Ysingrinus viaggiante, o degli autogrill

Come ormai molti di voi sapranno, il tema segreto del mio blog è l’umiltà e proprio per questo scrivo questo magnifico articolo, per sottolineare la mia inaudità grandezza d’animo mentre interagisco col volgo che affolla le nostre autostrade1.
A circa un terzo della distanza dalla mia partenza alla mia destinazione2 ho fatto una sosta per sgranchiarmi le gambe ed espletare delle semplici funzioni corporee: mi sono recato alla toilette per uomini e, trovato un orinatoio confacentesi ai miei gusti mi sono ricoperto d’onore non macchiandomi d’orgoglio.
Proprio durante la fine del rituale mittorio, cioè la chiusura dei paramenti sacri, entra una donna. Subito cerco di avvisarla che quello spazio è adibito agli uomini per evitare sconvenienti incontri ma lei non mi considera, non mi vede proprio. Osservandola piú attentamente noto che indossa dei guanti di gomma ed ha in mano un secchio, capisco quindi che non è lí per caso o errore, ma perché deve pulire i sanitari. Ignorandomi si appresta alle sue operazioni ed allora, completate tutte le operazioni, esco dall’autogrill per riprendere il viaggio.

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Intermezzo arboricolo.

A circa due terzi del viaggio precedente, decido di ripetere l’operazione svolta poche ore prima e, scegliendo casualmente, l’orinatoio, lo scopro ricoperto di sangue. Con nonchalance allora ho tirato fuori il cazzo ed ho pisciato, come se nulla fosse, perché il cazzo mio non arretra davanti a quasi niente. Fischiettando garrulo e soddisfatto, sul finire della pisciata, entra una signora anche in questo cesso ed io penso cazzo no ancora ma come è possibile cazzo qui non si può mai pisciare in pace la prossima volta vado a pisciare in mezzo al bar forse mi trovo meno gente eccheccazzo ma perché vengono a pulire mentre io piscio io voglio avere un attimo di pace almeno quando piscio mica vado a rompere i coglioni agli altri piscioni già sono ore che facco sto merda di viaggio e mi devo pure trovare che manco posso pisciare in santa pace e se avessi voluto scoreggiare come cristo potevo fare non lo so davvero io la gente proprio boh che cazzo ha la gente in testa per dire di andare a pulire sti cessi demmerda quando gli stronzi come me stanno pisciando e sbatte pure le porte del cesso per pulire e se stavo cacando e non avevo chiuso bene la porta che diceva si scusava che dovevo fare io cazzo!


  1. Potresti spostarmi con la sola forza di volontà ovunque ma preferisco mescolarmi con la gente. Se non è umiltà questa… 
  2. Parlerò di dove vivo prima o poi. 
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Una nuova avventura, ovvero del gioco e del giocare

