Acqua notturna

Premetto che avrei tranquillamente potuto chiamare questo articolo Notturno, ma sono quasi del tutto sicuro di aver usato quel titolo per almeno un altro articolo e cosí ho deciso di cambiare, rimanendo però sempre nel tema dell’Ysipitto di stanotte!


Un paesaggio carico di cariche.

Ecco quindi che propongo questo paesaggio visto con gli occhi della mente1 e realizzato in poco tempo. Poco tempo di realizzazione ma non cosí poco di pensiero, a dirla tutta.

Sotto un cielo carico di pioggia e oscurità un paesaggio collinare brilla di clorofilla propria2. Alberi ad acqua su colline ad acqua che attendono l’acqua di un cielo ad acqua che prima o poi arriverà. Un cielo crepuscolare che presto cederà il passo alle tenebre notturne.
Cosa potrà accadere in quei boschi notturni? Oscuri riti a divinità dimenticate? Semplici campeggi lontani dalle pastoie quotidiane?
Qualunque cosa può accadere, qualunque.
Anche se io probabilmente ci vedo sacrifici umani, fughe disperate e sofferenza mista a follia.
A ciascuno il suo!


E anche oggi sono riuscito ad andare fuori tema perdendo il filo del discorso, disperavo di riuscirci!


Acquarelli su cartoncino, 17,5×7,5 cm circa3.


  1. Alcuni avrebbero potuto pensare che parlassi di cuore ma sarebbe stato un bieco tentativo di acciuffare le simpatie del pubblico piú maliziato. 2. 
  2. Quando non si sa descrivere qualcosa non si sa descrivere qualcosa, inutile girarci intorno. 
  3. In realtà forse potrei smettere di dare le specifiche tecniche dato che non interessano piú a nessuno. 
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Imbarazzo cinematografico

Imbarazzato dico che finalmente ho fatto quello che avrei dovuto fare anni addietro ma non ho mai voluto fare anni addietro.
In effetti l’imbarazzo è doppio: e perché l’ho fatto e perché non l’ho fatto. Perché sí1 oramai ho fatto quello che ho fatto non quando dovevo farlo perché non l’ho fatto ma quando volevo farlo anche se non volevo farlo!

L’imbarazzo è doppio, perché da un lato c’è la mia pigrizia, offesa da questo affronto derivante dal fare, dall’altro c’è l’imbarazzo perché cinematograficamente è tutto molto imbarazzante2.

Marvel Cinematic Universe

Come i piú attenti di voi potranno capire leggendo il titolo3 ora parlerò di quello di cui parla il TITOLO4 e, se non dovesse bastare, metterò anche una foto per aiutarvi a capire5.
Ecco la foto!

Quando Roberts Downeys Jr. cercava di fare il cosplay di me che fingevo di dormire a letto al mare dopo una pesante insolazione protratta per settimane e settimane. Neanche in grado di fare una foto da sdraiato che sembra in piedi era…

Va bene mi arrendo, mi arrendo! Parlerò della mia visione di tutti i films della MCU visti in rigoroso ordine cronologico, saltando quelli già visti e che magari mi avevano fatto anche addormentare, tipo il primo films degli Avengers che se ci penso adesso mi metto a sbadigliare di nuovo6.

Faccio un primo commento a tiepido, visto che l’ultimo films l’ho terminato ieri pomeriggio, commento che potrebbe riassumere tutto l’articolo e che però sarebbe già incluso nel titolo del suddetto e nel cappello7 introduttivo: IMBARAZZANTE. Circa 10-11 anni di films per un arco narrativo che poteva essere veramente molto ampio e che invece è scritto male e pensato quasi esclusivamente per fare ridere, soprattutto dove non ci sarebbe niente da ridere. Un mostrone sta per distruggere la Terra? Allora mi pare proprio il momento di un bel commento sagace che illustri bene il mio distacco e il mio cinismo che in realtà è solo una maschera, nella maschera fisica che indosso, perché sono davvero troppo sensibile e mi fa male pensare che… ecco un’altra battuta sagace!! Sono proprio un divertentone eh? Vero? Vero? Chi c’è di piú… battutona sagacissima!
Un livello di scrittura veramente alto, non c’è che dire: complimenti sceneggiatori8!
Circa 11 anni di film, dicevo, di cui la maggior parte se non dimenticabili, dimenticati appena terminata la visione. Con un progetto tanto ambizioso ogni film doveva essere sopra la media e non solo grazie agli effetti speciali o ad un Hulk o un Thor con battute fuori luogo.
Il fatto che ci siano film che mi sono anche piaciuti, perché hanno svolto il loro compito di intrattenimento, non mi fa salvare l’intero progetto che nel complesso è disgraziatamente mediocre.

