Kavvingrinus – Molfy

Dovuta precisazione prima di iniziare questo Kavvingrinus: chi sappiamo noi1, ha iniziato a farmi confusione sul nome da usare questo venerdí. Quindi tra maiuscole, minuscole, I ed Y, L e non L, alla fine se qualcosa è andata storta bisogna prendersela con chi sappiamo noi2!

Quella che ho coi libri è un’intensa, lunghissima storia d’amore. Dacché io mi ricordi, ne ho sempre avuti intorno e, da quando ho imparato a leggere, non ho più smesso.

Mi sembra corretto.

Tra le letture d’infanzia rammento con particolare affetto Pollyanna, da cui devo aver preso il gioioso ottimismo, e “Pattini d’argento” di Mary Mapes Dodge, ma sullo scaffale della memoria in bella vista ci sono pure l’ “Isola dei delfini blu” di O’Dell Scott e “Cuore” di De Amicis.

Pollyanna è ormai un classico del Kavvingrinus. Sto iniziando a vergognarmi per non averlo letto. Ma non lo do a vedere. “Cuore”, devo essere sincero, mi intristisce e quindi non lo avvicinerei a Pollyanna, da quello che ho capito, se non per questioni sentimentali che trascendono i libri stessi.

Da ragazzina ho avuto un debole per A.J.Cronin, ma non disdegnavo nemmeno E.A.Poe e A.C.Doyle (la doppia iniziale puntata evidentemente esercitava un certo fascino su di me).

Suppongo anche lo stile, per quanto bisognerebbe studiare le doppie iniziali puntate!

Alcuni libri sono legati indissolubilmente a nomi e volti di insegnanti. Quella di Lettere di terza media, ad esempio, non solo mi suggerì la “Collina dei conigli” di Richard Adams, ma me ne procurò lei stessa una copia in formato economico, che mi consegnò ancora incellophanata: l’aveva acquistata appositamente per me! Al liceo il prof. di filosofia mi fece leggere “Dal mondo del pressappoco all’Universo della precisione” di Alexandre Koiré, proponendomi di costruirci una lezione per l’intera classe. Inutile dire che ho sempre amato la filosofia. E forse anche un po’ il professore, di cui del resto eravamo tutte più o meno dichiaratamente innamorate…

Veramente bei regali. Sia il libro donato che la possibilità di studiare qualcosa per spiegarla ad altri. Non molti professori capiscono l’importanza di dare la libertà e la responsabilità ai propri alunni.

Da adolescente in cerca di indipendenza di pensiero, ho letteralmente spiccato il volo insieme al “Gabbiano Johnatan Livingston” di Richard Bach, mentre per il “Piccolo Principe” devo appellarmi ai diritti del lettore di Daniel Pennac, non avendolo mai finito. Proprio non ci sono riuscita.

I diritti del lettore di Pennac valgono sempre. Il Piccolo principe non è un libro semplice, può facilmente risultare indigesto, a mio dire.

Al contrario, ci sono libri che ho preso ripetutamente in mano, come “Il nome della rosa”, di Umberto Eco, che ho letto tre volte, apprezzandone via via i diversi piani di lettura: ora la trama del giallo, ora lo sfondo filosofico, ora l’impianto teologico. (Ho visto anche il film, ma più per Sean Connery che per la trasposizione cinematografica!)

Aspetta! E non mi dici niente sul grandissimo Ron Perlman?!

Ogni libro è un’avventura e una scoperta!
I bellissimi diari di viaggio “Patagonia Express” di Sepùlveda e “La corsa del levriero” di Alex Roggero mi hanno portato ad esplorare le Americhe senza problemi di jet lag.

Con i libri si viaggia senza muoversi. Non è una cosa da poco. C’è anzi qualcosa di magico in questo.

Con “La cruna nell’ago” e “Codice Rebecca” di Ken Follet mi sono catapultata nello spietato mondo dello spionaggio, spingendomi anche a divagazioni bondiane, immaginando che un affascinante 007 rischiasse di prendersi una pallottola in mia presenza, mentre bevevo un Vodka Martini (agitato, non mescolato) in sua compagnia.

Personalmente, non so se l’ho detto già altrove, non nutro particolare simpatia per i libri di Ken Follett, ma è una cosa tutta mia senza ombra di dubbio.

Recentemente, “Sei biblioteche” del serbo Zoran Živcovic mi ha condotta in un surreale inferno postdantesco dove la pena per chi non si dà la pena di leggere in vita, è leggere per la vita eterna.
Non è il mio caso, chiaramente…

Non conosco, ma mi chiedo se sia una pena o meno questa di leggere per l’eternità.

Leggo un po’ di tutto, persino i bugiardini dentro le scatole dei farmaci, salvo poi restare atterrita dagli effetti indesiderati, per cui finisco sempre col buttare i medicinali e tenermi il dolore.

Questo è male: cioè leggere i bugiardini è bene, lo faccio anch’io, ma tenersi il dolore perché coscienti che non si sta prendendo un bicchiere d’acqua è sbagliato. E poi potrebbe spingere i bugiardinatori a fare bugiardini meno spaventosi e quindi meno accurati.
Forza & coraggio!

Leggo abbastanza: in media una quarantina di titoli l’anno.
Amo i libri, il frusciare delle pagine, l’odore della carta, il risvolto di copertina…
È evidente però che a un certo punto ho dovuto smettere di acquistarne, essenzialmente per due motivi. Uno squisitamente economico, l’altro… strutturale!