Complice la vita mondana che noi tutti conduciamo, la pigrizia e la distanza giocano a nostro sfavore quando ci si deve concentrare sulle cose importanti della vita come, appunto, il gioco.
Giocando giocando si scopre che si gioca sempre troppo poco: non è un gioco giocare se non per gioco. Cosí, consapevole dei miei limiti, ma soprattutto della mia voglia di giocare, ho pensato che se non potevo farlo di persona, potevo provare a farlo a distanza.
Gli strumenti a nostra disposizione sono tanti e non sfruttarli sarebbe un peccato. Sostanzialmente quello di cui abbiamo bisogno, oltre al gioco che si vuole giocare e la voglia di giocare il gioco che si possiede che si vuole giocare, è sufficiente una connessione internet, un microfono e una telecamera (tutti elementi che possono essere racchiusi in un unico devices, dai piú chiamato smartphones). I programmi per giocare a distanza sono molteplici, dai piú semplici e generalisti ai piú complessi e dedicati. Per la mia avventura di gioco ho deciso di giocare giocando con un programma a metà strada tra i due estremi: non sto usando Telegrams (che ho usato in passato per giocare ma il gioco non era un gioco giocarlo) o il pessimo WhatsApps (che non ho mai usato per giocare perché era ancora meno un gioco giocare), ma neanche Rolls20 o Fantays Grounds che sono invece dedicati al gioco (ma giocarci non è un gioco anche con loro)1.
In particolare sto usando Discord, un programma multipiattaforma che fornisce chat testuale, vocale e volendo video. È usato per i videgiochi online e per i giuochi di ruolo. Io lo sto usando per dei giochi da tavolo che è possibile giocare a distanza e, al momento, per giocare a Il Richiamo di Cthulhu, uno storico gioco di ruolo che nella sua attuale edizione si sta rivelando il miglior gioco in circolazione per i miei gusti.
Cosí facendo sto riuscendo a giocare con persone con cui altrimenti non potrei fare nulla e a giochi che difficilmente riuscirei a giocare cosí tanto: ho amplificato a dismisura le mie potenzialità ludiche riuscrendo a mantenere una sensazione praticamente identica a quella degli incontri dal vivo.
Con il bonus che a meno di inquadrature particolari posso godere il lusso di essere vestito solo nella parte sopra del corpo e non necessariamente anche sotto. Il che è comodo, nessuno lo potrà negare!
Ho sicuramente la fortuna di avere amici sia in ambito reale che virtuale interessati all’argomento e quindi organizzarmi per giocare di ruolo online (mi pare tre volte nell’ultima settimana) è abbastanza semplice ma non è per tutti cosí: molti ignorano quanto sia bello giocare e per questo non si interessano ai giochi. Noi che giochiamo ai giochi che giochiamo, possiamo però far provare a giocare ai giochi che giochiamo anche chi non gioca ai giochi che giochiamo o che non gioca neanche ai giochi che non giochiamo, nemmeno per gioco. Oppure, in alternativa, possiamo fare affidamenti a siti come find.a.player.it per creare noi gruppi di gioco o aggregarci ad altri già esistenti, virtuali o fisici che siano.


Rapido riassunto della serata di ieri sera che c’è stata ieri sera.
Abbiamo giocato un’avventura “ufficiale” del Richiamo di Cthulhu, una di quelle che si trovano all’interno del set introduttivo, perché consigliata per far iniziare a giocare persone che non avevano giocato a quel gioco.
L’avventura in questione è “Ai confini delle tenebre”, una storia con un andamento abbastanza classico per il gioco che però può offrire molti spunti per allargarne gli orizzonti o per fare altre avventure basate su questa.
Io facevo il Custode, cioè colui che racconta il mondo in cui si muovono i Personaggi Giocanti, in questo gioco quindi sarebbero gli investigatori che devono risolvere il pericoloso mistero che minaccia un po’ il mondo intero.
In ogni caso eravamo sei persone a distanza anche di oltre un migliaio di km di distanza eppure siamo riusciti a giocare come se ci fossimo seduti tutti allo stesso tavolo. Abbiamo riso e scherzato, sbagliato e risolto piccoli problemi, ci siamo divertiti insomma, come non accadeva da tanto tempo.
In futuro, se non lo avrà fatto già qualcun altro, potrei fare dei riassunti delle partite, ma per ora concludo cosí questo gioco2 sconclusionato che è stato quasi un’avventura concludere.


  1. Esistono altre piattaforme per altri giochi ma non è mio interesse parlare di quello che non è mio interesse parlare e quindi non parlo di ciò che non parlo. 
  2. Per chi fosse poco avezzo alle metafore, mi riferisco a questo articolo. 
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Domande sessuali, ovvero come farle e a chi

I tempi sono maturati per poter rispondere alle innumerevoli questioni che mi ponete in qualità di esperto.
Tra le molteplici domande che mi avete posto ho deciso di occuparmi solo delle due che vedrete di seguito: le altre erano troppo infime persino per voi squallidi e miseri ignorantelli da quattro soldi.
Purtroppo la qualità non è all’altezza del noto professor Vincenzo Rubens e quindi ho deciso di non importunarlo per queste patetiche sciocchezze.
Cercate di imparare, per favore.

