Il mio problema con l’internet per tutti – Assistente42

Ecco un nuovo folgorante articolo del nostro assistente preferito, Assistente42! Prima di lasciarvi alle sagge e dotte parole un breve cappello introduttivo1.
Prima di tutto voglio dire che mi sembra giusto inaugure una nuova categoria per le collaborazioni, oramai sempre piú frequenti con l’assistente e con chiunque abbia fatto o vorrà mai fare con me.
In secondo luogo, voglio precisare che condivido esattamente il discorso che, sebbene contestualizzato in un argomento che non mi è proprio, è applicabile in ogni campo della vita.
È infatti un problema sempre piú comune quello di cui si parla nell’articolo, tanto comune che sta riuscendo ad intaccare aspetti molto importanti, quali la sanità e l’istruzione, anche attraverso il grimaldello della politica, di difficile, se non impossibile soluzione.


Certe volte penso che Gutenberg si doveva fare i cazzi suoi. No, scherzo. Gutenberg ha inventato la stampa a caratteri mobili. Saremmo ancora al medioevo senza la stampa, non scherziamo. Poi sono intimamente convinto che senza stampa a caratteri mobili, non ci sarebbe stata la Riforma Protestante. La Riforma Protestante è cosa buona e giusta perché fa piangere la chiesa cattolica.
Sicché, tanta speranza ripose l’uomo nel World Wide Web. Di che si tratta? Si tratta di quella cosa che i vostri genitori chiamano Internet, sbagliando. Non li biasimo. I miei concittadini, quando vedono uno scooter, lo chiamano “motore”. Con l’Internet è uguale. Ma io vi perdono tutti, perché quando dite “fica” a una bella ragazza, il presidente della Camera piange un poco.
Il World Wide Web è un servizio di Internet che consente a voi di leggermi, ma anche di navigare, stare su Facebook, praticamente quasi ogni cosa voi facciate con Internet.
Durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra 2012, da una casetta spuntò un omino con un terminale. Egli è Tim Berners Lee, mio personale eroe, inventore del WWW. Tanti gli dobbiamo qualcosa. Io, personalmente, una carriera di risolutore di problemi.
Per molto tempo Internet non è stato per tutti. Un tempo bisognava acquistare un costoso PC, avere un abbonamento con un fornitore di servizio, centellinare gli accessi per evitare bollette astronomiche, una grande lentezza generale che ci costringeva a essere molto selettivi nel reperire ma, soprattutto, nello scrivere. Si scriveva poco e c’erano delle regole ormai perdute nelle nebbie del tempo, la Netiquette.
Quando eravamo pochi eravamo più disciplinati ed era molto più facile imporre la disciplina agli scalmanati.
Poi è arrivato Internet per tutti. Nessuna barriera all’accesso e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, specie se utilizzate Facebook. Ma io non voglio dare la colpa a Facebook, nossignori. Facebook non ha creato dei fenomeni: ce li ha solo mostrati.
Prima di Facebook potevi avere l’impressione di parlare con persone perbene e assennate, perché tendevamo a proiettare su esse l’opinione generale che avevamo di noi stessi. Tutto ciò unitamente al fatto che non avevamo accesso ai loro più intimi pensieri.
Facebook ha cambiato tutto e non posso che ringraziarlo. Ci permette di sentire l’odore di cretino da mille chilometri. Io sono uno che le cose preferisce saperle, in questo caso.
Facebook consente ad appassionati di ogni argomento di ritrovarsi e discutere di ciò che ci piace. E ciò è cosa buona.