Sono ben consapevole che una storia necessiti di un determinato “attrito” perché sia interessante, deve cioè esserci una situazione di calma, seguita da una minaccia di qualunque tipo che vuole interrompere la situazione con possibile esito disperato, seguito dalla soluzione catartica9 dell’eroe che mettendo in gioco tutto sé stesso, fino a sacrificarsi se necessario, riporta la situazione di calma, migliorandola addirittura.
Contesto però la struttura praticamente sempre identica di tutte queste storie e, peggio ancora, i fili che sceneggiatori e registi mostrano: ci sono Personaggi di Serie A e ** Personaggi di Serie B**, che d’ora in poi, se userò ancora questi termini10, abbrevierò con PSA11 e PSB. i PSA12 devono sempre risplendere ed apparire realmente eroici, i PSB invece devono essere belli e caratterizzati ma non devono oscurare i PSA, sennò che cazzo di PSA sarebbero i PSA se i PSB oscurassero i PSA13? Notate che dico PSA piú di PSB, segno che i PSA sono davvero PSA e non PSB come si potrebbe rischiare di pensare leggendo il commento su PSA e PSB che stavo scrivendo poc’anzi, prima cioè, che interrompessi il discorso con un’inutile parantesi che apro, come mio solito, solo per distrarmi mentre vi distraggo e oplà! non avete piú il filo del discorso. È brutto vero? Ecco, questo è come mi sento io, benvenuti nel mio mondo, benvenuti a Ysingrinuslandia!
Il problema è che sulla carta i PSA possono essere belli e facilmente identificabili con gli spettatori, ma i PSB sono disgraziatamente tendenzialmente piú forti: esseri piú potenti di tutto l’universo, streghe in grado di alterare la realtà, mostri che diventano sempre piú forti e potenti man mano che si fanno male o si arrabbiano, etc etc… però sono PSB. E abbiamo detto prima che i PSA devono essere sopra i PSB sennò non sarebbero PSA14, quindi tutti i personaggi fortissimi diventano di colpo incapaci, con pochi poteri e con comportamenti degni di un disadattato piú disadattato di un super eroe disadattato, non sia mai che ci si possa identificare con un mostrone verde che spacca.
Se per far risaltare un eroe, in un concentrato di eroi, tu rendi alcuni eroi meno potenti ed altri piú potenti anche se li hai già tratteggiati, ecco che mi stai facendo vedere la struttura della tua trama che già in partenza non era originale15, stai cioè facendo qualcosa che non dovresti fare, sempre che tu non sia Bertolt Brecht e non sia rinomato per il tuo teatro sperimentale con cartelli usati dagli attori per evidenziare determinate situazioni…

Ultimo appunto prima di parlare rapidamente di un films che mi è piaciuto:

Ultimo appunto

Le storie sono tutte ambientate nel XXI secolo, con alieni e fantascienza a bizzeffe, armi e poteri che distruggono mondi, magie di ogni sorta, eppure non c’è verso che in caso di scontro tra due eserciti o fazioni, si possa evitare la carica di fanteria tipica delle battaglie campali prima della scoperte della polvere da sparo. E tra i protagonisti ci sono diversi eroi che hanno combattuto nell’esercito o hanno venduto armi all’esercito. Eppure niente, ad un certo punto si butteranno tutti nella mischia a darsele di santa ragione, a mano, quando potrebbero sparare raggi di ogni tipo. Realmente un mistero.
Probabilmente è una sorta di ritorno all’epica cavalleresca, oppure sono solo scarse le sceneggiature.


Parlo ora di un film che mi è piaciuto: Thor Ragnarok!
Mi è piaciuto principalmente per due motivi, per American Woman degli Who e per lo scontro dei Canguri del Valhalla contro i pinguini del Niflheimr. Se le sono date di santa ragione! Mi è piaciuto molto come hanno renderizzato bene i fiotti di lava dai platani in fiore.
Davvero complimenti a loro!


Dimenticavo: ringrazio chi mi ha scattato la foto e chi ha fatto il collage con la faccia dell’attore che cercava di somigliarmi. Sono due persone differenti che hanno lavorato per un bene superiore, questo articolo, inconsapevoli di quello che sarebbero andate a fare. Non lo sapevo neanche io, in effetti, finché non ho deciso di usare quella foto.


Ah, mi è piaciuto anche Jeff Goldblum in uno di quei film, ma ho un debole per lui a dirla tutta.


Bravi tutti insomma.