Buongiorno notabile Ysingrinus, dopo molto tempo mi sono fatto coraggio e, mettendo a nudo un mio vizio importante, ho deciso di risolvere il mio dubbio rivolgendomi all’unico che avrebbe potuto darmi una risposta:
quali sono le reazioni della sborra sugli schermi degli smartphones?
La ringrazio in attesa di una sua cortese risposta.
Mark O’ Cummingham

Premetto che pur sentendo sempre di dover diffidare di chi ostenta un tale, turpe, servilismo, concedo il beneficio del dubbio, immeritato lo ammetto, e per questo rispondo all’interessante quesito. A proposito, chi te l’ha suggerito? Sono sicuro che non è farina del tuo sacco.
Adesso dovrei spiegarti le reazioni dello spermanganato di stocasio con il silicio e i derivati del petrolio, ma credo proprio che tu non potresti comprenderli e per questo mi limito ad avvisarti: per evitare di rovinare in maniera irreperabile il vetro e la plastica del tuo prezioso, immagino sia la tua sola fonte di piacere, smartphones, devi leccare, o farlo fare a qualcun altro disposto a farlo, il piú rapidamente possibile quanto da te prodotto: gli enzimi contenuti nella saliva quali il lisozima, la kallikreina e l’α-amilasi infatti scompongono il prodotto pericoloso per il telefono e al tempo stesso lo proteggono, portando via, al tempo stesso, tutto il materiale scomposto.
Spero che tu possa capire la mia risposta nonostante il tuo evidente deficit cognitivo.


Io avrei una domanda. È più eccitante per l’uomo sentire le lappate sulla cappella o i rumoretti della succhiata? Ho una propensione per la seconda sai?
Alan Fisting

Per prima cosa chi ti ha autorizzato a darmi del “tu”? Da dove viene tanta confidenza dato che tra me e te c’è un divario, ben piú di un braccio, di sapere?
Impara a rivolgere le domande con il dovuto garbo e cerca di capire se puoi permetterti di porre domande del genere.
Preferisco i rumoretti, in ogni caso, come ogni animo nobile, come il mio, preferisce. Lasciamo le “lappate” a chi ancora non ha affinato la sacra arte del godere duro.
Con questo non dico che non debbano esserci le lappate, anzi, bensí che se noi scomponiamo, destrutturiamo, la faccenda, come dei moderni Popper, scopriamo che questi elementi presi singolarmente hanno un peso differente. Importante come la sapienza orientale però ci viene incontro, ricordandoci che la somma delle parti è piú del tutto: non bisogna limitarsi solo ad una cosa, ma esperire l’intero processo in maniera completa ed assoluta. Solo cosí si potrà godere come noi meritiamo.

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Un nuovo librogame

Quest’anno, come un po’ d’anni a questa parte, sono andato a Lucca per la fiera annuale del fumetto e del gioco. È stato un viaggio pesante, andata e ritorno nello stesso giorno, difficile e faticoso. Ma è stato soprattutto un viaggio soddisfacente.
Ignorando completamente il settore fumettistico di cui al momento mi interesso poco, mi sono dedicato al padiglione dei giochi da tavolo, mia antica e sempiterna passione.
Al contrario dello scorso anno, però, e della passata fiera di Modena1, di giochi da tavolo veri e propri ne ho presi pochi, concentrandomi principalmente su giochi di ruolo e librogame.
Tra gli innumerevoli librigame che ho acquistato oggi vorrei concentrarmi su uno in particolare, terminato ieri notte.


