La muta

È tardi, l’ora di cena sarà passata da un paio d’ore, c’è un po’ di vento a smuovere l’aria umida della giornata, il mio cane mi segue svogliato, annusando qua e là, sembra che mi stia facendo un favore a seguirmi eppure poco fa sembrava sarebbe impazzito se non fossimo usciti. Le strade sono giustamente vuote, domani non è un giorno festivo e quindi sono tutti a casa, a guardare la televisione o a dormire, siamo solo io, il mio cane e un paio d’altri cani che non avevo notato prima, saranno sbucati fuori dal vicoletto vicino. Sono tranquilli, ci seguono calmi, muovendo un po’ la coda quando mi volto a guardarli, non hanno intenzioni minacciose. Continuo la passeggiata, prima o poi si stancheranno, vedranno un gatto piú interessante di noi, sentiranno chissà quale odore vicino ad un tombino o a un cassonetto, se ne andranno.

Sono aumentati, da due che erano adesso sono sei, non camminassero cosí placidi e soprattutto il mio cane non sembrasse cosí tranquillo, comincerei a preoccuparmi. Se ci fermiamo, si fermano anche loro, si siedono addirittura, aspettano, ci osservano attenti, come in attesa di un comando. «Andiamo», dico, e loro si alzano e riprendono a seguirci, incuriosito da questo comportamento cambio il nostro percorso abituale, alternando soste e deviazioni casuali, loro non fanno una piega, non si fanno distrarre da nulla, niente può smuoverli, ci seguono.
Alzando la mano per intimare l’arresto a tutti quei cani vedo qualcosa di strano sulla mia pelle, ho delle macchie di pelle nuova sul dorso della mano sinistra, tiro fuori l’altra mano dalla tasca e vedo che metà è di un colore e metà di un altro. Il fatto è che quella che dovrebbe essere la pelle nuova è molto piú scura di quella vecchia, non credo di starmi spellando per qualche bruciatura, e poi il Sole non era cosí caldo in questi giorni da bruciarmi le mani… mi passo le mani tra i capelli ed una folta ciocca mi rimane tra le dita, preoccupato la lascio cadere tastandomi il buco che deve avermi lasciato e sento che c’è già un’altra peluria, molto ispida. Corro cercando una vetrina dove potermi vedere, ed i cani corrono con me, e mi vedo, piú della metà della mia faccia ha un altro colore, il mio incarnato naturale forma qualche macchia sulla nuova tinta uniforme. Anche i capelli sono caduti a ciocche, lasciando nello spazio dei nuovi capelli, capelli che non ho mai avuto cosí.
Urlo. Urlo spaventato, urlo e corro, sentendomi urlare i cani dietro di me abbaiano, abbaiano di gioia, di voglia di far rumore, abbaiano perché io abbaio. Per fortuna il fiato mi viene meno, cosí stramazzo a terra, il mio cane mi lecca sulla faccia, mi rialzo, gli altri sono sempre in attesa, non si sono avvicinati piú di tanto, hanno fatto andare il cane che conoscevo già. Mi alzo, vedo una donna dall’altro lato della strada, cosí con uno sforzo notevole per non urlare di nuovo, cerco di raggiungerla ma lei si allontana, correndo incespico e cado in avanti ma non mi fermo, uso le braccia per continuare a darmi la spinta e correndo in questo modo riesco anche a rialzarmi, riesco a vedere in faccia la donna, è terrorizzata, probabilmente ho un aspetto mostruoso ed i cani che mi seguono non possono che aumentare la sensazione terrifica. Lei spalanca la bocca, non emette un suono, sembra pietrificata ma non lo è. Mi colpisce con la borsetta in pieno volto e, sempre senza proferire una parola, si volta e scappa via. Io sono frastornato dalla botta, non è stata forte ma è bastata a disorientarmi, scrollo la testa e mi rimetto all’inseguimento, questa volta mi sembra di avere piú fiato di prima cosí in meno di un minuto la raggiungo e le sono addosso con un balzo. La butto a terra, lei apre la bocca per urlare ma non lo fa, emette invece uno strano verso, come un tentativo di vocalizzare e mi graffia il viso con le unghie ma non ci bado perché ormai la tengo ferma, non mi sfuggirà piú, i cani intanto si sono messi in cerchio attorno a noi, aspettano il loro turno. La donna piange silenziosamente, le lacrime le scorrono sulle guance, scendendo di lato, facendole gli occhi molto belli, e solo quando le mordo una spalla staccandone la carne con i denti capisco che non urla solo perché non può farlo.
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About ysingrinus

Mi sono accorto che non avevo scritto niente qui e cosí ho deciso di scrivere qualcosa.
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19 Responses to La muta

  1. Silvia ha detto:

    Mmmmmm che racconto inquietante……

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  2. V. ha detto:

    Scrivi proprio bene!

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  3. ma è veramente accaduto o è frutto di fantasia?

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  4. Pingback: Pelità corporee | Discussioni concentriche

  5. ivano f ha detto:

    Proprio bello e ben scritto, ci sai indubbiamente fare, e lo sai :)
    Se volessi usarlo per l’Ysingrinus II, cosa sono obbligato a conservare? Se ho capito bene direi: il gruppo di cani; la trasformazione; l’aggressione; il fatto che la donna sia muta.
    Se sto sbagliando correggimi, la tua parola sarà per me legge!

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    • ysingrinus ha detto:

      Grazie, gentilissimo.
      Dovresti mantenere la struttura del racconto. Solo quello. La trasformazione e l’aggressione finale. Come dici tu.
      Il concetto è riscrivere una cosa mia, se possibile cercando di imitare il mio presunto stile, e vedere come viene. :)

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  6. ivano f ha detto:

    Non sto qui a fare promesse, è molto probabile che prima o poi ci provi ma non stare in pensiero per me, se nel frattempo avrai chiuso il concorso io il racconto te lo appiccicherò qui lo stesso…

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  7. Pingback: La muta – versione alternativa | Spunti da asporto

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