Kavvingrinus – giomag59

Chi non lo conosce presto lo conoscerà. Non parlo di me, ovviamente, perché chi non mi conosce non mi potrà mai conoscere1, bensí di giomag59 che, come altri ha giustamente male interpretato il concetto di gara del Kavvingrinus, come vedremo piú in là2.

Non avendo ispirazione per scrivere alcuna delle mie sciocchezzuole, ho deciso di partecipare al prestigioso concorso indetto dai valenti ysingrinus, avvocatolo e kalosf, che considero tra le migliori menti presenti su wp, imparziali e per niente inclini a farsi condizionare da adulazioni. Li immagino come giudici inglesi, con martellino in mano e parruccone riccioluto in testa. Così devono essere.

E cosí in effetti siamo. Forse avvocatolo lo è di meno, ma è perché giogioneggia molto con le parrucche dai colori accesi.

Non vorrei vantarmi ma la mia biblioteca è piuttosto fornita, tanto che ormai l’acquisto di nuovi volumi è ridotto al lumicino a causa della mancanza di spazio; non mancherò comunque, esclusivamente in caso di vittoria, di rimpinguare la collezione con l’opera ultima di uno dei giudici. Chi ha orecchie per intendere intenda.

E chi ha parrucche per parruccare, parrucchi! Adesso devo rapidamente scrivere qualcosa non scaricabile dal blogs per soddisfare la tua richiesta3.
Se non ricordo male tu vivi una vita in cui gli altri cercano di buttare via le tue cose. Se non mi sono sbagliato sappi che ti sono molto vicino.

La mia passione per la lettura ha seguito nel tempo delle fasi, un po’ come Picasso con i pennelli per chi è pratico di pennelli; elencherò in breve queste fasi esemplificandole con qualche titolo illustrativo. Tutto quello che scriverò sotto l’ho già scritto da qualche parte, perciò qualcuno potrebbe accusarmi di essere ripetitivo; del resto se ho già scritto da qualche parte di quanto sto per scrivere non posso cancellarlo.

Mi piacciono i passaggi sciolti e lineari come questo.

La mia infanzia è stata rallegrata dalle letture, in edizione originale, delle opere di Dumas, Salgari e Verne; mia madre, accanita lettrice tuttora, me li regalava a Natale al posto della pistola che chiedevo a Gesù Bambino; la cosa mi ha aperto la mente predisponendomi all’infelicità di colui che sa di sapere in un mondo che non sa e che non gliene frega niente di sapere che tu sappia.

Questo passaggio è ottimo: funestamenti, sapienze, ribaltamenti e poi il trittico “Dumas-Salgari-Verne“!

Sono stato funestato dalla lettura del famigerato libro “Cuore” di De Amicis: tanto da arrivare ad emulare Garrone ed accusarmi di crimini mai commessi.

Però torna sempre utile quando bisogna fare una citazione saccente che solo i piú maturi possono capire, isolando bullisticamente chi non lo ha letto.
Libro utile.

A quei tempi vivevamo in una casetta, e se non proprio in ristrettezze economiche non c’era molto da scialare; perciò la scelta del libro da acquistare era sempre ben ponderata. Le favole erano considerate troppo da bambini: tuttavia zia Catò, pace all’anima sua, mi regalò un suo antico libro delle più belle fiabe di Andersen, in edizione originale e con una bellissima traduzione di inizio novecento; purtroppo lo feci cadere nel vasino della pipì rendendolo inutilizzabile. Recentemente ne ho ricomprata una versione moderna, per niente soddisfacente.

Molto spesso le favole erano considerate “sciocche” o “inutili”. Il resto è un dramma personale, con il libro rovinato, ed un dramma generale, con le traduzioni che perdono di spessore e, sovente, lasciano il tempo che trovano.

Oggi può sembrare politicamente sbagliato, ma ai miei tempi c’erano i libri per ragazzi ed i libri per le ragazze. La commistione era sconsigliata; nel tempo i costumi sono cambiati, questa saggia separazione si è persa, e i risultati si vedono.

Mi farebbe piacere approfondire il tema, magari nei commenti.