Nicolas Eymerich inquisitore
Il Sabba Nero

di Lorenzo Trenti

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Questo libro, primo della collana Dedalo della Vincent Books, marchio della Raven2 racconta, anzi fa vivere, le avventure dell’inquisitore spagnolo Nicolas Eymerich, cosí come lo scrittore Valerio Evangelisti lo ha descritto nelle sue storie3.
La struttura è snella ed il sistema di gioco è semplice: Ad ogni paragrafo si sceglie cosa si vuol fare e si procede quindi col paragrafo corrispettivo alla scelta fatta; al contrario di altri librigame, non ci sono regole speciali per combattimenti o prove, bisogna solo seguire le istruzioni del libro e al massimo segnarsi un po’ di cose, tipo gli oggetti o le annotazioni che possono risultare utili nel gioco.
La storia è di stampo investigativo: Eymerich, cioè il lettore, deve sventare una minaccia molto importante ma per farlo deve capire chi costituisce realmente la minaccia e in che modo può affrontarla. Ci saranno indovinelli, enigmi, trappole un altro po’ di cose in grado di far girare la testa anche al piú severo e rigido dei domenicani inquisitori, il tutto in un’ambientazione ben orchestrata e assolutamente immersiva.


L’intento di questi librigame è quello di cercare di proporre metodi alternativi ed inoovativi per far giocare le persone, con regole speciali che, suppongo, cambieranno da volume a volume.
Il giudizio complessivo è veramente piú che ottimo, prendendo in considerazione il divertimento e la qualità oggettiva della storia e del volume stesso. Mi sento di consigliarlo a chiunque sia abbastanza adulto da leggere questo articolo, navigato giocatore o semplice curioso che sia.


Bonus
Alla fine c’è un minigioco da fare in due: riprendendo il concetto del lbrogame, un giocatore legge ad alta voce un brano e a seconda della scelta fatta l’altro giocatore leggerà il brano corrispettivo e cosí via. Due paginette in totale ma sembra divertente.


  1. Principale fiera del gioco da tavolo italiana, ma se lo state apprendendo leggendo questa nota allora io sto sprecando il mio tempo con voi. 
  2. Che ci crediate o no io mi perdo sempre con queste cose, inizio a sudare forte, poi invento qualche farbamba e mi passa. 
  3. Benché Evangelisti non sia coinvolto nel progetto le note a margine del libro riportano l’approvazione e l’entusiasmo dello scrittore per questo progetto. 
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Lovecraft giapponese-4

Con un ritardo che sarebbe colpevole se non riguardasse me, mi ritrovo, scevro d’ogni colpa, a tornare sull’argomento Lovecraft & Giappone, sí proprio cosí, avete sentito, se usate un programma di lettura vocale, o letto, proprio bene.
Lovecraft e Giappone.
Ma questo non dovrebbe essere nuovo per voi se aveste letto gli altri articoli che trattano lo stesso argomento [INSERIRE COLLEGAMENTO IPERTESTUALE AGLI ALTRI ARTICOLI CHE PERÒ NON MI VA DI INSERIRE E QUINDI NON LO INSERISCO], perché è già un po’ di tempo che ho scoperto l’arte di Gou Tanabe e della sua passione per gli scritti di Howard Phillips Lovecraft. Tanabe, con uno stile realistico, traspone le opere del Solitario di Providence, in fumetti angoscianti e carichi di orrore cosmico con una tale maestria che mi fa sperare riesca a lavorare almeno su tutte le opere maggiori dei Miti.
Il lavoro in questione mi è stato suggerito dal mio Gemellone Solare, dato che nella mia scarsa preparazione sull’argomento manga ho grosse lacune. È uno dei miei romanzi preferiti, anche se per molti è lento, almeno all’inizio e generalmente troppo descrittivo, sto parlando del romanzo…