  1. // Inside ‘Product’
    handleProductUpVote(){
    this.props.onVote(this.props.id);
  2. Davvero. 
  3. Non credo tutti voi possiate in effetti. 
  4. Secondo me neanche con gli aiuti ce la fate. 
  5. Io ci provo, ma sono solo un umile genio demiurgo
  6. Contenti ora? Ecco che mi sono trovato costretto a dirvi per intero di che cosa stavo parlando! 
  7. Cappello, non cappella! 
  8. Non intendo criticare gli attori perché nel bene e nel male quello devono fare e quello fanno e devo ammettere che sono sempre meglio di uno sputo in un occhio, o di un Ultron visionario (AHAHAHAH CHE BATTUTA DEGNA DELLA MIGLIORE SCENEGGIATURA MCU!) 
  9. Non ho mai capito il significato di questa parola, la uso quando devo sembrare intelligente. 
  10. In effetti non è detto. 
  11. Sembra roba di prostata a ben pensarci. Non vorrei essere preso per sessista e quindi dico sin da subito che secondo me la prostata ce l’hanno anche le donne. 
  12. E cosí ho riutilizzato subito quel concetto, non era assolutamente detto lo facessi, sono fiero di me! 
  13. Sembra proprio che mi stia facendo prendere la mano. 
  14. Non fatemi ripetere tutto per favore che sennò ci perdiamo di nuovo. 
  15. Ad un certo punto per qualche motivo Capitan America diventa piú Thor di Thor, che comunque in uno scontro mortale da cui dipende l’esito di tutta gli esseri viventi dell’universo, cazzeggia su chi debba usare un’arma o l’altra. Per poco non prendono un caffè mentre il mostro di turno sventra papere che è una bellezza, senza sventrapapere però, perché sono films per la famiglia. 
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Confetti di piombo

Prendo il titolo dell’articolo da un commento in gioco del Custode perché fa molto Pulp Cthulhu. Dal titolo si dovrebbe capire che tutti i preparativi dei giorni scorsi sono servi a qualcosa. Ma forse è solo un inganno del…


Il Distruttore di Mondi – Piombo e acciaio

Le facce di chi seriamente è serio.

La sessione di gioco inizia spensierata, decidiamo di andare al porto perché sui giornali abbiamo letto di ulteriori scontri a fuoco tra varie fazioni criminali: si sospetta l’intromissione della Minaccia Gialla e avendo noi un conto in sospeso con l’enigmatico cinese che potrebbe essere dietro la sparizione della giovane e bella O’Neill, per noi la scelta è obbligata.
Le cose non vanno ovviamente bene sin da subito, perché come mettiamo il naso fuori dagli edifici della Golden Apple Foundation, veniamo inseguiti da un’automobile sospetta. Dopo un po’ gli inseguitori quasi si attaccano al paraurti della nostra auto e allora prendo in mano la situazione. Il mio personaggio, Edward T. Lake è sí un matto, ma è anche scriteriato. La cosa migliore da fare è una “inversione a U” in mezzo al traffico per seminare i brutti ceffi col volto coperto che ci stanno tallonando.

Quando le cose non vanno bene ma noi ci ridiamo sopra!

Insomma, con un paio di azioni ardite e spericolate riusciamo a seminare gli avversari, ci appostiamo in un vicoletto, questi ci superano e si mettono ad aspettare. La soluzione sembra semplice e scontata: armi in pugno aggiriamo questi criminali e facciamo un po’ di pulizia al porto, la Polizia di Boston ci sarà riconoscente.
Ovviamente nessuno aveva fatto i conti con Al “Bum Bum” Giordino, che se si chiama “Bum Bum” un motivo ci sarà no? Cosí tira fuori un candelotto di dinamite dall’automobile, ne accorcia la miccia, e la lancia contro i nostri nemici! Edward sale in macchina, pronto a partire non appena la dinamite verrà lanciata e qui arriva il disastro!
Il candelotto esplosivo sbatte contro le scale antincendio, ed esplode a metà strada tra noi e loro. L’onda d’urto sbalza il geniere contro l’automobile mentre Eddie decide di caricare i gangster con l’automobile, incurante dell’amico sul proprio cofano.
Il sottufficiale viene scagliato a terra, mentre l’ex agente federale urla esaltato promesse di morte e maledizioni di vario genere, pronto a distruggere automobile, muro, nemici e la propria testa!
L’altro agente federale ed il pope ortodosso rimangono imbambolati con le loro armi in pugno: loro pensavano di affrontare dei semplici delinquenti da quattro soldi ma non avevano ponderato l’imponderabile1
Sceso dall’auto, frastornato e intontito dal colpo ricevuto, Edward inizia a sparare come un matto contro i suoi nemici, colti assolutamente alla sprovvista; il militare cerca di riprendersi dall’esplosione e gli altri due avanzano cautamente…
La soluzione rapidamente sembra volgere a nostro favore, questo finché non arrivano i mostri insettosi che calano dal cielo, incasinandoci la mente.
Combattendo combattendo riusciamo a capire che i nostri avversari sono ora questi mostri alieni, mostri che sembrano immuni ai nostri proiettili.
E cosí che si fa? Adonis Stanos, pragmatico uomo di Fede e di guerra, propone di scappare con l’auto dei nostri inseguitori, auto piena dei tipici attrezzi del mestiere di ogni gangster che si rispetti: spranghe di ferro e tirapugni!
Beh, dove non arrivano i proiettili, magari una sbarra d’acciaio può dire la sua. Incredibilmente le nostre intuizioni sono giuste e gli insettoni schifosi cedono l’anima al loro creatore di inseettoni schifosi e puzzolenti.
Ora non dobbiamo fare altro che scappare rapidamente, per cercare di mantenere il basso profilo che ci è stato richiesto, ovviamente2!

