La ricerca dell’infelicità

Questo è un periodo di riflessioni, probabilmente di poco conto e quasi sicuramente con conclusioni, anche se non sempre espresse, errate.
Fermandomi a pensare sulla mia vita e sui pensieri che faccio, non ultimo questo pensare ricorsivo, sono giunto alla conclusione che, in nome dei sogni e dei desideri, inseguo la tristezza, il dolore e l’infelicità in generale.
Incapace di accontentarmi del mio giardino, delle mie quattro cose che a molti bastano, cerco di scavalcare i miei limiti, fisici e no. Abbandono le mie certezze, solide ma strette, e salto nel buio, cercando quello che forse non esiste. So di non essere solo, mi rendo perfettamente conto che questa spasmodica ricerca riguarda gran parte dell’umanità, almeno di quella che ha la fortuna di poter sognare, solo non placo questa continua insoddisfazione con oggetti materiali che, anche per i gretti materialisti, non sono altro che palliativi poco efficaci, in grado di calmare gli animi giusto il tempo per ottenere il successivo palliativo, tecnologico o meno che sia.
I miei desideri non si contengono in una scatola o in contenitori di natura umana, cioè realizzabili dall’uomo, ma vanno oltre le nostre terrene possibilità. Desideri piccoli, microscopici persino, però impossibili, sempre distanti, sempre a portata di mano ma mai raggiungibili, inseguiti con ogni mezzo, violando il personale buon senso ed i consigli di chi vi è passato prima di me o avrebbe qualcosa da insegnarmi. Violando ogni sicurezza, superando l’istinto di sopravvivenza, gettandomi nelle fiamme della sofferenza sperando di riuscire, anche solo per un attimo, a sfiorare ciò che piú anelo.
Se questo da una parte mi rende poco permeabile alla comune condotta dell’apparenza che obbliga la massa a seguire determinati comportamenti canonizzati nell’odioso termine del politicamente corretto1 incentrata sugli aspetti piú gretti del materialismo e del consumismo, dall’altra mi perdo la vita, con tutte le sue meraviglie, o tragedie, a portata di mano. Ieri sembra che in svariete zone d’Italia ci sia stato un tramonto speciale, con colori particolari e formazioni nuvolose particolari, ma io, troppo concentrato sulle mie personali stelle, non sono neanche riuscito ad alzare gli occhi al cielo, anche solo per stupirmi come riuscivo a fare una volta, come se la mia continua ricerca della felicità, mio vero obiettivo, sia soltanto un inganno, un perfido inganno che mi porta, a mia insaputa a ricercare soltanto la mia infelicità, la mia insoddisfazione.
Crogiolarsi nei propri difetti è sicuramente un difetto imperdonabile, un desiderio autolesionistico difficilmente giustificabile, se non forse con una incredibile incapacità di comprendere la vita.


Quasi quattro anni fa scrivevo un articolo sulla perdita dei valori, dell’importanza di voler vedere le stelle e sognare. Ora, inseguendo le stelle, ho quasi l’impressione di aver dimenticato lo stesso come si faccia a sognare, dimenticato come sia possibile vedere la bellezza e la speranza in una bolla di gas vecchia di miliardi di anni.
Questo, credo, è il mio piú grande fallimento.
Non so se riuscirò mai a ritornare quello che ero, non so se quello che ero era una persona migliore, probabilmente era piú felice.
La felicità non andrebbe ricercata, andrebbe vissuta.


  1. Una subdola forma di violenza e prevaricazione, dove il paternalismo di chi si arroga una superiorità morale schiaccia, gentilmente, chi è differente, chi non può, e soprattutto non deve, rientrare nella sfera del mondo giudicante. Il rispetto, apparente, usato come grimaldello per isolare e marcare il divario tra una parte e le molteplici altre, il cui unico canale comunicativo e l’omologazione e scomparsa delle singole parti in favore di quell’unica dominante. 
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About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
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77 Responses to La ricerca dell’infelicità

  1. giomag59 ha detto:

    Bellissima nota, che devo rileggere perché merita una risposta meditata. Intanto però ti dico che nella zona del comasco migliaia di persone hanno goduto di uno stupendo tramonto, e tantissimi lo hanno immortalato e poi per puro esibizionismo postato su fb o instagram o vattelapesca, mentre io me ne stavo sdraiato sul divano a guardare novantesimo minuto. In quel momento ero felice, anche a causa del prosecco che sorseggiavo, ma non sapevo cosa mi stavo perdendo…

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    • ysingrinus ha detto:

      Non è che se gli altri abbiano perso quell’attimo di felicità perché deformati dalla voglia di apparire io, non parlo di te ovviamente, che probabilmente neanche potevo vedere un tramonto del genere, sia migliore dato che ho dimenticato di alzare lo sguardo al cielo.