Le Montagne della Follia


Storia egregiamente costruita con un crescendo d’ansia e meraviglia, tipiche, direi iconiche, per l’esplorazione dei poli terrestri.
Senza raccontare la storia, mi limiterò a dire che i disegni sono ovviamente al livello delle opere precedenti e questa volta sono davvero tanti perché il nostro buon vecchio Gou ha raccontato la storia con ben 4 volumi (considerando che gli altri volumi contenevano una storia principale ed una minore), rispettando molto scrupolsamente l’opera originale.
Un piccolo appunto: la storia è fedele all’originale, quindi un gruppo di esploratori inviati dalla Miskatonic University, senza storie d’amore e senza ridicoli fronzoli che si potrebbero trovare in una produzione hollywoodiana: Del Toro, questo lavoro è fattibile, Tanabe ce l’ha fatta, puoi prendere il suo lavoro anche come storyboard magari, insisti, non demordere, fatti valere1!


Ammetto di essere stato inconcludente ma era tanto che non lo ero.
TEKELI-LI


  1. Un accorato appello al grande regista messicano. 
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La Mongolia: il paese piú fico e sottovalutato del mondo intiero

Ci risiamo: Assistente42 scrive ed io lo pubblico. Gli offro una casa dove poter dire le cose importanti che è uso dire. Come avrete notato non ho messo i miei consueti collegamenti ipertestuali1 alla di lui persona. Perché vi chiederete voi? Ma è semplice: per farvi andare alla ricerca autonomamente; potete chiamarmi Socrate, io non mi formalizzo2.
Ma dopo questa breve introduzione all’introduzione, entriamo nel vivo dell’introduzione vera e propria, cioè l’introduzione, e cerchiamo di spiegare e questo articolo, comprensivo della sua struttura, e il mio intervento3.
L’articolo, si spiega da solo, vuole descrivere all’utente medio, solitamente un semianalfabeta con il patentino di scemo che lucida ogni giorno con un misterioso impasto di urina e smegma, la bellezza di una nazione, di una regione, e di un modo di essere per noi molto distante4; ci saranno diversi collegamenti ipertestuali, che solitamente io non uso, indirizzeranno i lettori su siti dove è possibile ascoltare legalmente musica in streaming5, o consultare enciclopedie “libere” e gratuite fatte dagli utenti per gli utenti6.
Il mio intervento invece si limiterà a questa piccola e, ribadisco, mai troppo umile introduzione e a qualche nota sparsa qua e là come commento. Come se stessimo leggendo tutti quanti insieme questo pregevole articolo che dico di aver già letto ma che invece potrei stare leggendo ora per la prima volta… chissà!


