Arte chiama arte ed io rispondo… non la ho!

La citazione del titolo è incomprensibile ai piú e quindi, dato che è scollegata a tutto il resto non dirò niente di piú. Chi pensa di aver capito la citazione avrà pensato di aver capito la citazione. Tutti gli altri no.
Ma non è questo l’argomento di cui voglio parlare perché onestamente è poco interessante, oltre che inutile.
Perché, vi chiederete voi, allora ne sto parlando cosí tanto e per cosí tanto?
Già, perché? Lo sapete voi? Io no. Voi neanche suppongo, altrimente non vi stareste chiedendo quello che vi starete chiedendo e che poi starete chiedendo a me a cui io non saprò dare risposta come sarà ben visibile a chiunque sia arrivato a questo punto o anche solo un po’ piú in alto dato che la non risposta già l’ho data, non dandola, prima, quando ho scritto, cito testuali parole: «Già, perché? Lo sapete voi? Io no.» a cui è seguito il discorso che voi neanche, suppongo, sapete il perché, altrimenti non vi sareste chiesti quelli che sareste chiesti prima chiedendo a me e a cui io non avrò saputo dare una risposta 1.


Tutto questo per farvi capire, casomai non l’aveste karpeto che la stradobolosa pubblicazione del Piscio ha destato l’animo sensibile ed artistico, vagamente infreddolito, se mi è concesso, di Sara, già penna importante per i contributi postumi del romanzo che ha stravolto il modo di pisciare di tutto il mondo che è stato stravolto nel modo di pisciare. Quindi una garanzia. O un recesso2.
Non so piú di cosa stia parlando, ma questo neanche voi, ne sono sicuro.
Sicuro come il siculo che alla domanda se poteva prestare cure rispose sí curo, sono il siculo sicuro che si cura e sí, cura.

Luciano, se lo conosci lo conosci.

A voi la scelta che non vi do, perché non vi meritate di scegliere. Se sceglieste, poteste scanderare e ovviamente non potete, se godere di questo capolavoro oppure no. Eccolo. È qui sopra. L’ho messo prima di farvi scegliere proprio perché voi non potevate lacalallare come ho trepicato prima.
Tutto è andato come io avevo gorettato.


Le misure non le so, non l’ho fatta io questa illustrazione, capito? Basta con questa cosa che chiedete le misure. MALATI!


  1. Le mie capacità di prevedere il passato vanno ben oltre al limite umano mai raggiunto, ma questo si spiega facilmente leggendo una parola sí ed una no di tutti i miei articoli scritti sino ad ora e poi leggendo una no ed una sí all’indietro. Lo schema è chiaro a chiunque si mantenga alla giusta distanza. Bisogna solo capire l’ordine degli articoli, capendo il primo e l’ultimo che poi saranno l’ultimo ed il primo. 
  2. Spiegherò la spiegazione di questa parola presto. 
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Successo editoriale per antonomasia

Oggi devo scrivere di una storia del passato, oggi devo scrivere del Piscio, e per questo lo farò da qui a poco. Lo farò perché dopo innumerevoli sforzi è stato deciso di rendere omogeneo il già pluripremiato capolavoro, facendone un semplice ebooks con immagini a colori!
Quando questo racconto è stato pubblicato il web ne è rimasto sconvolto. Chi lo ha letto ha iniziato a porsi domande su Luciano e su tutto il mondo che circonda questo oscuro personaggio. Ora queste domande non hanno trovato risposta, né mai potrebbero, ma il nostro scopo non è rispondere, altrimenti lo avremmo già fatto1.
Senza aggiungere altre parole, che rischierebbero di rovinare quanto già è stato detto, questa edizione, revisionata e corretta, contiene anche il materiale venuto dopo, scritto ed elaborato dai lettori ed una pregevole introduzione del famoso critico Adrian Bosco.
Portate avanti il sogno di Luciano, sdoppiatevi il cazzo!

Il Piscio – Scaricabile gratuitamente!


