Di cose e parole, ovvero delle casseruole

Pochi giuorni fa mi è stato offerto in dono un lettore di libri digitali che i piú chiamano Kindle, per molti nome generico di e-readers, cioè lettore di e-books, cioè libri elettronici, oppure libri e, non l’ho ancora ben capito. Scritti con e-ink che non è però conservato nell’e-inkwell, ovvero nell’inchiostropozzo elettronico1. Ma non è questo il punto, primo perché effettivamente il mio è un Kindles e secondo perché non voglio ora parlare di queste cose di cui ho parlato e di cui ovviamente parlerò ancora indirettamente2.


Tutto è a fuoco quel che è a fuoco.

Prima di tutto volevo dire che è oggettivamente molto comodo e che leggere sui dispositivi elettronici “nati” per telefonare3, fa passare la voglia di leggere libri non cartacei, ma questo strumento, questo devices invece, invoglia davvero. Ho letto rapidamente un libro molto interessante, narrativa contemporanea italiana di un filone particolare, ma di cui forse parlerò in seguito e, sulla scia di quest’euforica conclusione, ho immediatamente acquistato un altro libro, cambiando genere e tornando cosí sui miei passi classici fantastici.
Il libro in questione, quello della foto, è una raccolta di racconti del fantastico e dell’orrore con ambientazione marina di un autore molto importante ma non molto conosciuto a chi è meno interessato alla letteratura fantastica. Si tratta di, lo dico per gli ignorantoni che mi leggono, William Hope Hodgson, di cui avevo già parlato qualche anno fa quando mi era preso il pallino di recensire gli Urania usati che acquistavo4.
La prefazione di questo libro è scritta da un uomo che tende un po’ a ripetersi ma che è realmente innamorato della figura e della persona dello straordinario scrittore morto prematuramente. Cosí, oltre a scoprire che si divertiva ad andare in bicicletta in piazza5, compiendo ardite acrobazie, ho potuto approfondire un po’ la sua vita professionale: si imbarca molto presto come mozzo su una nave per scoprire ed esplorare il mondo e dopo otto anni decide giustamente che la vita marinaresca gli fa schifo al cazzo. Poteva chiederlo a me, gli avrei fatto notare le scomodità inevitabili e la rottura di palle che è obbedire a qualcuno in uno spazio ristretto. Ma il signorino non voleva aspettare o fare viaggi nel tempo; né tantomeno osare arditi esperimenti magici per entrare in contatto in qualche modo con me. Beh chi è causa del suo male pianga sé stesso dico io.
Grazie a questa formativa esperienza formativa, che l’ha portato dall’essere un ragazzetto gracilino ad un culturista professionale6, WHH ha potuto scrivere racconti e storie molto dettagliate sull’ambiente marino e sulla vita in mare, sia dal punto di vista emotivo che da quello puramente tecnico. Grazie a questi tecnicismi sto imparando, o riscoprendo, molte parole che sono per forza di cose lontane dal mio lessico familiare7. Per esempio gaffa oppure tambucio8. Parole tecniche, con un uso particolarmente ristretto, circoscritto a uno specifico argomento. Eppure queste parole si sono evolute, sono nate da altre parole e magari hanno fatto un salto da una lingua all’altra, sono stati “prestiti” o derivazioni. E questo accade con tutte le parole, anche quelle che riguardano un settore tecnico e specifico. Ci saranno state delle parole piú generiche alla base? Parole che poi sono state modificate passaggio dopo passaggio fino ad assumere una radicalizzazione semantica9, discostandosi dal significato originale per crearne uno nuovo, simile ma diverso perché specifico?
Sono affascinanti le parole, anche quando non si conoscono. Sono affascinanti perché si possono sempre imparare e possono sempre aprire la mente e portare lontano, proprio come quando si orza10!


  1. Taluni lo chiamano anche calamaio elettronico
  2. Ma ne siamo sicuri sicuri sicuri? 
  3. «che i piú chiamano bla bla bla…» 
  4. Cfr. lo strumento “cerca”, ovvero Ciò che è andato perduto e molteplici bestemmie, ché non ho voglia di fare la fatica per voi, pigri! 
  5. Ci sarebbe anche un episodio con Houdini, dove il nostro scrittore, grazie alla sua superlativa ed inarrivabile conoscenza delle intersezioni muscolari… 
  6. Che cazzo di biografia mi sono letto! 
  7. Oggi si cita ma si fa finta di non citare citando, un po’ come quello scarso insopportabile di J. J. Abrams che ammicca ai suoi spettatori dando ad intendere che non stia ammiccando. Patetico. Sto citando, per la precisione, prima Leo Ortolani e poi il Preside Skinner di Matt Groening. Vaffanculo Abrams! Io non ammicco come te! 
  8. Se non ne conoscete il significato potete comodamente andare a cercarvelo. 
  9. Che il Diavolo mi porti negli abissi oceanici se ho la piú pallida idea di quello che sto dicendo! Che il Diavolo mi porti! 
  10. Le parole si possono usare anche completamente a caso volendo. 

