Di ritardi e giuochi

Sono mancati due classici appuntamenti, e di questo mi scuso1, ma abbiamo avuto due semi incontri, uno a conclusione di quello precedente, ed uno bloccato a causa di inconvenienti tecnici.
Per Pulp Cthulhu non c’è molto da dire se non che abbiamo poi avuto lo scontro a fuoco che temevamo2; per quanto riguarda invece la storia del canonico Richiamo di Cthulhu, ecco che scendo nel dettaglio, avendo ieri recuperato la sessione della settimana scorsa.


È calato il sipario – il Rito

La linea comica.

Al mattino ci rechiamo dal Professor Cale, per ragguagliarlo, lui è visibilmente scosso ma, forse per codardia, forse per altro, ci invita a non coinvolgerlo cosí direttamente e di continuare a mantenere la copertura che abbiamo ottenuto aiutando gli O’Bannion.
Vincent e io ci rechiamo in ospedale, il New St. Mary Hospital, dove incontriamo il direttore della struttura, una persona affabile sebbene con i primi segni della mutazione di Innsmouth sul volto.
Il medico ci chiede di portare delle casse dall’altro lato dell’isoletta, nella zona infetta, dove incontriamo il nostro “amico” universitario che sta rinnovando le protezioni per i misteriosi pericoli che minacciano la comunità.
Ritornati in ospedale, una struttura ben conservata tranne che per il secondo ed ultimo piano che sembra abbandonato, fatiscente, con le finestre sbarrate da assi di legno, ci viene chiesto proprio di esplorare il piano abbandonato, per capire cosa sia accaduto lí dentro.


Rose e Robert si dividono a loro volta: l’ex criminale non si presenta al posto di lavoro, cercando invece di tenerci d’occhio e mantenersi lontano da tutta la cricca degli O’Bannion. Rose si mette invece a trasportare casse, si direbbero innocue, per buona parte della mattinata.
Col passare delle ore, aumentano le probabilità di essere visto per il contrabbandiere pentito e cosí accade: la prima volta riesce a farsi passare lievemente influenzato ma la seconda richiede l’intervento di Rose oramai tornata a casa. È chiaro che chi governa sull’isola sa che Robert è “particolare”, non è arrivato portato dai cultisti…
I due investigatori riescono comunque sia a recarsi in ospedale e, chiedendo dei propri amici, vengono accompagnati nel reparto infestato.


Ora la “squadra” è di nuovo al completo, su questo piano venivano fatti degli esperimenti, a detta del direttore sanitario3, esperimenti che sono andati fuori controllo e questo è il risultato. In pochi sono riusciti ad uscirne, bisognerà trovare il modo per andarsene via e magari per bloccare tutto quanto.
Già, perché questo piano non è lineare, è in continua mutazione, come se piú realtà si incontrassero e cercassero di coincidere simultaneamente, realtà di altre epoche e forse altre dimensioni: ogni lampo di luce nasconde qualcosa di incredibile e orrendo o semplicemente comune e insignificante, ogni ombra cela un mostro o deforma la materia facendola apparire tale.

Una rapida mappina del piano maledetto.

Frettolosamente, rovistiamo tra le carte di schedari e scrivanie, scoprendo cosí alcuni particolari raccapriccianti.
I “medici” qui stavano compiendo esperimenti su esseri umani e ghoul, cercando di innestare le parti dell’uno sull’altro, mandando al ristorante Mamma Felice i fallimenti degli esperimenti oppure depositandoli nella zona dell’isola a sud-ovest, quella che viene definita settore cimitero. Sembra che tutti quei fallimenti siano risultati indigesti sia agli avventori del ristorante che alla terra stessa, corrompendola in non si sa quale maniera, dovremo purtroppo andare a indagare anche lí.
Riusciamo a mettere le mani su altri appunti, stralci di annotazioni frettolose scritte da medici spaventati, scoprendo in questo modo che alcuni di questi sforzi fossero indirizzati all’invocazione del Grande Sacerdote degli Dèi Esterni, il potente Cthulhu. Non facciamo in tempo a riflettere sulla portata delle nostre scoperte che veniamo attaccati da una specie di orrendo cane fantasma che Robert secca con un colpo. Il problema è che in lontananza sentiamo che non è solo, e forse non ci sono solo questi esseri mostruosi, ma potrebbe esserci qualcosa di molto piú pericoloso. Ci muoviamo per non rimanere fermi ad aspettare il nostro destino, entriamo in un corridoio innaturalmente oscuro e…
…siamo fuori dal reparto, fuori dall’ospedale, di notte!