Allora di cosa mi lamento?
Ve l’ho detto: non c’è selezione all’ingresso. Vi voglio raccontare un aneddoto che mi è successo qualche giorno fa. Io sono preparato a cose del genere, ho le spalle larghe, ma temo per il futuro di una civiltà che non capisce quello che legge.
Sono un nerd dei motori. Provo un gusto particolare nel bruciare dinosauri morti e trasformarli in energia meccanica. Per questo motivo sono membro di un gruppo di appassionati di motori. In questi gruppi si va dall’ingegnere meccanico che esegue modellazione agli elementi finiti a mente -molto pochi, ahimé- fino al diplomato alla scuola elementare della vita. Di questi invece ce ne sono tanti, tanto che potrebbero fondare un partito politico. Dalla regia mi dicono che l’hanno fatto.
Uno di questi ha sostenuto di recente l’imminente arrivo della nuova Alfa Romeo Giulietta a trazione posteriore (piattaforma Giorgio, la base della bellissima Giulia). In quanto appassionato del marchio e possessore per sbaglio di una Giulietta con la trazione dalla parte sbagliata (avanti, ma comunque gran macchina, fidatevi dell’assistente42), sarei il primo a festeggiare.
Ma io sono uno scienziato, in senso lato, e sono così scettico che dubitai fortissimo quando il progetto della mia tesi, un programma che macinava un sacco di dati non strutturati con l’idea di ricavarne un senso, iniziò a sparare fuori risultati troppo perfetti per essere veri. Avevo infatti commesso degli errori che ho aggiustato durante qualche notte di frenetica programmazione.
Così ho espresso dei dubbi.
Il cretino ha preso a insultarmi, dicendo che non capisco un cazzo e chissà che merda di auto guido, ché lui solo BMW ma Alfa rocks.
Faccio un bel respiro, perché io non perdo la calma neanche di fronte ai prefetti della Repubblica che la perdono.
Replico indicando il mio carro e il mio sano scetticismo perché una Alfa siffatta sarebbe il sogno di molti, me compreso, ma non ci sono dichiarazioni ufficiali in merito, solo scalcagnati forum che millantano fonti interne a Fiat.
Per di più la prossima BMW serie 1, unica trazione posteriore della categoria, uscirà solo a trazione anteriore in futuro, per ragionate scelte commerciali. Una di esse è che i diplomati alla scuola elementare della vita neppure sapevano di acquistare un’auto a trazione posteriore.
Niente da fare. Il soggetto sragiona e mi becco altri insulti. Lo invito a citare le sue fonti ufficiali e dopo molta insistenza mi dà il terzo risultato di google, proveniente da un forum di cui sopra. Articolo di due anni fa che dava l’uscita del modello tipo dopodomani.
Insisto e mi dice di usare Google, ché le riviste del settore, i telegiornali e pure papa Francesco hanno riportato la notizia. Ho decine di fonti sui motori nel mio aggregatore RSS ma mai ho visto qualcosa andare oltre ad una resa fotorealistica dell’ipotetico modello da parte di appassionati indipendenti.
Smetto di sprecare bit per lui. Ma sono curioso come una scimmia.
Apro Google. Il nulla, a parte le minchiate da forum.
Gente, questo è il fallimento dell’internet per tutti. Se mi pongo al di fuori, vedo solo gente che si urla addosso senza neppure il buon senso di ascoltarsi. È un comportamento comprensibile, ma solo nei bambini di tre anni.
Vedo anche gente che crede a ogni fesseria gli capiti a tiro e non comprenderò mai la generazione dei miei genitori per questo. Meno ancora la mia.