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      • giomag59 ha detto:

        Non si tratta di essere migliori ma di godere di quel che si ha… se in quel momento prosecco e tele mi hanno soddisfatto, a che vale rimpiangere il tramonto? Se l’insoddisfazione mi rode, se avessi visto il tramonto avrei rimpianto il prosecco. Meglio sarebbe stato un prosecco al tramonto, a saperlo! Ma non si può aspettare sempre un bel tramonto con in mano un prosecchino, o no? Anche se…

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        • ysingrinus ha detto:

          In realtà si può aspettare il tramondo con un buon prosecchino.
          Ma con quel prosecchino tu hai perseguito la tua felicità? Potrai dire fra qualche anno se quella scelta ti ha reso felice?

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          • giomag59 ha detto:

            Perseguito direi no, e non dico tra qualche anno ma già tra una settimana l’avrò dimenticato. Ma in quel momento ero abbastanza felice. Dici che non basta cogliere l’attimo per essere felici? Raggiungere una felicità perenne e’ difficile. Secondo me sei migliorato molto nel dipingere, ad esempio, era uno dei tuoi obiettivi?

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  2. Daniela ha detto:

    ci son periodi come quello che descrivi in cui l’animo è in subbuglio, insoddisfatto anche senza un reale buon motivo, dedito a seguire un labirinto mentale fatto di tristi percorsi. Ma se esiste una cosa che a viverla o anche solo a pensarla fa star bene è giusto dedicarvisi, senza badare di conformarsi al numero di persone che inseguono una certa pista per la felicità. Ognuno tende alla propria serenità in base ai sogni del momento, restando su quella a breve termine. Per lavorare su quella a lungo termine il discorso è più complesso, ma l’essenziale punto di partenza credo sia non essere schiavi di una situazione insostenibile per la propria natura. Non fare solo ciò che gli altri si aspettano che tu faccia, ma ciò che tu hai piacere di fare, anche in funzione degli altri. Questa credo sia una buona partenza. E come dice Giomag può essere felicità anche star seduti sul divano con un bicchiere di prosecco, a patto che su quel divano non si crolli sbronzi tutti i santi giorni :)

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  3. Gintoki ha detto:

    Ho scoperto per caso di questa storia del tramonto perché un tizio su un gruppo whatsupp che seguo ha chiesto “Ma perché tutti fotografano il cielo? C’è qualcosa di particolare?” e allora ho indagato e scoperto questa cosa dei tramonti. Ora, al di là del provare pena per costui che ha sì visto i tramonti ma non ha capito che fossero tramonti ho poi provato pena per me che sono troppo concentrato nella mia dimensione atomica da perdermi ciò che accade fuori. Ho smesso difatti di cercare la felicità all’esterno, una cosa che trovo irrealizzabile, e la sto ora cercando dentro di me. Non l’ho trovata nella dimensione visibile e quindi ora sto indagando a livello subatomico e sono certo che, tra un quark e l’altro, lì si annidi la felicità.

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  4. le hérisson ha detto:

    C’è tanto in ciò che hai scritto, Ysi’ .
    Non mi stancherò mai di ripetere (e ripetermi) che, in quanto esseri viventi siamo mutanti non solo nel fisico.
    Ma la domanda!che mi pongo è: che data di scadenza ha la felicità?

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  5. Secondo me l’insoddisfazione smuove grandi cose, come questo articolo. Le grandi cose smosse dall’insoddisfazione, però, non soddisfano l’artista, con beneficio per l’arte e nocumento per l’artista. Una condizione di circolo vizioso che però può nascondere paradossali forme di godimento, a saperle riconoscere (il vizio è così).
    Insomma è una materia che si regge su un equilibrio o squilibrio precario.

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  6. mollymelone17 ha detto:

    Non si torna mai quello che si era, ma a volte si diventa meglio e ai più fortunati basta… Capisco l’incapacità di accontentarsi anche della felicità, la ricerca costante di un diverso, di un di più, di un “non può essere tutto qui”, che non è necessariamente meglio. Anzi. A volte si rischia di fare danni. Un consiglio? non ne ho, ma se ne trovi di buoni diffondi il verbo

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  7. Firstime In Boston ha detto:

    Desideri metafisici da una mente terrena? La felicità secondo me non esiste. Esiste l’appagamento, che secondo me è anche migliore, perché non è etereo.

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  8. Pingback: Non è che per esser sempre Felice cambi nome all’anagrafe* | Shock Anafilattico

  9. Tati ha detto:

    La felicità è una bolla di sapone. Fondamentale è non restare senza sapone.
    Io non mi sono persa quel tramonto ma in quel momento non mi ha per nulla resa felice, sembrava il perfetto riflesso di ciò che sta accadendo sulla terra, nulla di bello.

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  10. Ciao…
    Non c’è una risposta unica per tutti…
    …però ogni tanto servirebbe sedersi in un angolo intimo e tranquillo per respirare solo e soltanto respirare.
    💙

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Fhtagn

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