosa Peppa e il non troppo intelleggibile George. Quest’ultimo aspetto lo preoccupava non poco ma, sebbene Papà Pig avesse il pallino dell’eloquenza, riconosceva che il suo prosciuttino avesse solo due anni, pertanto si limitava a scrollare le sue possenti e cotennose spalle e a grugnire beffardo e benevolente come sempre.

La sua vita procedeva sempre uguale, sempre contornato dai suoi affettati, allorché un giorno, durante le abluzioni mattutine, la visione di sé allo specchio gli indusse delle riflessioni. Si accorse, infatti, che la sua immagine riflessa apparisse giusto appena delineata nelle sue forme essenziali. Notò che la forma della sua testa ricordasse quella di uno scroto umano. Sebbene fosse certo di non aver mai incontrato questo strano animale nella sua quotidianità, ne aveva come un latente ricordo. Non diede tanto peso a questa sensazione e continuò a osservarsi con attenzione sempre crescente e l’oscena forma della sua testa passò improvvisamente in secondo piano. Si accorse, infatti, di come tutta la sua figura apparisse delineata da tratti elementari. Il contorno della sua sagoma appariva di un rosa leggermente più saturo del resto del suo corpo, uniformemente rosa. La sua barba, segno evidente della sua virile verrità, appariva anch’essa grottesca e approssimativa; il manto di un istrice invece che il meglio di un uomo, orripilante complemento alla forma scrotale del suo enorme mento.

Pensando si trattasse di un’allucinazione o di un caso di presbiopia suina in rapida progressione, inforcò i suoi occhialetti. La realtà gli parlò in tutta la sua cruda eloquenza: anche l’ausilio alla visione sembrava disegnato nei suoi tratti essenziali e poco servì allo scopo.

A un tratto, Papà Pig ebbe un’epifania ma non volle credervi del tutto e la mise alla prova. Distolse brevemente lo sguardo dallo specchio per riprendere a fissarlo subito dopo, con un rapido movimento della testa, quasi a volerlo sorprendere. Lo specchio non si fece ingannare. Ritentò più e più volte. Voleva davvero capire come lo vedessero gli altri e si illuse per un momento di poterci riuscire fregando lo specchio, ma invano. “Queste cose succedono solo nei grandi romanzi!”, grugnì sarcarstico, e fece per andare al lavoro, cercando di ignorare questa opprimente seppur latente sensazione.

Poco prima di uscire di casa per affrontare quel mondo che gli appariva ormai stereotipato e artificialmente rassicurante, diede un bacio sul muso della moglie, ma questa lo guardò e capì subito che vi fosse qualcosa di strano. Percependo il disagio della sua rosea consorte, Papà Pig provò ad estrinsecare i suoi pensieri:

“Cara, ti sei mai chiesta se il nostro mondo sia reale o se sia invece ci sia dell’altro?”
“Sei sicuro di sentirti bene?”
“Non mi sento bene affatto. È come se avessi percepito che il nostro mondo sia governato da regole incomprensibili. Ad esempio, ricordi il tuo nome?”
“Ma certo Papà Pig. Io sono Mamma Pig”
“Ricordi l’episodio Time Capsule? I nostri bimbi a scuola hanno replicato l’esperimento che abbiamo fatto noi alla loro età, ovvero di sotterrare degli oggetti affinché i posteri potessero trovarli. Ricordi che abbiamo, a suo tempo, sotterrato un nostro video?”
“Ma questo cosa c’entra?”
“Cara, noi in quel video eravamo bambini e ci chiamavamo già Papà Pig e Mamma Pig. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in tutto questo”

Mamma Pig restò sbigottita. Pensò sul momento che suo marito fosse impazzito, eppure percepiva la parvenza di un senso nelle sue parole sebbene non riuscisse a capire esattamente dove. Non diede comunque molto peso alla cosa e si dedicò alla consueta contabilità sul suo grottesco computer, infestato da uno strano virus per cui una gallina deponeva delle uova in giro per il desktop. Per fortuna il piccolo George sapeva sempre come aiutare la sua mamma.

Papà Pig raggiunse il suo posto di lavoro, all’ultimo piano del palazzo più alto della città. Sperava che questo vortice di prospettiva assoluta potesse momentaneamente abbandonarlo almeno al lavoro; invece, i suoi interrogativi aumentarono. Cosa c’era nei piani sottostanti? Perché non c’era mai stato? Perché non aveva mai domandato? Ma soprattutto in cosa consisteva esattamente il suo lavoro?

