Un racconto promesso

Qualche tempo fa ho promesso che avrei scritto un nuovo racconto ed in effetti è quello che ho fatto. Qua e là ho promesso inquietudine ed orrore e questo forse non l’ho fatto. Ho commentato da Gianni un suo racconto in cui gli dicevo che forse doveva mettere piú orrore, piú spiegazioni e piú cupezza e poi ho scritto un racconto che, volendo seguire questi punti, li disattende completamente.

Il motivo per cui ho scritto quel che ho scritto è stato il bisogno di unire il mio ultimo albero con un commento di Tati, un commento nato da un errore di battitura. Il risultato è qui di sotto.


Verremo

Guardava dalla finestra. Doveva uscire ma il Sole era quasi tramontato, era pericoloso andare fuori di notte.

Le nocche scheletriche, sbiancate dallo sforzo e dalla tensione, iniziarono a sanguinare. La pelle stava cedendo, non si era mossa per tempo e il suo corpo già cominciava a risentirne. Piú gli anni passavano e piú la marcescenza avanzava. Lo avrebbe fatto se avesse saputo a cosa sarebbe andata incontro? Certo i benefici c’erano stati ma il prezzo era esagerato. L’albero alla finestra le ricordava costantemente quello che aveva fatto, quello che avrebbe ancora dovuto fare. Doveva andare ai piedi di quell’albero le cui foglie sembravano morire ma non cadere. Come lei.

alberonotturno.jpg

Solo nella notte.

Il sangue delle ferite era un grumo nero, probabilmente l’odore era sgradevole ma per fortuna non lo sentiva. Non poteva sentirlo. Poteva però vedere ed ascoltare. Udiva lo scricchiolio della pelle lacerarsi ed, incredibilmente, persino il suppurararsi delle ferite. Piccoli brandelli di carne cadevano dal suo corpo mentre pensava cosa potesse fare, se non si fosse sbrigata, pensò, avrebbe avuto dei problemi a spostarsi: doveva muoversi fintanto che le reggevano le gambe.

Il problema era uscire perché già sentiva le voce, lí dentro non avrebbe dovuto sentirle, lí dentro doveva essere al sicuro, niente poteva colpirla all’interno del suo tempio. Certo, ora era debole e forse anche le difese interne si stavano indebolendo. Doveva assolutamente sbrigarsi.

Poggiò il moncherino di una mano quasi completamente decomposta sulla maniglia della porta, la aprí ed una folata di vento gelido la sferzò sulla faccia, portandole via entrambe le guance. Se non si fosse decisa avrebbe perso la testa ed allora non ci sarebbe piú stata speranza per lei.

Mosse un passo oltre la soglia ed il gracchiare rauco delle voci le attanagliò la gola: «Verremo»… verremo.

Questa era la maledizione, la sua condanna per ciò che aveva fatto.

Aveva l’eternità ma aveva la vita contro. Il suo corpo si sfaldava ogni giorno piú rapidamente e del paradiso che aveva posseduto era rimasto solo un albero. Quell’albero.

Avanzò lentamente, lasciando una scia di carne putrefatta lungo il percorso che doveva percorrere. Le voci erano sempre più forti, «Verremo!», sempre piú insistenti, erano lame affilate che le portavano via le orecchie, le labbra, il naso. Giunta ai piedi dell’albero, quel maledetto albero, senza piú un volto, iniziò a scavare con i resti delle sue braccia distrutte. Doveva trovare le ossa, trovarle e bagnarle con le sue lacrime, le lacrime che non aveva versato quel giorno. Quando aveva bollito la sua famiglia per quell’immondo rito.

C’era stata un’esplosione, del fumo denso ed acre e poi le era venuta fame. Sapeva che era una fame diabolica ma lo stesso mangiò la carne della sua carne. Allora sentí per la prima volta quella voce, solo un sussurro, quel «verremo» era solo un sibilo nella notte ma lei capí ugualmente di essere stata maledetta. La sua famiglia l’aveva condannata, lei si era condannata da sola, ma non poteva piú tornare indietro. Seppellí le ossa sotto quell’albero e da allora fu costretta ad andarci ogni giorno.

