Duro lavoro

«Potrei parlare per ore della pigrizia, ma non mi va.»

Arturo Cesare Sørensen


Una profonda massima.

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Le avventure di Emma Mancini, di Gianni Gregoroni – Una recensione

Circa due settimane fa sono stato il fortunato vincitore di un giveaway1 fortissimo, che mi ha dato l’occasione di leggere il libro del cosidetto Gianni del perdilibri comodamente su carta.
Il libro è edito dalla Ipazia Books2 e il prezzo lo ignoro perché mi è stato regalato e non lo sto vedendo da nessuna parte. Il libro è versione paperback ma credo esista anche in formato digitale3 ed è caratterizzato da una copertina, di carta appunto, verdosissima, con una bimbetta stile cartoni animati giapponesi di una volta disegnata sopra. Sulla copertina però ci tornerò piú avanti.
Ho fatto passare del tempo prima di iniziare e, conseguentemente, terminare la lettura, ma non è colpa del libro in questione che anzi ho anteposto al Jerusalem di Alan Moore4.


Ma ora provo, finalmente, ad analizzare quanto letto.
Le avventure racchiude due storie, La creatura della casa nera e I cani delle tempeste, nelle quali la giovane protagonista, Emma Mancini, si trova di punto in bianco coinvolta in fatti che trascendono lo straordinario, scivolando verso il sovrannaturale e l’orrore.
Nonostante le avventure siano destinate ad un pubblico molto giovane, gli elementi spaventosi non mancano e, con un contesto ed un’impostazione maggiormente cupa, nello stile e nell’intreccio degli eventi, probabilmente sarebbero delle ottime storie dell’orrore anche per i piú grandicelli ed attempati, come il sottoscritto.
Rapimenti di bambini, mostri deformi che servono misteriose creature che anelano la vita dei mrotali, oscuri collegi in cui si pratica la magia… sono tutti elementi che sulla carta potrebbero far pensare ad Harry Potter ed alla sua scuola di magia, ma che invece riescono ad evocare Suspiria di Dario Argento, o anche il meno blasonato, ma non per questo brutto, Imago Mortis di Stefano Bessoni, grazie agli accenni inquietanti che l’autore colloca con sapienza, senza scadere quindi nel buffo o nel giocoso.
Lo stile è fresco e semplice, con la voce narrante che di tanto in tanto riporta i pensieri e le sensazioni della ragazzina protagonista5, accompagnando per mano il lettore piú giovane, facendolo esplorare la villa nera abbandonata, dimora di un fantasma e di chissà cosa altro, e successivamente combattere i mastini infernali che perseguitano chiunque posi l’occhio su di loro.
Come dicevo: gli elementi per una storia dell’orrore classica ci sono tutti, sono solamente stati resi accessibili ad un pubblico giovanissimo, anche senza la supervisione di un adulto.
Unico neo, se di nei si può parlare, è la copertina, un po’ troppo accesa e “infantile” per i miei gusti. Avrebbero potuto osare di piú e proporre un tema piú cupo e “pesante”, per sottolineare l’aspetto terrificante delle storie all’interno.


  1. Ne ignoro il significato. 
  2. Fossi una persona seria saprei anche di cosa si occupa, ma siccome non lo sono mi limito ad inserire il collegamento ipertestuale. 
  3. Non so cosa sto dicendo, davvero! 
  4. Non è la prima volta che il Gianni mi passa davanti ad altri autori, credo sia successo anche con Martin. 
  5. In questo ci vedo una strizzatina d’occhio al lettore che, man mano che avanza nella lettura scopre i poteri della bambina: una specie di metacomunicazione tra personaggio autore e lettore. 
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Viaggiando, o del muoversi comodamente

