Di matrimoni, burocrazia dell’uomo e burocrazia di Dio – Assistente42

Un breve trattato tratto dall’esperienza di Assistente42. Una guida sociologica nei meandri dei nostri oscuri tempi, dove la burocrazia incontra il divino e nessuno ne esce vincitore.
Tranne Assistente42. Lui vince sempre.


Prima di gettare scompiglio alle processioni che il popolo di Dio offre ai santi (cfr: “Una centaura testimonianza”), prima di assistere a streaming clandestini che aprono scorci abissali sulla società americana (cfr. “Saluti”), ho fatto altre cose strane nella mia vita, io che sono un ateo incallito, magnapreti e di stampo illuminista.

Io mi sono sposato in chiesa.

Ebbene sì: mi sono sposato in chiesa perché mai per nulla al mondo avrei voluto rovinare il sogno della mia ex ragazza, oggi moglie, ovvero di avere il matrimonio che aveva sempre sognato, con l’abito bianco, il papà che le dà un bacino sulla fronte, la marcia nuziale, i fiori… Non ho mai capito davvero se io, o comunque uno come me, facessi parte di questa onirica equazione. La mia dolce metà o glissa elegantemente o conferma, ma faccio fatica a crederle. Del resto io troverei disdicevole che mia figlia uscisse con uno come me.

Sposarsi in chiesa, alle basse latitudini da cui provengo, è una tradizione cui tutte le ragazze, non importa quanto emancipate siano, si attengono religiosamente. Le aspettative sulla cerimonia e sul trattenimento sono assai alte e questa pressione la senti tutta.
Il matrimonio non è più il punto di partenza per una vita insieme, o il coronamento di una convivenza, nossignore! È innanzitutto il soddisfacimento delle aspettative che tutti i parenti hanno sulla tua cerimonia. Venirne meno significa essere sparlati1 nei secoli dei secoli e, per quanto tu te ne fotteresti volentieri, non vorrai dare questo dispiacere ai tuoi genitori.

“Eh, bello il matrimonio di Assistente42 e Nerina…”
“Ah, che bello! Certo, però che cerimonia è stata? La sposa è stata puntualissima e la funzione è durata 48 minuti netti! Inconcepibile!”
“Inaudito. Ai miei tempi, spose che si facevano attendere, messe cantate, invettive dal pulpito… I giovani d’oggi! Sempre al cellulare!

BLIP BLIP [notifica sul cellulare]

“Aspetta che rispondo: GRAZIE… PER… LA… MICIZIA… SEI… BELISSIMA… KAFFEHH? ORSETTI? ESCI… I … PIEDI……?2?”
“E poi hai visto come era vestito lui? In smoking! Niente drappi viola damascati, niente cravattone sbriluccicose. Questa razionale resistenza al sentire comune della moda è oltraggiosa. Lo sparleremo fino alla fine dei nostri giorni”
“Lo puoi ben dirlo, Concetta!”
“L’ho ben detto, Salvatore!”

Ti ritroverai dunque invischiato, senza volerlo, nel perpetuare alcune usanze barbare, in cui non credi, di cui non ti è mai importato, perché sei vittima di un ricatto morale.

Sposarsi in chiesa non è una cosa che si improvvisa. Il primo passo è incastrare le date di chiesa, ristorante, fotografi e periodo ideale per il viaggio dei tuoi sogni. Ecco perché devi pensarci almeno un anno prima! Ma non è tutto. La sempre crescente richiesta di matrimoni principeschi, da parte di chi non può permetterseli, ha fatto sì che luoghi di seconda scelta si siano ritrovati con le agende sempre piene e nuovi ne sono sorti, per dare a ciascuno la cerimonia che questi crede di meritare. In questo modo, la “Trattoria del Rutto” è diventata “Villa Aerofagia – Banqueting & Catering”, Euro 120 a cranio, tutto pieno fino al duemilamai.

Ricordo una volta, quando ignaro e con una blanda intenzione di sposarmi, mi feci convincere dalla mia metà ad andare in un luogo di perdizione noto come “fiera degli sposi”. Questi luoghi racchiudono, in un migliaio di metri quadrati, la summa del kitsch che una città come la mia ha da offrire a chi cerca lo sfavillante matrimonio della vita. Un augusto rappresentante dell’industria dei banchetti, sgrammaticato fin nel nome della sua attività, ci fece un terzo grado mica male. Mi sono sentito a disagio come quella volta in cui sostenni l’esame di informatica grafica.