Anche quella volta le lacrime fecero il loro effetto, la carne smise di decomporsi ed anzi iniziò a riformarsi. In meno di un minuto era tornata la donna di sempre, la donna di quando mangiò la sua famiglia. Quello era però il momento piú pericoloso, in quel momento le voci prendevano corpo e potevano colpirla davvero. E lo fecero attraverso l’albero, i rami diventarono braccia e mani, le radici gambe e piedi e sul tronco e le foglie comparvero degli occhi. Occhi malvagi che la fissavano con odio e vendetta.

La strega tentò di scappare, lasciando cadere le ossa che ancora stringeva tra le mani ma le radici dell’albero erano troppo profonde e lunghe: con un semplice scossone la terra tremò e si aprí sotto i piedi della disgraziata, facendola precipitare.

Vide i suoi cari, la sua famiglia, vide che l’avevano perdonata, che non l’avevano mai maledetta, non l’avrebbero mai fatto ed allora capí, nella caduta senza tempo cui era condannata, che la voce che aveva sentito per tutta quell’infinità era quella dei demoni che aveva cercato di controllare, dei demoni che l’avevano resa schiava quando lei aveva fallito.

Era tutto uno scherzo crudele, un gioco per passare il tempo, ed il tempo era infinito. Come la sua condanna.


Inserisco anche una prova della mia brutta grafia, per far vedere che quando dico che scrivo a mano e poi ricopio al computer è vero. Quella nella foto è una prima versione ma le differenze sono minime.


Aggiungo un’altra postilla. C’è l’idea, grazie ad Alidivelluto, di fare una piccola rubrica artistica, una specie di rivista, chi fosse interessato potrebbe contattarmi…

verremo.jpg

Uno stralcio.

Annunci

About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
Questa voce è stata pubblicata in Arte e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

235 Responses to Un racconto promesso

  1. lamelasbacata ha detto:

    @@^__^@@ doppie fossette perché è bellissimo, proprio come piace a me, con la giusta putrescenza! (ci sono due piccoli refusi che guastano la perfezione, te li segnalo?)

    Mi piace

  2. Anubi ha detto:

    Mi piace molto,sopratutto la parte dei demoni ^^ Un applauso,forza! si elevano applausi e grida di approvazione

    Mi piace

  3. alidivelluto ha detto:

    eccola finalmente!!!! È la tua prima storia che leggo “live” :) e poi il manoscritto è bellissimo!!!

    Mi piace

  4. Dora Buonfino ha detto:

    Questo sì che è lasciare qualcosa di sé al passaggio…

    Liked by 1 persona

  5. Cose da V ha detto:

    Bello, bella anche l’idea di mostrare la tua grafia, è il secondo articolo della giornata con tanto di grafia al seguito che leggo e queste cose le approvo sempre.

    Mi piace

  6. Gemellone solare ha detto:

    Bella storia, mi ha fatto pensare un po’ a Poe.
    Ti farei giusto due appunti su cose soggettive, li vuoi?

    Mi piace

    • ysingrinus ha detto:

      Certo e grazie!

      Mi piace

      • Gemellone solare ha detto:

        Mwa ha ha! Ecco la mia prima opinione spocchiosa :)
        Nel punto in cui lei semina carne, “lungo il percorso che doveva percorrere” ti consiglio di usare un sinonimo per percorso oppure per percorrere ;) è un po’ pleonastico.

        La mia seconda e ancor più spocchiosa opinione è anche la più sottile: nel penultimo passaggio, quando la protagonista capisce l’inganno… credo che in quel punto ci sia il potenziale per estendere la narrazione con qualche indizio della verità, anziché limitarsi a farla raccontare al narratore.
        Magari dalle espressioni dei parenti, o facendo intuire alla strega pensieri ed emozioni, o persino facendoli interagire (con parole e azioni) per poi far intravvedere uno o più demoni che le dicono apertamente “verremo”.