  1. Cappello, sia ben chiaro… 
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Vertigine

Poteva essere una riflessione da una riga o un racconto breve. Invece è stato questo. Un racconto brevissimo per il quale devo ringraziare un artista minimalista per l’involontario spunto suggeritomi e Davide Tessitore per un paio di utili osservazioni1.


Vertigine

Precipito nel vuoto, l’aria mi esce dai polmoni senza controllo, mi gira la testa, per lunghi ed interminabili attimi non riesco a respirare, mi manca l’ossigeno, annaspo, mi agito, il sangue mi va alla testa e mi formicolano le mani.
Con le lacrime agli occhi all’improvviso riesco a riprendere fiato. Respiro affannosamente… il nulla mi risucchia come un turbine diabolico, credo di svenire ma invece urlo.
Urlo.
Urlo!
Disperatamente lancio schegge di dolore dalla mia gola sanguinante sperando che possano scalfire le strette pareti, le lisce pareti che mi sovrastano e mi soffocano, spingendomi, come se avessero delle mani, verso il fondo infinito di questa mia interminabile caduta.

Un piede in fallo, credendo di essere al sicuro, il baratro come ricompensa per questa distrazione. Senza speranza, senza salvezza, senza nessuna certezza se non quella di frantumarmi. Ho provato a lottare, a rallentare la caduta, ad aggrapparmi per arrampicarmi ma sono riuscito solo a distruggermi le dita, perdendo completamente le unghie, il sangue ormai seccato mi ricorda il mio errore anche ora che il dolore si è attenuato, anche ora che non riesco piú a vedere la luce, ché basandomi solo sulla vista non saprei dire qual è il sopra e quale il sotto. Dove si trova l’uscita, o il fondo.
Paradossalmente potrei star precipitando verso la libertà, verso la bocca di questo pozzo malefico ed ogni mio tentativo di ostacolare la caduta potrebbe essere un ulteriore passo nella mia prigione verticale, come se mi mettessi ad arrampicarmi a testa in giú, verso il basso, nell’aria.

Sto cadendo da tanto tempo, da quando ho memoria praticamente. Ho solo qualche immagine fugace di ciò che c’era fuori, di ciò che io ero fuori. La mia vita è solo questa tenebra, nera, continua. Niente altro.
La mia speranza è che essendo da sempre in caduta libera qualcosa sia finalmente cambiato, magari veramente inizio a precipitare verso l’alto… chiudo gli occhi, esausto, sentendo l’aria colpirmi ora la nuca, ora il volto, continuando a precipitare ancora ed ancora, senza direzione, senza sogni, senza senso. finché non sento davvero piú nulla e lentamente svanisco.


  1. Meno di 400 parole e ben due persone, oltre a me, coinvolte. Che vergogna! 
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Un artista non è un oggetto: mi appartengo

Sono giorni cupi questi, giorni in cui si discute di violenza e discriminazione. Di diritti e di doveri, di colpi e responsabilità.
Ma in tutto questo can-can mediatico è facile che si perda di vista il disegno complessivo, l’immagine di fondo, ed alcune problematiche vengano ignorate o travisate.
Ogni volta che vi approcciate ad un’anima sensibile ed artistica, quale voi non avrete mai1, chiedetevi se in quel concentrato di inarrivabile genio e modestia2 c’è qualcosa di piú. Qualcosa che potreste riuscire a vedere se solo non foste cosí grettamente attaccati alle vostre deboli, patetiche, piccolezze umane3.
Ma invece no, voi vi ostinate, voi non volete migliorare4 e pretendete, chiedete, esigete!
Non vi basta l’arte5, volete l’artista. Con intenti concupiscenti chiedete di piú. Volete sapere cosa fa l’artista, come si comporta, cosa pensa, come fa a pensare ciò che elabora per voi e per sé stesso.
Perdendo di vista le vostre sensazioni e le vostre emozioni, cercando di riempire il vostro vuoto interiore, spirituale, con qualcosa che non vi appartiene e che, anzi, vi terrà sempre piú lontani dall’arte ed in finale da voi stessi6.
Ecco, prendetene e mangiatene tutti! Questo è il mio cazzo offerto in sacrificio per l’arte e voi tutti!

https://yziblog.files.wordpress.com/2017/08/p_20170827_174451_hdr.jpg?w=520 "Artistico cazzo d'artista".


  1. Ovviamente. 
  2. Un vero artista non può definirsi tale se non è arrogantemente modesto. 
  3. Il genio, proprio perché genio, ha ben poco di umano, nonostante la sua origine terrena. Il suo voler essere superiore l’ha condotto in una condizione in cui l’umano è troppo poco umano per lui, ma non per questo è privo di sentimenti e pensieri che, in ridotti in scala sono comprensibili anche da voi7
  4. Ed anche per questo voi siete voi e non siete me. 
  5. Che tanto non capite. 
  6. E questo, miei cari8, mi dispiace davvero, per voi. 
  7. Chissà perché mi ostino a perdere tempo a spiegare certe cose a persone come voi… 
  8. Si fa per dire9
  9. Ovviamente. 
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Fugaci apparizioni fugaci

L’altro giorno ho visto un fantasma. Evanescente, etereo, accompagnato da un odore di ozono. Svolazzava innanzi a me, rivelandomi, coi suoi gesti, il senso di molti aspetti della vita. Era un povero fantasma poco ascoltato ma che aveva comunque qualcosa da dire.
Ho capito che devo cambiare il mio modo di approcciarmi agli altri, siano essi fantasmi o meno, perché essere un fantasma potrà sí essere ganzo, ma è anche tanto scomodo.
Mai dimenticare la scomodità degli altri.
Tutto quello che ho scritto sopra potrebbe non essere vero in effetti1.