La soddisfazione di aver reso un incontro casuale, insignificante, nella ragione di vita di tutti noi!


Commentucoli

Quando pensi di essere bene equipaggiato, scopri che non è mai cosí. Il gioco ha infiniti modi per sfuggire di mano al Custode e ai Giocatori. D’altronde, le storie le raccontano i dadi, un paio di fallimenti di fila, ed ecco che ci troviamo in un inseguimento, poi la dinamite non fa il suo lavoro, poi i mi-go… certo si potrebbe obiettare che potevamo non tirare la dinamite, non investire i criminali senza spaccare la macchina e cosí via, ma la storia lo richiedeva, dovevamo distruggere il nostro equipaggiamento rapidamente!
Di base c’è anche un po’ di paura che i nostri personaggi stanno via via sperimentando: piú giochiamo e piú i nostri alter-ego pulp acquistano personalità e spessore, giocando scopriamo sempre piú aspetti e sfaccettature.
E poi facciamo dei tiri a dir poco disastrosi!

Un bel fallimento critico come bonus!


  1. Ovviamente. 
  2. Sempre basso profilo noi, sempre. 
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Yog-Sothoth

Importante creazione per non dimenticare mai ciò che è importante!

Al Di Là Del Muro Del Sogno

Come da titolo, Ysingrinus si cimenta con un semplice acquerello: ecco quindi una semplice rappresentazione del nostro amato Dio Esterno, colui che conosce la porta.


«[…] Yog-Sothoth è la porta. Yog-Sothoth è la chiave e il guardiano della porta. Passato, presente e futuro coesistono in Yog-Sothoth.»

«L’immaginazione richiamava la sconvolgente forma dell’eccelso Yog-Sothoth — solo un cumulo di sfere iridescenti, tuttavia stupenda nella sua maligna allusività.» – H. P. Lovecraft, L’orrore nel museo


Acquerello su cartoncino, 17,5×19,4cm

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Avanzi di resti

Ieri, per la natura morta che era morta in effetti di partenza, ho dovuto tagliare un pezzo di carta, un qualcosa, un di piú che non mi serviva ma che sapevo che mi sarebbe servito1.
Infatti poi mi è servito2! Come può ben dimostrare la foto del mio ultimo ysipitto.


Un paesaggio di un paesaggio sognato di passaggio.

Il formato particolare, adesso non saprei dire che rapporto ci sia perché se c’è qualcosa in cui brillo è la mia completa incapacità di sapere ciò di cui scrivo, si prestava perfettamente ad un paesaggio, paesaggio che ovviamente non ho mai visto.
D’altronde avevo solo del blu di prussia da usare e quindi cielo e mare? Cielo e lago? Cielo e mare!
E poi? E poi mi piaceva l’idea di rendere poco utile il blu di partenza e quindi ho deciso che doveva essere per forza di cose un periodo crepuscolare, forte anche del fatto che non so riprodurre i toni di un crepuscolo3. Il resto è storia, come potrebbe dire chiunque si occupasse della mia storia universale.
Migliore occupazione al mondo, tra l’altro.


Acquerello su cartoncino, 17,5×7,6 cm, circa.


  1. Infatti poi mi è servito. 
  2. Cfr. nota 1 
  3. Ovviamente. 
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L’odore dei colori ha l’odore dei fiori?

Si ritorna, dopo il meritato ozio meritato, a oziare meritatamente oziando nella maniera piú nobile che ci sia. Creando arte. La mia arte!
Arte che, essendo io l’umile genio speciale per definizione, è ovviamente superiore a quella di chiunque altro1. Quindi il mio ozio vale molto e ciò che creo lo dimostra2. Credo che per il bene dell’umanità intera, per lo sviluppo e progresso della nostra società, nonché di quelle future3 e di quelle aliene!


Un vaso non vaso di fiori non fiori, tratto da una foto vera.

Un semplice esercizio ysipittorico con i miei fidi e fidati acquerelli, quelli che non ho mai imparato ad usare.
Aggiungo inoltre che la foto da cui ho preso spunto, un brutto cestino di fiori finti appesi in casa, mi ha fatto capire che sono completamente incapace di copiare: se devo fare un paesaggio distante forse, dico forse, qualcosa posso fare, ma se devo fare una cosa piú dettagliata, allora posso solo usare uno spunto per poi fare altro4.
Come in questo caso.


Tavolozza bonus!!