  1. Eppure a me sembra cosí ovvio che trovo quasi offensivo doverlo sottolineare ogni volta. 
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Il piacere di un buon libro

Quante volte abbiamo sentito le frasi sulla bellezza del leggere, della gioia che un libro può procurare o proprio del piacere derivato dal possedere una libreria vasta?
Quante volte voi tutti ignoranti al limite dell’analfabetismo1 avete riso con le vostre bocche storte ed i vostri sorrisi sgangherati2 dileggiando chi voleva insegnarvi a vivere. Ed ecco che avete detto «professoroni», «sapientoni» e via dicendo.

Ora io dovrei lasciarvi marcire nel vostro inutile humus fecale ma non sono come voi e quindi quando vi vedo languire nelle vostre nequizie decido di aiutarvi. Vi aiuto soprattutto quando non ve lo meritate, perché nella mia profonda umiltà vedo che è cosa buona e giusta farlo.


Come può un libro dare piacere? Bisognerebbe adesso fare dei distinguo sul piacere, sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale. Essendo però questi argomenti di lana caprina3 io ora mi occuperò del piacere maschile.

Per prima cosa dovete procurarvi un libro adatto al vostro scopo, con il tempo capirete quali sono quelli maggiormente si confanno ai vostri bisogni, dopodiché dovrete aprire il libro, circa a metà pagina e quivi infilarci il cazzo. Esercitando la giusta pressione sulle pagine coinvolte e muovendo il tutto dall’alto al basso (o avanti e indietro, a seconda della posizione scelta) e riportando a condizione di partenza, dopo un po’ capirete come si fa a trarre godimento da un buon libro.
A seconda dei vostri gusti potrete cercare carta piú morbida e porosa, per una sensazione piú calda ed intima, piú rigida e patinata per soddisfare i vostri feticci di gomma e lattice, pagine piú corte della vostra asta, per simulare il glande che raggiunge il vuoto dell’ampolla rettale, pagine viceversa piú grandi del vostro membro per una vagina accogliente.
C’è chi usa un segnalibro per usare il punto a cui è arrivato e riprendere cosí da dove aveva interrotto, chi invece usa i segnalibri in stoffa che si trovano nelle edizioni piú curate per stimolarsi ulteriormente nei modi piú svariati.
La presa poi può variare e da questo dipende anche la copertina rigida o in brossura, ricordate però che con una copertina rigida grande potrete esercitare una pressione maggiore con minore sforzo4 e questo se da un lato è positivo dall’altro rischia di diventare pericoloso.
Attenetevi al buon senso quindi, ma non abbiate timore di sperimentare: l’editoria ha bisogno di voi tutti!

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Altre tecniche, adatte anche all’eterno femminino, prevedono copertine morbide, o riviste, che adeguatamente arrotolate, possono entrare in recondite profondità. Il rischio qui però di perdere pezzi all’interno se la carta è troppo morbida o di tagliarsi se troppo rigida. Inoltre alcune varianti prevedono elastici per mantenere intatto il rotolo ma il rischio di perderlo dentro non è indifferente quindi in caso sarebbe meglio un cordoncino che sporge per tirare indietro il tutto.
La faccenda è spinosa e difficile per cui rinnovo il monito, questa volta piú severo.


  1. In quanto popolino è inevitabile siate analfabeti. Ma nonostante ciò vi riconosco almeno lo sforzo di cercare di imparare a leggere leggendo il mio blog, di cui non siete degni. 
  2. Sgangherati sí. 
  3. E cioè la lana che si ottiene dalle capre per questo caprina. 
  4. Mi rifiuto di spiegarvi anche le leve. 
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Limiti d’età e di tempo, ovvero di come viene percepita la realtà

Non ho l’età per non avere piú l’età.

Arturo Cesare Sørensen


C’è una questione che agita le sue ali adunche nella mia testa da tempo, una nota stonata in una cacofonica sinfonia di nei viziosi e pregiudicanti: l’età!