Raggiungere la sua scrivania, dopo aver salutato i suoi colleghi, non gli risolse questo dubbio. Il Signor Coniglio era intento a timbrare fogli senza nessun apparente senso logico, mentre la Signora Gatto si limitava a disegnare colorate forme geometriche elementari e a stamparle a più non posso.

Dietro le sue spalle, Papà Pig trovò la lavagna, suo prezioso strumento di lavoro. Conteneva i calcoli del giorno precedente e cercò di trovarvi un senso. Algebra elementare del primo liceo faceva capolino insieme a qualche sparuta tabellina e a complicatissime espressioni, come 1 + 1 = 2.

A quel punto la verità gli si parò di fronte in maniera ineluttabile: quel mondo era stato disegnato da un creatore alquanto illogico e volubile e loro, i suoi abitanti, non erano che pedine manovrate distrattamente, svogliatamente, capricciosamente. Quale forma può avere questo creatore? Perché privare di ogni individualità alle proprie creature non solo negando il concetto di nome proprio, ma addirittura facendo assolvere questa funzione a un nome comune?

L’affiorare di un tenue ricordo ordinò a Papà Pig capì di ribellarsi. Si alzò in piedi e con calma, seppur con voce stentorea, disse: “Il mio nome è Algernon Anderson”.


Postfazione

Cosa posso dire dopo una perla del genere, ricca di citazioni e richiami culturali e pop? Cosa sono io? Come faccio a scrivere su questa tastiera di marzapane3 con i miei zoccoli da artiodattilo? Qualcuno, forse l’Assistente42 ha scritto di me che scrivevo di quello che scriveva lui4?
Solo nella seconda parte ne potremo sapere di piú!


  1. Al lettore capire se questo abbia senso. 
  2. Ovviamente. 
  3. O pasta reale? 
  4. C’è stata anche una citazione involontaria che mi ha fatto temere che anche lui scriva quello che qualcuno vuole che lui scriva e cioè di me che scrivevo di quello che scriveva lui. 
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Modi di dire

Per il mio portentoso progetto dell’Enciclopedia Astronomica Illustrata un disegno che spiega tante cose, tra le quali anche perché si dice «garibaldino come una faina».

Lei però non è stata ferita in battaglia.


Mi rifiuto di dare le dimensioni questa volta!

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Visioni seriali

Io non avrei voluto, ma la contingenza mi obbliga a scriverne.
Negli ultimi tempi mi sono ritrovato a vedere dei telefilms, che ai giorni nostri si chiamano serie1 che mi hanno fatto pentire di avere occhi ed orecchie.
Serie che sembrano essere piaciute a tutto il mondo, osannate ed elogiate da tutti ma che si sono rivelate, disgraziatamente per me, delle atroci sofferenze.
Procedendo per ordine sparso, elencherò e commenterò le ultime visioni che mi hanno devastato l’anima.


La Casa di Carta
Un manipolo di criminali viene reclutato da un misterioso soggetto che si fa chiamare Il professore per fare il “colpo del secolo” alla Zecca di stato spagnola. Citando apertamente Tarantino, i personaggi avranno nomi di città e non dovranno sapere niente del prossimo per non rischiare di compromettere l’operazione in alcun modo.
Le fondamenta per una serie crime ci sono tutte, peccato però gli sceneggiatori inizino a scordarsi cosa succede nelle puntate precedenti dalla seconda puntata della prima stagione; i personaggi siano di cartapesta lacera e tutta la storia si spieghi con patetici deus ex machina: il professore, cervello del gruppo, dipinto come attento pianificatore, in realtà non fa che sbagliare tutto salvo dire poi che aveva pensato ogni cosa per ribaltare la situazione. Un tipo di scrittura scorretto ed insensato che non va bene neanche per un pubblico infantile, infanti che, per via di alcune scene di sesso ed allusione varie, potrebbero non vederla per censure tipicamente televisive.
Nella nota un po’ di punti assurdi che non scrivo direttamente per evitare “spoiler2 a chi è tanto temerario, o sprovveduto da vederla lo stesso.
Mi sono rifiutato di vedere la seconda stagione.