La Mongolia: il paese piú fico e sottovalutato del mondo intiero

di Assistente 42

Credo che al giorno d’oggi si parli troppo poco della Mongolia e non riesco a farmene una ragione, poiché da sempre queste lande remote esercitano su di me un certo fascino7.
La Mongolia se ne sta lì nei vostri atlanti; sapete che esiste ma praticamente nessuno sa niente di veramente utile su essa. Questo mio articolo si propone l’umile obiettivo di spiegare a voi, ma anche a me stesso, ciò che serve davvero sapere.
Un tempo era tutta Mongolia. Sì, insomma, Gengis Khan e tutto il resto8. Anche le musiche da Oktoberfest risentono di questa lontana influenza: https://www.youtube.com/watch?v=NvS351QKFV4.
La Mongolia ha la Marina più piccola del mondo, un grazioso primato per un paese privo di sbocco al mare9. Essa consiste, infatti, di un singolo vascello che si offre di farvi fare un giro in un laghetto di confine: https://en.wikipedia.org/wiki/Mongolian_Armed_Forces#Navy.
Da appassionato di climi del mondo e da amante del clima mediterraneo (Koppen Csa10), la capitale di questa ingiustamente poco considerata nazione non poteva non trovare posto nei miei segnalibri del meteo. Ulan Bator11 (non temete, grafie più complicate esistono se volete fare i duri e puri) ha un clima infame ed è considerata la capitale più fredda del mondo. Al momento in cui scrivo il meteo è ancora abbastanza clemente, con massime di 9 gradi e minime di -9, ma fra qualche mese quelle povere terre non supereranno lo zero se non in primavera inoltrata. Le massime in inverno sono dell’ordine di -15 gradi. Dobbiamo difendere il clima mondiale sia per salvaguardare il nostro, ma soprattutto il loro, come spiegherò nel prossimo punto.
Fa così freddo a Ulan Bator che i nostri amici mongoli hanno da sempre contato sul terreno ghiacciato in profondità tutto l’anno per la stabilità dei loro pochi edifici. Il riscaldamento globale sta leggermente scongelando il sottosuolo. Ma la maggior parte di loro vive nelle ingegnose tende (yurta) e non si farà cogliere impreparata dal disgelo12!
I greci pensano di aver inventato lo yogurt. I turchi si incazzano e dicono che no, loro hanno inventato lo yogurt. I mongoli restano umili e si limitano a compatirli13.
La lingua mongola si scrive in cirillico. Io che sono un figlio tardivo della guerra fredda, quando vedo cose scritte in cirillico, mi allarmo, sempre, nonostante abbia più o meno per sbaglio imparato a leggere il cirillico. Guardate come una frase innocente diventa terrificante se traslitterata con l’alfabeto del Cremlino: Довете морире тутти сгоззати е сбуделлати ма ви ловво ун касино хаштаг лов хаштаг фолловме14.
I nomi mongoli sono fichissimi, davvero. Il mio preferito per le ragazze è Urantsetseg, mentre per i ragazzi certamente Tsogtbataar.
Il metal mongolo è ficherrimo, end of story: https://www.youtube.com/watch?v=jM8dCGIm6yc.
I mongoli sono così fichi che se decidono di andare in giappone a rompere il culo ai giapponesi nel sumo, essi lo fanno e dominano le gerarchie per anni e anni15. Beccatevi sto pezzo di lottatore: https://en.wikipedia.org/wiki/Hakuh%C5%8D_Sh%C5%8D.
Intimamente siete convinti di essere dei fichi, ma intimamente sapete che niente è più fico di un falconiere mongolo a cavallo: https://www.youtube.com/watch?v=jagKnS2mE7w.
Adesso guarderete questo vasto ma disabitato paese col rispetto che merita16.


  1. Amo scrivere in modo che anche un giornalista italiano possa capirmi. 
  2. Ovviamente17 se non vi siete chiesto niente potete anche abbandonare questa pagina subito18
  3. Sonmo molto introduttivo e apprezzo la costruzione «e… e». 
  4. Nella mia umile e sconfinata bontà d’animo voglio segnalare che già i C.S.I. dei tempi che furono trassero ispirazione dalle praterie della Mongolia e dagli usi e costumi di questo affascinante paese. Il bello è sempre bello, da qualsiasi angolazione lo si voglia guardare. 
  5. Scongiuro i meno preparati di voi a non obbligarmi a spiegare questo termine. 
  6. Oggi sono in vena di aiutare i meno svegl, vedi sempre nota 1. 
  7. Condivido fortissimamente. 
  8. Si dice che GK sia stato l’imperatore con l’impero piú vasto al mondo ma con la completa incapacità di gestirlo; aveva, si dice, il vizio di andare avanti e indietro a scorribandare senza preoccuparsi davvero delle sue conquista. Magari però è tutto invenato da me. 
  9. Anche la Svizzera non ha sbocchi sul mare ma approfitta dei suoi molti laghi per dilettarsi con le navi a vela. Pare ne abbiano davvero tante, al contrario della Mongolia. 
  10. Boh? 
  11. Il jingles di apertura di Windows dice chiaramente Ulan Bator. Ascoltare per credere. 
  12. Questa era una cosa che non sapevo ma che mi spinge sempre piú a temere il riscaldamento globale. 
  13. Come è giusto che sia. 
  14. Poesia da giovani eruditi poliglotti con uno sguardo al giovine mondo smarts ands cools! 
  15. Sul metal ed i nomi non mi esprimo perché l’ho sempre saputo, ma questa storia del sumo mi intrippa davvero tanto! 
  16. Io che già lo facevo ora lo faccio ancora di piú. E voi amici miei? Non sentite voglia di ascoltare i canti polifonici della tundra mongola? Mettetevi una pelle di montone addosso e ballate, ballate con la natura e amoreggiate con il freddo! 
  17. Ovviamente. 
  18. Cfr. nota 1. 
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Panoplia d’ausência ctonique