Dovete sapere che io ho 16 anni, anche se ormai mi avvicino a passi da gigante per i 17, eppure per qualche oscuro motivo ogni volta che in televisione parlano di giovanissimi (sic.) non intervistano mai me. E non perché sia scontroso o non presente nel luogo dove vengono svolte queste interviste1, che poi scontrosi sarete voi e tutta la vostra genía di suscettibili iracondi2!, ma perché, a quanto pare, e la finisco qui con gli incisi3, io non rientro piú nella categoria dei giovanissimi, questa volta in grassetto perché in fondo si parla di me e non di altri4.
E qual è il motivo per cui un sedicenne quasi diciasettenne non rientra piú nella categoria tanto amata dai giornalisti che intervistano persone a caso per strada5?
C’è davvero una congiura contro di me?
La spunterò mai oppure dovrò muovere guerra a tutto ciò che è buono e giusto acciocché il mondo intero sappia cosa provo io quando mi vedo sottratto lo scettro della gioventú che sacro m’appartiene?
Che sia piú giusto armarsi contro un mare di sciagure, e contrastarle finir con esse, oppure subire passivamente gli strali del tempo mai trascorso che tosto reca meco la rovina che fu degli Usher già prima di me?


Potete leggere l’articolo al contrario se volete, dall’ultima riga alla prima. Non avrà senso, ma chi sono io per privarvi dell’oscuro piacere di fare qualcosa di assolutamente inutile e stupido?


  1. Che comunque a me non la contano giusta, perché non intervistano mai me? Eh? Perché? Ci deve essere del marcio. 
  2. Ecco. 
  3. Per inciso. 
  4. Ho mentito, lo ammetto, e continuerò a farlo perché, sorpresa delle sorprese, non so essere coerente
  5. Categoria seconda sola a quella dei pensionati che non hanno nulla da dire se non inutili osservazioni inutili anche agli occhi di chi le esterna, ovviamente. 
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Come nasce un grande articolo

Come nasce un grande articolo? Questo è quello che si chiedono tutti gli aspiranti scrittori di grandi articoli.
Attenzione, non tutti sono nati per scrivere grandi articoli e non tutti, soprattutto, intendono scrivere grandi articoli. Quindi prendete questo articolo, grande già di per sé, con le dovute accortezze: non è detto che possiate emularlo e non è detto che vogliate farlo.
Ma d’altronde io credo sia giusto sapere in ogni caso.

Cosí, armato di tastiera, monitor e browsers1 mi metto a scrivere questo articolo per insegnare a scrivere articoli. Il mio editore2 pensa sia una buona idea mettermi alla prova con questo esercizio ed io ho intenzione di mostrargli di che pasta sono fatto!
Prima di tutto serve un’idea, diciamo che userò l’idea di scrivere un articolo come lo scriverei io, per insegnare come si scrivono gli articoli e, una volta decisa l’idea, bisogna capire come svilupparla.
Io credo che userò uno stile didascalico, raccontando quello che sto scrivendo come se stessi scrivendo altro, per ottenere l’effetto di due specchi posti uno di fronte all’altro: questo, o meglio una variazione del genere, è il mio stile classico. Voi che mi leggete sicuramente già lo saprete, ma io sto scrivendo per tutti, anche per chi non mi ha ancora letto prima d’ora e poi non credete che un ripasso faccia sempre bene3?
Una volta decisa l’idea, deciso lo stile, bisogna mettersi a scrivere, come scrivevo poco sopra, e per farlo vi invito a sedervi dove piú vi trovate comodi, cercando di dosare la confusione attorno a voi in modo da non privarvi della gioia di una sana distrazione ma anche di non venirne sopraffatti e poi di scrivere.
Scrivere è il modo migliore per scrivere ed ecco come io scrivo sempre i i grandi articoli che vi ho abituato a leggere.


Questo articolo doveva essere scritto e pubblicato circa 2 anni fa, forse ancora di piú. Purtroppo solo ora ho avuto tempo e voglia per farlo ma ciononostante ho fatto quello che doveva essere fatto e voi non potrete che concordare con me.
Un grande articolo non ha bisogno di essere sottolineato come tale, lo si capisce soltanto leggendolo d’altronde, non credete?

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Una breve didascalia che rimanda ad altro.