About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
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46 Responses to Di cose e parole, ovvero delle casseruole

  1. Conte Gracula ha detto:

    Io ho sempre avuto problemi con babordo e tribordo: destra e sinistra (o sinistra e destra, non so) erano tanto brutte?
    Anche prua e poppa… ma almeno lì so che la poppa è in direzione della tetta più vicina, si può capire dove andare e se devi allontanarti dalla maggiorata, quella è la prua.

    Comunque, Hodgson palestrato è da far vedere a chi dice che gli scrittori gotici erano tutti secchioni magrolini XD

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    • ysingrinus ha detto:

      Poppa è dietro e prua è davanti, anche se si potrebbe pensare il contrario. Per babordo e tribordo ti mantengo il dubbio perché sí.
      Hodgson pare che umiliò letteralmente Houdini, legandolo talmente bene che quasi non riuscí a liberarsi e gli fece una specie di causa contro. E se avesse provato a dirgli qualcosa gli avrebbe fatto provare un po’ di cazzotti da puggile (io so’ puggile), altro che sopportare ogni tipo di botta, caro il mio Harry…

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      • Conte Gracula ha detto:

        Mi sa che anche Harry dava delle belle botte, eh… gli escapisti sono spesso ben allenati ^^

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        • ysingrinus ha detto:

          Lui lo era di piú. Il confronto tra i due ha già mostrato Hodgson sopra. Inoltre si scriveva i racconti da solo, non li faceva scrivere a Lovecraft.

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          • Conte Gracula ha detto:

            Beh, Houdini non era uno scrittore ^^ certo, piuttosto che assumere un ghostwriter per vanità, faccio altro, ma a ciascuno il suo.

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            • ysingrinus ha detto:

              Ormai in questo articolo io lo devo criticare e basta.
              Che poi usava manette reali o erano appositamente camuffate? La storia di Hodgson dimostra che nel mondo reale le sue escapistiche abilità brillavano di meno!

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              • Conte Gracula ha detto:

                Un mio amico, nel suo periodo di prestigiatore, riusciva a liberarsi dalle manette vere con una graffetta, perciò immagino che anche Houdini potesse farlo.
                Numeri più complessi e pericolosi avranno avuto i loro bei trucchi, immagino.

                Poi figurati, non ho una gran passione per Houdini, era praticamente l’antenato del CICAP e a me l’arroganza scientista sta sulle palle quanto i paragnosti ciarlatani!
                Lui e Conan Doyle erano proprio la strana coppia, il super-scettico con il credulone estremo.

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                • ysingrinus ha detto:

                  Houdini era enormemente avvantaggiato dalle sue doti da contorsionista, ci nasci cosí. Hodgson, invece, cazzotto dopo cazzotto è divenuto Hodgson!
                  Per quanto riguarda l’arroganza scientista, non mi disturba onestamente. Mi disturba l’arroganza in generale però.
                  Esclusa la mia.

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  2. virtuos@mente ha detto:

    Lo sapevo che se fossi andata dritta alla fine sarei rimasta soddisfatta.

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  3. Tati ha detto:

    All’inizio mi hai fatto venire in mente il libro ” La nave di Teseo” di Straka, che in realtà non è di Straka ma è un romanzo nel romanzo che racconta di due personaggi che comunicano tra loro scambiandosi il libro ( quello di Straka) in biblioteca e lasciandosi commenti e indizi ( reali, cartacei, bigliettini, mappe…) tra le pagine… tutto questo pensando a come sarebbe in e-book.
    Alla fine invece son passata ” All’origine delle parole” di Marcolongo, deiziosa scoperta dei vari viaggi fisici e temporali che una parola può fare prima di assumere il significato di uso contemporaneo.
    In mezzo invece niente ma qualcosa ci sarà anche lì.

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Fhtagn

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