Fondamentale pietra angolare artistica.

(b)ananartista® SBUFF

E’ con orgoglio e passione che vi presento questa nuova azione filmica e suite musicale dei Conceptus.
A breve presenteremo questo cortometraggio sperimentale nelle maggiori fiere internazionali.

Qui di seguito un breve testo critico e presentazione dell’opera:

Inenarrabile crogiolo di visioni divise, iterazioni reiterate in un limbo libitum che echeggia – disintegrandola – la frammentazione dell’umano, traslato a rifiuto, sublimato ad videum.
In questa ecatombe attante della semiotica i Conceptus mostrano la smaterializzazione ctonia del corpus vivendi nella miriade di bit-frammenti ciber-uranici.
L’urgenza gestuale incontenibile del collettivo, come un futuribile dispositivo Guillotin, cala sul collo sonnolento dello spettatore ridestandolo in un fiotto di autentica energheia generatrice.
La gestazione frenetica dell’atto filmico sembra riverberare (ab aeterno) le vacillanti
psico-rhizomata dell’homo technologicus immerso nel suo plancton-vangelo venefico, per poi rigenerarle con fauci-tremens foto-ricomponibili.
Con mano feroce il regista ritorce e tormenta il medium visivo scarnificandolo in un…

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Lovecraft giapponese/3

Sono quindi giunto al terzo ed ultimo, per ora, manga tratto dai lavori di Howard Phillips Lovecraft. Dico che è il terzo perché per chi non lo sapesse1 questo non è il primo articolo che scrivo in merito ma il terzo2, come lo si può capire qui; ma queste cose dovreste già averle sapute se solo foste stati attenti come si deve.
Sono quindi costretto a fare l’ennesimo riassunto: di base3 io non leggo manga, ma questo di cui sto scrivendo effettivamente è un manga, scritto e disegnato, adattando scrupolosamente al fumetto ciò che nasce come racconto o romanzo, Gou Tanabe che ovviamente ancora ignoro chi sia.

L’abitatore del buio
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Il fumetto in realtà inizia con la trasposizione di Dagon, la divinità delle profondità oceaniche, non originale ma ugualmente facente parte del pantheon lovecraftiano, che appare e non appare, in un onirico naufragio durante la Grande Guerra.

La seconda storia è proprio L’Abitatore e di nuovo il nostro Tanabe ci ricorda perché alle volte vogliamo dormire con la luce accesa e andiamo nel panico se per qualsiasi motivo va via la luce. Per un po’ di sano orrore, anche se forse dovrei dire terrore, statunitense in chiave nipponica, niente di meglio che leggere i lavori di Tanabe.


Ovviamente in questi giorni cercherò di procurarmi il pezzo mancante della mia collezione Le Montagne della follia, da sempre una delle mie storie preferite4 nonostante risulti, almeno nella prima parte, indigesta ai piú.
Inoltre, se siete a conoscenza di altre trasposizioni a fumetti (escludendo i capolavori di Alan Moore che già possiedo e che in fin dei conti non si possono definire trasposizioni ma ampliamenti di quell’universo), tipo quelle di Machen o Hodgson, di qualsiasi stile o corrente, non mancate di farmelo sapere. Farò finta di esserne già a conoscenza e vi risponderò in maniera sprezzante ma sappiate che sarà solo uno schermo per nascondere la mia debolezza ed il mio tenero cuore di adolescente ribelle qual io sono5.