  1. Io uso Firefox o Chrome, ma voi potete adoperare quello che piú vi risulta comodo, non dovete usare per forza quello che uso io. 
  2. Cioè io. 
  3. Io ribadisco il mio punto di vista, sulla necessità di un bel ripasso di tutto ciò che pensiamo di conoscere alla perfezione, anche delle buone maniere! 
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Scolastiche osservazioni

Stamattina, portando a spasso la mia cana, sono passato davanti ad una scuola elementare-medie inferiori. Ci passo spesso davanti, è un edificio tendenzialmente triste e grigio, figlio di un’edilizia urbana triste e grigia: si badi ben che io non critico quest’edilizia completamente, anzi ne sono anche tendenzialmente affascinato, il fascino del brutto, ma non è questo l’argomento di cui voglio parlare pur parlandone al posto dell’argomento di cui vorrei parlare dando cosí l’impressione che sia questo l’argomento di cui voglio parlare pur non essendolo1.
Da questo tristo edificio, stamattina, veniva fuori un terribile stridor di note, tipiche dei bambini che stanno imparando a suonare il flauto dolce e a cantare in coro. Una persona gretta e meschina, qual io non sono, si sarebbe allontanata lamentandosi per i tremendi risultati, io però mi sono concentrato sulla melodia che era ovviamente The British Grenadiers March2 e per la mia sproposita cultura cinematografica ne ero rimasto rapito. Quale stupore allora, quando all’improvviso la musica è cambiata. Non stavamo piú nei campo di battaglia in Europa, tra il Regno Unito, la Francia e la Prussia, no, tutto era diventato piú cupo e grottesco. Al primo ascolto poteva ancora essere una melodia infantile, rassicurante, di quelle che non ti dànno la carica ma ti rasserenano, quando alcuni passaggi mi hanno aperto le orecchie. Eravamo nell’oscuria e fittizia Roma di Dario Argento, era la ninna-nanna di Profondo Rosso, e quei bambini stavano cantando questo coro alienante3, mentre un’ombra armata di coltello da macellaio mostrava uno dei rarissimi casi di thriller investigativo onesto.
Un ardito medley cinematografico e musicale per bambini di 8-9 anni, una potenza emotiva ed istruttiva che in questi tempi sembrava impossibile si è palesata proprio sotto alle mie orecchie, proprio dalla tanto vituperata Scuola Pubblica. Quell’istituzione criticata ed osteggiata per la debolezza della morale della classe insegnante e per l’incapacità di fornire contenuti validi e interessanti, per far crescere e sviluppare il senso critico dei bambini e dei ragazzi, forse non è cosí criticanda come vorrebbe la vulgata popolare, anzi!

Purtroppo tutto questo potrebbe non essere vero. Potrei aver fatto una passeggiata con la mia cana, aver sentito delle note in lontananza ed aver sognato. Potrei aver immaginato tutto questo, il sogno del sogno, i colpi di cannone, gli omicidi, i bambini che affrontano temi difficili e imparano ad imparare, il sistema educativo, la lezione di musica e cinematografia…
Potrebbe essere stato un sogno, sicuramente lo è stato ma mi trovo a citare il Banco del Mutuo Scorso e vi chiedo: «non mi svegliate, ve ne prego».


Mi rendo conto che è diventato un articolo musicale mio malgrado. Avrei voluto scrivere altro ma alla fine la musica ha preso il sopravvento su di me, sono stato trascinato dai cavalli del maestrale, nel maestrale… in volo.


  1. Chiaro, no? 
  2. Fife & Drums, chiaramente nella versione del celebre capolavoro di Stanley Kubrick di cui non faccio il nome perché mi dispiace troppo l’idea di doverlo nomare acciocché i miei lettori sappiano di cosa sto parlando. 
  3. Se questi bambini cresceranno con saldi principi sarà anche merito dei Goblin
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Una nuova alba