        Spero che abbia un senso :P

        Mi piace

  7. Tati ha detto:

    Finalmente!! e qua ci vuole “Ysingrinus!!”…. anzi ne servono altre ma tu non le aggiungi, perché??????
    E’ bello, c’è l’albero, è cupo ma ha qualcosa di malinconicamente dolce…c’è odore di terra, di buoi e poi di aria e erba e muschio… oddioooo, no… offaraone se m’è piaciuto!
    si capisce?
    :D

    Mi piace

  8. Tati ha detto:

    non “buoi” mmmmm…. BUIO!…BUIO!… dannate dita…

    Mi piace

  9. niphus ha detto:

    Interessante racconto

    Mi piace

  10. kalosf ha detto:

    Io avevo avuto modo di leggere un tuo racconto ed anche in questo caso lo trovo all’altezza di te. Mi piace l’idea della scrittura… Io ormai non scrivo quasi più a penna… Vedere uno scritto “scritto” mi ha fatto una certa sensazione positiva :-)

    Mi piace

  11. ivano f ha detto:

    Uh se mi piace! C’è tutto quello che deve esserci, compresa la putrescenza che fa sempre la sua porca figura! Ottimo direi!

    Mi piace

  12. Incagliatoh ha detto:

    Molto bello e molto bravo. Ho riso un poco a “aveva bollito la sua famiglia” e mi ha rovinato il phatos, però poi si riprende bene. Complimenti anche per l’albero

    Mi piace

  13. shevathas ha detto:

    Bello. Ottima atmosfera.

    Mi piace

  14. Zeus ha detto:

    Finalmente il racconto. Lo attendevo.

    Mi piace

  15. domenicomortellaro ha detto:

    A me questo racconto piace proprio tanto! Lento il giusto staccandosi dalla pachidermica veocità di alcuni dei tuoi riferimenti (che conosco…). Bellissima l’idea di partenza, superbo e da operazione verità lo scatto dell’originale. Ancora più bello il disegno di partenza. Sono sintonizzato per la rivistina artistica per la quale mi definisco interessato. Lo so troppi begli aggettivi. Sembro mollica…

    Mi piace

  16. gianni ha detto:

    Direi!
    Anzi dico: ti ribloggo! :)

    Mi piace

  17. Pingback: Il racconto promesso di Y. | ilperdilibri

  18. Silvia ha detto:

    Molto bello, complimenti! :)

    Mi piace

  19. alessialia ha detto:

    Allora…. Il racconto davvero è bello. Seria. Beh lo stile è il tuo… Solo un po piu splatter… L’albero è quello bello paciocco paciocco che mi pare in rilievo.
    Sai perche mi piacEmolto questo scritto. Alla fine lasci un grande insegnamento pragmatico….
    Spesso siamo noi ad imputarci le colpe.per cio che facciamo. CEle imputiamo a ragione magari come questa donna… Ma sono i nostri demoni che dobbiam combarrere e il modo in cui ci vediamo noi, non gli altri…

    Mi piace

  20. gianni ha detto:

    Il link di Alidivelluto mi sa che non funziona
    c’è una parte che rimanda al tuo incollata davanti

    Mi piace

  21. m3mango ha detto:

    Salve, sono interessata al progetto con Ali.

    Mi piace

  22. tiZ ha detto:

    ma che belloOO!!

    Mi piace

  23. Mi è piaciuto. Ma: con lo stronzo cacato due volte hai raggiunto l’apoteosi, e l’estasi che ho vissuto forse è troppo fresca per consentirmi di valutare ora i meriti del racconto.

    Mi piace

  24. Pingback: Liebster Award 2016: la prima volta della voliera – La cupa voliera del Conte Gracula

Fhtagn

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...