Dell’impossibilità, ovvero della comunicazione

Niente rende compresi di ciò che si comprende come l’assoluta non comprensione. Se non comprendete non preoccupatevi: è cosí che ci si comprende, non comprendendosi.

Un esempio di comunicazione.

Fondamentale, per poter parlare di qualcosa e conseguentemente comprenderla è non sapere assolutamente di cosa si stia parlando, un po’ come faccio io, per intendervi.

È importante parlare di ciò che non si sa, e farlo con l’adeguata prosopopea, per non venire limitati dalla propria conoscenza. Conoscenza che per sua natura è limitata e quindi limitante. Come potrò dire qualcosa di interessante se dovrò limitarmi soltanto tutto ciò che so? Come potrà, il mio interlocutore ascoltare qualcosa di interessante se potrà solo sapere qualcosa che io so?

Io potrò solo limitarmi a ciò che so e che voglio dire su ciò che so. Dovrei quindi decidere se dire il vero, il bene o il male. Ma cosí limiterei per forza ciò che vorrei poter dire, perché la realtà mi sarebbe da grande ostacolo, bloccandomi quindi la possibilità di esplorare ciò che ancora non so e che potrei non sapere mai.

È quindi impossibile comunicare davvero, se non si sa di cosa si parla: la conoscenza inficia la conoscenza, l’impossibilità è l’unica possibilità.

Prima di poter comunicare bisogna escludere la comunicazione, distruggere tutto ciò che sia ha e si è, l’incomunicabilità è la comunicabilità. La negazione dell’essere è l’essere che è quando non è e, viceversa, l’affermazione del non essere è il non essere che non è quando è. Questa la base su cui si regge lo scambio, non potete negarlo anche quando lo negate né tantomeno potete non negarlo anche quando non lo negate. Come faccio io.

Chiaramente.


Mi sono perso, articolo scrivendo, ma questo è un bene, perché solo cosí possano avervi ritrovati.

About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
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64 Responses to Dell’impossibilità, ovvero della comunicazione

  1. Conte Gracula ha detto:

    Ti sei perso sul finale per un motivo semplice: non hai usato abbastanza maieutica! E sì che sta bene sulle uova sode, sulle patate al forno, sull’insalata di riso… solo che devi stare attento che la maieutica non impazzisca.

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  2. virtuos@mente ha detto:

    Quindi oltre a investigatore, assassino, pilota, folletto, albero, cimice, anche filosofo.
    E quindi anche tu su telegram. Ma a seguito dei cambiamenti sulla privacy di uozzap o perché sei anche un esploratore? Lo so che non sono fatti miei, ma mi piacciono più i fatti degli altri che i miei. E poi ccchesssaràmmmai!

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  3. le hérisson ha detto:

    non fa una grinza… almeno credo

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  4. Io ha detto:

    L’importante è andare dritti dove non si va storti.

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