Chi mi legge da qualche anno dovrebbe ricordare l’antico sodalizio che si era andato formando con Kalosf, brillante fotografo di iPhone1. Sodalizio che si è dovuto interrompere non tanto perché io ho quasi interrotto le pubblicazioni sul blog, ma perché lui è andato via da WordPress.
Ognuno ha i propri tempi ed i propri modi. Quelli di Kalosf sono stati questi ed io non sono nessuno per criticarli, tanto piú che non mi sono comportato in maniera molto differente, anzi2.
Ma se c’è una cosa che mi contraddistingue oltre all’incoerenza, la delusione, il fallimento e la caparbietà3, è la caparbietà. Cosí non mi sono arreso e sono andato a cercarlo in giro per i socials networks4, trovandolo.
Ovviamente l’arte non si può fermare con l’abbandono di una piattaforma e cosí scopro che il nostro Kalosf continua a fare le sue foto. I suoi particolari, i suoi paesaggi, la sua ricerca della luce5 sono sempre i suoi, quelli che noi abbiamo imparato a conoscere, come ho spiegato nella nota a pié di pagina che non spiega niente. Inevitabile quindi la mia richiesta di poter riprodurre una sua fotografia come facevo un tempo e, fortunatamente, la sua stima immeritata nei miei confronti non è passata e mi ha dato letteralmente carta bianca, rendendo quindi inevitabile anche il mio seguente pastrocchio.
Armato di pastelli ad olio e carta ho preso la sua foto e ho provato a riprodurla esattamente come facevo qualche anno fa. Purtroppo la mano l’ho persa, quella che ho avuto, e il risultato è quel che è, ma almeno non avrò la foto da condividere direttamente per fare il confronto con il mio ysipitto e scusatemi se è poco!


Questo è quanto, Sandro è qui. La foto, se la volete vedere, dovete cercarla!


Per voi fissati metto le solite specifiche: pastelli a olio su carta, 27×17,5 cm.


  1. Lui non si riteneva all’epoca, suppongo neanche ora, fotografo. Diceva anzi che fotografare con l’iPhone sia una cosa completamente differente dalla fotografia canonica. Io sono ignorante e zappo la vigna. 
  2. Tutto questo solo per scrivere una cosa inutile per far credere che scriva cose utili pur scrivendo cose inutili. 
  3. Cosa? 
  4. Non è la prima persona che trovo in questa maniera, potrei fare dei nomi ma la loro identità è segreta e sotto protezione. 
  5. Chi lo ha conosciuto sa cosa dico. 
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Ysingrinus viaggiante, o degli autogrill

Come ormai molti di voi sapranno, il tema segreto del mio blog è l’umiltà e proprio per questo scrivo questo magnifico articolo, per sottolineare la mia inaudità grandezza d’animo mentre interagisco col volgo che affolla le nostre autostrade1.
A circa un terzo della distanza dalla mia partenza alla mia destinazione2 ho fatto una sosta per sgranchiarmi le gambe ed espletare delle semplici funzioni corporee: mi sono recato alla toilette per uomini e, trovato un orinatoio confacentesi ai miei gusti mi sono ricoperto d’onore non macchiandomi d’orgoglio.
Proprio durante la fine del rituale mittorio, cioè la chiusura dei paramenti sacri, entra una donna. Subito cerco di avvisarla che quello spazio è adibito agli uomini per evitare sconvenienti incontri ma lei non mi considera, non mi vede proprio. Osservandola piú attentamente noto che indossa dei guanti di gomma ed ha in mano un secchio, capisco quindi che non è lí per caso o errore, ma perché deve pulire i sanitari. Ignorandomi si appresta alle sue operazioni ed allora, completate tutte le operazioni, esco dall’autogrill per riprendere il viaggio.

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Intermezzo arboricolo.

A circa due terzi del viaggio precedente, decido di ripetere l’operazione svolta poche ore prima e, scegliendo casualmente, l’orinatoio, lo scopro ricoperto di sangue. Con nonchalance allora ho tirato fuori il cazzo ed ho pisciato, come se nulla fosse, perché il cazzo mio non arretra davanti a quasi niente. Fischiettando garrulo e soddisfatto, sul finire della pisciata, entra una signora anche in questo cesso ed io penso cazzo no ancora ma come è possibile cazzo qui non si può mai pisciare in pace la prossima volta vado a pisciare in mezzo al bar forse mi trovo meno gente eccheccazzo ma perché vengono a pulire mentre io piscio io voglio avere un attimo di pace almeno quando piscio mica vado a rompere i coglioni agli altri piscioni già sono ore che facco sto merda di viaggio e mi devo pure trovare che manco posso pisciare in santa pace e se avessi voluto scoreggiare come cristo potevo fare non lo so davvero io la gente proprio boh che cazzo ha la gente in testa per dire di andare a pulire sti cessi demmerda quando gli stronzi come me stanno pisciando e sbatte pure le porte del cesso per pulire e se stavo cacando e non avevo chiuso bene la porta che diceva si scusava che dovevo fare io cazzo!


