Timore e tremore


Nonostante il titolo possa richiamare un noto filosofo1, quello che intendo comunicare io è esattamente timore e tremore.
Non timore e tremore per qualcuno di voi lettori2, bensí per compagnie quali la Pixar o qualsiasi altro studio di animazione giapponese3.
Ora faccio anche io le animazioni. È finito il tempo delle lobbies delle animazioni!

AHAHAHAH!

Rido di loro e delle loro carni vecchie ed ossa marce!

AHAHAHAH!

Ed ora, rotoliamo4.


  1. E se non lo conoscete, beh allora io non so che dirvi. 
  2. Sempre che non siate tra quelli che devono timere e tremorare. 
  3. In realtà la Pixar non è giapponese come potrebbe sembrare da quello che ho scritto5
  4. Ora mi metterò pure a giocare con animazioni 3D solo per non vanificare le mie importantissime parole precedenti. 
  5. Questo deve essere specificato per i piú tonti di voi. 
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Precursore gobbuto


Sono passati tanti giorni, molti mesi dall’ultimo volta che ho cercato di accendere la lanterna della conoscenza nel vuoto siderale dell’umana nonché divina ignoranza.
Ora però vi darò un’altra perla di conoscenza. Per tale perla dovete ringraziare Un Artista Minimalista perché parlando con lui ho sentito un impellente bisogno. Bisogno che ora vi ha donato questo articolo.
Gioite dunque!, e cantate la gloria di chi è meglio di voi ma non per questo vi evita e vi disprezza1!

La foto, oltre che per mostrare il mio nasone, serve anche a far capire cosa si pensa di voi.

Allora, la parola che vado spiegando agli ignoranti, quest’oggi2 è semplice ma non usata quanto dovrebbe. E non nel senso che io intendo, che poi è quello giusto.
Ma tutta questa premessa potrebbe sembrare un prodromo antipatico ad una oltremodo ganza definizione: «Parola che deriva dal latino e dall’influenza mediterranea che indica il beneficio che può venire per qualche camelide. La radice «pro» indica difatti che è un qualcosa di utile o vantaggioso per qualcuno unita alla parola «dromo», ovvia contrazione arcaica dei pelosi gobbuti, ci fa ben capire che si sta parlando di dromedari. Quindi è, letteralmente, «per il bene del dromedario». Bisogna altresí sottolineare che il plurale terminante in «dromi» non indica un maggior numero di benefit bensí un altro soggetto, con piú gobbe: il cammello.»


La mia spiegazione è ovviamente quella piú corretta, ma se non ci credete potete andare a vedere nell’enciclopedia libera dove c’è un po’ di confusione o in quella che abbaia tre volte tanto, ma non per questo leggerete lí3 la verità


  1. In realtà per disprezzare si può disprezzare, è che non venite evitati abbastanza.

  2. «Quest’oggi» è un’unità temporale molto generica: ogni volta che si apre questo articolo può dare l’impressione che si parli proprio in questo momento. Secondo me bisognerebbe usarne di piú. Sono, a tutti gli effetti, delle trappole ferma-tempo
  3. Devo spiegare che è un luogo figurato? 
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Colothlhu


Non si è mai tanto indaffarti come quando si è in ozio.

Questo è stato colorato interamente da me1. Miglioro, faticosamente ma miglioro.


  1. Lo schizzo a penna è stato fatto anche dall’ormai abusato Mattia De Padova
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Correzioni colorate


Con l’ausilio del sempre probo1 Mattia e di un paio di programmi ecco che due semplici schizzi diventano due semplici schizzi colorati.


Questo fatto assieme al cui di sopra.


E questo, come si può ben vedere, tutto da solo2!


  1. Come mi chiedo anche nella didascalia, che vuol dire? 
  2. Ovviamente. 
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Cthoolhoo, o si dice Cthaoolhoo?


Sempre nella stessa giornata degli altri giorni1 c’è stata un’altra urgenza.
Scarabocchiare.
Ispirato dal buon vecchio Solitario che il nostro Gianni2 ha omaggiato proprio l’altro ieri, uno schizzo del nostro Sacerdote preferito!

Bozzetto mio, con rifiniture e particolari dello spregioso [Mattia](https://domobius.wordpress.org “Ma ormai lo sapete già”.).
Facciamo quel che possiamo, scusateci se il nostro meglio non raggiunge il vostro minimo!


  1. Anche se in verità è un altro giorno e non lo stesso. 
  2. Questa nota la può comprendere solo chi non ha dispositivi touch. Intendo nostri, non perché siamo una squadra o un gruppo particolare, ma perché abbiamo quanto meno degli intenti comuni. 
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Di schizzi, paesaggi ed altro ancora


L’ozio chiama ozio, cosí come l’arte chiama arte.
Accade quindi che oziando si decida di creare dell’arte, di quella sopraffina. In compagnia di Mattia De Padova sono stati realizzati alcuni rapidi schizzi per giocare e mettere alla prova le nostre rispettive capacità. Non è stato facile, ma qualcuno doveva farlo. Abbiamo stressato il nostro potenziale cosí tanto che abbiamo deciso di oziare ancora ed ancora, ma ora ritengo opportuno condividere con voi quello che queste sublimi mani possono creare con una semplice penna sulla spiaggia1.