“Quando sposate?2
“In qualche tempo di questa decade”
“Nonoccapito”
“Beh, insomma. Duemilaquintordici o giù di lì”
“…”
“Ci stiamo ancora pensando, volevamo giusto capire cosa offrono rinomate aziende come la sua. Come ha detto che si chiama?”
“Enthonj”
“Bel nome. La terrò da parte come chiave crittografica.”
“Nonoccapito. Comunque, dove volete sposare?3
“Non lo sappiamo ancora, per questo siamo innanzi al vostro cospetto”
“Non conoscete Villa Puzzonia, Tenuta Siffredi, Maneggio Barzotti, Castello Fetusi?”
“Ehm, no. Io programmo per vivere, mica faccio, ad esempio, ma non solo, catering.”

Visibilmente scocciato e scazzato, prese il suo libro fotografico dove mostrava il suo operato. Il fatto che raramente una foto contenga grammatica ha giocato a suo favore. Il tutto si presentava davvero bene e iniziavo già a dimenticare l’infelice scambio di battute con quello strano ometto poco più anziano di me. Qualcosa stava per turbare il rinnovato idillio.

“Sì, ma quanti siete?”
“Guardi, non più di 75-80”
“Nooooooo!4 Siete pochi! Mi dispiace!”

E ce ne siamo andati. Lì per lì non capimmo, ma i matrimoni che contano prevedono almeno 250 invitati.

Penserete che mi sia perso d’animo, eppure al momento di iniziare a organizzare davvero ci sono riuscito agevolmente. Incastrare fra loro attività attenendomi a dei vincoli è ciò che il mio mestiere ha sempre richiesto e sono nato pronto: non mi sono fatto trovare impreparato neppure per un istante. C’è una cosa però che ancora oggi mi fa sudare un po’ freddo: è la burocrazia della chiesa cattolica in materia di matrimoni. Ve lo dico subito: la legge dell’uomo, che possiamo impersonificare nella rigidissima burocrazia italiana, ne esce a testa alta e con la schiena dritta.

Se si accede all’università col diploma di scuola media superiore, che implica abbiate fatto le medie e le elementari, anche il matrimonio religioso prevede un titolo d’accesso: il corso pre-matrimoniale, aperto ai cresimati.

Supererete questo corso, sacrificando ben 12 venerdì sera, provenendo da un’altra città. Nessuno riuscirà a sgamarvi in quanto ateo. Troverete persino interessante il corso perché vi accorgerete che comunque la chiesa è di mentalità più aperta del suo popolo e perché vi piace ascoltare chi non la pensa come voi e riterrete di aver concluso le vostre fatiche.

Errore fatale.

Dovete ancora produrre la documentazione alla chiesa. Vi chiederanno il certificato di battesimo e di cresima. Obietterete voi: la cresima non presuppone il battesimo, di cui ne è la conferma? La penso come voi, ma la logica non appartiene alla burocrazia di Dio.

Per ottenere l’uno e l’altro dovrete recarvi presso gli archivi delle parrocchie in cui avete subito questi sacramenti.

Questi documenti, unitamente a quelli della sposa, dovrete portarli al parroco che governa la zona della vostra fidanzata. Non uso questo verbo a caso: tutti i territori dell’uomo hanno delle parrocchie a cui fanno capo 5. Costui produrrà altre scartoffie che dovranno andare alla parrocchia dello sposo. A quel punto vengono esposte le pubblicazioni. Se nessuna delle vostre mogli precedenti vi viene a reclamare, potrete finalmente contrarre matrimonio. Ma non correte troppo: dovete ancora recuperare queste carte e portarle alla chiesa in cui intendete sposarvi.

In tutto questo ho dimenticato a che punto della storia dovrete portare il carteggio in curia, perché non me ne sono occupato direttamente essendo, all’epoca, leggermente impegnato a guadagnarmi il pane in un’altra città.

