Vuoto

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Vuoto, in uno spazio sterminato.
Solo, lontano da tutti.
Mi agito, inutilmente.
Illuminato, sono in ombra.
Aspetto, senza motivo.
Vuoto, vuoto, vuoto.


Olio su cartone telato, 25×35 cm.

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Paura nell’oscurità 

Vi osservo, non pago appaio e scompaio.

Nessuno potrà sfuggire!

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Vento 

Siamo come cazzi in balía tra gli altrui umori.

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Una domanda pregnante

Mi scrive uno scapigliato, scapestrato, scalognato lettore spezzino.

Ciao bello, sono Giulio di La Spezia. Sono un ragazzo di 24 anni di bella presenza infatti ho sempre avuto avventure con donne di tutte le età. Mi piacciono proprio le donne è il mio vizio.
Adesso però è successa una cosa… da un po di mesi ho una relazione con mia zia, non giudicarmi lei a solo 50 anni ed è ancora bellissima. Dopo che mi ha confidato che lo zio è impotente ci siamo baciati lei non faceva sesso da anni… abbiamo fatto l’amore , poi mi ha lasciato ma non abbiamo resistito a vederci… troppa passione. Adesso però è successo un casino non so che cazzo fare.. lei è incinta al terzo mese se mio zio lo scopre ci ammazza. So che dovevo tenere il pene a posto ma adesso ho paura che lui va fuoro di testa… maledetto vizio se almeno ero un cesso non succedeva

Il noto accademico Vincenzo Rubens si prodiga in consigli e complimenti che, temo, il nostro caro Giulio non capirà mai.

Spett.le Giulio, non la biasimiamo certo per avere scaricato il suo inesperto seme nel sempreverde ricettacolo della sua parente. Anzi, complimenti alla fertilissima giovenca che lei ha così sapientemente montato.
Come dovrebbe sapere, la mia laurea plenaria mi consente di emettere certificati medici lehalmente validi in quasi 190 nazioni europee. Se lei fosse interessato, per un equo riconoscimento, non mi sarebbe difficile diagnosticare un rarissimo caso di partogenesi nella matura compagna in cui ha fortuitamente introdotto il suo sperma. Si rivolga senza timori al mio studio, una consulente saprà indicarle interessanto opzioni di finanziamento.
Non sarebbe assai giocondo continuare a sfondare la zia di affetto, e regalare allo zio un’inattesa paternità?

Congratulazioni dal Rubens


Personalmente io sono molto piú duro dell’illustre che, sicuramente si fa trasportare dai ricordi e giudica e consiglia animato da spirito paterno.
Ma tale spirito non sarebbe giusto da parte mia, perché è mio dovere morale, in qualità di educatore, è raddrizzare i torti e mettere in riga i giovinetti che, bontà loro, scopano troppo.
E quale modo migliore se non citare il celeberrimo Onan? Reo di non aver ingravidato la cognata vedova, il nostro, sparge il proprio seme a terra, divenendo cosí una figura emblematica di problematiche simili.
Ora, mio caro, nonché arrogante, Giulio. Vuoi tu forse diventare il nuovo Onan? Avresti preferito passare alla storia come Giulio il segaiolo?
Lamentarsi della troppa fica, soprattutto con chi nella vita è riuscito solo ad ottenere culi è, devo dirlo, sgarbato. Capisco la giovane età e l’irruenza, capisco la paura, anche se in realtà non devi averne, ma non capisco i modi.
Credo tu debba andare da tua zia e dal cornuto e prenderti la responsabilità che ti spetta.
Tra l’altro la tua storia di ragazzo padre con la zia incestuosa potrebbe sicuramente farti scopare ancora di piú. Vorrei avere avuto io una storia del genere da raccontare mentre invece con mia zia non ho mai potuto tentare approcci del genere perché maniaca del controllo.
Non sprecare la tua occasione, non sprecare la tua vita!

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A domanda rispondiamo

Riprende la rubrica di aiuto/consulto che curo su questo blog con la straordinaria, quanto eclatante partecipanzione del Professore Vincenzo Rubens, il quale si mostra, nei limiti del possibile, sempre entusiasta all’idea di potervi dare una mano.