Questa la metto perché mi piace e perché mi ricorda perché mi piacciono tanto gli acquerelli5, gli effetti speciali che lasciano ovunque ne hanno modo, sono bellissimi. E poi mi fanno vedere che il caso dipinge meglio di me. C’è qualcosa di poetico in questo, qualcosa che posso appena sfiorare ma che difficilmente potrò mai afferrare e fare mio. Tipico della poesia e dell’arte. Quel qualcosa che ti circonda, ti sorregge, ti guida e ti fa vivere, ma che non potrai mai controllare davvero, perché mai potrai controllare i sentimenti.
Gli acquerelli sono sentimenti. Sentimenti che si spandono seguendo percorsi che potrai ipotizzare, canalizzare anche, ma che riusciranno sempre a stupirti, a regalarti sempre un effetto a cui mai ti potrai abituare.
Imprevedibili e bellissimi.


Dimenticavo:
Acquerello su cartoncino, 17,5×18,3cm circa.


  1. Ovviamente. 
  2. Vorrei poter parlare di tautologia ma un giorno un coglione non ha capito che stessi scherzando e venne a spaccarmi il cazzo perché usavo questo termine, pensando che lo usassi a sproposito. Poi si è scoperto che era lui che usava a sproposito la corrente elettrica e la connessione internet perché era un coglione. Ma non vorrei cadere nella tautologia cosí facendo! 
  3. Ovviamente scherzo6. Il futuro non esiste7
  4. Per fortuna! 
  5. Che vi ricordo non so usare. 
  6. Ovviamente8
  7. Cfr. innumerevoli altri miei articoli e commenti in cui spiego male perché il futuro non possa esistere. 
  8. Ovviamente. 
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Finalmente l’ora alla fine: era ora!

Ecco dunque che parlo di una mia grande passione, incredibilmente collegata al mondo narrativo di Howard Phillips Lovecraft, mi rendo conto che non l’avreste mai detto, eppure… il gioco in questione è parte dell’universo Arkham Files, universo di cui fanno parte alcuni dei miei giochi da tavolo preferiti di sempre, giochi di cui avrò sicuramente modo di parlare successivamente.


Final Hour – L’ora finale!

Il gioco è un cooperativo completo a informazioni coperte (non so se sia un termine tecnico e quindi non lo evidenzio con l’italico stile, alla fine non sono un recensore di giochi io!): cioè i giocatori tutti, vincono o perdono assieme, giocando contro il gioco senza poter concordare le decisioni a voce, basandosi quindi solo sulle azioni e le condizioni di gioco del momento.

La scatola.
La storia

I personaggi vestono i panni di piú o meno improbabili investigatori che cercano di impedire la realizzazione di un rituale che dovrebbe aprire la strada a un Grande Antico con ben poche buone intenzioni. Purtroppo sono arrivati tardi: i cultisti hanno già praticamente completato le loro blasfeme cerimonie, ormai non c’è piú molto tempo, il destino dell’intero pianeta, e dell’umanità, dipende dalle azioni degli eroi, dalla loro rapidità e prontezza di spirito. Un carico non da poco sulle spalle di questi sei disgraziati.

La strana coppia.
I personaggi, i nemici, il luogo

Di seguito una rapida carrellata sui personaggi…

  • Jenny Barnes – La Dilettante: ricca ereditiera, capisce che c’è qualcosa che non va quando sparisce sua sorella Izzie, lasciando una misteriosa lettera con riferimenti esoterici, lettera che la porterà alla Miskatonic University, dove si svolgerà l’azione del gioco;
  • Rita Young – L’Atleta: sicura e determinata, è abituata ad allenarsi nel campus universitario la sera, la Miskatonic University è davvero un posto sicuro come si potrebbe pensare? Non è un problema questo, perché Rita correrà piú velocemente di qualsiasi minaccia possa incombere su di lei;
  • Michael McGlen – Il Gangster: una vita semplice, nella sua complessità, quella del gangster: ci sono solo “amici” e “nemici”. Quando però i suoi amici fanno spallucce di fronte a quel mostro, Michael decide di indagare per conto suo, arriva cosí all’interno della Miskatonic University, scoprendo in questa maniera di avere a che fare con una minaccia ben peggiore di quella che aveva stimato;
  • “Ashcan” Pete – Il Vagabondo: tormentato dai sogni, Pete si dà al vagabondaggio, cercando di tenersi alla larga da chiunque, tranne che dal suo fedele amico a quattro zampe, Duke, che lo accompagna anche quando strimpella i suoi struggenti motivi con quella vecchia chitarra. Questa volta però i sogni sulla Miskatonic University si fanno insistenti, forse le melodie nostalgiche dovranno lasciare spazio all’azione, e forse finalmente anche questi sogni termineranno;
  • Tommy Muldoon – Il Poliziotto Novizio: proveniente da una famiglia di “piedipiatti”, Tommy è desideroso di far vedere quanto valga in realtà: i suoi fratelli sono agenti affermati, ma lui non sarà da meno! Cosí, non appena sente che sta accadendo qualcosa di strano alla Miskatonic University è il primo, e anche l’unico, a offrirsi volontario;
  • Lily Chen – L’Artista Marziale: cresciuta pensando di avere uno scopo nella vita, accecare il Grande Occhio e salvare cosí l’umanità. Lily segue il suo istinto e i suoi indizi “esoterici”, arrivando proprio ad Arkham, forse il Grande Occhio, o una sua manifestazione, si trova all’interno della Miskatonic University!