In questa prima pagina si vedono tutti i nostri sforzi. Mattia prima mi ha chiesto di disegnare una struttura di qualunque tipo ponendo qualsiasi caratteristica avessi voglia di inserire ed io cosí ho pensato bene di cimentarmi con una struttura che mi desse del filo da torcere. Per nascondere la mia difficoltà ho fatto una testa molto grande con un naso ed un occhio assurdi. Mattia ha fatto il resto.
Subito dopo però è stato lui a fare una struttura, alla stessa maniera in cui io ho creato la mia, il risultato è stato quel cane peloso con la faccia scema che sembra avventarsi giocosamente sul testone.
Ma la vera sfida è stata quella successiva. Un paesaggio, mio campo d’azione, seppure non con la penna.
Abbozzata qualche figura e qualche idea, Mattia ha messo i particolari e magicamente, dal nulla è uscita sullo sfondo una forca con tanto di cadavere penzolante.
Inutile girarci attorno, quella è Salem fatta e finita. Lo so perché non ci sono mai stato!


Era ora il mio turno di riprodurre un paesaggio. Lo schema disegnato da Mattia era molto semplice, pochi particolari, praticamente un foglio vuoto.
L’arte, si sa, ha paura del vuoto, cosí come tante altre cose. Ma io sono abituato a giocare con i colori, non con la sola penna, cosí ho deciso che dovevo mescolare il cielo come prima cosa, doveva esserci una grande confusione. Poi l’astro nel cielo doveva essere strano, zigrinato. Cosí ho abbozzato quella specie di occhio fatto male con la pupilla bianca. Un occhio che sembra un ingranaggio rotto.
La parte superiore era fatta, avevo però ancora piú di metà disegno da riempire.
Ho iniziato con gli alberi, i classici alberi che compaiono un po’ dappertutto, piú o meno sempre. Un albero poi un altro poi un altro… poi ho capito che dovevo sporcare i monti, dovevano essere vuoti ma pieni al tempo stesos. Un po’ di scarabocchi ed il gioco era fatto. Quasi fatto. Era ancora troppo vuoto, mancava qualcosa, qualcosa di serio.
Cosa c’è quindi di piú serio di una fila di alberi? Una fila di alberi che diventano persone che ballano in cerchio che ritornano alberi.
Se prima era stata disegnata Salem, ora dovevo disegnare un sabba, tanto piú se consideriamo l’uomo con la testa grande e la faccia sbagliata ed il cane2.
Non avendo mai visto un sabba so bene che sono cosí. Gli alberi sono importanti in quanto rappresentano la natura piú solida ed antica che per chi considera gli alberi la forza piú antica e potente tra tutte le forze, rappresentano la natura piú solida ed antica3.


  1. Su un foglio di carta in verità, non abbiamo usato la penna direttamente sul luogo chiamato spiaggia, cioè quello composto da sabbia e scogli di fronte al mare, però noi stavamo in quel luogo, quindi in un certo senso è corretta la mia prima affermazione, anche se questa nota chiarisce un punto discretamente oscuro. 
  2. Tutti elementi che in un sabba io personalmente metterei. 
  3. Mi sono dilungato sullo schema fatto da Mattia e disegnato da me perché lo scanner per qualche motivo ha deciso che quel disegno era piú grande4 e poi perché posso dire cosa penso, o fingo di pensare, io, non cosa pensano gli altri.
    In realtà potrei, ma poi sembrerei scortese. 
  4. In realtà è piú grande. 
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Cambiando, o delle diverse capigliature


L’estate volge al termine e cosí i miei capelli colorati.
Non importa quanto ancora faccia caldo o quanto, peggio, ne farà. L’estate è una condizione dell’animo, non una semplice stagione1, e tale condizione sta lentamente, ma inesorabilmente, cessando.

Mille pensieri, mille domande.
Neanche uno di questi mio.
Sono sempre stato molto pensieroso.


  1. Ovviamente potrei direi che l’animo non esiste e di conseguenza l’estate, però essendo l’estate ben presente in tutti noi, questo sarebbe il paradosso dell’estate mancante a causa dell’animo
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Ancora assenze, ma quante giustificazioni?


Come vi sarete certamente accorti, sono stato nuovamente assente in questo periodo di assenze1.
Perché sono stato assente nell’assenza? Per mia scelta? Perché non potevo fare altrimenti? La risposta risiede tutta in queste tre fotografie scattate da persone fidate.

La didascalia già dovrebbe dire tutto.

Ecco che già si vedono i primi risultati.

