Incubi presenti, o del vedere

In questi giorni ho iniziato la visione di un telefilm1 estremamente particolare: Black Mirror, costituito, per ora, da tre stagioni composte ognuna da una piccola manciata di episodi.
Questi episodi sono autoconclusivi e scollegati tra loro, risultando a tutti gli effetti, quindi, dei mediometraggi. Curiosità interessante vista la prolissità delle storie interminabili di questi anni.
Black Mirror è lo specchio della nostra società, dell’evoluzione ormai prossima, addirittura forse già avvenuta?, storpiata dall’incapacità del sapere utilizzare la tecnologia di cui disponiamo e che, giorno per giorno, ci pervade sempre piú.
Seguendo il filone distopico à la Dick, Black Mirror mostra impietosamente cosa potrebbe accadere se questa mania di apparire, giudicare o vivere addirittura, attraverso Social Network, smartphone, realtà aumentate e quant’altro non verrà controllata dalla cultura e la conoscenza. Impianti neurali2, operazioni agli occhi per avere informazioni su chiunque, società gestite dalla propria valutazione dei vari componenti della stessa, incapacità di accettare la morte o le disgrazie, possibilità di registrare ogni ricordo della propria vita… sono tutte idee che ad un primo, distratto sguardo potrebbero sembrare meravigliose: sempre in contatto con gli amici, la possibilità di controllare tutto senza sforzo, semplicemente pensandolo, decidere cosa vogliamo ricordare, bloccare audiovisivamente chi non ci piace, praticamente tutto un perfetto, magnifico idillio tecnologico3 che, in una decina di minuti circa si trasforma in un incubo soffocante e claustrofobico. Decine e decine di minuti successivi di oppressione e mancanza d’aria, di terrore per quello che si sta vedendo che diventa, quando ci si accorge di avere un telefono in mano, terrore per quello che si sta vivendo.
Black Mirror, a mio avviso, riesce a coniugare il buon vecchio “Ai confini della realtà” con queste storie cupe ed incredibili, fantascientifiche e parossistiche4, con Alfred Hitchcock ed i suoi thriller con colpi di scena e ribaltamenti dei ruoli.
Ovviamente il fatto che io parli con centinaia di sconosciuti grazie alla tecnologia dei pericoli che l’umanità potrà incontrare parlando a centinaia di sconosciuti grazie alla tecnologia è un simpatico nonché utile paradosso: comprendere quali sono i limiti che si devono porre e le conoscenze basilari per poter usare qualcosa, potremmo evitare di vivere per produrre elettricità sognando di diventare famosi con un talent scout. E questo non mi sembra affatto poco.
Gli incubi, se conosciuti, possono non avverarsi mai, quindi credo proprio che continuerò a sognare.


  1. In questi anni i telefilm si chiamano serie televisive
  2. In effetti ci sono anche riferimenti Cyber Punk che non dispiacciono affatto. 
  3. Tranne ovviamente quello basato sulla popolarità dei Social Network, in cui si vive per avere 5 stelle. 
  4. Parossistiche?! 
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About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
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65 Responses to Incubi presenti, o del vedere

  1. Zeus ha detto:

    Ho incominciato a guardarlo anche io.

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  2. Gintoki ha detto:

    Ho apprezzato la tua nota sul cyber punk, in effetti il caro Gibson coi suoi impianti neurali/oculari ci ha insegnato molto.

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  3. Liza ha detto:

    Mi suona vagamente roba gia’ vista tipo in Johnny Mnemonic and company
    Ma cn un sacco di CG che fa’ un sacco fighi.
    Magari me la cerco…ma ho un sacco di roba arretrata 😐

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  4. cineclan ha detto:

    Io amo Black Mirror e non vedevo l’ora iniziasse la terza stagione

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  5. Orso Chiacchierone ha detto:

    Se anche non lo fosse, tu riesci a renderlo interessante! :-)
    Metto nella lista!

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  6. Orso Chiacchierone ha detto:

    Ho visto che rispetto alle stagioni precedenti la terza ha il doppio degli episodi ma da quello che leggo nei commenti non ha comunque perso la qualità.