Mi vedo costretto ad affrontare l’annoso problema che la comunità scientifica ha reso dibattito pubblico già da molto tempo.
Ormai è sulla bocca di tutti e nei bar, cosí come nelle conventicole piú riservate, non si parla d’altro.
Pur ritenendo innegabili i vantaggi del teletrasporto, le implicazioni che ne seguono sono davvero molte e tutte delicate.
Da quando ci si può spostare ovunque istantaneamente le condizioni della vita, e piú in particolare dei trasporti, sono ovviamente migliorate. Ma ogni miglioramento porta seco dei problemi, sempre. Ogni medaglia mostra il suo rovescio.
Se ora possiamo tutti, quasi tutti in realtà, comodamente, è anche vero che siamo meno sicuri di un tempo ed abbiamo anche perso il diritto alla riservatezza, per altrettati ovvi motivi.
In qualsiasi momento qualcun, anche solo per errore e non con intenti malevoli, può finire per sbaglio dentro casa mia, magari mentre sto scrivendo un articolo o, peggio ancora, cercando di costruire il modellino di un biplano inventato da me, con esiti nefasti per la mia occupazione. Non starò qui a scrivere di quante possibili aggressioni, o furti, comporta tutto questo1, ma vorrei porre l’accento sul traffico di corpi in materializzazione e smaterializzazioni che sta
generandosi nei maggiori centri nevralgici del pianeta: i sistemi di sicurezza impediscono lo “scontro“, come viene definita in modo edulcorato la fusione di due corpi materializzatesi piú o meno nello stesso luogo e nello stesso momento, ma questa è ancora una tecnologia nuova.
Quando il teletrasporto era appannaggio dei pochi, le probabilità di scontrarsi erano veramente trascurabili, ma ora che la scienza ha reso disponibile a tutti questa opportunità le cose non sono piú le stesse. Prima c’erano i gates, poi le cabine distrettuali, ora le cabine casalinghe e addirittura non c’è piú bisogno di una struttura. Chiaramente i sistemi di sicurezza non sono ancora perfetti e bisogna vedere, inoltre, se sono perfettibili, ma se la scienza riuscirà a progredire tanto piú rapidamente della società, non ci sarà mai una certezza, mai potrà esistere sistema di sicurezza adeguato2.
E non mi si venga a parlare della colonizzazione di altri pianeti, estendendo quindi il raggio di diffusione del teletrasporto, perché, come prima cosa, bisogna essere sicuri della stabilità delle colonie, cosa che potrebbe richidere anche secoli o millenni, e bisogna sopravvivere a quel momento; secondo poi bisogna considerare che la diluizione di cui si parla potrebbe non avere effetto sui centri nevralgici preesistenti e, soprattutto considerare che in questo momento il problema non si risolve, si allontana soltanto, perché va considerata anche la nostra diffusione e riproduzione: se l’universo è infinito ed in continua espansione, potremmo anche noi, o i nostri derivati evolutivi, essere infiniti ed in continua espansione.
Il mio appello è quindi sí di continuare a investire nella scienza e nel progresso, ma anche soprattutto di rendere tale progresso accessibile a tutti: che chiunque cioè possa sapere e capire cosa fare, per riuscire a risolvere i problemi maggiori il piú rapidamente possibile3.


  1. Tra l’altro vanificando e alterando completamente il codice penale, cambiando completamene il concetto di effrazione
  2. Mi preme sottolineare che, sempre a livello di sicurezza, tutte le nostre abitazioni stanno subendo modifiche e archittetoniche e tecnologiche. Labirinti interni per confondere i “non desiderati”, o immensi strati di roccia, opzione questa valida solo per chi vive in un montagna. e scudi di forza antiteletrasporto. Ma i labirinti, seppur piú economici degli scudi, sono validi per le abitazioni molto grandi e comunque rendono piú scomoda la vita anche agli abitanti; di contro gli scudi hanno un prezzo davvero troppo elevato: sebbene siano una protezione piú sicura, solo i piú ricchi ed i militari possono permetterseli. 
  3. Notevole l’Insieme Sperimentale di Hub (Sperimental Cluster Hub) per lo smistamento del traffico. In pratica ogni hub ha un insieme di computer in rete che gestisce il traffico, rallentando o spostando, a seconda dei casi, i destinatari di ogni teletrasporto, anche quello personale e casalingo. Non vengono tracciate le informazioni di chi si sposta, perché la tecnologia è stata concepita proprio cosí ma il rischio che qualcosa non possa andare per il verso giusto potrebbe davvero minare la nostra libertà. 
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Ricorsivando

Premetto che riprendo l’antica usanza dei titoli di una volta ma premetto, nella premessa, che potrei non stare riprendendo davvero l’antica usanza dei titoli di una volta, dedicandomi solo un fievole1 fuoco di paglia in vece di una ripresa di un’antica usanza dei titoli di una volta.


L’altro giorno, ho letto un articolo di Francesca Fichera che parlava di un qualcosa di cui ho già parlato poco tempo fa.
Le coincidenze, di cui andrò a parlare sono possenti e potrebbero farmi vacillare sull’argilloso tema della teleologia2 cui naturalmente tendo3.
Bene, il giorno dopo aver letto l’articolo della finestra ho fatto un sogno. Un sogno sul mio blocchetto. Sognavo che avevo sognato e che mi dovevo appuntare il sogno fatto per scrivere un articolo sul blog. L’argomento era interessante ed avevo trovato il modo di scriverlo perché divertisse, dovevo segnarmi assolutamente il sogno fatto e cosí feci soddisfatto. Quando mi segno un appunto su un argomento, ricordo perfettamente i pensieri che costituiscono quell’appunto, rendendo di fatto l’appuntaggio uno strumento molto potente nel mio ordine mentale, ma non altrettanto nei miei sogni.
Al risveglio, infatti, rendermi conto di aver sognato di sognare e consecutivamente appuntare il sogno del sogno che, disgraziatmente non ricordo4 è stata una grande delusione.
Avevo qualcosa di bello e intelligent da scrivere. Avevo anche il modo di farlo. Eppure tutto è sfumato, in un sogno mai realizzato.