Lo credo bene! Nota di colore fuori nota3: mi stava crollando un ripiano di una parete attrezzata impropriamente usata come libreria.

Mio marito – ingegnere – direbbe che i solai non sono calcolati per reggere il peso delle mie ambizioni culturali (leggi: librerie sovraccariche!) Così, per evitare crolli nel bilancio familiare e nella mia umile dimora, ho preso a frequentare assiduamente la Biblioteca Civica, dove, conoscendomi, derogano spesso al limite di prestito di tre libri per volta.

Tuo marito ha tristemente ragione: la debolezza strutturale antilibrica è un flagello dei solai moderni!
Non riesco a frequentare le biblioteche, non ci capito mai a tiro e mi dispiace leggere un libro che non sia mio. Per questo sono sempre piú orientato sui libri elettronici.

Lo ammetto: la mia lettura a volte è un po’ compulsiva. Sono una lettrice avida. Avida di emozioni. Una storia deve catturarmi, prendermi e farmi sua. Non mi importa tanto ricordarmela dopo averla letta, quanto viverla mentre la leggo, sentirla intensamente quasi a raggiungere qualcosa di simile a un orgasmo mentale…

Continuo perché hai scritto altro. Per me la storia poteva finire cosí: perfetta.

Per darmi una calmata e complicarmi un po’ la vita (così almeno riesco a far durare un libro per più di una settimana), ho cominciato a leggere testi in Tedesco, lingua che ho ripreso recentemente a studiare e che amo quasi quanto il nostro meraviglioso Italiano.
Ho iniziato dai classici “Leiden des jungen Werthers” (i dolori del giovane Werther) di J.W. von Goethe, sono passata a E.T.A.Hoffmann (ancora iniziali puntate!!!) per approdare infine ad autori contemporanei.

Io mi limito all’inglese, anche se ho dato delle piccole occhiatelle di francese e spagnolo.
Goethe è uno degli autori che maggiormente preferisco ed I dolori del giovane Werther nel mondo perfetto che immagino io dovrebbero leggerlo tutti.
Questa storia delle iniziali puntate mi sta convincendo!

Spassosissima e capace di farmi sorridere nei giorni un po’ grigi è la scrittrice Kerstin Gier, una sorta di versione germanica di Bridget Jones e i suoi diari (in Italia è uscita con “L’uomo che vorrei” per Corbaccio). Un titolo su tutti: “Männer und andere Katastrophen” (uomini e altre catastrofi).

La mia ignoranza non conosce limiti: mi schermo dicendo che i libri “alla Bridget Jones” non fanno per me e glisso rapidamente.

Ora sono alle prese con l’intrigante “Ultimo Abele”, del Nostro.
Ed è stato amore a prima riga.

Alla fine lui muore.
Ma ce lo dice lui all’inizio.
E per questo tutti sappiamo4!


Se questa coomentazione non vi è piaciuta non vi biasimo, anzi! Però non vorrei che poteste rimanere delusi ed acciocché ciò non accada vi suggerisco, sibilandovi nella serpentina maniera nell’orecchio la cui conformazione vorrei richiamasse serpentine per poter dire «serpentine» a ragion veduta, ed udita, da imbonitore qual io sono, a visitare, ma soprattutto leggiere chi sappiamo noi e iKalosph, anche per capire la classica foto astratta che accompagna tutti i Kavvingrinus!


  1. E noi tutti sappiamo!! 
  2. E noi tutti sappiamo!! 
  3. Questa invece è in nota5
  4. Vedi nota 1 e 2. 
  5. Ovviamente. 
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About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
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57 Responses to Kavvingrinus – Molfy

  1. avvocatolo ha detto:

    Dici non dicendo chi sappiamo noi. Ma chi sappiamo? Noi. È colpa noi. Ecco.

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  2. alidivelluto ha detto:

    Sempre molto professionale! un bel Ysi!

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  3. Che scandalo, questi solai! Devo darmi una mossa con la costruzione dei tesseratti, farei i big money!!1!

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  4. kalosf ha detto:

    Mi dispiace Ysi. Da oggi la nostra amicizia si interrompe. Hai scritto qualcosa di talmente grave che dopo di questo non è nemmeno pensabile di ricucire. Dunque mi dispiace proprio ma io e te abbiamo chiuso. E adesso chiediti il perchè.

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  5. tramedipensieri ha detto:

    Occhio che i libri elettronici fan venire la scossaaaa

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  6. Cose da V ha detto:

    Molto bella questa storia, concordo con te, poteva terminare dove dici tu (ha reso perfettamente l’idea, quindi davvero brava). Anche io non frequento biblioteche (da un pezzo, purtroppo).

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  7. domenicomortellaro ha detto:

    Cazzo lo faccio ORA! (5 minuti ce li ho!)

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  8. ili6 ha detto:

    Per colpa di Ken Follett ho bruciato diversi ragù. Concordo, invece su “Cuore” e sul Piccolo Principe che, specie per i piccoli lettori, necessita di guida entusiasta dell’insegnante per essere compreso e apprezzato al meglio.D’accordo anche su Goethe e oltre ai dolori del giovane W. mi permetto di aggiungere il suo Viaggio in Sicilia, splendido! (sono un pochetto di parte, ok ok, ma fa nulla :)

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