Ho aperto un inutile accounts su questa moderna piattaforma inutile: Sarahah2.
Lo dico perché la fugacità della fugace apparizione fugace mi sembra in linea con questa moderna piattaforma che ne parlo qui perché la fugacità della fugace apparizione fugace mi sembra in linea con questa moderna piattaforma inutile.


  1. Potrebbe. 
  2. È un link anche se non sembra3
  3. Ovviamente riferendomi ai piú tonti di voi. 
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Olio di mare

In questo torrido periodo torrido ho fatto una prova armato di pennelli e colori.
Il risultato? Non saprei dirlo, lo lascio decidere a voi lettori.


https://yziblog.files.wordpress.com/2017/08/p_20170806_105947_hdr_1.jpg?w=520


Olio su tela. 30×40 cm1.


  1. Lo dico per voi maniaci delle misure! 
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D’amore e di solitudine – Risposte

Spero non si scandalizzino i piú ignoranti e retrogradi1 ma la lettera di oggi tocca degli argomenti che chiunque abbia letto le mie confessioni2 credo possa riguardare me. E non solo me. In fondo il dramma di questo giovane uomo è quello che affligge la società nostra tutta.

Ciao, sono un uomo gay di 50 anni, sono attivo sessualmente da 15 anni ma non sono mai riuscito a godere con il pene ma solo inserendo i testicoli (introduco i testicoli nell’ano dei miei partners e lascio fuori il pisello). Anzi odio il contatto con il pene e divento aggressivo se lo toccano. Una volta il mio ragazzo ha voluto provare e l’ho picchiato, poi ho pianto. Mi ha lasciato. Vedi che non è una situazione facile, cosa mi consigliate?vi leggo Jo

La risposta, come sempre al nostro3 esimio luminare, il professore Vincenzo Rubens.

Egregio sig. Jo, finché non troverà nuovi partners le consiglio di autopenetrarsi con i suoi testicoli. Con un po’ di sforzoci arriverà, sono fiducioso e fiero di lei. Chissà che non scopra l’autosessualità, condizione colpevolmente misconosciuta in Italia ma assolutamente apprezzata all’estero. Si figuri che in Canada l’80% dei maschi adulti passa almeno 7 ore al giorno con i coglioni nel culo e sostiene di ottenere relax ed eccitazione sessuale duratura. Non pretendo che lei, con un nome del genere, sappia cos’è il Canada, ma spero abbia capito, anche in modo vago, qualcosa della mia risposta.

Cordialità Prof. Rubens

Come da consuetudine anche la mia risposta in aiuto del nostro simpaticissimo amico che si rivolge a noi per manifeste capacità manifestate.
Mio caro Jo, il tuo è un problema comune e al tempo stesso disprezzato da tutti: tu vuoi godere. E vuoi godere come vuoi godere tu. Giustamente.
Il tuo partners però non lo capisce. Anzi esige che tu goda come lui ha deciso che tu devi godere! Non si parla del suo godimento, si parla del tuo.
Scusami se sono talmente franco da risultare brusco con te: ti ha usato violenza sessuale. Lui ha fatto quello che un compagno in una coppia non dovrebbe fare mai. Ti ha toccato il pene pur sapendo che tu non sopporti di essere toccato proprio lí: è il tuo punto caldo ed è esclusivamente tuo. Guai a chi lo tocca!
Lo hai picchiato dici. Bene. Hai fatto bene. Con certi animali non esistono mezze misure, sono sicuro che lo sapeva già, che ne avevate parlato a lungo e lui invece ti va proprio a toccare dove non vuoi. Lo ha fatto appposta. Ti ha lasciato? Ancora meglio! Certe bestie meglio perderle che trovarle. Non temere che se non lo avesse fatto lui sicuramente avresti desiderato farlo tu. Aria nuova, vita nuova, culo nuovo! Buttati subito nella mischia, affronta il gioco, ben custodendo però, il tuo sensibilissimo pene.
Un saluto Jo, che tu possa infilare i testicoli nell’ano dei tuoi amanti!


  1. Spero per loro. Per me, essendo ignoranti e retrogradi possono anche scandalizzarsi! 
  2. Cfr. gli articoli del passato. 
  3. Ovviamente «nostro» è una libertà che mi arrogo ingiustamente. 
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Di matrimoni, burocrazia dell’uomo e burocrazia di Dio – Assistente42

Un breve trattato tratto dall’esperienza di Assistente42. Una guida sociologica nei meandri dei nostri oscuri tempi, dove la burocrazia incontra il divino e nessuno ne esce vincitore.
Tranne Assistente42. Lui vince sempre.


