Offerte preziose

Vista l’attuale situazione che vede me nella condizione attuale1 credo sia giunto il momento di mettere a profitto la mia assoluta mancanza di doti.

È ora di farmi valere e di concretizzare anni di inesperienza e disadeguatezza.

Per questo mi rivolgo a te! Sí, proprio a te che mi leggi! Cosa ti voglio vendere?, ti chiederai, niente ti rispondo io!

Che senso ha tutto questo allora?

Eheheh, non ti si può nascondere nulla, sei proprio il tipo sveglio a cui mi voglio rivolgere! Sei la persona adatta per poter apprezzare la mia offerta!

Vuoi fare un po’ di sano roleplay o gioco di ruolo se non sei anglofono, ma non sai come fare? Ma è semplicissimo, sono proprio la persona che fa per te! Guarda che capelli a cazzo ho, guarda come non sono in grado di scrivere due righe in maniera decente: sono la persona giusta per te!

Anche quando sono al cesso penso a te, mi occupo di te costantemente!

Al prezzo di modiche cifre da valutare caso per caso, io ti garantisco un’esperienza unica e irripetibile. Ogni sessione diversa dall’altra e non ti devi preoccupare di nulla: ci penso tutto io! Devi solo stare lí e godere della mia incapacità, non c’è cosa che sappia fare bene.
Coraggio chiama il tuo gruppo, o chiedi a me di procurartelo2! Ci penso a tutto io, ci.
Basta pomeriggi noiosi, dimenticati serate fiacche in cui non sai che fare! C’è Ysingrinus per te! Comodamente dalla poltrona di casa tua puoi entrare nel magico mondo claudicante del peggior venditore che questo articolo ricordi! E tutto ad una modica cifra che stabilirò caso per caso a simpatia!
Pensa, anche tu potrai vantarti di fare lunghe ed estenuanti sessioni di roleplayings! I tuoi amici saranno verdi di bile, sarai l’idolo delle feste, quello/a piú in vista perché con piú esperienza!
Non perdere questa occasione! Un Ysingrinus non capita tutti i giorni! Non mangiarti le mani dopo, divertiti ora! Affidati ad un inetto e incompetente con anni di inesperienza alle spalle!
Scegli il meglio per il tuo divertimento, scegli Ysingrinus!


  1. Giustappunto. 
  2. Anche se ovviamente questo avrà un sovrapprezzo3
  3. Ovviamente. 
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Calore

Per qualche motivo nessuno si interessa a lei e a chi come lei dona tutta la sua esistenza a scaldarci.
Ci ricordiamo di loro solo quando non funzionano, quando dobbiamo pagare le tasse e le bollette per i suoi servigi.
Onestamente, possiamo dirci umani?

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La mia vita è una passeggiata, ovvero l’arte di fare ciò che mi piace

Un luogo alieno in un mondo ostile e sconosciuto.
Labirinti mentali che distorcono la realtà in un funambolico gioco di luci e ombre tra i rami delle querce e gli aghi dei pini.
Perdersi e ritrovarsi.
Svanire e rinascere.
Finalmente io, con il mio sorriso.

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Lezioni di vita

Essendo il mio un blog incentrato sul fashions bloggings ho deciso di ragguagliarvi sul mio ultimo acquisto: un paio di scarponcini la cui marca ricorda una canzone di un gruppo gangsta romano di qualche anno fa[^1], oppure una busta con la a senza la s, a seconda di come viene piú facile.
L’ultimo mio acquisto 1 era un paio di scarponcini della stessa marca che mi sono durati tanto. In realtà ancora durano ma era tempo mi rinnovassi.

Chiaramente un paio di scarponcini cosí, bisogna abbinarli a qualcosa di umile per non esagerare, io per esempio li userò sotto lo smoking, ma voi potreste tranquillamente sfoggiarli sotto un costume da bagno in estate, o senza nient’altro sopra in un locale per scambisti.
Le possibilità sono davvero molteplici, basta solo che vi ci dedichiate un po’ per poter indossare le mie scarpe!