  1. Ignoranti. 
  2. Ovviamente. 
  3. Non la vitamina D. 
  4. Ma onestamente credo direi altrettanto di praticamente tutte le altre storie. 
  5. Ho già la trasposizione del Re in Giallo, Nyarlathotep, Richiamo di Cthulhu e visto che ci sono altre trasposizioni dello stesso fumettista che ha lavorato sul nostro buon vecchio H. di Carcosa, ma se volete citarli fatelo pure lo stesso acciocché anche gli ignoranti e gli stolti possano conoscere la verità! 
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Lovecraft giapponese\2

Senza bisogno di premettere quello che ho premesso nel precedente articolo posso andare dritto al punto senza temere di essermi preparato ulteriormente: squadra che vince non si cambia!

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Il colore venuto dallo spazio è il manga adattato dal già nomato1 Gou Tanabe tratto dall’omonimo racconto/romanzo di Howard Phillips Lovecraft.
Come accennato dal Gemellone Solare il colore c’è ma non si vede: il bianco e nero si sposa perfettamente con un qualcosa che non esiste nel nostro mondo e quindi è per definizione impossibile da rappresentare2. Rappresentabili, e in questo caso posso dire magistralmente rappresentati, sono invece gli effetti che questo colore provoca a tutto l’ambiente circostante.
Senza aggiungere altro per non rovinare il piacere di leggerlo a chi ancora non l’ha fatto, sia versione classica che la trasposizione a fumetti, concludo consigliando questo fumetto giapponese a chiunque possa anche solo pensare di trovarlo interessante.
Leggetene e gioitene tutti, allora!


  1. Nomato?? 
  2. Sono per questo molto curioso di vedere l’adattamento cinematografico che tanta polemica sta suscitando, 
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Lovecraft giapponese

Come sa bene chi mi conosce1 io non vado matto per i fumetti giapponesi, anche sui disegni animati di quel tipo non vado sempre molto d’accordo, ma questa volta ho voluto fare quella che in linguaggio tecnico viene definita una mattata2 e cosí ho acquistato un manga3.
Ma non un manga qualsiasi, anche perché altrimenti avrei messo un titolo qualsiasi a questo articolo 4 ma bensí, adoro ripetermi, per inciso, ne ho messo uno specifico. Nello specifico5 ho inserito un non tanto velato richiamo a Lovecraft, per cui mi rifiuto di inserire note o collegamenti ipertestuali 6.
L’autore è Giù Tanabe che ovviamente non conosco e per cui non scriverò niente su di lui, il manga in questione invece è Il Mastino e Altre Storie, che è il motivo per cui sto scrivendo quello che sto scrivendo.

Ecco il libro di cui sto parlando.

L’anno di pubblicazione credo sia il 2014, l’editore originale lo ignoro, quello italiano credo sia J-POP ed è in bianco e nero.
I racconti all’interno sono Il Tempio, Il Mastino e La Città senza nome; tutti e tre i racconti sono resi molto bene e lo stile nipponico non lo si percepisce se non per qualche onomatopea ambientale scritta in entrambe le lingue e onirici paesaggi bellissimi.
Dovrei parlare delle storie al suo interno ma credo che siano già molto conosciute ed in caso contrario non credo sia sensato cercare lumi qui dentro, non vi pare?


  1. E se non mi conosci perché mi segui? 
  2. Leggesi mattata 
  3. I manga sono quella cosa che non so cosa sono7
  4. In effetti potrei averlo fatto. 
  5. Cioè specificatamente. 
  6. Salvo mandarvi qui8
  7. Ovviamente. 
  8. Ovviamente. 
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