Simposio sull’amore personale

Riuniti nella Sala Grande del Tempio della Conoscenza ci sono Y, F, A, e Fm. Mangiano e bevono, discorrendo di tutto ciò che di elevato c’è al mondo, discorsi che per il popolino sono sterili e incomprensibili, per loro sono un delizioso dolce che non può che accompagnare il luculliano banchetto.

Y. – Una volta mi sono sposato: mi sono dichiarato moglie di me che ero mio marito. [con tono greve e prepotente]
A. – Dillo che stai con te stesso solo per interesse e sesso… [azzannando una coscia di stegosauro]
F. – E lo stai facendo a mani basse!
Y. – Mi piaccio, mi sfrutto. Pronto a dimenticarmi e a lasciarmi solo a piangere. [annuendo sardonicamente]
F. – Perché io valgo [parlando al fantasma del nonno di Napoleone]
Fm. – L’avete presa seriamente ‘sta cosa del simposio, eh. [uscendo dal nulla]
A. – Alluce. [rispondendo a sé stesso]
Y. – Non capendo perché mi sono lasciato cosí all’improvviso. Svuotato come un guscio [le mani tra la testa, scuotendo il bacino]
Fm. – Ma chi è lo stronzo? [aleggiando sospesa a mezz’aria]
Y. – Io, solo io! [gridando alle sue scarpe impazzite mentre la Luna esplode]
F. – Mi dispiace. [seriamente contrito]
Fm. – Y., obvio [ogni sua frase è una sentenza]
A. – Post Schizzum. [sospirando sul deinonico]
Y. – Mentre io sono vittima di me. Mi sono divertito finché non mi sono venuto a noia. Sono un mangiatore di me. [osannando le gambe dei tavoli]
F. – A tutto c’è un limite. [oramai scollegato dalla realtà]
Y. – Mi rimorchio nei locali, un cocktail, due parole giuste… e poi mi scopo senza pensarci. [leccandosi le giunture orbitali]
F. – Non preoccuparti… si chiude una patta e si apre un portone [alla sua ombra visibilmente eccitata]
A. – Mi sono immaginato la scena con la neuro al tavolino dietro. [ride sguaiatamente, come una fisarmonica accostata al miele]
Y. – Ed io sono lí che non capisco come ho fatto a farmi scopare da me. [ingoiando un secchio]
F. – Cosa ti ha colpito di te stesso? [Mangiando un ramarro rosso]
Y. – Lo spirito. La timidezza. Quel mio essere impacciato che sembra che non sappia che cosa devo dire. Come se non avessi mai parlato con me. [ispirato, quasi comatoso]
F. – Come hai scoperto che ti tradivi? [genuflesso sui suoi gomiti]
Y. – Quando ho visto i messaggi salvatu su telegram. [grattandosi le unghie dei piedi]
F. – Ti controllavi il cellulare. Infatti. [pensando ai tramonti passati con occhi mai visti]
Y. – Quegli scatti clandestini che mi mandavo per eccitarmi. [ricordando con la memoria a quando ancora non è nato]
F. – Classico. [eufratizzandosi]
Y. – No, è stato un caso. Un giorno ho sentito una vibrazione, credevo fosse il mio teleono ed invece era il mio. [mentre declama l’opera omnia di Senofonte]
F. – Con l’avvocato un casino immagino. [con un piede sotto il massetto del tempio]
A. – Ti mandavi i messaggi con la calcolatrice scrivendo “SEI BELLO”? [intossicato dalle intossicazioni]
Y. – E ho letto che mi scrivevo le cose porche. Peggio, che mi volevo slinguazzare tutto! [mordendosi un malleolo]
F. – Che troio! [tagliandosi la mano dominante]
Y. – Rosso di vergogna ho chiuso tutto. [soppesando i presenti e pensando ad altro]
A. – Hai fatto bene, non ti meriti… [saltando a testa in giú]
F. – E quando hai capito che avevi capito? [Curioso come una lontra morta]
Y. – Mi vergognavo perché mi sentivo scemo ad essermi amato mentre mi tradivo con me. È stato un lampo. [volando come un aerostato stratosferico]
F. – Uno sguardo… [l’attenzione catturata da un’asse di legno che non esiste in questo piano dimensionale]
A. – Una lampo. [digerendo i propri succhi gastrici]
F. – Sei schizzinoso però. Fammelo dire.[cambiando intonazione in si bemolle.
Y. – Io non ero piú io. Mi vedevo e non vedevo piú il me che mi amava… Mi sono amato molto. [piangendo polenta]
F. – Schizzi noso! [mentre viene mangiato da un’aragosta morta]
Y. – Tradirmi con me è stato un colpo basso, non dovevo farmelo. [sospirando un ettolitro di rugiada]
F. – Forse non ti davi ciò che volevi [grufolando selvaggiamente]
Y. – Forse mi davo anche troppo a me stesso. [annuendo con peli]
F. – La colpa è sempre di sé stessi. E non del singolo.[appesantendo ogni frase con un’azione inutile]
Y. – Chi troppo ha poco si preoccupa. Vero. [esclamando puntini sulle i]
F. – E se un giorno ti vedrai con un altro? Saprai affrontare la gelosia? Cerca di fare strade diverse da quelle che prendi. Almeno nei primi tempi, evitati![iconoclasta]
Y. – Se un giorno mi vedrò con un altro me tirerò dritto, non mi darò questa soddisfazione, proprio no! [fiero come un pettirosso albino]
F. – E tu capirà! [ridendo sangue]
Y. – Saprò quello che mi sono perso preferendomi a me! [chiudendo il simposio]


Se solo sapessi cos’è un simposio!


Tutto ciò che ho scritto non riguarda persone reali ma solo lettere sconosciute ed inventate per l’occorrenza.

About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
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32 Responses to Simposio sull’amore personale

  1. Dovresti andare per gradi, conoscerti meglio prima di buttarti in una relazione

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Avete mai provato con dei preliminari di enigmistica zozzolercia? Potrebbe acuire l’interesse…

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  3. giomag59 ha detto:

    Devi prendere il coraggio a due mani e darti un taglio.

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Fhtagn

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