Condivido un po’ di utili ipertestuali collegamenti a guisa di bibliografia per i piú ottusi come voi.

[^1: In realtà io non ero ancora nato all’epoca.


  1. Che poi sarebbe il penultimo 2 dato che l’ultimo è questo che ho fatto per ultimo e non per penultimo. 
  2. PENULTIMO sembra pene ultimo o ultimo pene, credo che vada approfondita la faccenda. 
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Minacce, granitiche minacce

In seguito al mio fondamentale articolo il mondo intero sembra essere impazzito: folle inferocite si sono radunate per farmi la pellaccia.
All’inizio mi è arrivata una lettera anonima degli “Amici del Quarzo“, poi una telefonata misteriosa dei “Fratelli Arenari” ed infine i “Compagni Piroclasti” hanno rotto alcune finestre della mia umile reggia divina.

Tutto questo perché? Perché io mangio i loro amici sassi! Indifesi li definiscono, come se una frana o un terremoto potessero definirsi indifesi, come se avessero bisogno di un avvocato d’ufficio!
«Ma non puoi mangiare carogne come tutti gli altri?» mi hanno gridato, sventolando bandiere con un ciottolo che rimbalza sull’acqua dietro un simbolo di divieto con la scritta «NO ALLA VIOLENZA MINERALE»!

I minerali, dicono, ci dànno l’acqua minerale, lo so, dico io, ma a che prezzo? Voi lo sapete? Sapete quanti piccoli sassi in potenza ingoiate ogni volta che bevete un sorso della vostra pregiata acqua? Io lo so, ne sono consapevole, e patisco con loro. ringraziandoli per il dono immenso che mi fanno. Io sono onesto, e per questo divino, loro ignoranti, arroganti e per niente umili. Questa la differenza tra me e loro.

Comunque, tornando ai fatti di questi giorni, quando si sono uniti al picchetto anche “I Figli di un Basalto Minore” non ci ho visto piú, ho preso la mia lastra di alabastro da camera, una bottiglia di passata di pomodoro e sono uscito nel parco della mia umilissima magione. Ebbene sí, ho dovuto minacciare di rovesciare quel pomodoro sulla lastra per disperdere la folla. Pazzesco!

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Lovecraft giapponese (6)

Sottotitolo: e non solo!1

Perché il sottotitolo? Perché in virtú della mia rinomata pigrizia, seconda solo al mio umile genio umilmente geniale, intendo parlare di due argomenti in un articolo solo.
Ovviamente2 in virtú della mia rinomata idiozia, seconda solo alla mia pigrizia e al kio umile genio umilmente geniale, ho aspettato di dimenticarmi particolari e sensazioni particolari degli argomenti che intendo trattare.
Facile scrivere qualcosa quando si sa quello che si sa, ma provateci voi a farlo quando non si sa quello che si sa e si sa quello che non si sa, sapendo però no, cioè non sapendo, seppure si sa che si sa no, cioè non si sa!


Il Richiamo di Cthulhu di Gou Tanabe, misterioso artista di cui non so nulla e che sospetto sia un uomo ma potrebbe essere una donna o uno yithiano per quanto ne so di Giappone, è edito in italiano in una sontuosa edizione coatta3 da una casa editrice che è quella degli altri volumi, una casa editrice che si occupa di queste cose e si chiama tipo J-Pop, dove credo non si intenda un rappers ma una sorta di Giappone per tutti, tipo i vocavolarietti Assimil.
La storia riprende fedelmente il racconto originale, con tratti puliti e precisi persino nelle geometrie piú aliene. Rileggendo la storia per l’ennesima volta ci si rende conto del perché sia la piú usata ed inflazionata di tutta l’opera lovecraftiana: funziona perfettamente anche se il protagonista sembra essere uscito da un fumetto giapponese!
La spesa vale la spesa, ma se qualcuno volesse spendere meno, a breve dovrebbe uscire un volume nel formato classico, ma io consiglio caldamente queste tavole molto piú grandi per godere maggiormente dei disegni, con il canonico prezzo al di sotto dei dieci euros.
Probabilmente io comprerò anche il volume economico per quesrioni di collezionismo e non nascondo che ricomprerei tutti gli altri albi nel formato coatto se li stampassero.