  1. Potresti spostarmi con la sola forza di volontà ovunque ma preferisco mescolarmi con la gente. Se non è umiltà questa… 
  2. Parlerò di dove vivo prima o poi. 
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Una nuova avventura, ovvero del gioco e del giocare

Complice la vita mondana che noi tutti conduciamo, la pigrizia e la distanza giocano a nostro sfavore quando ci si deve concentrare sulle cose importanti della vita come, appunto, il gioco.
Giocando giocando si scopre che si gioca sempre troppo poco: non è un gioco giocare se non per gioco. Cosí, consapevole dei miei limiti, ma soprattutto della mia voglia di giocare, ho pensato che se non potevo farlo di persona, potevo provare a farlo a distanza.
Gli strumenti a nostra disposizione sono tanti e non sfruttarli sarebbe un peccato. Sostanzialmente quello di cui abbiamo bisogno, oltre al gioco che si vuole giocare e la voglia di giocare il gioco che si possiede che si vuole giocare, è sufficiente una connessione internet, un microfono e una telecamera (tutti elementi che possono essere racchiusi in un unico devices, dai piú chiamato smartphones). I programmi per giocare a distanza sono molteplici, dai piú semplici e generalisti ai piú complessi e dedicati. Per la mia avventura di gioco ho deciso di giocare giocando con un programma a metà strada tra i due estremi: non sto usando Telegrams (che ho usato in passato per giocare ma il gioco non era un gioco giocarlo) o il pessimo WhatsApps (che non ho mai usato per giocare perché era ancora meno un gioco giocare), ma neanche Rolls20 o Fantays Grounds che sono invece dedicati al gioco (ma giocarci non è un gioco anche con loro)1.
In particolare sto usando Discord, un programma multipiattaforma che fornisce chat testuale, vocale e volendo video. È usato per i videgiochi online e per i giuochi di ruolo. Io lo sto usando per dei giochi da tavolo che è possibile giocare a distanza e, al momento, per giocare a Il Richiamo di Cthulhu, uno storico gioco di ruolo che nella sua attuale edizione si sta rivelando il miglior gioco in circolazione per i miei gusti.
Cosí facendo sto riuscendo a giocare con persone con cui altrimenti non potrei fare nulla e a giochi che difficilmente riuscirei a giocare cosí tanto: ho amplificato a dismisura le mie potenzialità ludiche riuscrendo a mantenere una sensazione praticamente identica a quella degli incontri dal vivo.
Con il bonus che a meno di inquadrature particolari posso godere il lusso di essere vestito solo nella parte sopra del corpo e non necessariamente anche sotto. Il che è comodo, nessuno lo potrà negare!
Ho sicuramente la fortuna di avere amici sia in ambito reale che virtuale interessati all’argomento e quindi organizzarmi per giocare di ruolo online (mi pare tre volte nell’ultima settimana) è abbastanza semplice ma non è per tutti cosí: molti ignorano quanto sia bello giocare e per questo non si interessano ai giochi. Noi che giochiamo ai giochi che giochiamo, possiamo però far provare a giocare ai giochi che giochiamo anche chi non gioca ai giochi che giochiamo o che non gioca neanche ai giochi che non giochiamo, nemmeno per gioco. Oppure, in alternativa, possiamo fare affidamenti a siti come find.a.player.it per creare noi gruppi di gioco o aggregarci ad altri già esistenti, virtuali o fisici che siano.


