Questione relazionale, questione sociale

Discutendo con chi so io, mi sono reso conto di essere impermeabile alla pubblicità ed al giudizio degli estranei. Non faccio nulla perché visto da qualche altra parte, gli oggetti che indosso o che uso quotidianamente possono essere griffati o meno, dettati solo dall’occasione in cui mi sono reso conto di avere bisogno di un paio di occhiali, di una giacca, di un paio di scarpe, di qualche litro di succo d’ananas o qualche kilogrammo di wafer alla nocciola, su questi ultimi due elementi dovrei scrivere un discorso a parte perché ho il sospetto che ci sia una cospirazione ai miei danni, o dal consiglio di una persona a me vicina. Anche questo blog l’ho aperto su suggerimento di persone vicine e su ispirazione di autori che leggo e che quindi sento vicini in qualche modo. Questa mia refrattarietà potrebbe essere un pregio, ed io penso che lo sia, ma forse è collegata a qualcosa che potrebbe non essere considereato un pregio, ed io penso che lo sia.

Potrei essere un antisociale, in piú occasioni diverse persone mi hanno detto che sono un antisociale, nonostante la mia chiassosa, ed arguta, esuberanza e convivialità. Mi è stato detto che scompaio all’improvviso, che ora sono un amico fraterno e dopo da me non arriverà uno squillo, un segnale, niente. Effettivamente ciclicamente mi allontano da gruppi di persone per poi riavvicinarmici al ciclo successivo, come la mia cana che ha i cicli per i luoghi delle passeggiate e delle deiezioni, ma non per questo io mi ritengo un antisociale. Forse è anzi una forte socialità che mi spinge ad allontanarmi da alcune persone per scoprirne altre e poi, arricchito dall’esperienze fatte, condividere ciò che ho appreso, ciclicamente, con tutti.

Credo di essere la persona piú sociale e socievole del mondo che, proprio perché affascinato dal mondo stesso, non si cura di ciò che è ininfluente come un messaggio vuoto indirizzato a nessuno o una formalità sociale.

About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
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44 Responses to Questione relazionale, questione sociale

  1. Del resto, se ci sei sempre, ti si rimprovera che ci sei sempre, che non cerchi il nuovo, e che sei antisociale!

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  2. zeusstamina ha detto:

    Mi sono accorto di non subire granché il fascino della pubblicità. Vuoi per questioni monetarie o vuoi perché mi piace scoprire cose nuove, non riesco a seguire la moda o quello che va al momento (sarà per questo che sono anni ed anni che vesto solo nero?). Il fatto di allontanarsi da cerchie di amici ci rende tutto sommato abbastanza simili. Spesso compio lo stesso gesto, mi allontano e ritorno. Ma solo perché la socialità elevata, dopo un po’, mi annoia se la socialità diventa solo ed esclusivamente il ripetersi di una serie di comportamenti predefiniti. Il solito posto, gli stessi discorsi etc etc. Una sorta di reset per ritornare allo stesso posto.
    Avrà senso quel che scrivo!?

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    • ysingrinus ha detto:

      Ha senso, inoltre mi fai venire in mente che tu con il tuo vestire di nero difficilmente subisci lo stigma che subisco io per i baffoni e gli occhiali. Vengo additato come “hipster”, da persone che ignorano completamente cosa fossero gli hipster prima che nascesse la moda degli hipster, o come “nerd” o come “vecchio”.

      Per quanto ci sia il bisogno periodico di “resettare” tutto, io credo ci sia qualcosa di piú, la ricerca di qualcosa di nuovo, il piacere della scoperta, la curiosità…

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      • zeusstamina ha detto:

        No, in effetti no. Non subisco il marchio dell’hipster e cose di questo tipo. Se ti può sembrare una sorta di “mal comune mezzo gaudio” direi che vengo additato come metallaro (quando vesto con magliette estreme o sentono la musica etc). Che spesso ha connotazione negativa a prescindere.
        Sul conoscere qualcosa di nuovo non ci sono dubbi. E posso assicurarti che sono curioso e cerco di capire (es. la domanda sulla musica che ti ho fatto).

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        • ysingrinus ha detto:

          Fatico a digerire questo bisogno di catalogare, purtroppo mal comune non è mezzo gaudio, magari fosse cosí ;)
          La curiosità è importante ed hai fatto bene a farmi quella domanda, cosí so che sei curioso (e la curiosità, lo dico da curioso, accompagna l’intelligenza). :)

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          • zeusstamina ha detto:

            Guarda, io non lo digerisco proprio… ma così la gente è più sicura di sé. Se da un nome a qualcosa, se lo incasella, allora è tranquilla e può proseguire.
            Ok, volevo mettere un bel detto che, come dice Montalbano, mette punti fermi come macigni. Mi è andata male ahahah :D

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            • ysingrinus ha detto:

              Incasellare serve a differenziare e ad omologare, quidi ad allontanare ed avvicinare, ma è un procedimento molto grossolano.

              Ci hai provato: «non ci si può lamentare se si è cercato di tentare» (famoso proverbio inventato adesso da me).

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  3. vagoneidiota ha detto:

    Fantastico. L’asociale, adesso, è colui il quale scrive in risposta un commento (io. Il mio) pigiando tasti e non parlando, eppure – perché ciò va detto – con la sana voglia di apparire per dire qualcosa di sensato.
    Dunque ricalco e mi approssimo al socializzatore affinché possa sentirmi meno impaurito e più vicino al mondo. Io, da esiliato.
    Cielo. Mi sono incasinato.
    Bellissimo post.
    Pete rock – a little soul

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  4. colpoditacco ha detto:

    Io quelli troppo socievoli o troppo sociali li odio…. socievoli ma nel modo giusto e non con tutti….☺☺

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  5. Silvia ha detto:

    Credo che comunque si faccia non andrà mai bene a tutti, quindi chi se ne frega, meglio essere se stessi e proseguire per la propria strada….e come dice il detto: chi mi ama mi segua ;)

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  6. Gintoki ha detto:

    Credo la risposta sia nella conclusione del post, sei una persona che ha bisogno di stimoli, quindi il doversi allontanare dalle persone o fuggire delle cose preconfezionate indica una ricerca continua di input, non è un discorso di asocialità anche perché l’asociale credo rifiuti a priori proprio determinati input tagliando sé stesso da tutto il resto

    Mi ci rivedo un po’ perché anche io fuggo l’appiattimento, non è una ricerca di originalità ma è proprio un fuggire la noia, tutto il seguire una determinata linea mi provoca noia, quindi è meglio una corrente sinusoidale fatta di cicli e controcicli.

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  7. rubino ha detto:

    Sicuro di aver descritto te stesso e non me???

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  8. pigjuliux ha detto:

    Anche io delle volte mi sento un po’ un “alternativo”.

    Questo non per il fatto che faccio di tutto per infrangere le regole, ma perchè tendo a ragionare con LA MIA TESTA senza farmi influenzare da pubblicità, mode, amici, modi di fare, pregiudizi.

    Esempio: amo la musica metal e rock, ma non per questo mi vesto sempre di nero, bestemmio per farmi ganzo e/o mi ubriaco senza motivo.

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  9. nauseapatica ha detto:

    Sì sa che intanto gli “altri” un motivo per rompere i coglioni lo trovano sempre.
    Oggi è la presunta asocialità (che per la sottoscritta può rivelarsi anche un pregio), domani chi lo sa cosa si inventeranno.
    E comunque la tua impermeabilità ai pensieri altrui io un pò (tanto) la invidio!

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