Parlato dell’argomento principale, non mi resta che parlare dell’argomento non principale ma non meno importante per me.
Quello di cui voglio parlare è Il Colore venuto dallo Spazio di non mi ricordo chi, con Nicolas Cage come attore protagonista e tanto colore violaceo.
Voglio innanzitutto spezzare una lancia in favore del nostro: ho recentemente deciso che è il migliore attore dei nostri tempi e in questo film non mi delude affatto. Ha, ovviamente, un ruolo marginale come tutti gli altri, ma quel ruolo, per Azathoth, lo fa bene!
Spezzata la lancia dico ora la mia sul film4.

La pellicola è chiaramente non ad alto budget, anche se questo non inficia assolutamente la godibilità della storia. Storia che è trasposta ai giorni nostri, semplificandola lievemente. Gli intrecci cruciali sono però presenti e la sceneggiatura riesce a trasmettere la confusione cronologica degli eventi. È un film che ci fa respirare gli anni ’80 senza voler essere una precisa riproposizione5 degli anni ’80, come è tipico in questi anni, con colori ed effetti visivi davvero molto gradevoli. Mi sento di consigliarlo a tutti gli appassionati di Lovecraft di Nicolas Cage, senza pensare di vedere un capolavoro, ma senza paventare una minaccia al proprio buon gusto.


  1. Non c’è il sottotitolo e quindi ci si arrangia un po’ come si può. 
  2. Ovviamente. 
  3. Leggasi costosa ma almeno grande e cartonata. 
  4. Come promessovi quando non ve l’ho promesso. 
  5. Riproposizione? 
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Un mistero svelato

Come ormai dovreste già sapere, io sono sassariano. Lo sono diventato dieci anni dopo un lungo viaggio in India per ritrovare la mia Pace Interiore smarrita per quell’affare dei meloni. Avevo sei anni allora, ero un giovane imberbe di belle speranze desideroso di riprendere in mano la sua vita.
Proprio in questo viaggio nella jungla nera, tra tigri e pirati malesi, fachiri e colonizzatori inglesi, ho scoperto la mia Via.

Ci hanno insegnato che la vita si nutre di vita, una vita per una vita, ma non ci hanno insegnato la vita dei cristalli che poi è la Via dei Cristalli1. Anche io ne sarei tutt’ora all’oscuro, e per questo la mia testimonianza è tanto importante, se non avessi incontrato il maestro Sinandada Jurpijiju, sacerdote di una corrente induista ormai dimenticata dai piú basata sui sassi.
Il pensiero alla base è semplice: i sassi crescono e quindi sono vivi. Noi mangiamo cose vive, siano esse animali, vegetali o funghi, e quindi possiamo mangiare anche i minerali. Basta solo volerlo.

Da quei giorni di ritiro spirituale alla sorgente del Gange la mia vita è cambiata. Perché torturare animali e piante, mangiandone pezzi quando ancora vivi, nel caso dei vegetali, se potevo letteralmente mangiarmi il pianeta su cui vivo? Cosa può esserci di piú nutriente di un pianeta?2

La mia anima è limpida come i ciottoli basaltici del Gange, i miei chakra sono aperti e areati, la mia kundalini serpeggia mineralmente su e giú lungo il canale liminale del mio essere. Sono divenuto un dio, diventando un uomo, ma non adoratemi, ve ne prego, non sarebbe giusto, sono troppo umile per farvi pesare la mia incontenibile condizione, non intendo caricarvi di dovuto timore nei miei confronti solo perché con un mio sguardo interi mondi possono esistere, o cessare di essere.

Nella mia infinita magnanimità, invece, vi invito ad essere come me: umili mangiatori di sassi.


Colgo l’occasione per ricordarvi del fondamentale concorso fallimentare!