Prima di gettare scompiglio alle processioni che il popolo di Dio offre ai santi (cfr: “Una centaura testimonianza”), prima di assistere a streaming clandestini che aprono scorci abissali sulla società americana (cfr. “Saluti”), ho fatto altre cose strane nella mia vita, io che sono un ateo incallito, magnapreti e di stampo illuminista.

Io mi sono sposato in chiesa.

Ebbene sì: mi sono sposato in chiesa perché mai per nulla al mondo avrei voluto rovinare il sogno della mia ex ragazza, oggi moglie, ovvero di avere il matrimonio che aveva sempre sognato, con l’abito bianco, il papà che le dà un bacino sulla fronte, la marcia nuziale, i fiori… Non ho mai capito davvero se io, o comunque uno come me, facessi parte di questa onirica equazione. La mia dolce metà o glissa elegantemente o conferma, ma faccio fatica a crederle. Del resto io troverei disdicevole che mia figlia uscisse con uno come me.

Sposarsi in chiesa, alle basse latitudini da cui provengo, è una tradizione cui tutte le ragazze, non importa quanto emancipate siano, si attengono religiosamente. Le aspettative sulla cerimonia e sul trattenimento sono assai alte e questa pressione la senti tutta.
Il matrimonio non è più il punto di partenza per una vita insieme, o il coronamento di una convivenza, nossignore! È innanzitutto il soddisfacimento delle aspettative che tutti i parenti hanno sulla tua cerimonia. Venirne meno significa essere sparlati1 nei secoli dei secoli e, per quanto tu te ne fotteresti volentieri, non vorrai dare questo dispiacere ai tuoi genitori.

“Eh, bello il matrimonio di Assistente42 e Nerina…”
“Ah, che bello! Certo, però che cerimonia è stata? La sposa è stata puntualissima e la funzione è durata 48 minuti netti! Inconcepibile!”
“Inaudito. Ai miei tempi, spose che si facevano attendere, messe cantate, invettive dal pulpito… I giovani d’oggi! Sempre al cellulare!

BLIP BLIP [notifica sul cellulare]

“Aspetta che rispondo: GRAZIE… PER… LA… MICIZIA… SEI… BELISSIMA… KAFFEHH? ORSETTI? ESCI… I … PIEDI……?2?”
“E poi hai visto come era vestito lui? In smoking! Niente drappi viola damascati, niente cravattone sbriluccicose. Questa razionale resistenza al sentire comune della moda è oltraggiosa. Lo sparleremo fino alla fine dei nostri giorni”
“Lo puoi ben dirlo, Concetta!”
“L’ho ben detto, Salvatore!”

Ti ritroverai dunque invischiato, senza volerlo, nel perpetuare alcune usanze barbare, in cui non credi, di cui non ti è mai importato, perché sei vittima di un ricatto morale.

Sposarsi in chiesa non è una cosa che si improvvisa. Il primo passo è incastrare le date di chiesa, ristorante, fotografi e periodo ideale per il viaggio dei tuoi sogni. Ecco perché devi pensarci almeno un anno prima! Ma non è tutto. La sempre crescente richiesta di matrimoni principeschi, da parte di chi non può permetterseli, ha fatto sì che luoghi di seconda scelta si siano ritrovati con le agende sempre piene e nuovi ne sono sorti, per dare a ciascuno la cerimonia che questi crede di meritare. In questo modo, la “Trattoria del Rutto” è diventata “Villa Aerofagia – Banqueting & Catering”, Euro 120 a cranio, tutto pieno fino al duemilamai.

Ricordo una volta, quando ignaro e con una blanda intenzione di sposarmi, mi feci convincere dalla mia metà ad andare in un luogo di perdizione noto come “fiera degli sposi”. Questi luoghi racchiudono, in un migliaio di metri quadrati, la summa del kitsch che una città come la mia ha da offrire a chi cerca lo sfavillante matrimonio della vita. Un augusto rappresentante dell’industria dei banchetti, sgrammaticato fin nel nome della sua attività, ci fece un terzo grado mica male. Mi sono sentito a disagio come quella volta in cui sostenni l’esame di informatica grafica.