Hill House
Non sono sicuro del nome, ma tant’è, tanto non le metto neanche nei tags.
Premetto che inizialmente questa serie televisiva mi stava piacendo, sul webz avevo pure letto che Stephen King la lodava e cosí mi ero deciso, tutto contento per le conferme visive che stavo avendo.
La storia è semplice, classica, ma con potenzialità non da poco: una casa infestata comprata da una coppia di restauratori di case che vivono rivendendo case sistemate, manifesta tutto il suo potere nefasto sulla malcapitata famiglia, la madre muore ed i figli rimangono traumatizzati in vario modo, chi diventa tossicodipedente, chi rifiuta il tutto, etc etc.
Premetto che alcune idee, che metto tra le note come prima3, non sono male ma, mentre inizialmente l’ambientazione cupa e l’interpretazione degli attori, tra cui un bambino effettivamente molto bravo, riescono a cullarti nell’orrore e nella paura, col progredire delle vicende la storia diventa noiosa, mielosa quasi, con un finale semiaperto moraleggiante. La morale di per sé non è male, ma quando è stucchevole e spezza il ritmo terrorifico che aveva creato, allora qualche problema c’è.
Ennesima nota a margine: sempre sull’internets, ho letto che questa fictions è tratta da un libro, o una serie di essi, non faccio il critico e faccio del mio pressapochismo uno stendardo, molto diverso, con finale e storia piú avvincente e migliore. Ma questi giudizi posso lasciarli solo a chi lo ha letto e sa di cosa parla. Mi vengono in mente un po’ di persone che potrebbero averlo fatto, o volerlo fare ma non mi pronuncio per vedere se capiscono che parlo di loro.
In conclusione, peccato abbiano rovinato una buona idea con bel potenziale, se avessero deciso di dare un’impostazione differente agli ultimi episodi, ora questo telefilm non sarebbe in questa lista.


The Rain
Produzione danese. Motivo per il quale avrò molte frasi corte. Gelide. Taglienti. Adatto allo stile scandinavo.
Un’apocalisse virale stermina l’umanità. Solo i protagonisti e pochi altri sembrano sopravvivere. Una misteriosa industria farmaceutica sembra coinvolta in questa virosi, ma i protagonist, figli di uno scienziato al soldo dell’azienda, non ci possono credere.
Forte, a modo suo, il contrasto tra sopravsissuti rimasti umani e quelli che si sono adattati diventando bestiali.
Misteriosi cacciatori di sopravvissuti inseguono e perseguitano i protagoniti, quasi per partito preso.
In pratica la versione europea di The Walking Dead ma senza zombie. Zombie che in realtà sono assenti anche in TWD, ma non intendo parlare di quella porcheria ora. In ogni caso un rapido appunto alla nota tre da leggere solo se è già stato vista la serie o se non interessati a vederla4.
La noia è la vera nemica dello spettatore. La noia ed i protagonisti, in grado di farti passare la voglia di vivere. Che sia questo il vero potere del virus?


13
No questo è davvero troppo, non riesco a parlarne ora, e poi non l’ho vista neanche da pooc, però ho abilmente evitato la seconda stagione, anche se penso che in questa la protagonista resusciti e si suicidi di nuovo. Ma temo che questo punto a suo favore sia solo un mio sogno infranto, motivo per il quale mi cullo nella mia ignavia, lasciandovi comunque una nota per riflettere su questa porcheria5.


Potrei parlare di altra roba, tipo The OA ma veramente non ce la faccio, a tutto c’è un limite. Per ora. Magari in futuro, anche se spero di dimenticare presto tutto quanto.