…ora i nemici…

  • Cthulhu: direi che ben pochi oramai ignorano l’esistenza del Grande Sacerdote, la divinità aliena che, da morto, attende sognando nelle profondità oceaniche;
  • Shudde M’ell: i sigilli che da millenni tenevano prigioniero nelle profondità della terra il Grande Verme sono oramai troppo deboli per contenerlo ancora a lungo… se poi qualcuno cerca attivamente di scatenare la potenza del Grande Chthoniano si capisce che la situazione è molto pericolosa;
  • Umôrdhoth: il Divoratore Sotteraneo! Un must per chi è appassionato degli ultimi giochi della linea Arkham Files! Lui ed i suoi ghoul, quanto tempo spensierato abbiamo passato assieme!

…e finalmente il luogo!

  • Miskatonic University: la piú prestigiosa università al mondo, dove si organizzano spedizioni di ogni tipo, si raccolgono libri inesistenti e accadono le cose piú strane del pianeta. Eppure le persone continuano ad iscrivercisi!

Un elenco da solo un punto, perché quell’università si merita un elenco tutto per sé!

La visione d'insieme.
La visione d’insieme.
Il sistema

Il gioco è vieppiú semplice, sulla carta. È diviso in due fasi: Fase delle Azioni e Fase del Grande Antico; nella prima fase i giocatori compieranno le proprie scelte e decisioni giocando le proprie carte, nella seconda il gioco diventerà sempre piú difficile, facendo accadere eventi particolari legati al Grande Antico contro cui si sta giocando e aumentando il numero di mostri che ostacoleranno in diversi modi i giocatori. Ogni personaggio ha un mazzo personale, con carte composte in due parti: superiore e inferiore. La metà inferiore serve per far progredire la storia ma fa accadere eventi negativi; quella superiore, da quello che ho visto, aiuta a contenere i problemi.

Per decidere che parte della carta si deve usare, si usa il mazzo priorità, da giocare, sempre quattro, senza comunicare, a faccia in giú. Le prime due priorità piú basse faranno usare la metà superiore, le rimanenti due carte faranno usare la metà inferiore. Cosí facendo se un giocatore vuole giocare la metà superiore cercherà di mettere le carte piú basse che ha, sperando che al massimo solo un altro giocatore abbia giocato una carta piú bassa della sua.

La vittoria si ottiene riuscendo a invertire il rituale, scoprendo cioè quali sono gli indizi che a inizio partita sono casualmente stati scelti e avendo un determinato numero di simboli a seconda del numero di giocatori.

Quando si scopre un indizio lo si posiziona sul tabellone, restringendo via via che l’indagine prosegue la scelta degli indizi corretti.

Un’immagine vale piú di mille parole!

Ecco che nel corso della partita ho scoperto molti indizi, restringendo il campo a stella e diamente: sotto quelle lenti d’ingrandimento possono esserci due stelle o due diamanti, quando proverò a invertire il rituale dovrò essere sicuro di avere il giusto numero di carte con i simboli richiesti.

Rituale risolto!

In questa partita gli indizi nascosti erano diamante e stella, le regole del gioco volevano che avessi almeno tre carte, in ogni combinazione, con i simboli richiesti, avevo in questo caso un diamante e due stelle, quindi sono riuscito a invertire il rituale!

Per vincere ho un solo modo, per perdere, invece, ne ho diversi:

  • i mostri arrivano nel luogo del rituale e nessun altro mostro può essere posizionato in quel luogo;
  • non ci sono piú portali da posizionare. Essendo 8, il gioco dura al massimo 8 turni;
  • la prova di invertire il rituale fallisce: non ci sono abbastanza simboli tra le carte.

Solo è quel gioco che gioca solo!

Il gioco ha una variante specifica per giocare in solo: si usano due personaggi ma essendo impossibile non dire le cose a sé stessi, il gioco obbliga dei passaggi con pescate casuali e investimenti di carte ad ogni turno. La fase dei giocatori e quella del Grande Antico vengono quindi lievemente modificate, cosí come vengono modificati alcuni effetti delle carte. Il manuale spiega dettagliatamente ogni punto.

Ho potuto provare solo questa variante al momento e, sebbene mi sia divertito molto, penso che la possibilità di interagire, senza darsi indicazioni dirette nei momenti cruciali, possa aumentare di gran lungo la difficoltà e la sfida!