“Quando sposate?2
“In qualche tempo di questa decade”
“Nonoccapito”
“Beh, insomma. Duemilaquintordici o giù di lì”
“…”
“Ci stiamo ancora pensando, volevamo giusto capire cosa offrono rinomate aziende come la sua. Come ha detto che si chiama?”
“Enthonj”
“Bel nome. La terrò da parte come chiave crittografica.”
“Nonoccapito. Comunque, dove volete sposare?3
“Non lo sappiamo ancora, per questo siamo innanzi al vostro cospetto”
“Non conoscete Villa Puzzonia, Tenuta Siffredi, Maneggio Barzotti, Castello Fetusi?”
“Ehm, no. Io programmo per vivere, mica faccio, ad esempio, ma non solo, catering.”

Visibilmente scocciato e scazzato, prese il suo libro fotografico dove mostrava il suo operato. Il fatto che raramente una foto contenga grammatica ha giocato a suo favore. Il tutto si presentava davvero bene e iniziavo già a dimenticare l’infelice scambio di battute con quello strano ometto poco più anziano di me. Qualcosa stava per turbare il rinnovato idillio.

“Sì, ma quanti siete?”
“Guardi, non più di 75-80”
“Nooooooo!4 Siete pochi! Mi dispiace!”

E ce ne siamo andati. Lì per lì non capimmo, ma i matrimoni che contano prevedono almeno 250 invitati.

Penserete che mi sia perso d’animo, eppure al momento di iniziare a organizzare davvero ci sono riuscito agevolmente. Incastrare fra loro attività attenendomi a dei vincoli è ciò che il mio mestiere ha sempre richiesto e sono nato pronto: non mi sono fatto trovare impreparato neppure per un istante. C’è una cosa però che ancora oggi mi fa sudare un po’ freddo: è la burocrazia della chiesa cattolica in materia di matrimoni. Ve lo dico subito: la legge dell’uomo, che possiamo impersonificare nella rigidissima burocrazia italiana, ne esce a testa alta e con la schiena dritta.

Se si accede all’università col diploma di scuola media superiore, che implica abbiate fatto le medie e le elementari, anche il matrimonio religioso prevede un titolo d’accesso: il corso pre-matrimoniale, aperto ai cresimati.

Supererete questo corso, sacrificando ben 12 venerdì sera, provenendo da un’altra città. Nessuno riuscirà a sgamarvi in quanto ateo. Troverete persino interessante il corso perché vi accorgerete che comunque la chiesa è di mentalità più aperta del suo popolo e perché vi piace ascoltare chi non la pensa come voi e riterrete di aver concluso le vostre fatiche.

Errore fatale.

Dovete ancora produrre la documentazione alla chiesa. Vi chiederanno il certificato di battesimo e di cresima. Obietterete voi: la cresima non presuppone il battesimo, di cui ne è la conferma? La penso come voi, ma la logica non appartiene alla burocrazia di Dio.

Per ottenere l’uno e l’altro dovrete recarvi presso gli archivi delle parrocchie in cui avete subito questi sacramenti.

Questi documenti, unitamente a quelli della sposa, dovrete portarli al parroco che governa la zona della vostra fidanzata. Non uso questo verbo a caso: tutti i territori dell’uomo hanno delle parrocchie a cui fanno capo 5. Costui produrrà altre scartoffie che dovranno andare alla parrocchia dello sposo. A quel punto vengono esposte le pubblicazioni. Se nessuna delle vostre mogli precedenti vi viene a reclamare, potrete finalmente contrarre matrimonio. Ma non correte troppo: dovete ancora recuperare queste carte e portarle alla chiesa in cui intendete sposarvi.

In tutto questo ho dimenticato a che punto della storia dovrete portare il carteggio in curia, perché non me ne sono occupato direttamente essendo, all’epoca, leggermente impegnato a guadagnarmi il pane in un’altra città.