Durante l’adolescenza ho sperperato tutte le mancette ricevute, perlopiù dai nonni materni, in giornalini. Il Monello, L’Intrepido, Il Giornalino dei ragazzi, e poi Lanciostory, Skorpio; disdegnavo Tex e Diabolik, perché avevano troppo poche pagine e quindi ritenevo il rapporto qualità/prezzo non adeguato.

Diabolik piace a tanti ma sinceramente io non riesco a capirne lo spirito: un miscuglio di Italia e America in un contesto economico bizzarro, se non bislacco, con una storia senza colpi di scena se non quelli che non sono piú colpi di scena perché usati alla stessa maniera sin dai primissimi numeri.

Topolino mai acquistato, ma molto letto successivamente a mio figlio.

Sono un lettore di Topolino di vecchia data io. Devo molto alla Disney Italia. Ed a Carl Barks e Don Rosa, ma questa è un’altra storia4.

Più tardi arrivarono i supereroi Marvel; anche quelli li finivo in un batter d’occhio, e perciò mi toccava comprarli tutti.

Che è un po’ la politica editoriale della Marvel.
Ho come l’impressione, ma forse è la nostalgia che scrive, che gli albi della Marvel di una volta fossero piú belli di quelli di adesso.
Probabilmente c’erano sí storie piacevoli qui e lí ma per lo piú erano ciofeche come ora.

Di Lanciostory ricordo la stupenda saga dell’Eternauta; questo Natale l’ho trovata in una libreria, l’ho acquistata e regalata a mio figlio: tutta una scusa per rileggermela, mi sono commosso. L’autore fu fatto sparire dalla dittatura argentina negli anni ‘70; allora non lo sapevo, l’ho scoperto adesso.

Qualche tempo fa volevo comprarmi l’Eternauta, poi per un motivo o per l’altro non l’ho fatto. Una lacuna che colmerò, spero.

Vivendo come saprete in un piccolo paese del maceratese, non era agevolissimo approvvigionarsi di libri; bisognava recarsi nel capoluogo, ma per fortuna iniziavano a prendere piede quei Club del Libro, o Euroclub, dove ci si iscriveva e con un prezzo ridicolo si ricevevano tre libri a scelta; poi rimaneva l’obbligo di ordinare almeno un libro l’anno. Iscrivendo via via tutta la famiglia la biblioteca si ampliò notevolmente; tra i tanti cito due libri fondamentali: Niente di nuovo sul fronte occidentale, di Erich Maria Remarque, uno dei più bei scritti sulla follia della guerra; ed uno che forse pochi conosceranno, Cinque dita di Gayle Rivers e James Hudson, che raccontava di cinque commandos americani in Vietnam, quando per Vietnam si intendeva la vittoria di Davide contro Golia.

Quindi il Club del Libro, o Euroclub, a qualcosa serve! Non lo avrei mai detto.
In effetti, mentre Niente di nuovo sul fronte occidentale lo conosco e mi piace, Cinque dita non l’avevo neanche mai sentito nominare. Ma potrei non fare testo.

Nella mia esistenza da single a Parma, ebbi modo di curare molto la mia educazione sentimentale: approfondii la teoria in classici come Le 120 giornate di Sodoma, o il Kamasutra, per non parlare del Tao dell’Amore; questo mi permise di conoscere a fondo le mie potenzialità, e di passare dei bei momenti tra me e me.

Per esperienza, ora non so se convenga parlare di dirette o indirette, mi sono fatto l’idea che i momenti tra sé e sé, siano sempre tra i piú alti di ogni persona.

Conservo ancora questi manuali indispensabili in un sancta sanctorum; se nel tempo la memoria dovesse andare potrebbero ancora essere utili, ammettendo di ricordarsi per far che.

Saggio.

Pendolando quasi tutti i fine settimana divenni un accanito lettore di fantascienza; un classico Urania mi bastava però solo per il viaggio di andata; per il ritorno dovevo arrangiarmi con qualche rivista. Anche qui voglio consigliare due titoli: Morte di Megalopoli di Roberto Vacca, dove i sistemi computerizzati che pervadono le macchine si ribellano all’uomo, quanto mai d’attualità; e sempre del genere apocalittico Il giorno dei trifidi, di John Wyndham, una ristampa.

