Anche le fini hanno una fine

Ieri sera sessione conclusiva nell’avventura di Blackwater Creek! Il Richiamo di Cthulhu non ha disatteso le aspettative di nessuno, come potremo andare a vedere.

Attenzione, perché di seguito ci potrebbero essere delle anticipazioni sull’avventura, leggete solo se convinti.


Blackwater Creek – la fine

Foto conclusiva con risate dovute alla perdita di SANITÀ MENTALE.

Gli investigatori arrivano, attraversando una vegetazione sempre piú fitta e assurda, all’origine del ruscello, forse all’origine di tutte queste stranezze. Il passaggio qui è diventato completamente alieno: fili d’erba alti quanto un uomo e spessi come una canna di bambú, insetti e piccoli animali innaturalmente grandi e deformi, alberi da frutta marcescenti con fiori dai colori impossibili che stillano un icore nerastro che macchia tutto ciò che tocca…

La grotta da cui sgorga il ruscello.

I sei riescono a guadare la pozza formatasi ai piedi della parete rocciosa dove è situata la grotta, si arrampicano e, finalmente entrano dentro l’orrore. Letteralmente.

L’odore di carne in putrefazione, mescolato al sentore dolciastro di frutta marcia, riempie le narici degli agenti della S.E.U. che sono dentro un cunicolo di roccia illuminato da una purpurea fosforescenza proveniente dalle pareti. Avanzando nella grotta scoprono con orrore che organi umani sono fusi nelle pareti rocciose! Questo è troppo per due di loro che perdono la testa e iniziano a correre verso la parte piú interna, costringendo i loro compagni a inseguirli… la corsa si conclude in una caverna enorme, con al centro di essa, una massa informe da cui fuoriescono numerosi tentacoli. Una massa composta da innumerevoli facce di donna, di una sola donna, ognuna di questi volti parla, si lamenta, implora aiuto, chiede di essere liberata, urla oscenità, invita ad unirsi a lei, una babele cacofonica che atterrisce i presenti.

La Madre.

Dopo un po’ di esitazione gli eroici indagatori del sovrannaturale decidono di passare al contrattacco, tirando fuori le armi, ma questo indispettisce il mostro che fa saettare i suoi lunghi e viscidi tentacoli per cercare di bloccare ogni resistenza! La suora, Maria Assunta Donovan, vedendo rotolare dei candelotti di dinamite dal bagaglio di un suo collega, ci si fionda, accende un candelotto con la sua lanterna e lo passa a chi trova piú vicino: è guidata dal panico, la voce della creatura le è entrata nella testa, sa che deve fare qualcosa ma teme di non esserne in grado! Il giornalista, Jim Culver, si ritrova il candelotto di dinamite acceso in mano, non avrebbe il tempo per pensare ma invece si ferma, si chiede cosa stia succedendo e, quando ormai si decide ad agire è troppo tardi! L’esplosione fa a pezzi i due poverini, traditi dalla propria paura.

La scena è disgustosa ma dà la possibilità agli altri quattro di ritirarsi, allontanarsi dalla malefica aberrazione e riflettere sul da farsi. Hanno la dinamite, la situazione è precipitata, quell’essere senza forma non può continuare a vivere… l’unica è far brillare la grotta, cosí come forse aveva intenzione di fare anche il professore Henry Roades, anche se di lui qui non ce n’è traccia.

Far crollare una grotta non è compito semplice, soprattutto se bisogna fare i conti con un mostro immenso che dimena i suoi tentacoli cercando di afferrare chiunque si avvicini troppo. Cosí Tony Cicala, il violento buttafuori, si propone per una missione suicida: dovrà distrarre la creatura mentre i suoi amici sopravvissuti piazzeranno le cariche di dinamite. La dinamite viene posizionata, le micce accese, ma il piano non va bene come dovrebbe, Tony viene afferrato da un tentacolo, subendo gli effetti dell’esplosione assieme al mostro!

La grotta crolla su sé stessa, il passaggio non è solo ostruito nuovamente, l’essere al suo interno è stato eliminato e con il tempo questa parte di mondo tornerà alla normalità, forse. Ciò che è sicuro è che i tre eroici investigatori rimasti in vita non potranno che provare un brivido di terrore ogni volta che penseranno a ciò che hanno visto nella Valle del Miskatonic, a Blackwater Creek!

Gli abitanti di Blackwater Creek, privati della loro Madre.

Conclusioni

Questa storia alla fine è giunta al suo termine. Doveva essere poco piú di una “oneshot” e si è rivelata una storia durata settimane. I giocatori hanno voluto esplorare a fondo quasi tutto, cercando di scoprire ogni mistero. Purtroppo hanno saltato un passaggio fondamentale, mancando per un soffio lo scomparso professore Roades, perdendo le parti del racconto che avrebbero potuto chiarire i punti rimasti oscuri. Chi erano i Carmody? Cosa avrebbe fatto lo sceriffo? Come erano coinvolti tutti quanti in questa vicenda?
D’altronde, però, è giusto che non si riescano mai a scoprire tutti i misteri, no?

About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
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2 Responses to Anche le fini hanno una fine

  1. Conte Gracula ha detto:

    Pensa se il mostro fosse stato di origine fungina, con l’esplosione della caverna ne avrebbero sparso le spore!
    Ma che bestia era?

    "Mi piace"

    • ysingrinus ha detto:

      Un’emanazione di Shub-Niggurath. Difatti nei boschi c’erano dei Cuccioli Oscuri Embrionali. La tribú che abitava quelle terre nel diciassettesimo secolo era votata alla Madre dai mille cuccioli e nella seconda metà del 1920 una spedizione risveglia l’orrore sopito…

      Piace a 1 persona

Fhtagn

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