  1. Non è una via vera, cioè è vera ma non c’è una targa3
  2. Recenti studi scientifici hanno dimostrato che ho ragione. 
  3. Non è una targa vera, cioè è vera ma non è su una macchina4
  4. Non è una macchina vera, cioè è vera ma va solo avanti e indietro. 
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Altitudine, un lamento prostatico

Chi mi conosce mi conosce.
E già questo potrebbe essere la conclusione del mio miglior articolo di sempre. Ma io sono io1 e non mi accontento del massimo. Voglio deludere oltre ogni dire inimmaginabile.
E qui entro in gioco io2 e faccio del mio meglio per scrivere un lungo preambolo metanarrativo in cui, rivolgendomi proprio a te, sí a te che mi leggi, rompo inutilmente la stracazzo di quarta parete, vergando3 sulla carta digitale del mio schermo che poi diventerà il vostro, non nel senso che il mio poi diventa il vostro, magari a turno, ma che sul vostro potrete leggere quello che scrivo sul mio, non per forza a turno, qualcosa che non c’entra niente con tutto il resto.
Come mio solito4.


Come sa chi ben mi conosce, mi sia perdonata la ricorsività, colonna portante di questo blog che non è un edificio e quindi è solo una metafora, accompagnata da una tanto noiosa quanto inutile spiegazione, io non sono appassionato di determinate cose.
Una fra tante i Socials Networks.

Tra i SN, come li chiamerò d’ora in poi, senza una “S” aggiuntiva per non creare confusione con il SSN di salubre memoria, ce n’è uno nato con l’intento di fare accoppiare le persone.
Sto parlando ovviamente di TINDERS, ovvero del SN che non uso e non conosco ma di cui leggo le “biografie” degli utenti tramite un apposito canale Telegrams5.
Già alla prima manciata di biografie si può notare che c’è qualcosa di strano, che non va. Man mano che si procede nella lettura inizia a farsi chiaro ed esplicito il quadro della situazione: gli utenti di Tinder odiano, disprezzandoli apertamente, i bassi. Avendo reso antipatico prendere in giro le persone sovrappeso, la società si è evoluta in un altrettanto fastidioso bodyshaming, lo shortshaming, novella piaga telematica che affligge chiunque non sia alto piú di 177 cm6, uomo o donna che sia. Puoi essere l’uomo piú affascinante del mondo ma sei alto solo 175 cm? Sei un nano odioso che dovresti vergognarti anche soltanto di esserti iscritto su Tinder, magari perché volevi scopare e ora invece no, solo matrimonio o niente, e vaffanculo7!
Il tutto scritto con un’infinità di emoji che ti dicono subito che razza di coglione tu abbia davanti: uno sportivo che fa surf sorseggiando vino rosso giocando a qualche videogioco mentre viaggia per il mondo sorridendo che non sopporta le persone noiose ed odia i lunedí mattina.
Per fortuna io sono alto 169 cm.


Ieri ho fatto 7 anni di blog. Un bel traguardo inconcludente per me, non c’è che dire.


  1. Come sa chi mi conosce, perché mi conosce. 
  2. Che poi sarei sempre io… akahetanirrimeraenti chi dovrei essere se non io? 
  3. Non con la verga, per carità, cosa andate pensando? MANIACI! 
  4. Ovviamente. 
  5. Chi vorrà maggiori delucidazioni potrà chiedermele liberamente. Non garantisco una risposta congrua, ovviamente. 
  6. Per gli utenti ogni tanto sono metri. Non sono persone molto sveglie. 
  7. Il discorso è uguale anche ribaltando la situazione: uomini che vogliono ragazze alte piú di 175 cm (qui si abbassa lievemente l’altezza minima) e che vogliono solo parlare o relazioni serie. 
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Dotta disquisizione storica

Il caro Francesco Corigliano, venuto a sapere dell’imperdibile concorso mi ha mandato una mails, egli non ha un blogs, approfittandone per approfondire un discorso iniziato anni addietro.
La scienza ed il sapere non si fermano mai!