Il giorno dei trifidi l’ho letto. Merita.

Tra l’altro devo dire che nella mia prima esperienza lavorativa ebbi modo di meravigliarmi del fatto che la maggior parte della gente con cui lavoravo sembrava ignorare l’esistenza dei libri, al di fuori di quelli di testo sui quali erano stati costretti a studiare e purtroppo qualcuno a laurearsi; per questo mi chiamavano Intellettuale della Magna Grecia, che ho sempre preso come un complimento anche se forse l’intenzione non era quella.

Conosco tante persone che affermano, vantandosi e no, di non aver mai letto un libro, neanche quelli scolastici, limitandosi ad alcuni trafiletti di giornali sportivi.

L’epiteto in quei tempi mi accomunava al segretario della DC, Ciriaco De Mita, ma la cosa non mi inorgogliva.

Ma facevi bene ad inorgoglirti, per Pitagora!

Per lavoro posso dire di aver letto parecchi manuali, ora un po’ meno perché mi sono stufato (anche di lavorare); però due libri posso consigliarli a tutti perché universali: Il linguaggio del corpo di Lowen Alexander, molto utile per affrontare i colloqui per non sembrare seduti sulle uova, e Come trattare gli altri e farseli amici, di Dale Carnegie che in un certo momento era considerato un guru della ruffianaggine.

Non so, questo genere di libri mi sembrano delle mezze fregature. Voglio scriverne uno io, per togliere ogni dubbio!

Seguendo i suoi consigli, confido a ysingrinus che leggo sempre i suoi scritti e persino i suoi disegni con ammirazione, tanto sono profondi; e ad avvocatolo che le sue storie in ufficio sono esilaranti e le sue poesie sui bambini oltremodo toccanti; su kalosf pur non conoscendolo potrei dire di ammirarlo a prescindere, deducendo la sua grandezza dalla stima che suscita universalmente.

Un giorno ho parlato a lungo con avvocatolo di deduzione, induzione e abduzione, se vuoi posso parlarne anche con te.
Dico solo questo per cambiare il discorso, mostrando di non aver ricepito la ruffianaggine, cambiando l’argomento per porre il candidato a suo disagio.

Quando decisi di mettere la testa a posto, mica di convivere o di provare a stare insieme come si dice adesso, uno dei punti a favore della decisione fu la comune passione per la lettura; passione che ci accomuna tuttora, almeno quella, dopo trenta e più anni. I generi sono un po’ diversi: un’occhiata alla mia biblioteca vi porterebbe da Aristotele e Erasmo (che ho acquistato per le belle copertine ma non ho mai aperto) a Peppone e Don Camillo; dagli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio al Jeeves di Woodehouse; insomma mi vanto di spaziare dal sacro al profano e di mischiare allegramente mele con pere senza imbarazzi.

Ne avevamo parlato, mi sa, probabilmente perché siamo ripetitivi, ma sfoggiare un Erasmo farà sempre la sua porca figura. Inoltre non si rischia di annoiare l’interlocutore con argomenti che sicuramente lo annoierebbero.

In un certo periodo mi sono formato sulla geopolitica, e mi sono letto numeri su numeri di Limes; dopo la prima guerra in Iraq, capito l’andazzo del mondo, ho smesso ed ora ricasco nel vizio sporadicamente.

Fatico cosí tanto a leggere questo genere di riviste che non le leggo mai.
Io non capisco il mondo ed il mondo non mi capisce: faccio l’adolescente finto depresso da sempre. Non aiuta niente, però le persone capiscono che non vale la pena sprecare del tempo con me.
Te lo consiglio.

Di solito leggo tre o quattro libri alla volta, di argomenti diversi: per dire, ora mi dedico a L’uomo inquieto di Henning Mankell, Io, Gesù di Robert Graves e Tempo di seconda mano di Svetlana Aleksievic (maledetto Gorbaciov!), e sul comodino tengo Tre uomini in barca per non parlare del cane, di J.K.Jerome, che apro sempre volentieri quando voglio farmi quattro risate.

Discutemmo anche di Gorbachev, personaggio che io però stimo per determinate cose, tanto che me lo tatuerei sulla pancia che va espandendosi.

