Un ritorno alle originali origini

Approfittando di una gita fuori porta di un mio amico nella parte bella di Orte1, mi sono fatto prendere dal Sacro fuoco dell’Arte, d’ora in poi SFA2 e, armato di pennelli, diluenti, colori ad olio e pastelli, ho dato sfoggio di me.
Romperò un po’ il solito schema3 e parlerò dei singoli ysipitti, sí avete capito bene, ysipitti al plurale, perché sono piú di uno!, singolarmente4.


La Mattonella

Uno scorcio su un mare che non ho mai visto e che in realtà non esiste.

Per questo piccolo dipinto ad olio ho deciso di concentrarmi su una palette cromatica fredda. La primavera è iniziata da poco, il clima è ancora incerto e, nonostante le giornate vadano allungandosi, non c’è ancora quel Sole continuo che scalda ogni cosa, bruciando gli occhi e la pelle. Ecco allora che il blu e il verde diventano i colori principali, non c’è spazio per rossi o gialli, solo un po’ di bianco, di viola e di nero. Non è ancora inverno, ma siamo ben lontani dall’estate; il cielo è velato e si avvicinano delle nuvole scure, cariche di pioggia. Questo crepuscolo annunciato dona dei riflessi speciali al mare, conferendogli un colore che non è sempre visibile.
La voglia di tuffarsi e immergersi è tanta, ma anche solo fissare l’orizzonte dalla riva può appagare, nutrendo la propria anima con la poesia del mare5.

Olio e pastelli a olio su cartone telato, 15×10 cm.


L’esperimento

Qualche giorno fa mi ero cimentato con lo stesso soggetto, un paesaggio marino visto in fotografia, senza neanche sapere se fosse un paesaggio marino o meno. Per farlo ho provato ad usare solo le spatole, dando il colore grezzamente, i piú dicono a cazzo di cane, ovviamente il risultato non mi ha convinto e cosí, armato di straccio e di diluenti ho giocato sul gioco precedente, finché non ho ottenuto qualcosa di strano che però, a suo modo, mi ha soddisfatto.

Il colore buttato lí, con materiali non adatti alla superficie.

Questo era il primo risultato: un guazzabuglio di colore non ben definito, ma neanche soddisfacente. Inevitabile vi mettessi nuovamente le mani sopra.

Dopo averlo “sistemato” a colpi di straccio.

Il risultato qui è quantomeno particolare, in qualche modo riesce a soddisfarmi pur essendo un guazzabuglio colorato, però è un guazzabuglio di quelli che piacciono e a me e cosí eccolo qui, assieme alla sua versione precedente, al fratello di sé stesso che oramai non esiste piú: ha distrutto il suo sé, per essere davvero sé stesso.

Olio su cartone telato, 20×15 cm.


  1. Taluni la chiamano Orbetello, talaltri sostengono siano due luoghi differenti, ma non è questa la sede per disquisire sulla geografia politica italiana. 
  2. Non so se userò mai piú questa sigla, anche perché stavo scrivendo SDA che fa ridere perché non c’entra niente, e poi perché è vero. 
  3. Credo che qualche ignoto cantante o cantautore italiano che io non ascolto abbia composto e/o cantato una canzone che si chiama tipo il solito sesso. Ovviamente non so di cosa stia parlando, anche per via della mia ben nota verginità, oserei dire quasi vestalica, oserei6
  4. Cercate di non eccitarvi troppo, se potete. 
  5. Non c’è modo migliore di avere delle critiche positive che criticarsi da soli. 
  6. Vedi targhetta che appare quando passi il mouses sul links7
  7. Se non hai un mouses o strumento che lo emuli, non saprei che dirti, sfoglia l’articolo fin dentro le sue basi schematiche, se sai come fare. Io non te lo dirò di certo. 

About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
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32 Responses to Un ritorno alle originali origini

  1. Conte Gracula ha detto:

    Bei colori per il primo – i colori freddi mi piacciono molto, non che io schifi quelli caldi, eh!

    Nel secondo, mi ha colpito molto l’angolo in basso a destra (spero non mi lasci un livido, con gli angoli è un attimo!) in entrambe le versioni: la prima ha un effetto granchioso o insettoso mostruoso, roba da mi-go, mentre la seconda mi dà l’impressione di persone congelate nella carbonite.
    Mi chiedo se come tecniche si possano applicare a quei soggetti.

    Piace a 1 persona

    • ysingrinus ha detto:

      Direi che ci sta quello che dici. La seconda tecnica in particolare è molto materica. Tanto colore, spesso strato, chissà che non vi sia rimasto qualcosa dentro!

      Pensavo di fare anche qualcosa di caldo e non escludo di farlo in questi giorni.

      Piace a 2 people

  2. Sara Provasi ha detto:

    Mi piacciono molto i quadretti grineschi! 🥰

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  3. Tati ha detto:

    Tutto molto interessante, il primo è addirittura rilassante, considerando che io ho serie difficoltà con il mare. Gli esperimenti mi piacciono, trovo appagante fare una cosa e poi togliere perdendo anche un po’ il primo risultato, come le stampe a forma persa.

    "Mi piace"

Fhtagn

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