Di incubi e stranezze

Fresco fresco di lettura mi accingo a commentare un libro di uno scrittore esordiente, Antonio Pilato, scrittore che si è cimentato con un genere a me assai caro: il weird.

In letteratura il weird è un ombrello che racchiude diversi generi, caratterizzati tutti da una nota “fantastica”, non importa se sia horror o fantascienza (o un miscuglio di generi) o altro, che porta il lettore in un altro mondo, dando spunti per riflessioni profonde o intrattenendo semplicemente, fornendo visuali alternative.

Tenendo bene a mente questo concetto, ecco che vado a dire la mia su questa antologia di racconti.


Incubi grotteschi di esiliati sognatori

di Antonio Pilato

Copertina di grande effetto!

L’antologia è divisa in tre sezioni:

  • Le confusioni innate;
  • Le circostanze curiose;
  • Le razionalità colorate.

Ognuna di questa è composta da quattro racconti piú o meno brevi che trattano temi particolari da diverse angolazioni: l’alienazione interna, l’immersione in un mondo folle fuori da ogni comprensione e, infine, il tentativo, fallimentare, di risolvere ogni stranezza con la forza della ragione.
Il tema portante, lo dico subito, è lo straniamento degli “esiliati sognatori”. Esiliati sognatori che in realtà siamo noi lettori, noi persone comuni che viviamo le nostre ansie e le nostre angosce, le nostre paure e i nostri dolori, quotidianamente. Viviamo tutto questo ma spesso siamo incapaci di capirlo, incapaci di esternarlo e allora ci vengono in soccorso gli incubi, nostri o di altri, a esorcizzare tutto questo.
I personaggi di queste storie sono persone comuni e mostri, fantasmi e streghe, assassini e sopravvissuti, sono archetipi sfaccettati in grado di incarnare ogni nostro aspetto e sensazione, anche quando li detestiamo o non li capiamo. In alcuni racconti potrebbero alternarsi sentimenti contrastanti, di vicinanza e poi ribrezzo per esempio, confusione o addirittura insoddisfazione per un finale inaspettato o che può sembrare incompiuto.

In particolare i racconti della prima sezione, Le confusioni innate sono molto brevi ed esplosivi: una manciata di pagine e terminano all’improvviso, lasciando il lettore attonito, quasi insoddisfatto (come dicevo prima), perché si vorrebbe sapere di piú, andare a vedere come continua, ma questo ci è precluso. Non dobbiamo soffermarci su quanto è stato detto, dobbiamo invece andare a vedere cosa non è stato scritto, cosa abbiamo capito e cosa abbiamo pensato. La storia ormai è finita, noi potremmo continuarla, per vedere se possibile la redenzione o la salvezza, ma ormai non spetta piú all’autore narrarla: è compito nostro.

Nella seconda sezione, Le circostanze curiose, i racconti, pur rimanendo sempre nella categoria “breve”, sono piú articolati e qui l’orrore riesce ad allungare i suoi tetri tentacoli soffocando il lettore in una morsa sempre piú stretta, tra streghe, esperimenti, spiriti e “entità maligne” che definisco cosí genericamente perché possono essere davvero tutto.

La terza e ultima sezione, Le razionalità colorate, fa una media tra le due precedenti, sia in termini di lunghezza che di orrore puro, mescolando sapientemente la metafisica con la fantascienza, sempre con risultati angoscianti.


Lo stile, il connubio tra i generi, mi ha portato a fare parallelismi con la letteratura di Poe, Lovecraft, King (sono i primi nomi che mi sono venuti in mente ma anche Machen avrebbe potuto trovare il suo spazio a ben pensarci), ma questo non vuol dire che l’autore abbia “riscaldato” le opere di questi mostri sacri della letteratura, quanto che ne abbia assorbito la poetica e poi fatta sua, con tutti i pregi e i possibili “difetti” che si possono riscontrare. Uso le virgolette perché, un linguaggio ricercato per alcuni potrebbe essere un difetto, mentre per altri una scelta stilistica funzionale ad immergere il lettore in una determinata condizione (tra l’altro questo è uno dei pregi/difetti di Lovecraft, cosí come le minuziose descrizioni di King possono affaticare il lettore che invece vorrebbe entrare nel vivo della storia): ogni scrittore usa gli strumenti che ritiene piú idonei per ottenere un determinato effetto, quello di Antonio Pilato è usare un registro linguistico particolare per ambientare le sue storie in qualsiasi epoca dalla rivoluzione industriale in poi.


Per concludere vado sugli argomenti tecnici, in cui se possibile sono meno ferrato, per dire che la copertina è di grande effetto (come si vede dalla foto), ma che purtroppo il resto del libro è “sacrificato” da un formato un po’ particolare e dalla scelta della carta e dei caratteri usati, le pagine sono bianche e sebbene siano effettivamente comode per prendere appunti a margine, il fascino delle pagine color avorio resta imbattuto. Purtroppo ogni volta che si riesce a pubblicare qualcosa bisogna per forza di cose mediare tra editore ed autore e quindi è normale che, almeno agli esordi, non sia tutto perfetto come si vorrebbe.


Queste le mie considerazioni da profano appassionato; se in qualche modo vi siete incuriositi potete chiedermi approfondimenti o, magari, provare a contattare l’autore stesso: lo scoprirete molto cordiale.
Inutile dire che, a seguito di qualsiasi tentativo di interazione, un giorno un mostro inimmaginabile potrebbe divorare il vostro cuore, relegandovi in uno stato di non vita eterna, condannati a vagare nel nulla…

About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
Questa voce è stata pubblicata in Arte e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.