La nascita di Luciano – Fondamentale sinossi pratica allo storico racconto “Il piscio”

E così, dopo Sara è il turno di Judith, la quale si cimenta sul piscio in un racconto dal sapore arcadico con spiegazione scientifica al seguito.
Niente è lasciato al caso!
A tal propoisto, i nostri Edo e Manni hanno apprezzato tantissimo il lavoro di Sara e sono sicuro apprezzeranno anche questo!


AVVISO: DA QUI INNANZI IL SUSSEGUENTE LAVORO E’ AFFETTO DA CONTENUTO ESPLICITO E ROVINATRAMA. CONTINUA SOLO SE SEI AVVEZZO E PRONTO!


{Piselli Passion & LucianoConcezione}

Maria, era una donna dal fisico tondo ma le spalle larghe ed il viso dalla mascella squadrata le conferivano un aspetto quasi mascolino. A contribuire all’ambiguità della sua figura v’era quel tocco androgino che le conferiva la folta peluria scura che dalla prima adolescenza, incolta, le era spuntata sbarazzina sotto il naso (e della quale la donna pareva assai fiera). Di Maria si potrebbero dire parecchie cose, eppure ciò per più di tutto era solita distinguersi era il suo scarso acume (accompagnato alla sua bassa cultura nonché’ mancanza di interessi o curiosità). A malapena sapeva scrivere correttamente il proprio nome di battesimo e, nonostante avesse ormai 20 anni inoltrati quando diede alla luce il suo primo ed unico figlio, era così inesperta sulle “cose del mondo” che sino al momento in cui non iniziò ad essere martellata dal dolore delle doglie che la costrinsero a correre in ospedale, si diceva convinta che il grosso addome che le era cresciuto in quei 9 mesi fosse dovuto al fatto che “respirava troppo in fretta e che quindi” (riportiamo testuali parole) “nella sua pancia si era creata dell’aria che non importa quanto lei scorreggiasse non ne voleva sapere di uscire”. A questo punto, forse, vi starete domandando in che modo quel bambino venne concepito (e se non ve lo stavate domandando, ve lo dico lo stesso).

Ebbene, iniziamo da qui: dovete sapere che Maria non terminò mai la quarta elementare perché’ decise presto che avrebbe preferito dedicarsi ad attività più alla sua portata. Fu con queste premesse che trovò lavoro nell’azienda di famiglia. Per essere più precisi trovò impiego come raccoglitrice di piselli alla cascina dello Zio Piero (avevo appunto detto “attività alla sua portata”). Tutti i figli appartenenti al filone paterno erano stati adottati poiché la bisnonna di Maria era stata dichiarata poco dopo il matrimonio totalmente sterile. Ma essendo che La bisnonna e il bisnonno di Maria avevano una prospera azienda nel settore agricolo (di cui lo Zio Piero ereditò, in seguito, l’attività) avevano bisogno di forti e giovani braccia per mantenere prosperi i campi. Così finì che per diversi anni i due coniugi andarono più spesso all’orfanotrofio ad adottar trovatelli piuttosto che al supermercato a comprare carta Igienica. Zio Piero, era stato l’ultimo bambino preso in adozione e, tra i fratelli del padre di Maria era però il più vecchio. Aveva circa 85 anni quando accolse Maria a lavorare come bracciante nella piantagione di piselli e all’epoca era Vedovo da circa 10 anni. Da quel giorno, spesso in compagnia della nipote, le stagioni e gli anni passarono sulle rotondità di Maria, le cui curve, nel tempo, divennero sempre più floride ed invitanti agli occhi di un uomo che, dedicandosi per anni al solo lavoro, ritrovatosi da tempo privo di consorte, era, nonostante l’età incredibilmente ancora nel pieno delle energie e bisognoso di soddisfare i propri appetiti sessuali e lussuriose fantasie. Ma più delle curve, più che del seno che cresceva, Zio Piero era attratto da quella bella peluria che adornava il labbro superiore della giovane, che di mese in mese diventava sempre più rigogliosa. Così, quando la giovinetta iniziò a sviluppare, accadde sempre più spesso che L’occhio dello zietto cadesse lascivo sulle carni bianche di Maria e sui suoi meravigliosi baffi neri. Soprattutto nei periodi estivi, con la complicità del caldo, i baffi di Maria scuri brillavano sotto la luce del sole e Zio Piero poteva godere delle abbondanti scollature che mettevano in mostra seni imperlati di goccioline di sudore che correvano su quelle abbondanti colline. Goccioline che, talvolta, furbette, colando dai baffi andavano ad infilarsi proprio tra quei due globi gemelli come a voler sussurrargli “seguici”. Ma il tenero zietto, ricevendo sonora condanna dalla propria coscienza morale, ogni volta, deglutiva, scuoteva il capo e tornava a pensare ai piselli propri. (O quantomeno così era stato per tanti anni… sino a quel pomeriggio). Era pieno agosto e Maria era chinata a svolger le proprie consuete mansioni… una gonnella leggera le copriva a filo le natiche da cui sporgevano ciuffi di pelo, lo zio ipnotizzato dal ritmico ondeggiare dell’adipe del sedere di Maria, così prospero ma così ben assestato, cercava di combattere contro la dura situazione che gli si stava presentato tra le cosce ma quella volta, era deciso, avrebbe seriamente cercato di sedurre la nipote ed avrebbe provato a baciarle quei baffi… se non fosse che un Camion pieno di rifiuti tossici, il cui guidatore dopo aver trascorso l’intera nottata in un night club si era appisolato al volante, correva a 100k/h nel mezzo della piantagione di piselli, diretto verso Maria e lo Zio. Il Camionista si svegliò giusto in tempo per cercare di sterzare ma questa manovra servì solo a far sbandare il Camion che ribaltandosi, lasciando Maria indenne, finì per rovesciare tutto il contenuto tossico dei barili che trasportava sul povero Zio che (come se fosse stato istantaneamente punito per i propri impuri pensieri da una qualche divinità ultraterrena) senza che nemmeno avesse avuto il tempo di rendersene conto o di proferir parola, si sciolse lasciando una sola grande chiazza marrone sul terreno appena seminato. La sostanza immediatamente sparì, risucchiata dal terreno. Chissà cosa sarebbero successo ai semi, pensò Maria in quanto esperta di Piselli. Questo sfortunato incontro fu fatale in ogni senso: fatale allo zio che perì ma… d’altro canto segnò l’inizio della storia d’amore tra il Camionista il cui nome era Afoso Palazzo E Maria. I due erano culturalmente affini oltre ad essere ottusi come merluzzi e sulla base di questa fantastica affinità elettiva Alfonso dopo aver conquistato il cuore dell’ingenua Maria le fece conoscere le gioie del sesso. Alfonso però era un serial killer ricercato che, in virtù della sua condizione di latitante, dopo aver ingravidato Maria dovette fuggire in Messico (o così disse).