Il mio problema è che poi tutto mi si mescola in testa, e quindi se nell’immediato penso di aver capito tutto, a breve Il tempo diventerà inquieto e finirà con Gesù in una barca di seconda mano.

Io so che la storia va proprio cosí!

Se conteggio però la maggior parte dei libri leggi negli ultimi cinque anni, direi che in maggioranza sono gialli: tra gli italiani Camilleri, Malvaldi, Carofiglio e Dazieri su tutti; la spagnola Alicia Gimenez-Bartlett; ogni sorta di svedesi, danesi e nordici in generale: su questi ci tengo a dire che la passione era iniziata ben prima che scoppiasse la mania Millenium, con i capostipite Siöwall-Walhöö ed appunto Mankell; tra i tanti prediligo l’islandese Arnaldur Indridason.

Io con i “gialli” ho un brutto rapporto. Quindi è assai difficile che li legga.

Consiglio per farsi buon sangue il finlandese Arto Paasilinna: non è un giallista ma un grande umorista.

Conosco ma apprezzo entro certi limiti, mio malgrado.

Senza intenzione di influenzare la giuria, ammetto che mi rammaricherei se la vittoria non mi arridesse; anzi mi rattristerei proprio, e forzando la mia natura mi vedrei costretto a riempire i loro blog di commenti malevoli. Ma non credo possa succedere, sono troppo intelligenti.

E qui si ritorna alla nota 2 di cui dicevo all’inizio del Kavvingrinus.


E come di consueto il mio Kavvingrinus finiscie qui, le mie considerazione sparse sono buttate qua e là, piú o meno senza senso, senza costrutto, ma non per questo non dovete leggiere lotaovvoca o, o e, iFksalo!


  1. Ed è sempre un mistero come la gente arrivi a conoscermi. Mi conosce da prima di conoscere di conoscermi. 
  2. Non esageratamente molto in là, a dire il vero. 
  3. In realtà non credo lo farò mai perché non sono in grado di fare una cosa del genere. 
  4. Non faccio la lista degli autori italiani di rilievo perché fuori argomento. 
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About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
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39 Responses to Kavvingrinus – giomag59

  1. m3mango ha detto:

    Grazie per il suggerimento. Ora lo seguo.

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  2. giomag59 ha detto:

    Bravo! Sul concorso non avevo capito una mazza, colpa mia, potevo risparmiarmi un sacco di elogi! L’Eternauta te lo consiglio assolutamente, così come ti esorto a scrivere un manuale alla Carnegie, scegli tu l’argomento. Su Paasilinna mi sorprendi: come mai? Lo vedo bene anche come fonte di ispirazione per i tuoi disegni! Grazie per avermi scosso dal torpore in cui ero piombato. Ho avuto da fare e mi sono perso, sicuramente, un sacco di cose interessanti in questo periodo, che spero a poco a poco di recuperare, come diceva Erasmo.

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  3. Una storia da lettore molto divertente :D alcuni punti pazzerelli rivelano che Ysi mette la droga nel blog per scatenarci crisi di astinenza e farci tornare, è un gombloddoh!

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  4. Cose da V ha detto:

    Molto interessante e anche divertente, sia il suo scritto che i tuoi commenti. Niente di nuovo sul fronte occidentale, ne parlavo giusto ieri con una mia amica, c’è un discorso sul pudore quando i soldati usano la latrina che secondo me dovrebbero leggere tutti. Sul discorso delle letture femminili e maschili, boh, non so manco cosa significhi lettura femminile o maschile, onestamente, così come per i giochi. Mi auguro che le famiglie oggi non stiano a sindacare se una cosa va bene per un maschio o per una femmina! (Nella mia per fortuna c’è sempre stata libertà di scelta).

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  5. ili6 ha detto:

    Spezzo anche io una lancia a favore di Euroclub e Club dei lettori; abitando in un paesino dell’estremo sud e a lungo senza librerie, nella mia giovinezza vissi di letture grazie al libro per posta. Di fregature ne ho prese, ma anche no. Poi nacque la biblioteca comunale, poi la possibilità di recarmi nelle buone librerie in città dove sapevano anche ben consigliarti e ora è arrivato anche il libro via etere, anche se in questo resto ancora agli inizi. Non abbiamo più scuse per non leggere! (tranne quella del tempo che manca, ma che troviamo tra mille peripezie).