Ciao Ysingrinus, anche se sono una tua storica frequentatrice non sono ancora pronta per parlare scopertamente di questo mio “problema”. Però credo che la tua opinione e quella del Professore Vincenzo possano servire anche ad altre donne. Come sai dalle nostre chats sono sposata da alcuni anni, ci siamo scambiati confessioni abbastanza intime ma una cosa fino ad oggi te l’ho taciuta perché mi provocava un po’ di imbarazzo… vorrei che mio marito facesse una cosa mentre facciamo l’amore… Una cosa piccola piccola ma forse un po’ troppo fuori dagli schemi. Forse ne avrai sentito parlare, si tratta della piss penetration cioè quando un partner fa pipì mentre penetra l’altro. Questa perversione mi stuzzica fin da ragazza, ci penso sempre ma ho paura che se dico al mio uomo di pisciarmi dentro pensi che sono pazza o peggio, una zozza e finisca per scappare. Mi eccita tantissimo e mi piacerebbe anche nel sesso anale. Sento che il mio desiderio cala se non appagato e ormai mi disinteresso al sesso, lo faccio solo per mio marito perché lo amo ma lui sente che c’è qualcosa che non va. Lui però è molto legato ai principi morali perché ha i voti minori ed è timoroso di affrontare l’argomento. Se hai un consiglio per la tua amica te ne sarò grata, sono un po’ scoraggiata. Un bacione D.

Mi permetto il lusso di pubblicare prima la mia risposta e solo dopo quella dell’illustre non per mancanza di rispetto o presunti valori gerarchici, bensí solo perché D. la conosco molto bene e ci tengo a dirle la mia quasi piú come amico che come esperto.

Cara D. io credo sia naturalissimo avere voglia di cambiare e sperimentare. Capisco anche che il desiderio possa venire meno in anni di relazioni e rapporti.
Però devi avere il coraggio di parlarne e con il tuo compagno di vita e con altri, come stai facendo adesso. Fatto bene a parlarne con noi, il Professore ti darà sicuramente una risposta chiara netta e decisa, di meglio non potrai trovare ma, per il futuro, ti inviterei ad essere piú aperta e portata al dialogo anche con altri.
Concludo dicendoti che potresti provare tu ad orinare sul o dentro il tuo uomo, magari con l’ausilio di un imbuto: potrebbe essere un buon punto di partenza.


La parola a Rubens.

Cara Signora, lasci che il suo Rubens la aiuti nella recherche de la felicité. Se avremo mai occasione di incontrarci, abbia la cortesia di chiamarmi semplicemente Professor Vincenzo, o anche solo Prof. (non si azzardi però ad omettere il titolo accademico). Ad una donna della sua sensibilità anche il docente più autorevole deve concedere il privilegio dell’intimità.
Veniamo al suo problema. Innanzi tutto le chiedo la misura del seno ed una fotografia, voglia cortesemente recapitarmeli anche tramite Jsingynus (bravissimo ragazzo, ma non perda tempo con lui).
Si fidi, lei si è rivolta ad un professionista riconosciuto. Un esperto che necessita di dettagli per esprimere al più alto grado la propria scienza.
In attesa di poter valutare con il dovuto approfondimento le criticità della sua vita sessuale, anche con visite presso il mio studio, la mia prima analisi è che lei cerca di mettere in crisi suo marito perché insoddisfatta da lui. Mi perdoni la brutalità, ma lei ha una meravigliosa relazione con un coglione. In che modo i voti, e per giunta minori, potrebbero mai inibire la sessualità di un uomo? Si figuri che io sono anche Cardinale, le saranno noti i miei studi sull’accoppiamento mistico!
In secondo luogo, non accetti mai l’anal pissing da un uomo che non abbia esami delle urine perfetti. Per inciso, le mie analisi hanno vinto diversi premi presso le migliori cliniche urologiche.

I miei galanti omaggi,

Prof. Vincenzo Rubens

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Su gentile richiesta: non tutti gli eroi indossano una maschera

Alcuni indossano un casco.