Conclusione

Inizialmente ero dubbioso, credevo che questo gioco, meno narrativo e piú meccanico rispetto ai suoi cugini Arkham Files, non facesse al caso mio. Invece devo dire che avendo letto un po’ di commenti in giro mi era venuta la curiosità, leggendo il regolamento ero convinto di aver capito bene il gioco e facendo la prima prova posso dire di averlo capito e di essermi anche divertito.

Aggiungo inoltre la comodità di una durata contenuta, i sessanta minuti indicati sulla scatola mi sembrano abbastanza veritieri, il setup abbastanza rapido e la compattezza del tabellone e dei componenti, contro gli altri giochi della serie, mie grandissime passioni, giochi che hanno una durata che va da svariate ore a numerose svariate ore, con preparazioni lunghissime e impegnative, sono dei notevoli punti a favore!

I recensori bravi direbbero che il gioco, progettato da Carlo Rossi, è della Fantasy Flight Games e distribuito da Asmodee Italia, ma io non sono un recensore bravo e quindi non dico niente di tutto questo.

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Alla fine la fine

Ieri sera si conclude l’avventura del Richiamo di Cthulhu iniziata a fine estate dalle ceneri di un’altra avventura, finita male.


Gli occhi di Hastur 2 – la fine

Quanto si erano preparati per bene…

I quattro agenti della S.E.U. dopo aver preso accordi con il criminale che li metterà in contatto con il ricco e potente Edward Carnby, aspettano il favore delle tenebre per cercare di irrompere nell’edificio dove è custodito il pugnale d’oro che devono “recuperare”.

Una mappina, qui un po’ incompleta, dell’edificio.

Superato il primo ostacolo delle porte e finestre chiuse, i coraggiosi investigatori entrano nella grande stanza sul retro, l’ambiente è ampio e mal illuminato: la luce lunare si unisce al fioco bagliore misterioso che sembra provenire dalle teche di vetro, unico elemento d’arredo. Nella camera, oltre all’arredamento museale, ci sono solo una porta metallica e una rampa di scale che portano al piano di sopra.

Proprio le teche hanno dei risvolti raccapriccianti! Mani di scimmia con pietre preziose incastonate nel palmo e, peggio ancora, una testa umana con smeraldi al posto degli occhi e un rubino per lingua! Lo shock è tale che i passi pesanti che si sentono provenire dalle altre stanze passano in secondo piano.

Quando tutto sta per passare in secondo piano.

Questo si rivelerà un errore fatale perché, dall’unica porta della stanza appare un mostro orrendo con spaventosi tratti umanoidi, sebbene deformi! Le acuminate zanne sguainate e le braccia spropositatamente lunghe terminanti in letali artigli, sono troppo per il medico legale che urlando come un’ossessa scappa dalla finestra da cui era entrata! L’ex contrabbandiere non ci pensa due volte ed esplode tre rapidi colpi in successione in direzione della creatura con la sua pistola… con un rantolo gutturale il mostro si accascia al suolo proprio mentre sta per balzare sui suoi nemici.

Un ghast confrontato con un umano.

La situazione sta per crollare rapidamente, l’occultista, seguito dal sacerdote cattolico, si fionda sulle scale con il desiderio di trovare il piú rapidamente possibile il pugnale che stavano cercando per poi fuggire ma, purtroppo, va a sbattere contro un altro mostro come quello appena ucciso. Questa volta non c’è altrettanta fortuna, perché la creatura cala i suoi artigli contro lo sventurato, li affonda nella carne e poi apre le braccia, strappandolo in due, lungo il piano sagittale. Brandelli di carne, sangue e viscere ricoprono le scale e il prete che istintivamente salta all’indietro evitando un attacco sicuramente letale.

A me piace davvero tanto!

Il criminale pentito, prova a correre in aiuto dai suoi amici ma viene bloccato da una voce provenire dalla stanza: la testa recisa prende vita e lo chiama, lo chiama, lo chiama… questo è troppo per i suoi nervi provati, urlando disperato corre verso la porta da cui era entrato il primo mostro e si perde nella foresta amazzonica che esiste solo nella sua mente. Il prete d’istinto s’invola attraverso la finestra per recuperare la sua amica e scappare il piú lontano possibile da quegli orrori, arriverà probabilmente in Europa, forse riuscirà ad avvertire qualcuno… i suoi pensieri sono interrotti dalle urla disperate del suo compagno rimasto nell’abitazione, urla che si interrompono all’improvviso, lasciando il posto ad un gelido silenzio.

Ora questi problemi saranno di altri, l’orrore sembra aver avuto la meglio questa volta. Il mondo sarà dannato oppure qualcuno riuscirà dove loro hanno fallito?

La serietà è quella cosa piumata.

Conclusioni

Questa lunghissima indagine del Richiamo di Cthulhu si conclude inaspettatamente, all’improvviso! Il gruppo non ha sopportato l’ultima sfida, sfaldandosi troppo rapidamente perché si possa ricostituire un nuovo gruppo in tempo per fermare le conseguenze degli eventi lasciati al loro corso.