Approfitto dell’onirico articolo per proporre una stranezza che aleggia su telegram, senza dare piú scampo a nessuno.
Chi non sa cosa sia telegram non dovrebbe cliccare sul link inesistente. Ma d’altronde cosa esiste davvero?


  1. Fievole?! 
  2. I piú preparati tra i preparati sapranno di cosa si parla, gli altri no. 
  3. Dannato pensiero magico5
  4. Ma è poi esistito o era in realtà solo un sogno? 
  5. Qualsiasi cosa esso sia. 
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Orrorifica tragedia casalinga

Quello che sto per raccontarvi è una storia vera occorsami qualche tempo fa.
È in forma di pagina di diario perché io ho un diario con un lucchetto dove annoto i fatti strabilianti, o terribili, che incontro lungo il cammino della vita.


Città di X, –/–/–

Oddio…
Una cosa spaventosissima!
Come tutte le mattine sono andato a fare la mia cacata liberatoria. Possono essercene diverse ma solo una è quella che ti libera.
Caco, con una certa soddisfazione, mi alzo per pulirmi e strabuzzo gli occhi!
Cosa ti vedo nel wc?
Un Antico!
Il corpo cilindriforme rastremato in punta con una stella, malformata, sulla sommità.
Ho cacato uno stronzo Antico!
Un Antico di merda… ora ho paura di pensare cosa possa esserci dentro di me.

Aiutatemi!


Ho deciso di parlare di questo mio spaventoso problema, rileggendo un consiglio che il buon vecchio Zeus mi ha dato in in commento su un mio oramai storico articolo. Mi dispiaccio se a qualcuno può essere sembrato forte, però dovevo parlarne con qualcuno. Non ce la facevo a tenermi tutto dentro.

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Capacità e proprietà fisiche

Va molto di moda, negli ultimi anni, parlare o meglio ancora straparlare, della resilienza. Mutuandone, e distorcendone, il significato originario per applicarlo ai piú disparati campi della vita.
Ecco quindi fioccare gli appella alla resilienza umana, contro la società corrotta, contro il sistema despotico della democrazia occidentale, contro qualsiasi spauracchio dei nostri giorni.
La parola d’ordine è resiliere, sempre e comunque.
Che uomo sei se hai una resilienza cosí bassa? Puoi davvero definirti donna se non hai affatto resilienza?

RESILIENZA RESILIENZA RESILIENZA

Quest’osceno mantra riecheggia nei nostri cervelli ininterrottamente: cerchiamo di sviluppare una resilienza alla resilienza, senza riuscirci. rimanendo deformati, irrimediabilmente1.
Ma io mi chiedo, perché non si parla di tenacità o della sempre verde termoconduttività, caratteristiche, alquanto interessanti e facilmente riadoperabili in altri campi?
Bisogna non far passare il calore della pressione sociale, bisogna essere poco termoconduttivi, oppure tanto tenaci per non spezzarsi quando il capo ufficio ci tratta male!
Purtroppo una parola è troppo difficile e l’altra troppo semplice. E poi manca di quel fascino sensuale che ti riempie la bocca quando dici che la resilienza della società si misura con le fette di pane imburrato.


Che bisogno ha, la gente quando chiacchiera in libertà, di riempirsi la bocca con termini che non consce e mi infastidiscono, come appunto “libertà” e “resilienza”?
Non si può stare zitti ed evitare di esternare qualsiasi cosa passi per la testa?


  1. Il che, a suo modo, è ironico. 
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Dentro le caverne

Non pago dei miei innumerevoli sforzi passati, insisto nel mio percorso enciclopedico cercando di far entrare qualcosa nelle zucche vuote che sono seriamente interessate ad apprendere.
Quello di oggi è l’ennesimo aggettivo abusato da molti. Davvero non riesco a capacitarmi del perché le persone si divertano ad usare parole che non conoscono.

Oggi parlerò quindi del grottesco, ma attenzione non vi rimanderò alla famosa enciclopedia libera1 per via dell’ambiguità intrinseca nella, errata, definizione.
«Si dice “grottesco” quando qualcuno, o qualcosa, esce dalla grotta, sia letteralmente che metaforicamente». Semplice no2? Non ci voleva molto e invece…


Approfitto di questo articolo per ricordarvi e segnalarvi un vecchio progetto purtroppo accantonato dai piú.

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La serenità e allegria che mi suscita questo gioco.