  1. Non ho capito cosa ci sia di serio in queste serie, specialmente di quelle di cui voglio parlare. 
  2. Preciso che quando scrivo spoiler non intendo alettone, anche se effettivamente potrei voler parlare anche di alettoni, ma non è questo il punto. Da qui in avanti sconsiglio la lettura a chi non ha visto niente e intende però vedere.
    – Telefoni cellulari non rilevati dalla polizia che suonano quando vogliono;
    – Tunnel sotteranei costruiti sotto la Zecca senza che nessuno lo sappia (questo però lo voglio vedere come un omaggio alla Banda Bassotti);
    – Protagonista femminile che giura non avrà mai piú una relazione amorosa con un “collega” per recente dipartita del suo precedente amante che si innamora in 5 secondi di un ragazzino facendo casino senza senso;
    – Proibizione di sapere chi è chi ma nella storia c’è un amico fraterno del professore e due componenti della banda sono padre e figlio;
    – Assoluto divieto di far sapere al mondo fuori dalla Zecca chi è chi, per poter agire indisturbati una volta fatto il colpaccio, salvo prevedere che un po’ di persone scapperanno e quindi si saprà chi è chi: da notare che quando si scopre qualcuno sembra che caschi il mondo ma dopo nessuno fa una piega;
    – Offerta di un milione di euro agli ostaggi per collaborare. A persone che lavorano alla Zecca di stato. Gli stessi ostaggi che dicono che non hanno mai lavorato cosí bene: ovvero minacciati con armi e con turni di lavoro ininterrotti per giorni;
    – Unico sfasciacarrozze in tutta Madrid;
    – Componente della banda con rarissima malattia neurodegenerativa con tremori che nessuno nota in 5 mesi di convivenza forzata;
    Mi fermo qui ma in realtà è un continuo suesseguirsi di cazzate assurde buone per chi non ha mai letto una storia di Topolino. 
  3. Qualche parola prima di scrivere il contenuto della nota per dare il tempo a chi ha l’occhio veloce, e fuori controllo, di fermarsi prima del tempo casomai non volesse leggere niente di particolareggiato.
    L’idea in questione è il paradosso spaziotemporale, per cui ho un debole, concretizzato in una protagonista bambina che vede sé stessa impiccata senza sapere che è lei ma scoprendolo solo quando muore impiccata nella casa maledetta molti anni dopo. La casa maledetta stessa che modifica il suo aspetto, sia ipnotizzando chi ci entra, sia cambiando proprio forma, è un’altra bell’idea. 
  4. Poche fredde parole per introdurre e ammonire chi sta per leggere questa nota: a vostro rischio e pericolo.
    Al limite del fastidio le situazione à la TWD con i cannibali con tutti entusiasti meno il capogruppo. Ovviamente finché non mangiano una persona. Stucchevole la soluzione smielata di questo capitolo. Ampiamente oltre il fastidio, invece, il ragazzino latore del virus, contagiatore e soluzione di ogni problema. Il cliché del capo dell’azienda che contagia apposta tutti per far vedere le potenzialità della sua arma batteriologica essendo appunto un cliché è abbastanza scontato e noioso.
    Una curiosità: una protagonista ha un apparecchio, mai modifcato per sei anni. Questo è plausibile o dovrebbe avere dei discreti problemi? 
  5. Niente grandi rivelazioni o chissà quale altra cosa, solo un appunto, appunto: l’intento potrebbe essere lodevole e sicuramente è importante parlare di bullismo e sensibilizzare, educare, i piú ed i meno giovani, ai sentimenti e all’empatia. Però questo lavoro va fatto chiaramente, non lasciando intendere che è tutta un’esagerazione della ragazzina protagonista, non colpevolizzando chi le è stato vicino ed è stato allontanato senza motivo (voglio ricordare che il protagonista si chiama Argilla e non è un soprannome), e non mescolando uno stupro con altro. Il tema è serio e trattarlo in maniera tanto leggera non è assolutamente una cosa giusta da fare, cosí facendo il messaggio è rovinato e non solo si è persa un’opportunità per raccontare una storia drammatica adatta agli adolescenti, motivo per il quale io continuo a consigliare lettura e visione di Carrie, ma si è proprio creata una pericolsa confusione, rendendo piú difficile capire i cambiamenti che i giovani, e la loro società, vive nell’adolescenza. 
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Fastidiose sensazioni

Ci sono delle volte che voglio scrivere e poi non riesco a farlo, ho questo schermo vuoto che non si riempie da solo ed allora ci provo, mi impegno, ma il risultato sarà non soddisfacente e cosí rinuncio.
Altre volte, come ora, provo a scrivere che non riesco a scrivere e per un po’ ho la sensazione di stare andando bene, di aver sbloccato un nodo ed invece mi rendo conto, come sto facendo adesso, che sto soltanto perdendo tempo.
Dovrei cancellare ma il mio umile narcisismo mi impedisce di farlo: penso che qualcuno potrebbe trovare interessante quello che scrivo perché scrivo sempre cose interessanti e cosí la mia umiltà si confondo con la boria e il mio genio con puro manierismo.
E questo mi dà fastidio. Quindi cancello. Quando cancello mi riscopro umile e quindi mi blocco. Se mi blocco è perché sono soddisfatto. Se sono soddisfatto sono incompreso.
E questo mi dà fastidio.


Potrei continuare avanti a lungo1, come ho fatto altre volte, mascherando col manierismo il mio umile genio, ma questa volta non intendo farlo, preferisco appuntare che voglio parlare di serie televisive e di arte, in due articoli separati, e affidarmi ad un aforisma del celebre Arturo Cesare Sørensen, lume nell’oscurità che attanaglia la mia stanza in questo momento.
«Il vero fastidio è quello che dà fastidio; fastidioso come solo un fastidio può essere»


  1. Potrei in realtà scrivere di altri fastidi, ma mi dà fastidio l’idea di accorpare diversi fastidi tutti insieme. 
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