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  6. Pingback: Libri e trivelle | L'uomo che avrebbe voluto essere grave

  7. avvocatolo ha detto:

    Allo allo allò! Innanzitutto, io non uso parrucche, ma UNA parrucca! Come tu non una testa, ma LA testa (di cazzo) che ti ritrovi! Quanto a Diabolik ti segnalo un libricino di Umberto Eco “Il Superuomo di Massa”, lì c’è tutto quello che serve sapere per sapere come mai, tu che non sai, gli altri sanno cose che non sai, se loro sanno e tu non sai, sallo! MI sono perso ma volevo dire una cosa seria; un libro che spiega i meccanismi del “romanzo” (inteso in senso amplissimo, come “storia” raccontata con ogni mezzo) popolare. Da questo saggio ho capito per esempio che io non venderò mai un cazzo! :-D Quanto al resto, scompiscievole e geniale come al solito!

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  8. kalosf ha detto:

    …però che tu non legga i gialli…

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  9. Il tema libri per ragazzi / ragazze, dicevo da Avvo, scatena tutta la mia (notevole) mancanza di saggezza, della quale sono pitagoricamente orgogliosa. Del resto, pcredevo di essere molto femminile, pure c’erano parrucconi che pensavano avessi la barba, all’inizio. E chi ha orecchie per intendere, intenda. Pippo non era il mio personaggio preferito da bambina, ma lo è diventato. La saggezza nascosta sotto l’apparente goffaggine e un poco di follia, ecco, sì, quella la amo moltissimo. Sui trifidi… uhm… preferisco tenermi la mia naturale irregolarità :D
    Anche questa storia ha una sua vena di saggezza folle, o di saggia follia, e per questo mi piace :)

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    • ysingrinus ha detto:

      Non era avvocatolo che ti credeva uomo per via del nick al maschile?
      Mi farebbe piacere se giomag approfondisse l’argomento, perché io non so se esistano nella realtà queste distinzioni tra maschile e femminile, nella letteratura.
      Pippo è un grande personaggio ma anche Il giorno dei trifidi è un gran bel romanzo.
      C’è un po’ di follia o saggezza, in effetti, ora lo chiameremo Pippo!

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      • Perché, non è un parruccone Avvocatolo? Sì, era lui, in realtà è successo anche ad altri ma lui è l’unico che mi ha attribuito la barba, che io sappia. A dire la verità, ero contentissima quando qualcuno, dopo aver letto qui e là nel blog, continuava ad attribuirmi un’identità maschile, perché significava che non avevo un modo di scrivere etichettabile a priori. Questo mi è stato detto anche nella “vita reale”, per così dire. Cioè, che a volte “scrivo come un uomo”, qualunque cosa questo significhi. Purtroppo (?) nel blog questo ora mi succede molto meno, temo che gli ultimi scritti siano un po’ troppo rivelatori.
        A parte gli scherzi, credo che esista una distinzione nelle letture per ragazzi, e forse oggi più che negli anni ’70. Sento addirittura parlare di “chick lit”, definizione che fa correre brividi di sdegno lungo la mia spregiudicata spina dorsale. Certo, neanche allora erano tanti i ragazzi che leggevano Piccole Donne o Pippi Calzelunghe (il che va a onore di chi lo faceva). In compenso, (e per questo dicevo della mia fortuna) per noi ragazze era più facile mischiare Pollyanna, Verne, Heidi, Salgari, Dumas e Papà Gambalunga… E come raccontavo un dì, con mia sorella giocavamo alla guerra e agli squali che si ti acchiappano ti mangiano. Bei ricordi… Siamo entrambe pacifiste fino al midollo, per inciso.
        I miei figli hanno adorato Pippi entrambi, e il “piccoloo”, ancora guarda il telefilm quando lo danno. Il che non gli impedisce di guardare anche i robot ammazzacattivi e gli alieni sparamissili.
        Ok, ho “parlato” anche troppo (sono pur sempre una donna) :D

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  10. niphus ha detto:

    sei proprio fuori. hahaha

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