Non sono un eroe: io sono colui che sono. Mi offro per sgomberare processioni moleste. Citate il codice sconto “YSINGRINUSROCKS”

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Morta

Tra le mie braccia la stringo piú che posso temendo di romperla, la testa cade all’indietro. Gli occhi sbarrati fissano il soffitto senza vedere nulla. Delicatemente la prendo per la nuca, portando il suo sguardo cieco verso il mio. Le pupille dilatate sembrano gridare d’angoscia, in contrasto con le labbra, cianotiche ma appena dischiuse. Con la punta dell’indice ne seguo la linea pensando a quando quella bocca pronunciava parole, ogni suo verso una poesia… ed i baci, i baci erano meravigliosi, impossibile dimenticarli, impossibile vivere senza.
Mentre con le lacrime cerco di trattenere la sua vita ormai perduta, un alito di vento, come una mano gelata, mi sfiora un orecchio. Volto la testa ma non vedo niente, le lacrime confondono la vista e la penombra della camera mi mostra chimere, fantasmi della mia fantasia ma niente piú. Sono solo in questa stanza, solo con lei. Con la sua presenza che è piú potente, e prepotente, di qualsiasi altra persona ancora in vita.
Mi concentro di nuovo sulla mia amata e la sua testa è di nuovo reclinata, ha cambiato posizione da sola. L’assenza di vita non è ancora stata rovinata dal rigor mortis, i suoi muscoli, privi di tono, non reggono il peso della sua meravigliosa testa. La rialzo, i suoi occhi sembrano fissarmi. Tanto è il desiderio di averla ancora viva che la fantasia modifica la realtà, infatti il suo sguardo torna ad essere vuoto, abbadonato dall’anima.
Adagio il corpo esanime sul nostro letto, il letto dove ci siamo amati, dove abbiamo passato tanto tempo felice assieme, dove ci siamo addormentati e svegliati assieme, sino ad oggi, sino ad oggi. Vado verso ‘uscita, camminando a passi lenti, misurati, come se avessi paura di lasciarla nella stanza e non trovarla piú al mio ritorno, ma ad un tratto sento la sua voce, flebile ed incerta, mi sta chiamando: «Amore. Dove vai amore? Io sono qui…». Mi volto con un misto di terrore e speranza, lei è viva, forse non è morta davvero… ma la realtà mi colpisce alla nuca, facendomi traballare. È morta, immobile sul suo letto non può avermi parlato, l’ho desiderato, l’ho sperato ma non è avvenuto, non può essere successo.
Torno al suo capezzale, per darle di nuovo l’ultimo addio, ma i suoi occhi sembrano di nuovo vivi. Mi guardano, mi chiamano, non vogliono essere abbandonati, non voglio abbandonarla! Mi getto su di lei
piangendo, le sue labbra mi sussurrano all’orecchio: «Non è finita, non è finita davvero se non lo vuoi…», chiudo gli occhi per escludere il resto del mondo, per sentire solo la sua voce soave solleticarmi le orecchie, le sue labbra meravigliose baciarmi la guancia mentre continua a dirmi di raggiungerla: «Vieni, mio amato, vieni… non lasciarmi da sola, con te sarà il Paradiso, senza, invece, l’Inferno!».
L’abbraccio, la stringo di nuovo al mio petto e la bacio, la mia bocca sulla sua, la lingua saetta verso la sua invitandola alla danza dell’amore, cercandola e trovandola. La sua risponde alla mia, mi sembra di impazzire, di sognare, finalmente ho di nuovo voglia di vivere, vivere con lei, per sempre.
E mentre ci baciamo, mentre rinsaldiamo il nostro amore eterno le sue mani fredde e crudeli mi accarezzano le spalle, poi arrivano al collo e si serrano sulla mia gola, per strozzarmi. Continuo a baciarla, lasciandola fare, fino alla morte, fino all’agognato ricongiungimento.

