Ricordando

L’altro giorno ho scaricato dei giochi abandonware, tra cui dei lavori meravigliosi della Infogrames.

Alone in the Dark1 e Prisoner of Ice2.
Giochi che non potrebbero che risultare brutti ai giovani che hanno provato solo qualche gioco di calcio o qualche “sparatutto” affascinati dalla grafica dimenticando che un gioco si considera solo per ultimo per la grafica.
I giochi di una volta divertivano, emozionavano, spaventavano. Ora sono cosí noiosi che se durano 10 ore è tanto. Cosí noiosi che giocarci senza scontrarsi online con altri giocatori non ha senso. Sono sempre piú rare le storie.
Per questo ringrazio Bruno Bonnell. Grazie per avermi fatto respirare l’aria di Innsmouth e Dunwich, grazie per avermi dato modo di muovermi da solo nell’oscurità!


  1. Tutti e tre gli originali, con il grandissimo Carnby (non sono mai stato un appassionato della donna nel primo capitolo). 
  2. Il gioco precedente, Shadow of the Comet, ce l’ho già da tanto. Una difficilissima avventura grafica da giocare senza mouse! 
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About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
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181 Responses to Ricordando

  1. VittorioT ha detto:

    Da giocare con emulatore DOS?

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  2. Mastro Birraio ha detto:

    Mi è appena entrata un grossa bruschetta in un occhio e adesso mi lacrima. Accidenti!

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  3. Erik ha detto:

    quante ore dedicata e quanti brivi con Alone in the dark… e io amavo anche i monkey island, per non parlare di day of the tentacle…. syndicate… non sono mai stati soltanto giochi…

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  4. Gemellone solare ha detto:

    Sai, Ysi, stavolta son d’accordo cokn te al 50% e basta :P
    I giochi vegliardi avevano certo un senso di novità ai tempi e delle buone sparate, mentre oggi, raggiunto lo scopo di una buona confezione (grafica, sonoro etc.) nei giochi con la storia, la suddetta è spesso pretestuosa e i personaggi sono pressoché fotocopiati. Non sempre, ma di frequente. Però…

    Però, persino nei giochi con una forte componente narrativa – come avventure grafiche o (j)rpg – se non ci schiaffi un bilanciamento decente della difficoltà o un insieme di meccaniche di interazione decente col gioco, imho, la storia passa un po’ la voglia di esplorarla: nel caso delle avventure, i problemi sono dati dagli enigmi che richiedono conoscenze decisamente sopra la media in qualche ambito; in altri generi, da livelli di precisione richiesta (tipo salti impeccabili, una strategia priva anche di una sola leggerezza etc.) o, peggio che mai, la fortuna di Gastone!
    Il game design di alcuni giochi anagraficamente vecchi (o recenti, ma nati vecchi) mi ha fatto dimenticare addirittura il loro titolo, a causa della rabbia: roba che avrebbe fatto bestemmiare il Dalai Lama!

    Posso anche capire le minchiate che nella vita, in certe situazioni, se sbagli muori, ma in un gioco pretendo anche di divertirmi e se non ci riesco perché il gioco mi punisce quando oso pensare a una strategia sbagliata, l’impulso di usarne l’eventuale disco come sottotazza è forte assai!
    E non parliamo nemmeno di quando non c’è una difficoltà, ma solo una perdita di tempo tipo: se vuoi l’aiuto del saggio, devi portargli il te verde mistico delle montagne di Kun Lun; arrivato a Kun Lun, scopri che un malvagio kirin si mangia tutte le piante e devi ammazzarlo, ma solo una spada di folgorite può ucciderlo etc. etc. O più semplicemente: si, è previsto che tu raccolga questo oggetto, ma ora non puoi. Prima fatti cinque minuti attraversando schermate in cui non devi fare nulla, parla con qualcuno, torna indietro per altri cinque minuti, poi disinstalli Syberia perché, anche se è bellissimo, ti sei rotto le palle XP

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    • ysingrinus ha detto:

      Ma componente narrativa non vuol dire storia. Storia vuol dire che quello che accade in gioco ha sempre senso. Niente casi alla Syberia e salti alla Le sabbie del tempo (ci sarebbe da dire anche sul vero Prince of Persia). AitD ha il difetto di design che dici tu, difetto che era dovuto alla novità della tridimensionalità. E comunque sempre in AitD riuscivo con una padella ad uccidere tutti i gangster zombi facendoli uscire uno alla volta da una porta. Munizioni finite, poca vita ma possibilità di salvarmi sempre o quasi!
      Shadow of the Comet per quanto stravagante come meccanica non era per niente scomodo…

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      • Gemellone solare ha detto:

        Più una storia è complessa, più è facile che qualcosa si inceppi :P nelle avventure più vecchie, spesso la trama era di complessità contenuta, la parte del leone la facevano gli enigmi – e il temuto labirintone finale, un periodo era di moda e ogni tanto viene riesumato…

        Aitd e Shadow of the comet ancora non li ho provati, quindi non so se darei ai responsabili il premio che ho istituito, cioè “Vorrei che tu fossi stato a Fukushima, quel giorno”… certo è che certi difetti di design – quelli che mi costringono a rifare più di tre volte la stessa cosa, ché a una certa mi annoio – li detesto più dei bug non fatali.
        A maggior ragione se mi costringono a rinunciare alla fruizione di una bella storia, più invecchio e meno sopporto la sciatteria dei progettisti. Di qualsiasi cosa.
        In Aitd e Sotc ci sono cose del genere? Sei costretto a ripetere delle scene tante volte perché i programmatori sono [inserire insulto]?

        Un esempio: Necronomicon, un gioco vecchiotto, parente dei primi Dracula (in termini tecnologici). La storia è praticamente Il caso di Charles Dexter Ward coi nomi cambiati. Qual è il problema? A un certo punto esplori zone così buie, che se vuoi evitare di fare pixelhunting fino alla nascita dei tuoi bisnipoti, devi smanettare coi settaggi della luce della tua scheda grafica – nemmeno dello schermo – fino a trovare la soluzione meno peggio! Ci aggiungi il bug che ti fa sparire gli oggetti dall’inventario senza motivo, ed è fatta: abbiamo le nomination per il mio premio! :P

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  5. avvocatolo ha detto:

    Prince of Persia. E non dico null’altro.

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  6. kalosf ha detto:

    Non so come fossero… Non ho mai troppo amato i giochini (nemmeno adesso in realtà… Dio se sono noioso)

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  7. colpoditacco ha detto:

    In questo tuo post mi sento come tu nei miei di calcio…

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  8. Sun ha detto:

    Nebbia come quella che mi avvolge in questi giorni. Ignorante me.

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  9. alessialia ha detto:

    Cioé io mi son fermata a miceman sul comodore 16…

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  10. Zorapide ha detto:

    MS-DOS
    Bei ricordi!

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  11. shevathas ha detto:

    Quanti ricordi. Alone in the dark 1 mi era piaciuto molto quando, nel secolo scorso, ci giocai. E poi, chi non vorrebbe uno ctoniano sotto casa ;-)

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  12. sabato83 ha detto:

    Con Alone in the dark ci giocai anche io. Quello si che faceva paura :D

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  13. Cose da V ha detto:

    Non ho capito una parola di ciò che hai scritto. Tipo che giocavo con lara croft e c’erano i livelli, io manco li facevo, passavo la giornata a metter il maggiordomo nella cella frigorifera. Poi sono passata a the sims. Vergogna!

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  14. Sai vivere il passato, non si può dirlo che tu non lo sappia farlo, e questa qualità non ce l’hanno in molti

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  15. DIDASCALIA
    Il commento precedente non ironizza sulla morte ma sul modo in cui speso il lettore prende alla lettera ciò che è scritto.

    DIDASCALIA
    Provo a spiegarlo con un’immagine: il lettore spesso guarda il dito e non la luna che il dito indica. No, così si capisce ancora meno.

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  16. DIDASCALIA
    Spesso si scrive anche con una sola s, è riportato dal dizionario Rubens della lingua italiana

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  17. cinemadegenere2014 ha detto:

    Giochi veramente belli, complessi e affascinanti. il secondo Alone in the dark è una meraviglia. l’ho giocato e rigiocato innuerevoli volte. Devo ritrovarli! Grazie per avermeli fatti ricordare.

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