Morte e Morte, l’eterno dilemma

Una bella differenza tra Pulp Cthulhu e Il Richiamo di Cthulhu tradizionale è sicuramente la facilità con cui si muore nel secondo rispetto al primo.


È calato il sipario – Morte e realtà

Si inizia godendo duro.

Siamo nel bel mezzo di un incubo ma dobbiamo cercare di razionalizzare. Robert non ricorda bene cosa è successo né tanto meno è disposto a credere a quanto gli stiamo dicendo. Vincent decide di arrampicarsi lungo la corda per la quale siamo scesi per sbirciare la situazione all’interno della villa e vedendo cosí “scene inenarrabili”.
Non c’è comunque traccia alcuna del mostro, mostro che siamo sicuri sia collegato al nostro sventurato amico piú di quanto possa sembrare possibile. Decidiamo cosí di rientrare nella villa, cercando di ricongiungerci con il nostro collega arrampicatore.

E cosí si procede, eh?

L’edificio ora sembra vuoto, se si escludono il cadavere al piano di sopra e le mostruosità che ci sono rimaste celate. Dalla cantina giunge un lucore giallastro, il mostro è andato via lasciando segni ben evidenti della sua fuga, quindi scendere potrebbe essere una scelta abbastanza sicura.
Scendiamo lentamente le scale, col cuore in gola, e di fronte a noi all’interno di una grotta naturale, ci appare un misterioso e pesante portone, con simboli arcani a incorniciarlo e deboli torce a illuminarlo.
Spingiamo i pesanti battenti, rispondendo alle richieste d’aiuto che udiamo provenire dall’altro lato, e attraversiamo la soglia.

Questo portone era stato pensato per la mia indagine, ma non essendo stato trovato nel corso dell’avventura ed essendo questa collegata a quella…


Siamo nello stesso posto da cui siamo partiti! Almeno cosí sembra a colpo d’occhio, anche se ora il portone è alle nostre spalle e la luce che emanano i glifi che lo decorano è tendente al verde mentre prima virava al giallo. Siamo nello stesso posto, eppure è come se non fosse cosí. Di fronte a noi c’è il cadavere di un uomo con il volto sfigurato da una smorfia di terrore. I suoi documenti dicono si trattasse di J. F. Whalers. Abbiamo trovato dei suoi appunti al piano di sopra della villa! Forse siamo sulla strada giusta, anche se pericolosa. Saliamo quindi le scale, incerti e titubanti.
Ciò che vediamo al piano di sopra ci lascia a bocca aperta! Siamo da un’altra parte, anche se sembra tutto uguale. La villa è identica, solo che non è abbandonata e cupa: è invece ben illuminata e piena all’inverosimile di manichini di legno. Manichini freddi e immobili, vestiti nei modi piú disparati, messi in posizioni diverse come per indicare l’interazione tra loro, nel gelido silenzio pensiamo quasi di sentirli parlare tra loro, forse non sono manichini ma sí invece, lo sono sicuramente… che stiamo pensando?
I nostri pensieri vengono catturati da un gruppo di scimmiette meccaniche sbucate all’improvviso che suonano dei cimbali che non emettono suono. Vediamo meglio e ci rendiamo conto che è come se ci trovassimo sul palco di un teatro e le scimmiette su una posizione analoga. Ora la villa cambia aspetto, ci sono pesanti drappi rossi con l’odio Segno Giallo** davanti a noi, le scimmie sembrano schernirci, come se fossimo gli attori comici di un teatro, dei pagliacci. Facciamo qualche passo nella stanza, la cui geometria muta nuovamente e i manichini lentamente iniziano a muoversi, a girarsi verso di noi. Il nostro silenzio ha spezzato la loro muta comunicazione? Ci stavano aspettando? *Rose afferra una sedia e la scaglia contro uno di questi pupazzi di legno e il mobile scompare, assorbito dall’effigie umana! Scompare, viene come assorbita e metabolizzata dal manichino, a cui spuntano nel corpo lignei aculei, rendendolo ancora piú mostruoso.

Non siamo messi bene.

Convinto che la soluzione sia oltre le “scimmiette” mi dirigo verso di loro, nonostante ad ogni passo si avvicinino e allontanino senza alcun senso logico. Qualcuno mi intima di fermarmi e sento l’esplosione di un colpo. Perdo sangue, molto sangue, dal fianco. Vincent mi si avvicina per portarmi via, io voglio continuare però. Rose e Robert dopo aver visto il manichino trasformarsi e il viso senza lineamenti incrinarsi per far comparire un grottesco sorriso intagliato nel legno, decidono di scappare.
Continuo imperterrito, qualcosa mi trafigge all’altro fianco, sento le forze venire meno.
Inizio a diventare di legno, sto trasformandomi anche io in qualcosa che… ora… Vincent sc…


Il manichino, che una volta era Kenneth Kaltz, stringe la mano di Vincent Lonny stritolandola. Il poveretto, si rende conto di ciò che è accaduto al suo amico, fa per scappare ma dai drappi saettano cinque tentacoli immensi, tentacoli che lo afferrano per ogni arto e per la testa, strappando il suo debole corpo come se fosse un pezzettino di carta.
Le loro avventure finiscono qui, la loro curiosità, o la loro paura, li hanno portati troppo lontano, proprio al centro dell’incubo.
Non c’è ritorno dall’incubo.

Diciamo che i miei personaggi non partono mai troppo bene.


Considerazioncinine

Quando i dadi si mettono di traverso c’è ben poco da fare. Quando invece di scappare ci si ostina a voler scoprire i misteri c’è ben poco da fare.
Ci abbiamo provato, abbiamo vissuto una bella storia con un tragico finale. Alla fine morire male ci diverte e non è per niente un problema farlo.
Adesso ci creeremo dei nuovi personaggi e andremo ad aiutare i due superstiti che, saggiamente, se la sono data a gambe.
Resta il pensiero che potevamo aver messo le mani su qualcosa di grosso, ma poteva tranquillamente essere una falsa pista. Esploreremo adesso le altre possibilità, sperando di non perdere i personaggi troppo rapidamente questa volta!

About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
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