Bau bau!


È notte, siamo all’aperto, non sappiamo che fare, siamo scossi. Forse andare a parlare con Cale? Forse raccontare come siamo usciti al direttore dell’istituto? Dovremmo recarci al “cimitero” e studiare questo mistero?
Non facciamo in tempo a decidere qualcosa che veniamo sorpresi da Claire O’Bannion, il suo fratellastro, che alcuni sostengono sia il figlio, mezza dozzina di energumeni poco raccomandabili e una decina di cultisti con paramenti cerimoniali. Ci stavano cercando.
Proviamo a dire qualcosa ma cadiamo, chi piú e chi meno, vittima di un incantesimo di suggestione e seguiamo la comitiva sulla spiaggia. Qui riprendiamo piano piano il controllo delle nostre sensazioni ed emozioni ma siamo bloccati. Ora è la donna che parla, vuole dare a Robert una possibilità, lui dovrà correre e loro dovranno cacciarlo. Noi percepiamo tutto attraverso gli occhi e le orecchie del nostro sfortunato amico, sentiamo il suo battito cardiaco, viviamo la sua paura e la sua ansia.
L’inseguimento è confuso, come un incubo: l’uomo perde piano piano alcuni pezzi ma continua a correre, riesce a scappare, sbaglia direzione, corregge la traiettoria, si allontana sempre piú, ce la sta facendo, ce la fa, ce… arriva di fronte ad un altare di pietra, proprio dove i cultisti volevano arrivasse. Lo afferrano e legano al pianale di roccia, poi la sadica donna estrae un pugnale e lo usa per squarciare il petto della vittima, estraendone il cuore ancora pulsante, l’ultimo nostro pensiero cosciente è la risata diabolica di quella strega che alza il cuore al cielo mentre il suo consanguineo le dà piacere con la testa tra le sue cosce: quest’ultimo particolare perverso è troppo per noi tutti.


Già.

Il nostro sogno, sogno collettivo, è scosso dalla figura sfocata di una specie di angelo, non capiamo che cosa ci dice, se sta venendo in nostro soccorso o altro, c’è lui e basta. Lui che sovrasta ogni pensiero.
Apriamo gli occhi e siamo nella casetta che ci è stata assegnata quando siamo arrivati sull’isola.
Tutti e quattro. Robert è con noi, non è morto anche se è impossibile, oppure non è successo niente, forse l’influenza del Re in Giallo sta arrivando anche qui e noi abbiamo avuto un ulteriore assaggio del delirio causato da quell’essere innominabile.
Ci convinciamo che non può essere successo niente di quello che abbiamo visto ma, come mettiamo piede all’aperto, vediamo nella baia a sud-est un titanico monolite stagliarsi contro il cielo. Qualcosa è successo, ma cosa?!

Già^2.


Commentino

Ho dovuto riassumere e comprimere quanto è successo, molto, perché quanto successo in due semi sessioni è piú della somma delle parti4, in ogni caso il gioco sta assumendo tinte sempre piú cupe, tinte che stanno perseguitando il povero giocatore di Robert ma, come si dice, meglio a lui che a me!


  1. Non è vero, me ne sbatto il cazzo, il cazzaccio proprio! 
  2. Comunque ne parlerò meglio nel riassunto di venerdí prossimo. 
  3. Direttore sanitario?! 
  4. Fa molto zen ma non è colpa mia. 

About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
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8 Responses to Di ritardi e giuochi

  1. Conte Gracula ha detto:

    Sospettavo che al ristorante non servissero esattamente la fiorentina!

    Mi sembra una storia complessa, è come se ci fossero tre o quattro misteri diversi in corso.

    "Mi piace"

Fhtagn

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