Caro Stefano,
a proposito della foto che mi hai inviato, posso dirti che essa è autentica, nel senso che è una vera foto e il soggetto che ritrae è davvero un bassorilievo, ritrovato nella Turchia orientale nel complesso archeologico denominato Kussara. Questo per quel che riguarda i fatti, che in quanto parte della realtà non sono né veri né falsi, ma semplicemente sono. Il problema, come in tutte le questioni umane, sopraggiunge quando ai fatti si sommano le interpretazioni.
Devo infatti dire che non concordo con le interpretazioni date alle incisioni sul pannello 23d. A cominciare da quel LUGAL, vero e proprio estraneo sumero in questa marea di presunto ittita. È vero che il cuneiforme y aveva suono LUGAL e che sotto l’influenza sumera diversi popoli adottarono detto sistema di scrittura, ma lo adottarono adattandolo alle proprie lingue, inserendo, ove necessario, appositi modificatori (vedi ad esempio l’assiro, in cui LUGAL fornito di modificatore SHEH veniva letto SHAR.RUM, vale a dire re in assiro). È evidente che quel NA che segue è un modificatore che avvisa il lettore su come realmente debba leggersi quel segno.
Veniamo ora al presunto ittita. Aureliani ha creduto di trovare, nella seconda riga, i termini EŠUWANI e ILUYANKA, rispettivamente la prima persona plurale del verbo essere e il nome del famoso serpente mitologico, sulla base del fatto che EŠUWANI e ILUYANKA sono effettivamente la prima persona plurale del verbo essere e il nome del famoso serpente mitologico. Ma, e qui entra in gioco l’interpretazione, lo sono nel contesto ittita, contesto che io non riesco a trovare in quell’iscrizione. Se infatti il complesso è datato al 1650 a.e.v., e non ho motivo di dubitare della datazione dell’ottima Simona Bovieri, allora stiamo parlando di un periodo precedente, seppur di poco, la fondazione del primo regno ittita. Il fatto che vi siano termini esistenti in ittita non significa nulla: il termine look appare sia in inglese che in tagalog, ma con significati ben diversi, così come diverse sono le lingue. Possiamo concedere, forse, di essere in un contesto proto-ittita? Certamente, ma in tal caso proto-ittiti dovrebbero essere anche i termini che qui, al massimo, sono ittiti del XV secolo a.e.v.
Devo poi fare un ultimo appunto sulla trascrizione. Ho dato un’occhiata ai cuneiformi originali e temo che Aureliani abbia commesso un errore imperdonabile per una persona del suo calibro. Mi sembra infatti che il primo termine possa essere reso più efficacemente come ISAN.GURRI.NUŠ.ŠUR, in accordo con le più basilari norme ortografiche dell’epoca.
Spero di aver fugato almeno in parte i tuoi dubbi. Per qualsiasi cosa rimango a tua disposizione.
A presto,

Francesco Corigliano
Università degli Studi di Catan’ja, Dipartimento di Dottologia

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Parlando, o del creare

Ogni volta che parliamo posizioniamo dei puntini nelle menti delle persone che ci ascoltano. Questi puntini, inizialmente posizionati in modo casuale, riescono a formare un disegno, come fossero stelle di una costellazione, fino poi a diventare dei veri e propri ammassi stellari, galassie e quant’altro.
Tanto è ininfluente una prima stella e rapidamente diventa chiaro e semplice quando ce ne stanno abbastanza da formare una forma stilizzata, quanto diventa difficile comprendersi quando le stelle diventano tante, non piú proiettate su un piano soltanto, bidimensionale, e diventano tridimensionali. Si raggiunge la profondità.
Allora ciò che prima era una semplice figura diventa qualcosa di incomprensibile o con cosí tante sfaccettature che ci fa sentire ridicoli per avere pensato che all’inizio fosse tutto cosí facile, che ci fossero eroi e divinità stilizzate, quando era solo una nostra proiezione.
Per parlare bisogna capirsi e piú si parla e piú è richiesto uno sforzo per potersi capire.
Per parlare bisogna essere in grado di farlo, bisogna volersi mettere alla prova.


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Ognuno ha la costellazione che si merita.

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