Infine giunge la riflessione che mi è più cara. La burocrazia italiana, per quanto deprecabile talvolta, si basa oggi su due pilastri a garanzia del cittadino. Essi sono:

  • Si può autocertificare pressoché ogni cosa. Ti assumerai le tue responsabilità penali in caso di dichiarazioni mendaci
  • Se un ente pubblico è tentato di chiederti della documentazione, ma questa può essere ottenuta domandando a un altro ente pubblico, il primo non dovrà rompere le palle a te ma attivarsi per conto proprio

La burocrazia non sostiene di discendere dalla volontà di Dio, bensì di essere un imperfetto strumento dell’uomo, eppure si comporta in modo molto più razionale e leale della burocrazia della chiesa.

Se la chiesa parla in nome di Dio ed è il suo tramite verso noi peccatori, perché ti costringe ad andare presso dimenticati archivi parrocchiali a recuperare delle carte? Non può chiederle a Dio?

E in caso di probabile assordante silenzio di Dio, le parrocchie non possono parlarsi fra loro anziché far camminare le pratiche sulle gambe di noi comuni mortali?

A ciò non mi è mai stato risposto.

Persino la mia devota metà, presa dallo sconforto, ha sostenuto che avremmo potuto sposarci in Comune o fare il rito misto (in cui io avrei fatto scena muta ai sacramenti, ma non ho voluto per non rovinarle la festa).

Peccato che abbia dimenticato tutto appena provato il suo abito bianco.

Concludo con un consiglio: assaporate come si deve la vostra prova menù. Al matrimonio non riuscirete a mangiare un cazzo.


  1. Sparlare di qualcuno è un collante sociale. Le presunte mancanze del soggetto di cui si sparla sono quelle cose che illudono le persone che indugiano in questo comportamento di vivere una vita degna di essere vissuta. Non oserete voi non fare le bomboniere: sarete sparlati. Io ho voluto correre questo rischio. 
  2. Sposarsi non è un verbo riflessivo per gli illuminati imprenditori del matrimonio. Mai! 
  3. Vedi nota 2
  4. A parte per certe stranezze verbali, la mia città presenta delle vocali lunghissime, talvolta inserite ad arte per meglio modulare il suono. 
  5. La territorialità della parrocchia è evidenziata da un soprannome che può guadagnarsi, dalle mie parti, ogni ragazza considerata benefattrice oggi, di facili costumi ieri: “la sucaminchie delle tre parrocchie”. 
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About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
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47 Responses to Di matrimoni, burocrazia dell’uomo e burocrazia di Dio – Assistente42

  1. assistente42 ha detto:

    Sempre ringrazio per l’ospitalità che mi concedi.

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  2. Liza ha detto:

    Condivido a pieno le opinioni di assistente42
    Anche se essendo io femmina anomala mi battei per il libero arbitrio ottenendo una semplice e veloce cerimonia civile senza abito da principessa con buffet freddo in casa

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  3. Conte Gracula ha detto:

    La chiave crittografica Enthonj la voglio pure io, anche se non ho una porta crittografica con serratura crittografica su cui usarla!

    Più sobriamente, che ordalia…

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  4. Cose da V ha detto:

    Molto simpatico l’articolo, anche se simpatico è un aggettivo che trovo antipatico. Però mi è piaciuto! Purtroppo non ho amiche che vogliano sposarsi e neppure cugine/i, sono tutti per la semplice convivenza. A me non piacerebbe sposarmi, troppa attenzione e starei con l’ansia tutto il tempo. Ma i matrimoni sono divertenti e poi è bello vestirsi bene.

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  5. Pendolante ha detto:

    Caro Assistente, ci accomuna un matrimonio in chiesa da atei. Dopo 13 anni ancora posso vantare da mio marito il credito di quelle maledette serate di corso prematrimoniale. Ogni volta che si litiga vinco io grazie a quelle. Sappilo. Sfruttale

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  6. È un racconto divertente, ma anche angoscioso. Insomma, ha tutte le qualità della vera letteratura psicologica

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  7. ilmentitore ha detto:

    Quanto mi manca prefetthura 😭

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  8. shevathas ha detto:

    In realtà la “prova matrimonio” è uno stress test mascherato. Se passi quella certe difficoltà della vita a due come “mi puoi accompagnare a fare shopping” o “mi trovi ingrassata?” ti fanno un baffo.

    PS “il proverbio originale era: donne e buoi della parrocchia tua”…

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