MESMERISMO
Avete letto bene. Mesmerismo2!
Bionda3 mi ha convinto a sottopormi ad un esperimento di magnetismo animale, portandomi da uno stato di vigile coscienza in una condizione sempre piú aliena alla veglia, conducendomi in uno stato di affollamento canino inaspettato ed imprevedibile, con conseguente isolamento dal resto del mondo.
Ma le parole non servono, le foto sono già abbastanza chiare.


  1. I piú accorti di voi, che potrebbero anche essere i piú studiosi o per lo meno desiderosi di sapere, potrebbero andare a leggere dal Minimalista qualcosa di piú esaustivo sull’essenza dell’assenza. 
  2. Potreste fidarvi di me, ma siccome siete tendenzialmente delle persone spregiose vi invito a leggere quello che dice la piú libera delle enciclopedie libere, ovviamente in una lingua sensata. 
  3. Per gli ignorantoni che ignorano, lei è la cana che vive con me. 
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Nella solitudine


L’estate ci richiama alle feste ed ai divertimenti ma noi che siamo sordi sappiamo che non dobbiamo festeggiare o divertirci.
Anche quest’albero la pensa cosí.


Lo so che siete maniaci, lo so…
Olio su cartone telato. 20×30 cm.


Ma dunque nessuno vuole cimentarsi con l’indovinello che ha dato inizio a quest’estate?!

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Invasione!


Gianni chiama ed io rispondo.
Chiede un racconto con 55 ricorrenze della seconda lettera della lingua italiana, a partire dalla A1 e quindi ecco l’infausto risultato. non aggiungo altro mentre vi faccio leggere:

Invasione!

«Bisogna bere badando bene»
Che sciocchezza stava leggendo? Che significato avevano quelle quattro parolo cosí cacofoniche una dietro l’altra? Una filastrocca per bambini? Sulla prima pagina di un quotidiano nazionale? «Benessere e benestanti». «Bastevoli i bastoni». Potevano essere rubriche del L’Ebdomadario? Non si chiamava cosí quel giornale, ricordava che sul banco del chioschetto dove l’aveva acquistato aveva un nome… quale nome? Non riusciva piú a ricordare come si chiamasse.
Si tastò la testa alla ricerca di bernoccoli che potevano indicare che aveva sbattuto la testa da qualche parte.
Il cranio però sembrava liscio al tatto, o meglio senza bozzi sospetti, per quello che poteva sentire attraverso i capelli. Ma quando mai avrebbe potuto prendere una botta in testa? Si era alzato, quella mattina, dal letto, come tutte le altre mattine, si era preparato per uscire, aveva fatto colazione e poi, preso il bastone che usava oramai da un buon numero di anni, si avviato per la passeggiata mattutina.
– Buongiorno buon uomo! – lo apostrofò un giovinetto mai visto prima di allora. – Bellissima giornata, non trovate? – non fece in tempo a rispondere che un venditore ambulante iniziò a strepitare «Bananeee! Banane per tutti i gusti! Banane gialle! Banane siciliane! Bananeee!»
Banane? Qualcuno andava in giro vendendo banane? Cosa era successo quella notte?
Perché gli sembrava che tutto fosse cosí strano? Come mai aveva l’impressione che qualcosa fosse fuori posto? Forse era lui fuori posto, forse lo era sempre stato anche se non se ne era mai reso conto.
Sorrise al giovinetto che lo fissava preoccupato e che al sorriso rispose – Buccie o buccine? Questo è il dilemma! -.
Doveva essere matto. Doveva essere matto quel ragazzino, straparlava, era ovvio. Anche l’edicolante forse aveva straparlato, ora che ci pensava, erano tutti molto strani quella mattina, strambi forse era il termine piú adatto.
Arrivato al portone di casa sua sentí la portinaia esclamare qualcosa sulle bocche e le bacche, ma non ci si soffermò ed anzi corse via il piú velocemente possibile, aiutandosi col bastone.
Arrivato a casa vide che qualcosa non andava: le pareti di casa sua erano ricoperte da poster di band rock, appesa ad un attaccapanni un fazzolettone che sapeva essere una bandana, il bagno non c’era piú e sul tavolo di cucina c’erano adagiate un paio di bacchette di quelle che usano i giapponesi per mangiare il riso in bianco.
Sconfortato si lasciò cadere su una poltrona in sala, chiedendosi cosa fosse successo quella notte e, benché si rendesse conto che era una cosa assurda, iniziò a sorridere pensando che forse non aveva piú tutte quelle bollette da pagare, forse neanche piú il bollo dell’auto e magari non aveva neanche un conto in banca.
Aveva voglia di blaterare sentiva il bisogno di pensare parole con la lettera “B”, che ne contenessero tante o che almeno vi ci iniziassero. Bastava poco dopotutto.

***

Quella notte qualcosa era successo, dopotutto, le B, nell’arco di poche ore, avevano invaso il mondo.


  1. Per sicurezza non dico qual è. 
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