Il caso e il desiderio di riuscire nell’impresa sono stati la causa della fine: tiri SAN falliti malamente, FORTUNA spesa e poi fallita proprio per averla spesa (da 35 un giocatore spende un punto scendendo a 34, poi nel successivo test fortuna fa proprio 35 e comprende cosí il valore anche di un singolo punto), scelte in gioco completamente sbagliate… il gioco mette sotto pressione ed i giocatori muovono investigatori sempre piú compressi dall’orrore: man mano che si procede la sfida diventa sempre piú insostenibile e i fili che reggono tutto si possono spezzare piú facilmente.
E cosí è stato.

Si chiude quindi questa avventura iniziata in un’avventura precedente, dove facevo l’investigatore e non il Custode. Avventura che voleva essere una sorta di omaggio e rivisitazione di quella appena giocata ma che presto era diventata una naturale evoluzione in cui c’erano sí degli elementi della storia appena giocata, ma ancora piú c’erano degli approfondimenti su quanto avevamo già visto. Approfondimenti che hanno preso sempre piú consistenza, come il precario equilibrio tra diversi gruppi di cultisti e correlate “divinità”, consistenza che saranno le basi per la prossima avventura in cui tornerò nuovamente giocatore semplice, cedendo la narrazione degli eventi al Custode precedente.
La storia terminerà nel terzo capitolo oppure andrà avanti ancora e ancora? Solo giocando lo scoprirò!

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Preparativi frenetici

Il titolo di questo articolo potrebbe dire molto a chi dice molto. Non aggiungo altro, quindi, per non aggiungere altro!


Il Distruttore di mondi – la fine dei preparativi

Mi piacciono sempre piú queste foto in bianco e nero.

I personaggi continuano la loro preparazione per affrontare un nemico che sembra essere sempre piú pericoloso: il sacerdote cristiano ortodosso continua la lettura di quel libro misterioso e si scopre cosí l’esistenza di un antico popolo e dell’esistente di altre dimensioni. Si formano i collegamenti con l’inizio del caso e l’esplosione al porto e, soprattutto si trova un collegamento con un caso irrisolto di ben dieci anni prima!
Armandosi e cambiando look gli investigatori saranno finalmente pronti per affrontare la nuova minaccia!

Cambiando barba e capelli il mio ex agente federale diventa un’altra persona!

Riassuntello esterno

Prima di tutto il termine riassuntello è scorretto, al massimo poteva essere quello sopra e non questo, ma tant’è…

Comunque, anche se sembra che si sia fatto poco, la storia è andata avanti. Abbiamo nuove tracce e collegamenti che prima mancavano, ora non ci resta che tirar fuori l’azione per rientrare in pieno nel mood di Pulp Cthulhu!

Foto bonus.
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The Lighthouse – il lucecasa

Ieri notte ho visto il film del titolo all’articolo e mi è venuta voglia di commentarlo per voi insipienti lettori.
Ci sono due attori1 per quasi tutto il film con brevissime comparsate di altri. È in bianco e nero.
CAPOLAVORO

Non avendo una foto del film, metto una foto mia in bianco e nero.

Siccome molti potrebbero avere da ridire, espando un po’ il concetto2.
La storia è ambientata in un faro su una piccolissima isoletta dove una coppia di guardiani devono preoccuparsi del corretto funzionamento della lanterna e della manutenzione di tutta la struttura.
La solitudine e la pazzia, però, si fanno subito sentire, mescolando costantemente le caete in tavola sotto gli occhi dello spettatore.
Cosa nasconde il faro? Cosa vogliono dire tutte quelle storie che i due si raccontano?

Il film è ovviamente un po’ lento ma mai immobile e comunque non cosí tanto quanto ci si potrebbe aspettare. L’ambientazione marina è suggestiva3 e l’inquietudine striscia costantemente: impossibile capire qual è la realtà dei personaggi e quali i sogni, chi impazzisce per primo e perché. E poi quella lanterna, la bellezza della luce nel buio, nell’oscurità dell’anima…

Concludo segnalando che ci sono brindisi, maledizioni e invocazioni bellissime, da pelle d’oca! Gli attori sono davvero perfetti nel loro ruolo e poi basta, non intendo dire altro perché volevo dire molto meno e che il dio del mare vi prenda e vi trascini nelle profondità oceaniche e vi trafigga col suo tridente perché voi possiate soffrire ma che il vostro patimento sia eterno finché di voi non resti che… ecco poi mi faccio prendere la mano, vedete?


  1. Willem Dafoe e Robert Pattinson, entrambi molto bravi devo dire. 
  2. Poco, ché non sono la vostra balia asciutta. 
  3. Lavorerei in un faro, a patto che non ci sia tutta quella vita mondana. 
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