Il gioco di cui tanto ho parlato è un esercizio di scrittura creativa collaborativa. Con tanto di diramazione assurda. Il risultato è quel che è, ma questa volta non è colpa mia, almeno.


  1. Voi sapete qual è. 
  2. L’etimo non perfettamente certo è in ogni caso molto semplice e quindi non lo analizzeremo in questo ponderoso articolo. 
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Un colpo di pennello

Questo di oggi vuole essere un semplice articolo riassuntivo di un concetto variamente esposto in passato.
La definizione della parola in questione è la tanto giustamente vituperata vernissage. Ebbene sí, questo termine sempre in bocca ai piú ignoranti tra gli ignoranti sta ora per venire analizzato: «dicensi “vernissage” la vernice, però da stronzi».
Se non vi fidate andate a vedere su Wikipedia, però poi non venite a lagnarvi da me!


Interessante sarebbe sapere come mai certe persone parlano di cose di cui ignorano, riempiendosi la bocca di concetti che non sono in grado di capire. Ma questo, ahivoi, esula dalle vostre capacità cognitive e quindi non mi ci potrò dilungare ulteriormente: sono solo un umile genio.

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Chiamata all’arte

Nel mio continuo sforzo di rendere questo un mondo migliore per me, ho deciso di coinvolgere il pubblico con quello che io ritengo essere un gioco importantissimo e divertentissimo ed essendo io un metro di valore universale, quasi un decametro, ciò che va bene per me credo proprio che sia un crimine non farlo andare per altri.
Come al solito potrò mascherare di arte un’ignobile sciocchezza e voi che mi leggete potrete concordare con me che questa sarà una delle piú nobili ed alte forme di arte1.
Non si dovrà far altro che commentare questo articolo ed io, assieme alle risposte, sensate al commento, modificherò il commento stesso, segnalandolo, in modo che ci sia un doppio errore assurdo.
Si potrà, e dovrà parlare, senza uscire troppo dal seminato, ovviamente di arte e di enfiteusi, argomento a me molto caro, ma anche di prognatismo e coseno, oppure di umidità e Kant.
Insomma gli argomenti sono vari e tutti egualmente divertenti, basta però impegnarsi un minimo.
Confido in voi, so già che ne rimarrò mortalmente deluso.


Apporrò una doppia tilde (~~)2 dopo aver modificato i commenti per segnalarne la modifica. Non so se terrò traccia degli originali.

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Quando si discute di enfiteusi divento garrulo.


  1. D’altronde mascherare le sciocchezze per arte è arte e nessuno può negarlo. 
  2. Sono due non una. cioè non dovrò metterne quattro, che sarebbero due tildi per due. 
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Non è che è finita solo perché…

Levate di scudi e difese strenue a cosa hanno portato? Ad attacchi rinforzati.
Ora non solo il Minimalista è sotto attacco, ma anche Gintoki per aver perorato la causa minimalsta.
Tutto è cominciato con un «non è che devi per forza essere un gatto per…» che ha sin da subito mostrato la piega grottesca di questo ennesimo attacco da parte degli opliti del bene1 del webzs che vogliono rattristare ed impoverire l’internet tutta2.
Gintoki è stato prima accusato di essere troppo gatto e troppo poco cane, poi hanno messo in mezzo il caso di Romualdo, il suo vecchio compagna di stanza, quello appassionato di lampade a forma di exogini3 che in passato tanto ci ha fatto ridere e riflettere, amaramente. All’epoca c’era questa storia dei vari colori di exogini e Gintoki si era sbilanciato per quelli verdi traspsarenti… non l’avesse mai fatto! Una buriana che si è placata davvero solo con l’anno nuovo. Giusto in tempo perché i piú sediziosi tra i sediziosi riprendessero l’attacco sfruttando la presa di posizione del nostro gatto anafilattico accusandolo prima di essere troppo puntiglioso per poi giungere alla conclusione che è colluso.
Collusione minimalista hanno detto. Ma cosa c’è di piú anticollusivo della causa minimalista?
Qui si sta parlando di arte e libertà nelle loro forme piú alte ed elaborate possibili. Eliminando il superfluo concentrandoci su ciò che importa veramente. E questo, i lettori ed i nemici tutti lo sapevano molto bene, sin da quando si parlava di mutande di lana e di profilassi lignea per favorire il pregresso siderurgico.
Per questo, oggi come ieri, per il Minimalista come per il Gatto IO SONO GINTOKI! NOI SIAMO GINTOKI!

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Je suis Sgintokí


  1. È una citazione, non credo realmente nel bene o nella dicotomia tra il bene ed il suo opposto. 
  2. Questa è un’altra citazione ma non è che io vi dirò di cosa si tratta, a-ha! 
  3. Se non li conoscete… PESTE! 
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