Infine giunge la riflessione che mi è più cara. La burocrazia italiana, per quanto deprecabile talvolta, si basa oggi su due pilastri a garanzia del cittadino. Essi sono:

  • Si può autocertificare pressoché ogni cosa. Ti assumerai le tue responsabilità penali in caso di dichiarazioni mendaci
  • Se un ente pubblico è tentato di chiederti della documentazione, ma questa può essere ottenuta domandando a un altro ente pubblico, il primo non dovrà rompere le palle a te ma attivarsi per conto proprio

La burocrazia non sostiene di discendere dalla volontà di Dio, bensì di essere un imperfetto strumento dell’uomo, eppure si comporta in modo molto più razionale e leale della burocrazia della chiesa.

Se la chiesa parla in nome di Dio ed è il suo tramite verso noi peccatori, perché ti costringe ad andare presso dimenticati archivi parrocchiali a recuperare delle carte? Non può chiederle a Dio?

E in caso di probabile assordante silenzio di Dio, le parrocchie non possono parlarsi fra loro anziché far camminare le pratiche sulle gambe di noi comuni mortali?

A ciò non mi è mai stato risposto.

Persino la mia devota metà, presa dallo sconforto, ha sostenuto che avremmo potuto sposarci in Comune o fare il rito misto (in cui io avrei fatto scena muta ai sacramenti, ma non ho voluto per non rovinarle la festa).

Peccato che abbia dimenticato tutto appena provato il suo abito bianco.

Concludo con un consiglio: assaporate come si deve la vostra prova menù. Al matrimonio non riuscirete a mangiare un cazzo.


  1. Sparlare di qualcuno è un collante sociale. Le presunte mancanze del soggetto di cui si sparla sono quelle cose che illudono le persone che indugiano in questo comportamento di vivere una vita degna di essere vissuta. Non oserete voi non fare le bomboniere: sarete sparlati. Io ho voluto correre questo rischio. 
  2. Sposarsi non è un verbo riflessivo per gli illuminati imprenditori del matrimonio. Mai! 
  3. Vedi nota 2
  4. A parte per certe stranezze verbali, la mia città presenta delle vocali lunghissime, talvolta inserite ad arte per meglio modulare il suono. 
  5. La territorialità della parrocchia è evidenziata da un soprannome che può guadagnarsi, dalle mie parti, ogni ragazza considerata benefattrice oggi, di facili costumi ieri: “la sucaminchie delle tre parrocchie”. 
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Dei semi delle parole

Dopo tanto tempo riprendo la piú importante rubrica del web da quando il web è diventato il luogo che ospita la piú importante rubrica del web. L’unica che insegna veramente qualcosa e che rende sempre piú stimolante nell’apprendimento.

Oggi parlerò di un tema a me tanto caro, un tema su cui ho basato molto, compresa questa enciclopedica rubrica. Oggi si parlerà della semantica/semenza1!
«Dicasi semantica la scienza che studia i semi delle ere passate. In passato, l’uso del seme maschile, come fertilizzante simbolico del terreno, da cui deriva la semenza2. Con il passare del tempo i semi sono diventati le parole, perché in grado di seminare pensieri nelle teste degli altri3».
Quindi dal mondo contadino, si è arrivato allo studio del linguaggio, d’altronde si sa, l’aratro è la penna del bue!


Allego un autoscatto realizzato mentre studiavo l’argomento.


https://yziblog.files.wordpress.com/2017/08/img_20170802_183734_1_2.jpg?w=520

Ricordate gente, si può imparare in qualsiasi momento, leggendo questo blog che curo per le vostre sapide, ancorché acerbe, menti.


  1. Il perché lo si capirà, se si è sufficientemente intelligenti, solo leggendo. 
  2. Quando l’umanità ha capito che non c’era un collegamento se non puramente simbolico tra il seme maschile ed il seme delle piante, i piú aridi e gretti tra gli uomini hanno iniziato a parlare di «sCemenza». 
  3. Immagino già i “dotti professoroni” che studiano su Wikipedia lamentarsi perché sull’enciclopedia libera non leggono queste cose! Patetici. 
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Filtro

Siamo i filtri che usiamo.
Siamo i filtri che ci usano.
Filtriamo la verità attraverso le nostre foto.

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Vuoto

https://yziblog.files.wordpress.com/2017/07/p_20170721_115021_hdr_1_1.jpg?w=520

Vuoto, in uno spazio sterminato.
Solo, lontano da tutti.
Mi agito, inutilmente.
Illuminato, sono in ombra.
Aspetto, senza motivo.
Vuoto, vuoto, vuoto.


Olio su cartone telato, 25×35 cm.

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