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  7. momix ha detto:

    Benedetti i simpatici paradossi, soprattutto quando così utili…perché darmi una nuova dipendenza da serie è davvero utile. Per me, perché le dipendenze, si sa, fan felici e per chi mi sta attorno perché tendo a rompere meno (le palle) uscendo dal mio essere umana per immedesimarsi in uno o più personaggi della serie

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  8. Non è per nulla il mio genere però in effetti il paradosso di parlare attraverso mezzo tecnologici dei pericoli della tecnologia è davvero un bel paradosso. Poi l’idea di poter registrare ogni ricordo della propria vita (e naturalmente selezionarli in modo da rimuovere quelli sgradevoli) era alla base di “The Final Cut”, che è già per molti aspetti sufficientemente claustrofobico e inquietante anche se essendo del 2004 affronta aspetti in parte diversi, non così “social-oriented”, per quanto… lo conosci?

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    • ysingrinus ha detto:

      No, non mi viene in mente nulla che non sia di Roger Waters… prova un paio di episodi, considerando che sono tutte storie scollegate ed ambientate o in un vicinissimo futuro o in un presente alternativo.

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  9. colpoditacco ha detto:

    Non ci crederai ma volevo iniziare a guardarlo in questi giorni

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  10. The Kruncher Tip ha detto:

    In programma per il prossimo mese sicuramente! Grazie!

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  11. rachelgazometro ha detto:

    Mi piaceva di più il termine telefilm.

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  12. Cose da V ha detto:

    Ultimamente l’ho vista spesso consigliata questa serie, penso proprio che inizierò a guardarla. Prima devo terminarne un’altra, però. (anzi, dovrei terminarne molte altre). Ogni volta vedo una o più stagioni di una serie, poi ne scopro un’altra e lascio da parte quella che stavo vedendo.

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  13. alidivelluto ha detto:

    Grandissima serie, ho finito ora di vedere il primo episodio della terza stagione… Shockante!!!!

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  14. ‘sto mondo delle valutazioni con le stelline è una distopia in piena regola!
    Ricordo che in un manga su gente che disegna manga, c’era una storia del genere, con classifiche delle persone sulla base delle loro intelligenze e compravendita delle stesse.
    Non proprio la stessa cosa, ma c’è una vaga parentela degli spunti :)

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  15. Firstime In Boston ha detto:

    Quest’anno (?) sono usciti i visori della playstation, che sarebbero la versione ludica dei GoogleGlass, o la versione perversa dello schermo HD, boh, fai tu.
    Sembra chissà quale passo in avanti, anche se a metà anni 80 esisteva qualcosa di simile prodotto dalla Nintendo, per quanto la resa grafica fosse ovviamente differente.
    Discorso analogo per l’ipad (che venne lanciato catastroficamente dalla apple anche nei primi anni 90) e altre meraviglie che oggi sembrano geniali ma che altro non sono che il coronamento di progetti e sogni concepiti nei primissimi anni 80. In fondo non abbiamo le auto volanti non perché siano tecnologicamente inadatte, ma perché sono stupide, motivo per cui le persone sane di mente non chiacchierano con Siri. La tecnologia ha un limite oltre il quale finisci nel superfluo. Del resto internet è nato per la pornografia, ci siamo fatti l’ADSL per installare emule e scaricare la pornografia, e continuiamo a preoccuparci della velocità di banda perché ci infastidisce che Pornhub si fermi. I social servono a quello del resto, ad arrivare all’altro sesso e, per estensione, alla fornicazione. La tecnologia è un gigantesco e costoso preliminare. Ma io per primo non ci rinuncerei.
    (mi hai incuriosito, cercherò Black Mirror)

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  16. essecomeserie ha detto:

    Gli incubi, se conosciuti, possono non avverarsi mai.. Curioso: è più o meno la stessa cosa che mi ha detto Charlie Brooker, il creatore di Black Mirror, in questa intervista. Sostanzialmente dice che le previsioni azzeccate sono figlie delle sue paure (che esorcizza attraverso la serie) http://bit.ly/2eKOhlO

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