Fu così che mentre lei piangeva per il suo cuore infranto e continuava ad occuparsi della piantagione di piselli ricevuta in eredità dallo zio che, la pancia di Maria, inspiegabilmente (agli occhi della giovane) iniziò a crescere. Un’altra stranezza della quale Maria non era in grado di capacitarsi era relativa a ciò che stava accadendo ai raccolti di piselli. I baccelli dei piselli, dopo l’incidente iniziarono a crescere doppi, come se avessero subito una qualche strana mutazione ed in più, notò presto Maria, non importava quanto o come si cuocessero, restavano sempre duri. Siccome questo inconveniente aveva reso quel raccolto invendibile Maria, esattamente nel periodo in cui rimase incinta, si ritrovò a consumare quegli strani piselli ad ogni pasto.

Quando Maria sgravò i medici si dissero meravigliati perché non avevano mai visto un esemplare d’essere umano tanto particolare: il bambino, infatti, proprio come i piselli della piantagione si era sviluppato in fase intrauterina con un lungo membro biforcuto che alla nascita si presentò già lungo e duro. La pelle del bambino appariva sottile e rugosa come avrebbe potuto esserlo quella di una persona anziana. E un’altra cosa particolare di quel neonato fu: che quando nacque non pianse, non emise nemmeno un vagito ma, in silenzio fissò il cavallo dei pantaloni dei medici. Sul viso del bambino già regnavano due baffi folti da uomo (proprio come quelli della madre). “Unico al mondo” dissero i dottori. A quel bambino venne dato il nome di Luciano, per ricordare che la luce della speranza illumina anche il cammino degli infelici
{quelli che, al contrario di Luciano, non posseggono due peni}


APPENDICE

Luciano nella sua epoca divenne un caso scientifico nazionale, così dei dottori, dopo averlo esaminato, riuscirono a spiegare scientificamente il fenomeno della LucianoConcezione.
Riporto di seguito alcune delle loro conclusioni:
Lo zio Piero liquefacendosi a causa dei rifiuti tossici era stato assorbito dal terreno e dai baccelli di piselli che la madre aveva mangiato. La madre mangiano i piselli aveva finito per divorare il suo stesso zio che si era fuso con la sua coltivazione. In questo modo a causa della tossicità dei rifiuti, in fase di sviluppo dell’embrione di verificarono delle mutazioni genetiche che afflissero la fisionomia del nascituro. Il DNA originario si fuse infatti con quello zio: per questo il bambino era nato con propensioni gay, la passione per i piselli e la pelle di un vecchio (e per questo motivo parlava poco: perché’ la morte era arrivata così subitanea per lo zio che non era riuscito a proferire parola). I baffi li aveva ereditati dalla madre e li aveva sin dalle fasce a causa delle mutazioni genetiche avvenute nel suo organismo. La propensione all’uccisione dal Padre che forse era un serial Killer davvero.


Chiude la storia un’illustrazione della stessa Judith. Lustratevi gli occhi!

https://yziblog.files.wordpress.com/2018/03/sketch1520080659230.png

Judith al lavoro


Licenza Creative Commons
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About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
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33 Responses to La nascita di Luciano – Fondamentale sinossi pratica allo storico racconto “Il piscio”

  1. Sara Provasi ha detto:

    Ma è meraviglioso, geniale! Lo sapevo che Judith l’avrebbe fatto perfetto… e ci speravo nel suo disegno! :D

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  2. Judith ha detto:

    Perchè quando l’insondabile non si sonda da se, è pur necessario che qualcun lo sondi!

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  3. gianni ha detto:

    Adesso però occorre parlare del padre di Luciano… Camionista con la C maiuscola

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Fhtagn

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