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Una centaura testimonianza

Da rinomato latore di realtà1 quale io sono, non posso fare a meno di ignorare l’appello del mio caro amico, il sempreverde assistente42 che per sua richiesta non manterrò celato: prendiamolo come un suo allegro saluto!
Cambierò il teatro degli eventi di questa sua testimonianza, cercando di mantenere coerente, al tempo stesso lo spirito dell’ambientazione.
Avviso che, per amore di cronaca ed ostilità verso la censura non ho alterato nessuna parte del seguente testo, escludendo ovviamente i luoghi, quindi vi invito a non scandalizzarvi troppo per il linguaggio crudo2.
Questa è la realtà, non scappate di fronte ad essa!


Una giornata illuminante, perché ho capito una cosa.
Giro in moto dalla mattina al tramonto. La moto è bella perché trasforma dinosauri morti in sorrisi, specie se in buona compagnia.
Si fa una certa e, col tramonto alle spalle, faccio rotta per casa, dove mi aspettano le mie bimbe.
Entro in città ed era andato tutto a meraviglia fino a quel momento, quando, all’altezza di una rotonda, la municipale blocca il traffico: una processione, di quelle coi cristi e le madonne, si frappone fra me e la mia meta.
Raggiunta la testa della colonna, un vigile dentro la safety car mi dice di avanzare ma di non superarlo, per non infastidire la processione.
– “Scusi, ma non dovrebbero occupare solo metà della strada?”
Espressione dubbiosa alla tirolese del mio interlocutore. Insisto.
– “Ne sono abbastanza sicuro. Credo proprio dovrebbero farsi da parte”
– “Eh, lo so, ma il parroco li ha disposti così”.
“Il parroco stocazzo”, pensai. Ma stavo parlando con un pubblico ufficiale. Tradussi in italiano corrente:
– “In un paese civile e laico non avrebbe dovuto né potuto”
Il mio nuovo amico a quel punto:
– “Che ci vuol fare, è Poggibonsi. Ma secondo me può superare la processione a destra, chiedendo perme…”
Non fa in tempo a finire che metto in moto e inizio a farmi strada con cattive maniere e sgasando tantissimo, i miei scarichi come le trombe dell’inferno. Non sono più sicuro siano tanto road legal, ma non mi importa più. La gente mi guarda come se mi stessi pulendo le terga con la veste del Cristo e la cosa mi soddisfa.
Guadagnata la libertà sgommando laicamente, in un paio di minuti raggiungo casa.
Cosa ho imparato, ordunque?
Ho capito che i bestemmiatori hanno sempre sbagliato bersaglio. Perché non è porco Dio () e non è porca la Madonna ().
I porci siete voi.

(*): Or lack thereof


La parte finale, quella che potrebbe far saltare la mosca al naso a molti è, secondo me la piú importante, la piú istruttiva, anche se tutto il testo in realtà ci dice molto.


  1. A latere3
  2. E l’inglese4
  3. Qualsiasi cosa voglia dire. 
  4. Ovviamente nessuno sa il significato di quest’appunto inglese. 
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Onicomachia: una guerra fratricida