Rapido riassunto della serata di ieri sera che c’è stata ieri sera.
Abbiamo giocato un’avventura “ufficiale” del Richiamo di Cthulhu, una di quelle che si trovano all’interno del set introduttivo, perché consigliata per far iniziare a giocare persone che non avevano giocato a quel gioco.
L’avventura in questione è “Ai confini delle tenebre”, una storia con un andamento abbastanza classico per il gioco che però può offrire molti spunti per allargarne gli orizzonti o per fare altre avventure basate su questa.
Io facevo il Custode, cioè colui che racconta il mondo in cui si muovono i Personaggi Giocanti, in questo gioco quindi sarebbero gli investigatori che devono risolvere il pericoloso mistero che minaccia un po’ il mondo intero.
In ogni caso eravamo sei persone a distanza anche di oltre un migliaio di km di distanza eppure siamo riusciti a giocare come se ci fossimo seduti tutti allo stesso tavolo. Abbiamo riso e scherzato, sbagliato e risolto piccoli problemi, ci siamo divertiti insomma, come non accadeva da tanto tempo.
In futuro, se non lo avrà fatto già qualcun altro, potrei fare dei riassunti delle partite, ma per ora concludo cosí questo gioco2 sconclusionato che è stato quasi un’avventura concludere.


  1. Esistono altre piattaforme per altri giochi ma non è mio interesse parlare di quello che non è mio interesse parlare e quindi non parlo di ciò che non parlo. 
  2. Per chi fosse poco avezzo alle metafore, mi riferisco a questo articolo. 
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Domande sessuali, ovvero come farle e a chi

I tempi sono maturati per poter rispondere alle innumerevoli questioni che mi ponete in qualità di esperto.
Tra le molteplici domande che mi avete posto ho deciso di occuparmi solo delle due che vedrete di seguito: le altre erano troppo infime persino per voi squallidi e miseri ignorantelli da quattro soldi.
Purtroppo la qualità non è all’altezza del noto professor Vincenzo Rubens e quindi ho deciso di non importunarlo per queste patetiche sciocchezze.
Cercate di imparare, per favore.

Buongiorno notabile Ysingrinus, dopo molto tempo mi sono fatto coraggio e, mettendo a nudo un mio vizio importante, ho deciso di risolvere il mio dubbio rivolgendomi all’unico che avrebbe potuto darmi una risposta:
quali sono le reazioni della sborra sugli schermi degli smartphones?
La ringrazio in attesa di una sua cortese risposta.
Mark O’ Cummingham

Premetto che pur sentendo sempre di dover diffidare di chi ostenta un tale, turpe, servilismo, concedo il beneficio del dubbio, immeritato lo ammetto, e per questo rispondo all’interessante quesito. A proposito, chi te l’ha suggerito? Sono sicuro che non è farina del tuo sacco.
Adesso dovrei spiegarti le reazioni dello spermanganato di stocasio con il silicio e i derivati del petrolio, ma credo proprio che tu non potresti comprenderli e per questo mi limito ad avvisarti: per evitare di rovinare in maniera irreperabile il vetro e la plastica del tuo prezioso, immagino sia la tua sola fonte di piacere, smartphones, devi leccare, o farlo fare a qualcun altro disposto a farlo, il piú rapidamente possibile quanto da te prodotto: gli enzimi contenuti nella saliva quali il lisozima, la kallikreina e l’α-amilasi infatti scompongono il prodotto pericoloso per il telefono e al tempo stesso lo proteggono, portando via, al tempo stesso, tutto il materiale scomposto.
Spero che tu possa capire la mia risposta nonostante il tuo evidente deficit cognitivo.


Io avrei una domanda. È più eccitante per l’uomo sentire le lappate sulla cappella o i rumoretti della succhiata? Ho una propensione per la seconda sai?
Alan Fisting

Per prima cosa chi ti ha autorizzato a darmi del “tu”? Da dove viene tanta confidenza dato che tra me e te c’è un divario, ben piú di un braccio, di sapere?
Impara a rivolgere le domande con il dovuto garbo e cerca di capire se puoi permetterti di porre domande del genere.
Preferisco i rumoretti, in ogni caso, come ogni animo nobile, come il mio, preferisce. Lasciamo le “lappate” a chi ancora non ha affinato la sacra arte del godere duro.
Con questo non dico che non debbano esserci le lappate, anzi, bensí che se noi scomponiamo, destrutturiamo, la faccenda, come dei moderni Popper, scopriamo che questi elementi presi singolarmente hanno un peso differente. Importante come la sapienza orientale però ci viene incontro, ricordandoci che la somma delle parti è piú del tutto: non bisogna limitarsi solo ad una cosa, ma esperire l’intero processo in maniera completa ed assoluta. Solo cosí si potrà godere come noi meritiamo.

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