Un giorno le unghie delle mani, arroganti e boriose, decisero che non dovevano piú avere nulla a che fare con quelle dei piedi: spesse e goffe facevano identificare le unghie come una cosa sporca.
Al tempo stesso, le unghie dei piedi, erano convinte di svolgere la maggior parte del lavoro: era grazie a loro se i piedi reggevano il corpo e addirittura camminavano, alla fine le unghie delle mani si vantavano per niente, pochi semplici lavori occasionali, che ci voleva a fare il loro lavoro?
Quante volte la mancata comprensione del punto di vista dell’altro ha generato catastrofi? Come facevano a sapere, entrambe le fazioni, l’assoluta importanza dell’altra?
Con queste premesse non ci volle molto perché i toni, già accesi per passate diatribe, degenerassero in un vero e proprio conflitto armato.
La prima schermaglia avvenne poco sotto la rotula perché le unghie delle mani, forti della loro maggiore mobilità intendevano colpire il nemico all’improvviso, cercando di coglierlo impreparato nel suo territorio.
Le unghie dei piedi però non erano da meno: sapevano che un loro attacco, lento eppure potente, avrebbe potuto distruggere ogni ostacolo, come le onde del mare, lunghe ed inesorabili.
Accadde cosí che i due schieramenti si trovarono in campo neutro, poco sopra ai piedi, l’uno sorpreso dall’altro. Le unghie delle mani furono per loro natura piú rapide ad organizzarsi e sferrarono diversi attacchi rapidi da due direzioni con l’intento di separare il nemico e finirlo rapidamente. Avevano però davvero sottovalutato la robustezza delle unghie dei piedi, tanto che solo un’unghia, quella del quinto dito cadde sul campo, costringendo però le unghie delle mani alla fuga.
Era guerra dichiarata ormai, il prossimo scontro probabilmente sarebbe avvenuto all’altezza dell’ombelico, in uno dei passaggi piú difficoltosi di tutto il corpo.
Le unghie dei piedi sapevano che le mani non potevano farle arrivare sotto alle ascelle dove, seppur divise avrebbero potuto minare la loro stabilità, perché da lí sarebbero potute andare verso i gomiti o le scapole; al tempo stesso, però, le unghie delle mani avevano pagato a caro prezzo quell’unica vittima, dovevano riorganizzarsi per colpire, perdendo cosí il vantaggio tattico della mobilità che le contraddistingueva.
Le mani, si sa, da sempre rappresentano l’ingegno e questi abili combattenti non vennero meno alla credenza comune: decisero di armarsi per superare lo spesso strato cheratinoso delle unghie avversarie. Arroventando la punta di alcuni aghi era possibile trapassare le unghie come se fossero stato di burro, bisognava solo stare attenti a non trovarsi all’estremità sbagliata, come per ogni arma.
Il tempo di impratichirsi con queste armi rudimentali ma efficaci che arrivò il grande giorno: quattro delle nove unghie dei piedi rimaste, alcuni dicono quelle del secondo e terzo dito del rispettivo piede mentre altri il quinto dito rimasto piú i secondi ed il primo sinistro, superarono il pube, scavallarono l’ombelico e si buttarono in battaglia urlando e facendo piú rumore possibile per spaventare le unghie sotto attacco.
Gli aghi roventi rotearono, colpendo subito le unghie delle seconda dita ma gli aghi si rivelarono effettivamente un’arma troppo pericolosa: ben tre unghie delle mani perirono infilzate dai loro stessi aghi, nel tentativo invano di sopraffare le possenti unghie avversarie.
Intanto il resto dell’armata podalica, schermata e protetta dai peli raccolti nel tragitto si avventò come una tenaglia sull’esercito avversario impegnato con l’attacco frontale.
Lo scontro fu cruentissimo, tanto che lasciarono segni sul corpo, dal basso ventre sino allo stomaco che mai piú andarono via. Alla fine, rimasti in piedi solo l’unghia dell’indice sinistro e del primo dito del piede destro, stanchi di combattere ma consapevoli di non poter piú tornare indietro, si scontrarono senza esclusioni di colpi, quasi cercando la propria fine piú di quella avversaria.
I peli che assistettero a questo epico scontro dissero che, con l’indice ormai a terra, l’altra unghia si buttò volontariamente sull’ago rovente, morendo trafitta mentre schiacciava l’unghia che una volta era stata suo fratello e che ora, in punto di morte, tornava tale. Nate assieme, morirono assieme.
E questa è la triste ed istuttiva storia dell’ochinomachia, la guerra fratricida che narriamo di generazione in generazione affinché i giovani possano imparare dagli errori del passato.


Postilla obbligatoria:
Sono sicuro di aver colmato un’enorme lacuna della nostra cultura: nessuno aveva inspiegabilmente ancora parlato di questo argomento.
Dovrei dire altre cose ma le lascio indovinare a chi mi legge.

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Evaporando interferenze

Come un televisore
Guardo le interferenze
Inter-ferenze inter-ferenze

Il messaggio politico
Artistico-visivo rovinato
Rovinato dallo spettatore

Lo spettatore artistico
Politico-visivo rovinato
Rovinato dal televisore

Interferenze interferenze
In ter ferenze
In ter ter in ferenze
INTERFERENZE


Ringrazio l’ottimo, nonché turboelico Gaetano per l’elaborazione vapor1 che mi ha dato l’ispirazione necessaria per questo piccolo pezzo vaporoso.


  1. Se non sapete cosa sia come osate non sapere? 
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